mercoledì 25 aprile 2012

Vivere con 200 euro al mese

− Capitano, hai letto di quel ragazzo che afferma di vivere con 200 euro al mese?

− Ho sentito qualcosa, ma rinfrescami la mente, Cleide.

- Be’, c’è questo ragazzo di 28 anni, Devis Bonanni, credo che lo chiamino Pecoranera per il suo rifiuto di uniformarsi agli schemi tradizionali, che ha fatto il grande passo, ha lasciato tutto come spesso diciamo di voler fare tutti noi e se ne è andato a vivere lontano dalla città, lontano dalle comodità o presunte tali. Dice che ha eliminato tutte le spese delle bollette, luce, gas, affitto. La televisione non ce l’ha e si arrangia con la radio. Giura che non si fa mancare nulla, ha anche la nutella e la birra. Per spostarsi usa la bicicletta. Coltiva pomodori e melanzane o cavoli; fa ripetizioni di francese e aiuta un contadino a raccogliere la legna e questi gliene regala un po’ per l’inverno e gli dà qualche soldino. La domanda è: se uno riesce a vivere con 200 euro al mese, in che razza di zoo burocratico si è trasformata la nostra vita? Ci servono davvero tutte quelle cose per cui buttiamo tanti quattrini?

− Naturalmente sai che si potrebbe fare qualche piccolo appunto a questa notizia. Forse non è tutto oro quello che luccica.

mercoledì 11 aprile 2012

La notte dei Coccodrilli Bianchi

ph-10485[7]Il primo lo troviamo in una Porsche rosso fiammante che probabilmente costa quanto una palazzina di quattro piani. È notte fonda e noi siamo tanti e strani. E camminiamo strani. E ci muoviamo strani. E a pensarci bene è strano pure il nostro silenzio. Per non parlare di questa puzza di fogna e di morte che ci accompagna dappertutto, questa sì che è roba strana. Il tizio ferma il bolide per darci un’occhiata e magari per ironizzare sul modo in cui ci siamo conciati. Forse vorrebbe fare un battuta sul vecchio video di Michael Jackson dal quale magari gli sembriamo usciti. Però gli basta uno sguardo per capire che non ci siamo conciati in nessun modo, siamo fatti proprio così. Se sapessimo parlare, gli diremmo che diventi come noi dopo che hai abitato nelle fogne per anni. Diventi così mentre quelli di sopra, quelli come lui con le Porsche e le ville a Portofino o dove cazzo è ti pisciano e ti vomitano in testa tutto il santo il giorno dai loro cessi rosa da ricchi col culo rosa e rosa pure gli stronzi che fanno. Se sapessimo parlare gli diremmo che siamo stanchi di farci pisciare in testa dai figli di puttana come lui. Questa è la nostra notte. La notte in cui i coccodrilli bianchi escono dalle fogne.

domenica 1 aprile 2012

Racconto scattante batte romanzo prolisso

libro mattoneAlcuni giorni fa leggevo un romanzo e mi chiedevo per quale motivo al romanzo viene attribuita una dignità letteraria superiore al racconto. Un racconto è scattante, incisivo e soprattutto leale: ti dice quello che vuole dirti in uno spazio ristretto e soprattutto non ti imbroglia; leggendo l’incipit o poco più già sai tutto dell’argomento trattato e di come viene trattato, conosci il personaggio principale e capisci se ti è simpatico, e puoi decidere in tutta serenità se continuare a leggere o meno.

Il regno della prolissità. Un romanzo spesso è l’elogio della prolissità, della lungaggine, del di più. Non di rado ci mette almeno trenta pagine per farti arrivare al punto (e spesso non c’è alcun punto in cui arrivare). Colleziona pagine e pagine che sarebbero da cassare, descrizioni inutili, personaggi sovrabbondanti e lentezza, è incredibile l’inaudita lentezza che possono sprigionare certi romanzi.