martedì 30 giugno 2009

L’alchimista del cuor

amore3 - Che ne diresti se pubblicassi un altro post sulla formula dell'amore?

- Stai forse parlando di uno di quei post in cui scrivi una equazione arrangiaticcia tipo A più B per C elevato al quadrato fratto D… e poi sostieni che quello a tuo avviso è l'amore? Stai scherzando? Sembrerai il re dei provocatori.

- Potrei specificare meglio le categorie che a mio avviso conducono alla nascita dell'amore. Potrei essere più efficace quando parlo dei presupposti sociosessuali necessari alla nascita di questo sentimento.

- Bravo, parla pure di posizione gerarchica del soggetto di cui ci si innamora, di simmetria sentimentale e tendenza all'autoaffermazione. La gente ti amerà quando leggerà la tua formula con tanto di radice quadrata della serotonina e pi greco moltiplicato per l'adrenalina.

- Dici davvero?

- Certo che no! Lo sai che cosa succederà? Pubblichi la tua formula. Proclami che l'intensità dell'amore è direttamente proporzionale all'efficacia con cui si soddisfano i fattori in esame e provochi una mezza rivoluzione tra i tuoi lettori. Ti diranno che l'amore non si può ridurre a una semplice formula chimico-etologica, che il principe dei sentimenti ha qualcosa di magico che nessuno riuscirà mai a capire o peggio a esprimere con dei grossolani numeri, giureranno che sei un ghiacciolo e ti sei bevuto il cervello. E poi salterà fuori il solito campione da reality show strepitando che su certe questioni è bene non indagare troppo. Me le vedo già le reazioni che provocherai: qui gente che piange come bambini a cui hanno rubato il giocattolo preferito, lì indignati speciali che ti accusano tra le lacrime di infangare la memoria del loro grande amore involatosi un paio di lustri fa verso lidi e partner sconosciuti. Lo sai, non troverai mai uno che ti appoggi neppure alla lontana.

- Allora potrei spiegare meglio la questione del processo evolutivo dell'amore: i vantaggi esistenziali che questo sentimento ha apportato alla sopravvivenza della specie e alla longevità infantile…

- Per carità di Dio, non parlare assolutamente di evoluzione o peggio ancora di sopravvivenza della specie o ti odieranno tutti! E tagliati la lingua prima di pronunciare la parola vantaggio biologico o convenienza riproduttiva. Vuoi farti lapidare virtualmente?

- E allora che devo fare?

Non scrivere niente. Se proprio ti scappa, fa' una citazione di qualche lagnoso imbrattacarte che ha sfiorato il Nobel. Ecco qui un paio di versi che fanno consumare i fazzoletti fin dentro le università: "L'amore non dà altro che se stesso e / non prende niente se non da se'./ L'amore non possiede / ne' vuol essere posseduto, / perche' l'amore basta all'amore".

- Sì, ma almeno una puntatina sulla lotteria genetica la devo fare. Questo sentimento sarà pure venuto da qualche parte, no? E se abbiamo conservato nei nostri geni la capacità di provarlo significa che si è rivelato un vantaggio per la specie umana, no? Non si conservano caratteristiche inutili o dannose. Pensa alle corna del cervo, al collo della giraffa o al ciuffo erettile del cacatua: ogni volta che l'Evoluzione conserva qualcosa significa che essa si è rivelata un asso nella manica per la sopravvivenza o meglio ancora per la riproduzione e la conservazione della prole.

- Fermo lì. Non osare paragonare l'amore al ciuffo del cacatua. Non lo nominare neppure, il cacatua. Non dire cactus, Krakatoa o Titicaca. Sei su una strada pericolosissima che ti condurrà all'isolamento virtuale. Ed evita assolutamente di ripetere il tuo cavallo di battaglia, e cioè che i nostri attuali comportamenti (sessuali e non) sono determinati in massima parte da condizionamenti genetici vecchi di milioni di anni. Non sognarti di dire che la cultura non fa che rivestire di belle parole e lustrini intellettuali quegli antichi istinti, ma non li ha affatto cambiati.

- Sì, se no salta fuori la solita tipa tediosa che pretende di essersi sottratta ai suoi istinti sessuali solo perché prende la pillola. Insomma devo stare zitto. Dammi un consiglio finale.

- Fa' come Alberoni. Lo sai che cosa ha dichiarato pochi giorni fa nel tiggì serale, dopo il tema sull'innamoramento e amore alla maturità?

- No, dimmi.

- Che al giorno d'oggi gli uomini hanno paura di innamorarsi, mentre le coraggiose donne spesso superano quella paura.

- Scusa, ma è una stronzata galattica! Uno o si innamora o no, che c'entra il coraggio?

- Forse niente, ma Alberoni va nei telegiornali e lo amano dappertutto. Tra lui e Federico Moccia guadagnano come banche mettendo catenacci sui cervelli della gente. Tu puoi dire altrettanto?

- Mi stai denigrando senza ragione. Io sono un persona considerata, sì, insomma, stimata, cioè non puoi credere quanti baciotti e kissini mi lasciano su Facebook, ricevo continui test per capire quale puffo sarei o inviti per giocare a Rapitore Seriale. Occhei, mi hai convinto, lascio perdere la formula dell'amore: come erano quelle scemenze, cioè quei versi dell'imbrattacarte quasi Nobel?

mercoledì 24 giugno 2009

I supereroi virtuali e le loro identità segrete


Sono un supereroe. Di quelli grandi, importanti. Posso fare molto di più che volare tra i grattacieli appeso a una ragnatela o fermare un tir in corsa con un pugno. Sono un essere ammirato da tutti, desiderato dalle donne, tutti vogliono leggere le mie imprese, tra poco di certo faranno pure una serie di film su di me.

Da cosa si capisce che sono un supereroe? Dalla mia identità segreta, è chiaro. Tutti i personaggi eccezionali ce l'hanno: Superman ha Clark Kent, Spider-Man ha Peter Parker, anche Thor era un dottore zoppo. Nella mia identità segreta sono un impiegato comunale scaldasedie, impacciato quanto Clark e Peter messi insieme. Lavoro in un ufficio dove tutti mi gridano addosso, mi ridono dietro e pure in faccia. Mi pagano uno schifo e sono pure precario. E' un'identità segreta perfetta. Nessuno sospetta i miei grandi poteri, nessuno immagina che sotto questo aspetto da mezzacalzetta si nasconda uno dei più grandi supereroi della nostra epoca. Io non faccio niente per tradirmi, è ovvio. Il capo mi vuole umiliare con una sfuriata? Che faccia pure, lo stupido. Le mie colleghe vogliono ironizzare sul mio fisico da pantofolaio? Si accomodino, le galline. I clienti dell'ufficio vogliono sfogarsi svillaneggiandomi in pubblico? Facciano, facciano. Io non mi smuovo di una virgola, anzi cerco di apparire più brutto e scemo che mai. Nessuno mai deve sospettare il mio valore, il mio coraggio: è fondamentale per il mio ruolo da supereroe.

Arrivo a casa stanco e afflitto, soffocato dalle bollette in scadenza, da ingiunzioni a pagare il canone Rai o multe vecchie di sette anni, tiranneggiato da una petulante madre da assistere e da una moglie arpia che me le suona una sera sì e una no. Sorrido alla mia spiacevole immagine nello specchio del bagno: conserverò come tesori le mie preziose rughe, il mio occhio cadente e la fronte stempiata anzitempo. Nessuno deve capire quanto sono eccezionale e necessario al mondo.

Qualcuno dice che quella lì è la mia vera vita. Che stupidaggine. Come si fa a pensare un'asineria del genere? Quella in ufficio e a casa, nelle strade e in mezzo alle persone è solo la mia identità segreta. La vita vera è quando sono me stesso. E quando sono me stesso? Svegliatevi, sono me stesso quando entro in una cabina telefonica, mi levo gli abiti di Clark Kent e divento l'essere straordinario che vola e solleva camion. Io indosso il mio costume da supereroe quando accendo il computer, mi collego a internet e divento il coraggioso superuomo che si oppone alle forze del male.

Volete sapere cosa faccio nel mio mestiere da supereroe virtuale? Scrivo. Scrivo sul blog, su Facebook, dove capita, scrivo un mucchio di post, commenti, messaggi e messaggini contro le forze dell'oscurantismo, contro chi vuole controllare la libera informazione di cui io sono uno dei massimi paladini, scrivo contro le multinazionali, il partito dei pedofili, il riscaldamento globale, quelli che toccano Caino, nazisti e comunisti, maschilisti e neofascisti. Quando sono il supereroe del web sono altruista, ambientalista, progressista, antirazzista, assistenzialista, sono sempre dalla parte giusta, sono femminista, europeista, terzomondista, animalista, ecologista, e sono pure pacifista. Mi indigno per gli stupri in Uganda, gli anniversari dei massacri di piazza Tienanmen, invio petizioni ad Amnesty International contro le torture nella Fricchettasia Occidentale, fondo gruppi contro le lobby delle armi, contro le vedove bambine in India e non scordiamoci dell'orso bianco che si estingue ad anni alterni a causa di noi occidentali cattivoni e di quei cattivoni dei giapponesi che cacciano la balena di straforo, sono un uomo nuovo, anzi un supereroe virtuale che lotta contro l'accanimento terapeutico, il Vaticano che disapprova questo blog, metto i miei superpoteri e il mio supercoraggio al servizio dei disabili e dei disagiati, me la prendo con le armi da fuoco negli Stati Uniti, il bullismo scolastico, le morti bianche, rosa o di qualsiasi altro colore, i mostri del telefono rosa, azzurro o di qualsiasi altro colore, il turismo sessuale, consumistico, antisolidale o qualsiasi altro tipo di turismo, l'oscurantismo sessuale, religioso, politico, sociale, scolastico, scacchistico e perfino con l'oscuramento degli oscurantisti. Fustigo a trecentosessanta gradi, faccio petizioni a favore di ogni e qualsivoglia battaglia sociale, mi trovo sempre nella squadra dei buoni, ma non scordo mai di specificare che il mio blog non è una testata giornalistica e pertanto non può essere perseguito come un giornale (non lo faccio per paura, sono un supereroe supercoraggioso, ve l'ho detto, ma solo per confondere i supercriminali con cui mi trovo a lottare).

Bene, si avvicina il momento in cui dovrò riprendere la mia identità segreta. Tra poco chiuderò la linea adsl, spegnerò il computer e rinuncerò ai miei superpoteri. Tornerò nell'anonimato, ma solo per un po'. Riprenderò al più presto al mio mestiere di supereroe della Rete. Lo so, ci sarà sempre il solito stupido che dirà che la mia vita vera è quella dell'impiegatuccio da ufficio, delle bollette che ti inseguono e dell'ometto racchio e insulso che vedo nello specchio. Di quale vita vera parlano? Quella è la mia identità segreta! Ve l'ho detto e ve lo ripeto: quando lo capirete che la mia vera vita è quella del supereroe da internet?

Alcune parti di questo post sono state ispirate dalla canzone "Il conformista" di Giorgio Gaber.

sabato 20 giugno 2009

Canzone per Cleide

100_1922 Cleide sbircia le borse nelle vetrine
Nuove o vecchie ne compra a decine
Se a un tratto le sembrano inutili
Le regala a ingrate amiche volubili
Si commuove per un cane avvelenato
Dieci anni fa da un mostro nel vicinato
Ha letto tutto sulla Resistenza
Ma non si è laureata per fierezza.
Sapete che ha vergogna di cantare?
Sapete che non teme di sognare?

D'inverno ha freddo freddo
D'estate ha caldo caldo,
Se è triste piange piange, Cleide
Ma se le gira giusta ride ride.
E' tutta esagerata
Quando è innamorata.
E' tutta esagerata
Quando è innamorata.

Cleide che non si lamenta mai di niente
Ascolta gli amici lagnarsi continuamente
Soprattutto dei loro noiosi amori
Che spacciano per autentici splendori.
Se il cuore le comanda di farlo
Si butta senza rete da un ponte alto
Molto più del suo cuore matto.
Si siede a tavola tutta perfettina
Mangia che sembra una maestrina.
Ditele di non lavarsi sempre i capelli
Ditele che i problemi non sono quelli.

Cleide stupida, Cleide isterica
Cleide puerile, Cleide retorica
Cleide cocciuta, Cleide ombrosa
Cleide avventata, Cleide gelosa
Cleide come ce n'è una sola
Cleide che vola, vola, vola.

D'inverno ha freddo freddo
D'estate ha caldo caldo
Se è triste piange piange, Cleide
Ma se le gira giusta ride ride.
E' tutta esagerata
Quando è innamorata.
E' tutta esagerata
Quando è innamorata.

Un po' di tempo fa scrissi un post per Cleide pubblicato sul suo blog. Ho deciso di farne una canzone.

giovedì 18 giugno 2009

In morte di una mosca reazionaria


Povera mosca dimenticata da tutti, sei morta. Nessuno ti ricorderà mai, nessuno spenderà parole accorate sulla tua anonima esistenza. Un po' te la sei cercata, povera mosca spiaccicata. Eri un po' reazionaria, eri quasi un agente delle forze oscurantiste, soprattutto eri un insetto stupido. Se non fossi stata così reazionaria e stupida, povera mosca dimenticata da tutti, non saresti andata a posarti su un braccio di Barack Obama mentre veniva intervistato dalla televisione Cnbc. Non avresti infastidito il campione dell'informazione liberal che ha la licenza di uccidere le mosche negli studi televisivi senza che nessun giornalista si sogni mai dire: che schifo! Ma ti soffi pure il naso con le dita? Se fossi stata meno reazionaria e più intelligente, povera mosca dimenticata da tutti, ti saresti trovata un personaggio meno politicamente corretto da attaccare, un governatore conservatore dell'Arizona. Se ti avesse ucciso il governatore conservatore, la stampa liberal ti avrebbe pianto per qualche decennio e ti avrebbe eretto pure un monumento funereo da qualche parte, magari a Eugene in Oregon, ma te la sei presa con Obama, il cocco degli intellettuali fricchettoni e dei giornalisti benpensanti. Nessun opinionista verserà mai lacrime sulla tua esistenza, anzi tutti diranno: vi ricordate di quello spregevole parassita che Barack fulminò con un colpo? E rideranno di te e di come agonizzavi sul pavimento dello studio televisivo.

Eppure, se proprio volevi morire, avresti potuto fare un fine epica, degna di un personaggio omerico, magari avrebbero scritto perfino odi sulla tua dipartita. Ti sarebbe bastato superare l'Atlantico, lasciandoti trasportare dai venti dominanti occidentali. E saresti potuta arrivare a Milano da Berlusconi. Saresti entrata nello studio del Tg 5 nell'orario di massimo ascolto. Pensa, qui c'è Cesara Buonamici e lì il presidente del Consiglio. Il presidente parla a ruota libera com'è suo costume e tu gli ronzi intorno come hai fatto con Obama. Cesara subisce, soprattutto perché non mangia da tre giorni per rientrare nel peso forma massimo delle conduttrici serali di telegiornale. Quindi ecco che ti posi sul braccio di Berlusconi. Il presidente ti giustizia lesto come ha fatto Obama e tu vai ad agonizzare sul pavimento dello studio, ripresa dalla telecamera del Tg 5. Indebolita dalla fame Cesara lancia un urlo agghiacciante e strepita: "Dio mio che schifo!" Forse vomita persino mentre il presidente del Consiglio si spazzola una goccia di sangue insettivoro pervicacemente appiccicata alla manica della sua giacca . A casa, tutti attoniti.

La Repubblica avrebbe preparato un'edizione straordinaria sulla disgustosa esecuzione in diretta di una povera mosca che non chiedeva altro che posarsi su qualche mela marcia e ivi depositare la sua prole. Intellettuali progressisti si sarebbero interrogati sul senso etico di un uomo capace di giustiziare a sangue freddo un inoffensivo insetto: si poteva affidare a un mostro simile il governo del paese? Le procure avrebbero aperto inchieste e deputati indignati avrebbero presentato interrogazioni in parlamento sulla sconcezza morale di questo aspirante serial killer; si comincia sempre così, si massacrano prima piccoli animali e poi si passa alle veline che ti chiedono il passaggio in autostrada. Da qualche parte ti avrebbero eretto una lapide, del più bel marmo di Carrara, visitatissima da folle afflitte, abbellita da una scritta a caratteri romani: QVI GIACE VNA MOSCA AVDACE FAVTRICE DELL'VGVAGLIANZA. ANNO DOMINI MMIX".

Il disegno della mosca è mio.

Obama uccide la mosca.

lunedì 15 giugno 2009

Quando le donne ci copiano i compiti


Nella loro sete di apparire moderne, disinibite e al passo col terzo millennio, alcune donne talvolta danno l'idea di scimmiottare atteggiamenti maschili, specie in campo sessuale. Probabilmente ci sono delle spiegazioni per questa condotta, ammesso che esista, ma esse esulano dallo spazio breve concesso ai post. Ciò che ci interessa segnalare è che alcune signore e ragazze nelle occasioni pubbliche adottano il tipico atteggiamento di un macho latino. Dichiarano di avere molti partner o di desiderarli, parlano del sesso come se fossero le protagoniste del film Quel gran pezzo della Ubalda tutta nuda e tutta calda, sembrano le sacerdotesse dell'accoppiamento promiscuo o del libero pappagallismo da strada in versione femminile. Se qualche volta domandi a queste epiche adepte del telesex and the city perché rispondono a certe domande sul sesso come un omaccione di Denim aftershave, ti rispondono: perché, quali differenze ci sono tra noi e voi? Tu puoi fargli notare che per quel poco che hai visto del mondo ti pare che gli uomini di solito sono più inclini a fare fru fru e che le donne prima di farti fare fru fru, in genere, ti fanno penare in misura variabile, ma mai irrilevante. Qui loro ribattono ineluttabilmente che questo modo di vedere il fru fru è solo un retaggio della tirannica e reazionaria cultura maschile, ostile al libero dispiegamento della natura femminile eccetera eccetera. Giurano che loro fanno fru fru come e più di un uomo e che se noi guardiamo le fanciulle in strada pure loro guardano i fanciulli, se noi ammicchiamo alle gonnelle pure loro ammiccano ai fustacci, se noi fischiamo alle ragazze in strada pure loro fischiano.

Il modo di porsi di determinate donne su questi temi mi ha sempre fatto venire in mente quello del ragazzo che a scuola ti copiava il compito in classe di italiano, perché magari non era preparato o perché era molto più comodo copiarlo dai temari o dal compagno sgobbone. Notai questo atteggiamento femminile da scopiazzatore soprattutto nei primi tempi che ero sul blog. All'epoca c'era molta effervescenza nel virtuale e l'ultimo dei blogger più o meno si riteneva pari a una stella del cinema. Quindi si facevano interviste a mitraglia a chiunque (forse in certi casi capita ancora oggi). L'intervista standard era quella che un blogger scafato faceva a una donzella messasi in luce con post semiscollacciati alla pornoromantica. Le domande del blogger scafato, involontaria parodia di un divo televisivo, erano quasi tutte incentrare sul sesso: quante volte lo fai, lo faresti con questo o con quello, nell'ascensore o su una tavola di surf, il posto più strano in cui lo hai fatto e il personaggio più strano con cui ti sei accompagnata. Le virtualstar de li poveracci replicavano sempre con effetti speciali. Avevano fatto di tutto e di più, come e più di qualsiasi maschio, come e più di qualsiasi Melissa P.

Le risposte suonavano quasi sempre stupidine e banali, ma la risposta più stupidina di tutte e era quella che si dava alla memorabile domanda: quale parte di un uomo ti attira di più (o anche guardi per prima)? Ebbene in un gran numero di casi le intervistate dicevano (forse dicono ancora) il culo. Il culo era la parte di un uomo che le eccitava e che trovavano sexy. Mi è sempre parsa una risposta sciocca o comunque incomprensibile. Se un uomo indica il deretano della donna come parte fisica prediletta, la sua può essere una risposta non elegante e perfino rozza... Ma ha una precisa motivazione nell'immaginario maschile su questa regione, forse sintetizzabile con il nome di Tinto Brass. Mi sono sempre chiesto: che cavolo se ne fa una donna di un didietro maschile? Che uso intenderebbe farne per giustificare la sua predilezione verso esso? Mi sono dato alcune spiegazioni, ma nessuna di esse è stata del tutto soddisfacente. Continuo a pensare che questa risposta assomigli a quella dello studente che copia i compiti del compagno di banco.

venerdì 12 giugno 2009

Disegnoterapia


Come qualcuno ricorderà, mi piace disegnare. Non lo facevo da molto tempo, quando mi si presentò l'opportunità di disegnare la copertina del mio romanzo, che è la piccola illustrazione postata sulla copertina sulla colonna laterale. Come spiegavo nel post avevo comprato qualche elementare attrezzo per il disegno a china, vale a dire una boccetta di inchiostro nero, qualche pennino, matita, gomma e poco altro. Questo materiale era rimasto inutilizzato dopo la spedizione del disegno alla casa editrice. Però poi mi si è guastata la vecchia stampante. Dovevo ricomprarla e mi sono accorto che le stampanti attuali sono le cosiddette multifunzioni che hanno pure lo scanner.

Idea, mi sono detto: riprendo la vecchia attrezzatura del fumettaro diseredato, faccio qualche schizzo e lo scannerizzo per vedere che succede. Detto fatto. Ecco qui i risultati. E' bello disegnare, ti rilassa l'anima, il tratto del pennino che rilascia quella espressiva linea di inchiostro nero ha qualcosa di magico, almeno ai miei occhi. Peccato che non abbia più il rapidographos, altrimenti nei miei disegni ci potrei inserire pure un fumetto con tanto di parole (ho visto però in articolo recente che per le parole usano una tavoletta grafica collegata al computer). Comunque mi mancano almeno due elementi indispensabili per disegnare. Il foglio da disegno classico, grasso e liscio (sto usando dei normali fogli fotocopia su cui il pennino spesso si ingolfa o che si accortocciano quando si asciuga l'inchiostro o peggio ancora si bucano) e il pennello classico da china. Magari la prossima volta che passo per la mia cartoleria preferita vedo se hanno qualcosa. Per ora mi arrangio come posso.

Ah, questi miei due disegni sono ovviamente dedicati a Cleide che mi sprona sempre a fare cose cose nuove e ad aprire qualche volta il cassetto del dimenticatoio. :-)


martedì 9 giugno 2009

Do un dì andai sul web


Capitano. Do-re-mi

Coro. Do-re-mi.

Capitano. Do-re-miiii.

Coro. Do-re-miiiii.

Capitano. Do-re-mi-fa-sol-la-si… Do-re-mi-fa-sol-la-siiiiiiii… Che avete? Perché ve ne state in silenzio?

Celia Sanchez. E' che io mi sento ridicola con questo vestitino da tirolese indosso. Guardami qui, erano proprio necessarie le treccine? E poi queste scarpette mi stanno martoriando i piedi. Non ne avevi di un numero più grande?

Gians. La giacca che mi hai fatto indossare sembra quella di un nano.

Cleide. Io sto pure peggio di voi, sembro la sorella scema di Pippi Calzelunghe con questa roba addosso.

Elle. E io Alice nel paese delle meraviglie tirolesi. Perché ci hai fatto vestire come dei bambini?

Capitano. Smettetela di fare la lagna, cercate di essere costruttivi. I costumi che avete indossato sono assolutamente intonati alla circostanza. Pensate ad altro. Ad esempio ammirate lo stupendo paesaggio in cui siete immersi. Guardate che monti e che vallate. E chiedetevi quando mai avete visto un cielo azzurro e terso come questo o simili prati verdi. Aprite i polmoni e respirate l'aria pura di queste altitudini.

Celia Sanchez. Scusa, Capitano ma dove li vedi, monti e vallate? Cleide, tu vedi cieli azzurri e prati in cui vorresti rotolarti?

Cleide. Io mi sento solo affogare in una nebbia virtuale che puzza di olio di motore e l'unico paesaggio visibile è il niente che puoi ammirare viaggiando a quattro megabit nel filo dell'adsl.

Capitano. Vi avverto che non riuscirete mai a influenzarmi col vostro spirito negativo. Bando alle ciance e cominciamo. Siete pronti?

Coro (silenzio).

Capitano. Do (indica Celia).

Celia Sanchez. Perché mi punti quel dito addosso?

Capitano. La battuta, canta la tua battuta, metti a frutto la tua esperienza di karaoke, perché credi che ci siamo riuniti qui?

Cleide. Non era per ammirare cieli azzurri e vallate che vedi solo tu? E smettila di agitare quella bacchetta come se fossi un direttore di orchestra pazzo. Chi ti ha nominato direttore? Io pretendo una libera elezione prima di…

Capitano. … basta così, non facciamoci distrarre da certi dettagli insignificanti. Do (indica Celia)

Celia Sanchez (canta). Do un dì andai sul web.

Capitano. Re (un'occhiataccia a Cleide con cui la si mette in guardia dal fare ironie).

Cleide (canta). Re è il blog di Tiscalì.

Capitano. Mi (a Gians).

Gians. E' il mio commento sprint.

Capitano. Fa.

Rockpoeta. Che ci facciamo qua?

Capitano. Sol.

Elle. E ridi insieme a me.

Capitano. La.

Arial. Che avrai da sghignazzar?

Capitano. Si.

Giampaolo. Se in Rete sorge il sol…

Capitano. E così ritorno al do-o-o-o.

Il Capitano e il coro cantano insieme.
Do se un dì andai sul web
Re è il blog di Tiscalììì
Mi è il mio commento sprint
Fa che ci facciamo qua?
Sol e ridi insieme a me
La che avrai da sghignazzar?
Si se in Rete sorge il sol
E così ritorno al do-o-o-o.

Personaggi in ordine di apparizione:
Governante e baby-sitter: Mio Capitano

Il coro dei Bambini (Celia Sanchez, Gians, Cleide, Daniele Rockpoeta, Elle, Arial, Giampaolo).
Tutti i blogger appassionatamente.

giovedì 4 giugno 2009

Lunga vita ai tardoni con babymoglie

ph-10542 Capitano: - Hai letto l'articolo del Corriere della sera sulla longevità degli uomini che sposano donne molto più giovani?

Cleide: - Gli ho dato uno sguardo, di sicuro si tratta di una delle vostre solite castronerie maschiliste. Siete degli assi nell'inventarvi scuse per ronzare intorno alle giovincelle.

Capitano: - Si può sapere che diavolo c'entro io? Se hai qualche obiezione su quella ricerca scientifica, prenditela con gli autori dello studio. Ecco, si tratta del «Max Planck Institute for Demographic Research» di Rostock, uno dei più importanti centri di ricerca demografica al mondo, così almeno dicono. Scrivi a questa gente che hanno sbagliato tutto e che il meticoloso e accuratissimo controstudio scientifico che stai per inviare alla prestigiosa rivista Nature li sbugiarda alla grande.

Cleide: - Bah, è inutile che fai del sarcasmo. Non ho bisogno di studi sociologici per sapere certe cose. In ogni caso, anche ammettendo per un solo istante che le pallate di quei tromboni sciovinisti siano vere, di certo capita la stessa cosa pure alle donne. Anche le donne che sposano uomini più giovani vivono più a lungo: prova a negarlo, se puoi.

- Io non devo negare niente perché non ho fatto nessuna ricerca demografica. Però sull'articolo del Corriere era scritto che per le donne non vale la stessa regola. Anzi pare che le tue colleghe di sesso sposate a uomini più giovani vivano di meno di quelle che sposano coetanei.

- Ho capito dove volete arrivare, tu e i tuoi compagni zozzoni che fate il paio con il vostro degno compare ai vertici istituzionali! Voi vi potete spupazzare allegramente donzelle e veline e vi allungate pure la vita, mentre noi dovremmo starcene a casa a fare la calza, tenendoci alla larga dai baldi giovanotti. Ah, ma sono finiti i tempi in cui potevate relegarci in un angolo e mortificare tutte le nostre legittime…

- … brava, bel linguaggio scientifico. Mettici pure questo passaggio nella meticolosa e rigorosa relazione sociologica che spedirai allo Scientific American. Ti suggerisco pure il titolo: "Controdeduzioni emipirico-sociodemografiche sui tardoni libertini e sulla cortissima vita che gli riserviamo se vanno a giovincelle".

- Sì, credo proprio che userò questo titolo. In ogni caso di può sapere cosa diavolo diceva quello studio?

- E meno male che hai letto l'articolo. Ecco qui, lo studio si intitola "Come la differenza di età tra partner influenza la sopravvivenza" e ha analizzato le persone decedute in Danimarca tra il 1990 e 2005. Stando ai dati gli uomini legati a donne più giovani di 7-9 anni hanno l'11% di probabilità in meno di morire prematuramente e tale cifra cresce fino al 20% se la compagna ha 15-17 anni in meno. Al contrario, le signore con una differenza di età di 7-9 anni rispetto al partner nel 20% dei casi muoiono anzitempo. Si arriva al 30% se la differenza di età è di 15-17 anni… E ora che fai?

- Mi pare evidente. Prendo il mio webmattarello.

- E che diavolo sarebbe un webmattarello?

- E' quella cosa che serve a dare le webmattarellate a quelli che credono di allungarsi la vita.

- Aspetta un momento. Io non c'entro nulla con quello studio scientifico. Ti giuro che non ho mai messo piede in Danimarca in vita mia. Sono stato al massimo a Battipaglia e ti garantisco che io non condivido nulla… Ahia, dolore fortissimo…