venerdì 16 ottobre 2015

Credo

Credo nei film di Charlie Chaplin, nella Hollywood in bianco e nero, in Billy Wilder, James Stewart, Marlene Dietrich e soprattutto in Walter Matthau e nei telefilm di Zorro interpretati da Guy Williams.
Credo nel blog, nel primo commento che ricevi, nel galateo virtuale che non significa farti offendere senza reagire, nel mio angelo custode che parla come Antony Hopkins quando fa il maggiordomo, nei libri, quelli usati, ma all’apparenza nuovi, che paghi un euro al chilo, nel mio cul cool che fa boom quando c’è la moon.

Credo nei giardini di marzo che si vestono di nuovi colori, nel giorno in cui credi di esser giusto e talvolta perfino nel trottolino amoroso e tuttù e tattà, nella mia rabbia enorme per cui servono giganti, nei treni di Tozeur cantati a squarciagola per strada con la gente che ti guarda come il pazzo che sei. Credo negli orizzonti lontani, nei piedi nudi nel parco o meglio ancora sulla polvere e sulle pietre dure della terra di mia nonna, nelle grandi praterie e nelle mandrie di bisonti che irrompono nella mia stanza. Credo nei cruciverba di Bartezzaghi della Settimana Enigmistica e nelle strade napoletane in cui, tra lampioni nebbiosi e Blockbuster, sembri percepire la presenza di qualcosa che non è di questa terra. Credo nelle mutande delle ragazze che fuoriescono dalla vita bassa dei jeans, nei coccodrilli bianchi che un giorno usciranno dalle fogne per farla pagare a politici rampanti, portaborse, ruffiani e mezzecalze.

Credo nell’amore a prima vista, ma solo quando ne parlano le antiche professoresse zitelle che hanno fatto scappare gli uomini per tutta la vita, nelle mani delle donne anche quando sono diverse da quelle della farmacista sotto casa mia, in Isaac Asimov, nella sua trilogia galattica, nei fumetti della Marvel quando li disegnavano John Buscema e Jack Kirby, in Tex Willer, ma soprattutto nell’Alan Ford di Magnus, nel momento più felice della mia vita verificatosi con un albo dell’Incredibile Devil in mano, credo nei musicisti da strada peruviani che si spacciano per Sioux purosangue, in Cavallo Pazzo e nei suoi pochi ma indimenticabili amori, in Piero Angela quando fa a pezzi Uri Geller e le sedute spiritiche, nel prestigiatore americano, terrore degli imbroglioni paranormali, James Randi. Credo nei romanzi di fantascienza catastrofici, quando sopravvivi per miracolo alla fine del mondo e quando, per un miracolo ancora maggiore, trovi l’amore e la felicità in una società alla rovina.
Credo nella scrittura come mezzo per stare bene o meglio di come stavi prima. Credo che oltre la siepe non ci possa essere solo il buio, che non possano sparire sensazioni come quelle di un seno timido che un giorno si posò sul tuo braccio durante una giornata di pioggia, credo che l’intero universo sia venuto da qualche parte e che non possa svanire un giorno senza lasciare traccia di sé, senza nemmeno un’eco lontana che si riverberi nel simil nulla.

Credo in Joe Frazier, l’eroe silenzioso del ring, in Pietro Mennea quando parlava di se stesso in terza persona, nel profeta del gioco d’attacco Arrigo Sacchi che ho aspettato dal giorno in cui davo i primi calci a un pallone in un mondo pieno di farfalle e di erba a forma di spighette. Credo che non ci siano canzoni più belle di “Dicintencello vuje” o “Voce e notte” e che i film di Totò invecchino meglio di opere superosannate dai critici cinematografici.

Credo in Rosario, che mi svendette il suo tesoro di fumetti Marvel il giorno in cui dovette sposarsi e mettere su casa a soli diciotto anni: in un attimo lui veniva deportato nell’età adulta, mentre io potevo continuare a fare il ragazzino.

Ripropongo con qualche modifica un vecchio post a cui ero e sono affezionato. È ispirato da una pubblicità di “Famiglia cristiana” degli anni Ottanta. Su una scarica tambureggiante di tasti da macchina da scrivere, una voce in stile pre rap diceva qualcosa come "Credo nella libertà, nell'informazione, nell'umanità". Sullo sfondo scorrevano immagini in bianco e nero fortemente contrastate di carri armati, fantasmi del Sahel, bambini del Terzo Mondo. Sento ancora il ritmo di quei tasti ogni volta che rileggo il post.

2 commenti:

  1. SERGIO SESTOLLA

    Anch’io “credo” in qualcuno o qualcosa, e data la parola con la quale concludo una mia datata composizione (che richiamano alla mente anche giocatori di calcio nei quali anche tu forse hai creduto) se permetti la inserisco a commento di questo tuo nostalgico e ben sperante post.

    Saluti, Capitano . . . è sempre un piacere leggerti.


    I PROFESSORI DELL'UNIVERSITA'

    Puleo, Sanfilippo, Condorelli,
    Grasso, Cannata Bartoli, Scarano,
    Zingali, Auletta, Tomaselli,
    Piano Mortari e Siracusano.

    Pare squadra di calcio, sì . . . però
    questi non li conosce alcun tifoso,
    erano assai più noti . . . e come, no? . . .
    Bacigalupo, Ballarin, Maroso,

    i grandi giocatori del Torino,
    coi quali ognuno crebbe piano piano
    e Grezar o Loik ogni bambino
    esser voleva, o . . . Monti o Castigliano.

    Ma ugualmente mitici per me
    son quelli: son passato sotto loro,
    a Legge, a Catania . . . erano re
    e non soltanto prìncipi del foro.

    Puleo, del Privato il terrore,
    Zingali dall'assai nobile tratto,
    Cesare Sanfilippo, il Rettore,
    Magnifico di nome e di fatto.

    Ed Auletta, che col Commerciale
    scolpiva quasi i nostri cervelli
    . . . e lo stesso Scarano col Penale,
    con la Filosofia Condorelli.

    Con loro si scavava in ogni norma,
    si ricercava del legislatore
    il vero fine affinchè la forma
    non prevalesse mai sul suo valore.

    Al "ius" mi forgiarono la mente,
    di ciò che sono debbo a lor non poco
    . . . poi son spariti, inesorabilmente,
    siccome nebbia al vento, legna al fuoco.


    Spariti sol perchè più non li vedo,
    ma vivi in me, perchè per loro . . . 'credo'!

    (Sergio Sestolla)

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  2. Non avevo visto il tuo commento, scusa per la dimenticanza. Mi è piaciuto questo tuo rievocare antichi personaggi che vivono dentro di noi. Tu credi nei giuristi, ma anche l'accenno al Grande Torino non era male.
    Abbiamo un gran mondo dentro di noi, pieno di personaggi e situazioni che ci paiono unici, qualche volta ci parlano, le voci di dentro. Mi danno nostalgia soprattutto quei personaggi maledetti e un pizzico sfortunati, la cui vera bellezza pensiamo di aver visto solo noi, personaggi che forse hanno avuto molto, ma ai quali forse è stato rubato qualcosa, come Joe Frazier, il pugile che ha vinto il match "del secolo" con Mohamed Alì, ma che pare averlo perso.

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