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venerdì 10 giugno 2011

La Ferrari di Guccini

Ho un nipote che le dice come gli vengono, senza fronzoli e spesso senza riflettere. Un giorno viene da me e mi fa: ma scusa, Guccini ce li ha i soldi per comprarsi una Ferrari? O bella, faccio io, perché dovrebbe voler comprare una Ferrari? Pensa un po’, prima di parlare, caprone.

sabato 10 aprile 2010

Guccineide


Prologo, invocazione agli dei. No, sicuro non ce la farà a cantare. Deve essere ormai diventato un rottame umano che a stento si regge in piedi. Quanti anni ha? Come minimo settanta. La voce se ne deve essere andata già da qualche decennio. E poi con tutto quel gozzovigliare nelle trattorie emiliane. No, scordiamoci che possa cantare come ai bei tempi con quella potente voce da domatore di folle, da tribuno di piazza. Sicuro come la morte che steccherà a non finire e mugugnerà due o tre toni sotto la norma per non precipitare nel disastro canoro. L’ho sentito non molto tempo fa intervistato da Fazio e già non ce la faceva a parlare, si mangiava le parole, figuriamoci cantare. No, incrociamo le dita e speriamo che Guccini arrivi alla “Locomotiva” prima di schiattare sul palco.
Canto primo: l’intrattenitore. Eccolo lì finalmente sul palco. Vecchio è vecchio, ma ce la fa ancora a parlare. Anzi ha la battuta prontissima, domina completamente il pubblico con la sua profonda voce, gigioneggia come ai bei tempi e anche di più. A uno scalmanato che lo apostrofa dal pubblico, dice: “il vino fa male, vedete come mi sono ridotto io”.

giovedì 31 dicembre 2009

Nelle canzoni vince la denuncia o l’amore?

Tema: le canzoni dovrebbero trattare di impegno e denuncia o di amore? O detto con altro tema: quali sono più efficaci e riuscite, le canzoni cosiddette impegnate o quelle che parlano al cuore? Nelle sette note vince la ragione o il sentimento? Premete il pulsante e prenotatevi per la risposta; votate: La guerra di Piero o La canzone dell’amore perduto?

E’ evidente che questo è un tema troppo impegnativo perché possiamo risolverlo noi insignificanti blogger alla periferia dell’impero. Però forse possiamo fare un piccolo esperimento. A ben vedere ci serve solo una canzone che tratti entrambe le tematiche, la denuncia e l’amore. Chi meglio di un cantautore storico potrebbe aiutarci? Chi meglio di Francesco Guccini? E quale brano potrebbe funzionare meglio di “Cirano”? Facile, vero, però c’è un problema. La versione della “Cirano” gucciniana che fa al caso nostro è solo quella dal vivo. Quella registrata in studio non ci serve a nulla, non in questo caso. Ci servono i suoni, le reazioni della folla, gli umori del pubblico, perfino gli echi amplificati dei respiri dell’uditorio. Per fortuna possiamo contare sul doppio album registrato negli anni ’90 dal vivo dal grande Francesco. Mettiamo allora il disco sul piatto o meglio il cd nel lettore.

venerdì 31 luglio 2009

Cantautori



In porta: Giorgio Gaber.
Difesa: Enzo Jannacci, Pino Daniele; Ivano Fossati, Gino Paoli.
Centrocampo: Edoardo Bennato, Francesco Guccini, Francesco De Gregori.
Attacco: Franco Battiato, Lucio Battisti, Fabrizio De André.

Rimessa dal fondo di Gaber. Pino Daniele e Fossati fraseggiano a ridosso della trequarti difensiva, ostacolati dal pressing avversario di Sting e Springsteen. Persa la palla e lancio profondo a favore di Johnny Cash, anticipato dall'uscita di Gaber protetto da Gino Paoli.

giovedì 1 novembre 2007

Cuor di Cirano, cuor di Guccini


Mio Capitano. Partiamo con due affermazioni per nulla scontate: Guccini mi piace e mi piace pure come canta. Non credevo che un giorno avrei detto cose simili perché ai tempi del liceo vedevo il cantautore modenese come fumo negli occhi. Mi pareva un interprete lagnoso, uno di quei beccamorti musicali che si sarebbero meritati di essere presi a chitarrate in testa come fa il mitico John Belushi in Animal House. Bastava l'eco del suo vocione per farmi scappare lontano.
Poi un giorno mio fratello il musicista - ha suonato il basso in qualche gruppetto musicale - portò a casa un doppio cd di Guccini registrato dal vivo. Io subito storsi la bocca ironizzando sui gusti musicali del consanguineo. Però accadde un fatto strano. Mio fratello all'epoca aveva l'abitudine di ascoltare la musica a volume altissimo, per cui anche se sprangavi due o tre porte tra te e lo stereo ascoltavi perfettamente ciò che non volevi ascoltare. Di conseguenza fui costretto ad accorgermi che molte delle canzoni del doppio cd mi piacevano. Ricordo ora "Dio è morto", "Canzone per un'amica", "Il vecchio e il bambino" e tante altre.
Notai un particolare a me ignoto in quell'occasione. A dispetto di ciò che avevo sempre creduto Guccini aveva nel suo repertorio anche canzoni romantiche, spesso trattate con una profondità di sentimenti e una sensibilità di cui non credevo capace il cantautore emiliano. La canzone in assoluto che mi conquistò fu "Cirano". Rimasi più che stupefatto quando mi accorsi che nella registrazione dal vivo le parole di Guccini erano accompagnate da un coro di ragazzine e signore innamorate, in un modo non molto diverso da come si sarebbe fatto a un concerto di Eros Ramazzotti o di Claudio Baglioni. Adoro "Cirano" (con la i come lo scrive il cantautore modenese), ma la adoro soprattutto in quella versione dal vivo.
Guccini a mio vedere è bravo, ma diventa irraggiungibile quando tratta temi riguardanti eroi maledetti e soli, erranti cavalieri incompresi che combattono contro i mulini a vento sferzando ipocrisia e conformismo dilaganti. E' bravo, Francesco, quando parla di una "ragazza bionda senza averne l'aria", "filosofando pure sui perché", ma è un gigante, il più grande gigante della canzone italiana, quando veste i panni di Cirano ("Io sono solo un povero cadetto di Guascogna / però non la sopporto la gente che non sogna") o di don Chisciotte (colpirò con la mia lancia l'ingiustizia giorno e notte / com'è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte...). Guccini è questo, l'eroe letterario e sfortunato che si innamora delle cause perse e delle donne sbagliate. L'eroe crepuscolare che fa sentire te eroe. E ora passo la parola a Cleide, che sull'argomento Guccini ne sa molto più di me e di quasi ogni altra persona in questi paraggi.
Cleide. Mi lusinghi Capitano, ma sono solo una povera cadetta di Sardegna, con un debole per la gente leale e degna come il cantautore dell'Emilia Romagna. Non so se sarò capace di scrivere di Guccini nel ristretto spazio di un post. Questo perché il mio interesse per il Cantastorie Francesco, come ama essere definito, non è solo discografico, ma abbraccia la sua ventennale attività di narratore e romanziere. Infatti, anche se non è noto a tutti, l'ex Avvelenato della canzone italiana ha scritto molto. Dai gialli, prodotti in collaborazione con Loriano Macchiavelli, ai racconti sulla sua Padania, terra da non intendersi assolutamente in senso leghista, alla dotta trattazione degli idiomi galloitalici che fanno da sfondo alla sua produzione narrativa. Il filo conduttore della produzione artistica gucciniana è la memoria, l'ancoraggio alle sue radici culturali, la tradizione popolare. In ogni caso mi affascina l'uomo, con la scorza di saggio montanaro, che si dimostra profondo conoscitore di vita e di esperienze senza perdere il suo animo di bambino.
Tuttavia, è nei concerti si impara ad amare realmente il cantautore modenese. Ad assistere ad una sua esibizione musicale si rimane sorpresi dall'età dei partecipanti, gran parte dei quali sono giovanissimi. Eppure Guccini è sulla scena da quasi quarant'anni. Ho assistito a diversi suoi concerti e ogni volta la sensazione è sempre la stessa, quella di andare ad incontrare un amico. Francesco è un grande affabulatore, dotato di un sense of humor tutto emiliano, dove l'ironia si unisce all'indignazione e talvolta all'invettiva, senza mai trascendere in banalità o volgarità. Un compagnone, il perfetto complice da osteria che ti arringa su donne e politica mentre mette giù un re di coppe, uno che se lo incroci per strada non esiti a fermarlo per fare due chiacchiere. Ho spesso pensato di andare a Pavana per incontrarlo, e forse, un giorno o un altro, lo farò. Mi piace il Guccini che tu citi, Capitano, quello degli eroi sfortunati e dei cavalieri erranti, mi piace quel pathos che ti fa sentire un brivido lungo la schiena, mi piace il Guccini di Ritratti: Piazza Alimonda, Ulisse, Che Guevara, Cristoforo Colombo. Ma spesso mi metto all'ascolto di pezzi dove l'attenzione è rivolta ai volti meno noti, gli sfigati, gli incompresi: il Matto, Cencio, il Frate, eroi a loro modo, gente che vive sopra il conformismo ma ne è spesso vittima. Mi piace anche il Guccini delle rare canzoni d'amore, cantate quasi con pudore e senza traccia di banalità. Il Guccini delle domande consuete, convinto che" fare domande sia meglio che azzardare risposte, perché interrogarsi presuppone ricerca, e a rispondere si rischia l'arroganza". In fondo, ha sempre senso cercare l'isola incantata, ma è necessario guardarsi bene dal non trovarla.
Questo articolo è anche da Cleide.