lunedì 2 maggio 2016

Decimo anniversario della Trilogia Galattica

Ogni tanto Facebook ci ricorda un post che abbiamo scritto due o tre anni fa e ci chiede se vogliamo ripubblicarlo per festeggiare l’evento o forse soltanto per aumentare il traffico del social network. Mi è venuta voglia di fare la stessa operazione con il mio blog, da qualche tempo da me colpevolmente trascurato. Ho deciso di vedere che cosa scrivevo dieci anni fa a maggio, magari per riproporre l’articolo e forse farmi quattro risate vedendo come sono cambiato nel frattempo. Mi è bastato uno sguardo al primo post di maggio 2006 per capire che la mia strada non era percorribile. Troppa acqua è passata sotto i ponti. Il post di dieci anni fa era intitolato “La trilogia galattica”, ma aveva poco di fantascientifico (anzi qualcosa ce l’aveva), dato che era illustrato da un enorme sedere di donna e spiegava (lo spiegava un maestro alieno ai suoi allievi in attesa di sbarcare sulla terra sotto mentite spoglie umane) come relazionarsi a questa parte anatomica, o almeno come aspiravano a farlo taluni esseri umani. Era un post divertente, che ebbe anche un certo successo sulla piattaforma di Tiscali dove scrivevo all’epoca. Ma a quei tempi tutto era diverso. C’era l’anonimato, la febbre del blog. C’era l’incoscienza dei tempi pioneristici del web. Non posso riproporre la mia personale trilogia galattica, peraltro rimasta incompiuta perché non ho mai avuto il coraggio di scrivere la terza puntata della minisaga.

Siccome ero sull’archivio di maggio 2006, ho dato una sbirciata a ciò che ho pubblicato in quel mese ormai lontano. Sono rimasto stupito sia dal numero di post che scrivevo a quei tempi, sia dall’impegno che ci mettevo nel buttarli giù. Il secondo post del mese, “Il cruciverba dei blogger", era un vero cruciverba come quelli della Settimana Enigmistica, da me interamente ideato e creato, che recava tra le definizioni i nomi di parecchi blogger dell’epoca. Dopo la seconda puntata della Trilogia, venivano alcune riflessioni sul cinema western o sulla commedia hollywoodiana e un post in cui una sorta di zombi rivoluzionari e proletari aspettavano di uscire dalle fogne per farla pagare a ricchi, capitalisti e consumisti. Oggi mi chiedo che cosa mai si potrebbe scrivere sull’argomento del “Primo commento al post” (tanto più che il primo commento al post è spesso una chimera nel desolato mondo del blog attuale), ma all’epoca mi sembrava di avere materiale a sufficienza per un piccolo saggio. In un altro articolo raccontavo di quando un mio amico ragazzino mi regalò o quasi la sua enorme collezione di fumetti perché… doveva sposarsi, anche forse non era neppure maggiorenne.

All’ultimo post del mese, sono rimasto particolarmente affezionato. La mia antica professoressa delle medie, Emma, una zitella all’antica che sembrava uscita da un film, una che credeva nell’amore a prima vista e adorava i tempi andati così come detestava i moderni, viaggia nel tempo per andare nell’epoca da lei agognata: l’Ottocento. Nel post Emma era molto più bella e affascinante di come era nella realtà, e incontra un suo antico allievo, anche lui molto più piacente e soprattutto più adulto di come era stato, con cui si scambia sguardi di fuoco.
Peccato che qui sul blog non ci sia Facebook a farti gli auguri. Dobbiamo provvedere da soli. Allora auguri, Mio Capitano, spero che nel tuo futuro ci siano ancora tanti post come quelli qui ricordati.

Ah, queste righe sono state un pretesto per provare la mia nuova tastiera, quella che “canta” di cui parlavo nel post precedente. Finora tutto bene, speriamo continui così.

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