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venerdì 6 dicembre 2013

I miei investigatori preferiti

imageMentre sistemavo la mia ormai vasta collezione di ebook, mi è caduto l’occhio sui vecchi gialli che ho potuto recuperare nel web, basati in notevole parte sugli antichi Gialli Mondadori, una vera e propria istituzione in questo paese. Con un sorriso, mi sono ripassati sotto gli occhi gli investigatori del poliziesco classico e mi sono chiesto quali erano i miei preferiti. Ho cominciato quasi subito a fare una classifica, compito che mi sono accorto essere non troppo facile.

Primo posto: Toby Peters, di Stuart Kaminski. Toby Peters è un investigatore nato alla fine degli anni Settanta che ho amato a prima vista. Si muove a Los Angeles durante la seconda guerra mondiale e sembra uscito da un film nero spruzzato di commedia di Fritz Lang o Billy Wilder. In questi romanzi c’è tutto quello che adoravo all’epoca (e forse anche tuttora). Il personaggio: Toby è il classico tipo fa a botte con scagnozzi enormi e si infila in sparatorie con gangster, ma le botte che prende sono notevolmente più di quelle dà (sul tipo di Paul Newman giovane), per di più ha quasi sempre l’idea di affrontare una sparatoria disarmato, anche perché non ha simpatia per le armi da fuoco. Non ha soldi, e quando li fa li perde subito. Ha una macchina che cade a pezzi e come domicilio una stanza dello studio di un suo amico dentista. Divorziato e trattato dall’ex moglie, non senza motivo, da bambino irresponsabile che si caccia nei guai senza cavarne guadagni. Invita perennemente e a uscire Carmen, la prosperosa cassiera di un supermercato, sventolando biglietti per un incontro di lotta libera di cui lei è appassionata; ma Carmen per un motivo o per un altro rinuncia. La schiena a pezzi spesso lo obbliga a dormire sul pavimento. Se la passa male tranne che con le donne, che non di rado lo prendono sotto la loro ala protettrice forse solleticate nell’istinto materno o divertite dalla sua faccia da schiaffi.

lunedì 28 ottobre 2013

L’ebook, la cassa mutua della cultura

Kobo_Glo_35435536_04_620x433– Oggi vorrei parlare delle librerie e degli ebook reader.

– Immagino che tu voglia adeguarti alla pappa del pensiero all’ammasso che domina sui social network.

– E sarebbe?

– E sarebbe a dire che librerie sono belle e sono buone, sono sane e genuine come le crostate di mele di Nonna Papera o il sorriso dell’antico veterinario dell’amaro Averna, sai, il bellimbusto con il Suv che salvava i cavalli impantanati nel fosso. Non lo sai che chi legge dall’ebook reader non è un vero lettore di libri, è un individuo sospetto, arido, schiavo di malefiche forze sociali e forse anche un pochino carogna?

– Forse sbaglio, ma a me il lettore ebook sembra un’invenzione portentosa, una specie di miracolo da messia che regala emozioni scritte a chiunque voglia procurarsele.

domenica 4 agosto 2013

Scarica gratis il mio romanzo Coccodrilli Bianchi

CCI05072013_00006bEcco il mio quarto romanzo pubblicato, Coccodrilli bianchi. Sarà in promozione gratuita presso Amazon a questo indirizzo fino all’8 agosto. Ho già parlato della genesi di questo romanzo qui, Grosso modo l’idea del libro è nata da una canzone che sentii tanto tempo fa, una di quelle canzoni non troppo conosciute, non troppo di successo, non troppo recenti, che però ti rimangono nella mente. Sull’argomento dei Coccodrilli Bianchi scrissi prima un post, poi una storia a fumetti e quindi ecco il romanzo. La copertina l’ho disegnata io, come ormai sta diventando mia abitudine. Alcuni avvertimenti ai lettori. Il romanzo non è adatto a:

domenica 16 giugno 2013

Il funerale dei libri di carta

skiff_readerI libri di carta sono condannati a sparire in un futuro nemmeno tanto lontano, facendo fare alle case editrici la stessa fine delle case discografiche. È incredibile che un mucchio di gente, anche del campo, finga di non saperlo, o preferisca non vedere. Ciò che è successo con gli mp3 lo sanno tutti. Si sono fatte cause miliardarie, si sono attivate forze economiche e giudiziarie, agenzie segrete. Il potere ha mobilitato tutta la sua forza. E ha fatto un buco nell’acqua. È accaduto che un pianeta voleva scaricare gli mp3 e ne aveva i mezzi, e nessuno può opporsi a un pianeta. Per i libri (e i giornali) sarà la stessa cosa.

venerdì 7 giugno 2013

Primo in classifica

amazon6Questo è l’anno in cui mi succedono cose straordinarie. A Gennaio ho fatto per la prima volta in vita mia un’intervista televisiva parlando di un mio romanzo, come sa chi segue questo blog. E ora mi ritrovo al primo posto in una classifica di vendita di libri. Esattamente quella degli ebook su Amazon, nella categoria Gialli/Thriller. Non basta. Vedo dietro di me addirittura un nome notissimo della letteratura mondiale, Dan Brown, uno che ha venduto tantissimo e dai cui romanzi sono stati tratti film campioni al box office. Naturalmente c’è una spiegazione per il fatto che Dan Brown sia dietro di me in una classifica di vendita. E sospetto che quella spiegazione mi farebbe perdere molta della mia attuale euforia. Ma ora non ci voglio pensare. Voglio solo pensare alla foto che pubblico qui, assolutamente vera, in cui io sono primo e il campione dei best seller secondo, irrimediabilmente battuto, almeno in questo microlembo di universo e in questo microattimo. Poiché quest’anno incredibile non è arrivato ancora alla metà, mi aspetto che accadano ancora cose stupefacenti.

mercoledì 15 maggio 2013

Il mio nuovo romanzo

coccodrilli bianchi10La trama. Quando erano appena lucertoloni, così narra la leggenda metropolitana, alcuni coccodrilli furono buttati nei water di Manhattan e, giunti nelle fogne della Grande Mela, proliferarono. La mancanza di luce rese bianchi gli alligatori metropolitani. Forse la leggenda è vera. E forse un giorno i coccodrilli bianchi usciranno dalle fogne in cui sono stati esiliati e avranno fattezze umane, magari non proprio raffinate perché vivere tra liquami e rifiuti non predispone all’eleganza della figura. Magari vorranno vendicarsi di chi li ha costretti al buio, privandoli dei diritti e della dignità. E forse saranno furiosi contro quelli che hanno tutto, ricchezza, vita facile, avidità di consumi. Che cosa accadrebbe, quel giorno? La rivoluzione?

giovedì 10 gennaio 2013

La mia intervista televisiva

vlcsnap-00005Avete mai immaginato di essere intervistati in un vero studio televisivo, con il vostro romanzo in mano, un microfono attaccato al collo della maglia e la gamba accavallata (o forse no) sul divano? A me è capitato precisamente stamattina negli studi di un’emittente televisiva napoletana. Ed ero l’ultima persona al mondo che si aspettava di fare una simile esperienza.

giovedì 25 ottobre 2012

La bomba

cinque la bomba

Sta finalmente per uscire il mio prossimo romanzo. Si chiama La bomba ed è edito da Homo Scrivens, una casa editrice napoletana gestita da giovani dinamici, ma già con vasta esperienza sul campo. Spero che cliccando sull’immagine si legga la quarta, in cui è spiegata la trama almeno in parte. Qui posso aggiungere due parole alla come vengono. Un'esplosione distrugge la città di Napoli. La città è devastata, ma forse è il mondo intero a essere nelle stesse condizioni. Eppure è come se la bomba offrisse un'altra occasione a individui macchiatisi di colpe gravi o gravissime. È un po’ come nella vecchia canzone dei Ribelli "Pugni chiusi", citata a inizio romanzo: “Pugni chiusi / non ho più speranze / in me c'è la notte più nera". Ebbene, forse la Bomba farà un po' di luce nella notte di alcuni.

giovedì 7 giugno 2012

E’ morto Ray Bradbury

Ogni tanto leggi sul televideo o sui giornali la morte di qualcuno e ti sembra di morire un po’ anche tu. Ieri leggo che se ne è andato Ray Bradbury, maestro della fantascienza eroica degli anni Cinquanta, cioè di un periodo letterario unico che non tornerà più come non torneranno più i western di John Ford. Oggi la fantascienza letteraria agonizza in rari romanzi cervellotici, freddi, noiosi, lontanissimi dalle storie di alieni e imperi galattici dei tempi d’oro, e sopravvive soltanto al cinema.

Di Bradbury mi hanno impressionato tre cose nell’ordine crescente in cui le cito. La prima è il suo romanzo più noto Fahrenheit 451, in cui immagina un mondo dove leggere un libro è reato. Infatti i libri si bruciano per non contaminare i cittadini con il loro messaggio. E’ una storia di cosiddetta antiutopia come 1984 di Orwell e Il mondo nuovo di Huxley, ma Bradbury a differenza di questi scrittori lascia il finale aperto alla speranza. Dopo aver letto questo romanzo, ogni volta che apri un libro ti pare quasi di fare un azione rivoluzionaria e sovversiva, e in effetti forse è proprio quello che stai facendo.

domenica 1 aprile 2012

Racconto scattante batte romanzo prolisso

libro mattoneAlcuni giorni fa leggevo un romanzo e mi chiedevo per quale motivo al romanzo viene attribuita una dignità letteraria superiore al racconto. Un racconto è scattante, incisivo e soprattutto leale: ti dice quello che vuole dirti in uno spazio ristretto e soprattutto non ti imbroglia; leggendo l’incipit o poco più già sai tutto dell’argomento trattato e di come viene trattato, conosci il personaggio principale e capisci se ti è simpatico, e puoi decidere in tutta serenità se continuare a leggere o meno.

Il regno della prolissità. Un romanzo spesso è l’elogio della prolissità, della lungaggine, del di più. Non di rado ci mette almeno trenta pagine per farti arrivare al punto (e spesso non c’è alcun punto in cui arrivare). Colleziona pagine e pagine che sarebbero da cassare, descrizioni inutili, personaggi sovrabbondanti e lentezza, è incredibile l’inaudita lentezza che possono sprigionare certi romanzi.

martedì 19 aprile 2011

Libro elettronico contro libro di carta

In questi giorni ho sentito parlare molto di un libro elettronico detto Kindle, giunto alla terza versione. E’ venduto da Amazon e in giro (sul web) spesso ne dicono un gran bene. E’ un lettore di libri che può ospitare fino a 3000 titoli, non ha lo schermo retroilluminato come il monitor, ma si basa su un sistema detto “inchiostro elettronico”, che non so bene cosa significhi, ma pare che non affatichi la vista come il monitor classico.

domenica 30 gennaio 2011

Napulammore

Strade che vanno da Spaccanapoli a san Gregorio Armeno, a Port’Alba. Bancarellari ritardati mentali a Mezzocannone innamorati di bellissime signore partenopee che nemmeno sanno che esistono. La Napoli antica, ma pure quella moderna rappresentata dai social network, dall’incomunicabilità metropolitana, dalle nevrosi che aleggiano nei vicoli moderni. E l’amore, ovviamente. L’amore incredibilmente ingenuo e forse puerile come quello che può sviluppare un disabile vittima dell’ottusa guapparia nostrana che fatica a morire. Oppure la mancanza d’amore che può colpirti in uno di questi vecchi palazzoni spagnoleschi dalle parti della Cappella San Severo, quelli nei cui appartamenti a volte ci trovi ancora cappelle votive o qualcosa di simile (anzi a volte è tutto l’appartamento che è una specie di tempio-museo borbonico). Di cosa parlo? Ma del mio nuovo romanzo Napulammore.

domenica 21 novembre 2010

Mi faccio fico, divento scrittore di strada

Basta, devo fare qualcosa per migliorare la mia immagine, per renderla più attuale, più spendibile nella società della contestazione pantofolaia. Nessuno prenderà mai sul serio la figura da bonaccione della porta accanto che mi rimanda lo specchio. Il look è tutto. E io devo cambiare il mio.
Prima di tutto le mie basette non vanno. Devo allungarle di almeno sei o sette centimetri. Mi daranno un’aria vissuta di Oppositore di Non So Cosa. Attenzione, non voglio basettoni alla Elvis, ma alla Easy Rider. Le mie nuove basette devono comunicare che da qualche parte mi aspetta un motociclettone col manubrione, cavalcando il quale rendo il mondo più libero.

sabato 28 agosto 2010

Il romanzo dei blogger

- Tieniti forte, voglio scrivere un romanzo sul mondo del blog.

- Ti senti bene? A chi cavolo può interessare un romanzo sul mondo del blog?

- A molta gente. A tutti i blogger e non solo. Conosci questo nostro ambiente, è ricco di spunti, di personaggi, di storie. C’è tutto nel blog, il dramma, l’amore, il mistero, dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, due o cento volte volte nella polvere e due volte sull’altar. E’ roba interessantissima.

- Sì, mi elettrizzo al solo pensiero di pantofolai che bivaccano davanti al computer dall’alba al tramonto. Con un materiale così ne verrà fuori un romanzo più movimentato di Alien contro Predator.

- Basta con questo tuo spirito distruttivo. Abbiamo un mucchio di spunti fortissimi da inserire nel nostro romanzo. Pensa un po’ a quanti personaggi abbiamo incontrato nella nostra lunga militanza sul blog. Parrucchiere poetesse in cerca di anima gemella, teppisti del commento anonimo, improvvisati capipopolo alla je m’indigne, dottori che si spacciano per bionde disponibili e bionde disponibili che si dichiarano malati terminali. Qui c’è materiale non per uno, ma per cento romanzi. E per il ritmo, ammetto che ci si deve lavorare un po’ su, ma non ho dubbi sulla riuscita.

- E sentiamo di cosa parlerebbe questo tuo romanzo sul blog?

mercoledì 4 agosto 2010

M’occia non M’occia, M’occia non M’occia

Intervista a Moccia e a Non Moccia.

La verità. Ritieni di dire la verità quando scrivi?

Moccia. Certo, non faccio sconti su certi argomenti. La verità è l’unica cosa al mondo che conta. Sì, pure i miei romanzi sono veri dalla prima all’ultima parola. E che nessuno osi ridere.

Non Moccia. Non so cosa sia la verità, ne se esista. Io di certo non la dico e non conosco nessuno che lo faccia. Nemmeno ora che sto negando di dire la verità dico tutta la verità. Non esiste una differenza tra uomini che mentono e uomini che non lo fanno, ma tra mentitori stupidi e mentitori coscienti che magari si vergognano un po’. Io spero di appartenere alla seconda categoria.

Fiducia negli uomini. Hai fiducia negli uomini?

Moccia. Sempre. Gli esseri umani mi sorprendono sempre in positivo. Li amo. Li amo anche di più quando comprano i miei libri su scusa ma ti chiamo amore e dicono che so scrivere, si sa. Ah ah ah, smack smack.

Non Moccia. Non si tratta di avere fiducia negli uomini, ma di comprendere il loro comportamento e agire di conseguenza. Il fatto che alcuni comprino i libri del mio quasi omonimo non contribuisce ad alimentare nessuna fiducia.

venerdì 20 novembre 2009

Aggiornamento su “Cerco soci per fondare una casa editrice”

Circa un anno fa scrissi un post intitolato Cerco soci per fondare una casa editrice. Era un articolo ironico sul lavoro di certi editori arrangiaticci che si definiscono tali anche se poi devi fare tutto tu scrittore, dallo scrivere il libro, revisionarlo, pubblicizzarlo, venderlo. Mi chiedevo, in quel post: con tutti questi editorucoli incapaci e banditi che si vedono in giro, non potrei fare meglio di loro?

Naturalmente la proposta di cercare soci era per ridere, anche se davo il mio indirizzo mail e invitavo i passanti virtuali a contattarmi. In ogni modo in questi mesi qualcuno mi ha scritto prendendo sul serio la mia idea. Ha cominciato un professore di italiano di un istituto tecnico. Aveva pubblicato un libello con una casa editrice partenopea e poi scritto una specie di saggio denuncia su tutti i mali del mondo di cui diceva un gran bene. Riteneva che la sua nuova creatura letteraria (lo definiva “un romanzo-saggio che reputo scatenante sia a livello sociale che culturale”) fosse un boccone troppo grosso per la sua vecchia casa editrice e mi proponeva quindi di fondarne una nuova. Io invece ritenevo: a) che la vecchia casa editrice avesse giustamente rifiutato di pubblicare il mattone spocchioso del mio interlocutore; b) che lui volesse fondare una casa editrice per pubblicarsi il mattone spocchioso; c) che io, se per caso fossi diventato editore, mi sarei fatto ammazzare piuttosto che pubblicargli il mattone spocchioso. Il mio aspirante socio editore tra l’altro assicurava di aver percepito l'humus (scritto proprio in corsivo), e anche l'essenza o il sostrato (sempre da lui scritto in corsivo) o ciò che è dormiente (suo corsivo) in questo golfo [quello di Napoli NdR]. Terminava al sua mail con la seguente affermazione: “Sono un fottuto patriota non-celtico”. Decisi di tenermi alla larga da questo personaggio, almeno finché non avessi capito che acidenti significava “fottuto patriota non-celtico”.

mercoledì 18 novembre 2009

I rapinatori di risate

Come ho detto in un post recente, detesto ridere quando farlo sembra un obbligo. Detesto ridere se ti chiedono di farlo in presenza di battute a dir poco scadenti. Infine odio ridere se i primi due contesti sono peggiorati dal fatto di trovarti in un luogo in cui sarebbe meglio fare altre cose. Purtroppo mi trovo spesso in situazioni in cui mi si vorrebbe far ridere anche se una risata non c’entra un emerito.

Ecco la mia storia. Vivo a Napoli e come molti risiedenti nella città d’’o sole cerco lavoro. Qui ci si arrangia. Un po’ di tempo fa ho contattato su Facebook un personaggio che lavora nell’editoria, conosce un mucchio di gente, fa un sacco di presentazioni di libri. Insomma volevo vedere se mi trovava qualche lavoretto, tipo leggere o correggere testi, revisionarli, recensirli. Ora c’è il problema che questo personaggio è sempre in giro a fare presentazioni di libri, ma sempre. Quindi se lo vuoi incontrare è lì che devi andare. La cosa curiosa è che i libri presentati da costui hanno sempre qualche argomento comico o richiedono l’intervento di uno o più comici. Non so davvero perché, ma ogni volta che vado a queste presentazioni di libri si fanno un sacco di battute dal palco e ci si aspetta che uno rida. Ora a me quelle battute non fanno ridere e quindi mi attiro l’odio imperituro dei presenti che si sentono accoltellati a tradimento.

lunedì 25 maggio 2009

Web revolution

Che cosa sono le rivoluzioni e che effetti producono? Ci sono molti modi di rispondere a questo interrogativo. Probabilmente il più tangibile effetto delle rivoluzioni è di ridurre le distanze non tanto sociali, ma fisiche, geografiche addirittura, tra le persone. Intendo proprio parlare degli spazi fisici in cui si situano gli uomini. Cioè una persona che prima era allocata in posti remoti, dopo una rivoluzione diventa più prossima, la puoi pure incontrare per strada e rivolgerle la parola. Se la rivoluzione è abbastanza efficace e riuscita, la persona prima inaccessibile e che ora incontri per strada risponderà persino al tuo saluto con un gran sorriso democratico stampato sul viso. Pensiamo infatti alla rivoluzione francese. Prima della presa della Bastiglia i nobili erano una razza a sé, frequentavano solo loro pari, non avevano contatti con individui di bassa estrazione sociale, non gli parlavano, non li incontravano, erano proprio geograficamente distanti. In certi casi i signori prerivoluzionari per tutta la vita non mettevano piede nei piani bassi della servitù, situati nel proprio stesso palazzo, a pochissimi metri in linea d'aria. Poi però accade qualcosa, una rivoluzione appunto. Ed ecco che vedi passeggiare i nobili per strada, li incontri nei posti in cui vivi e in cui loro non si avventuravano mai, gli parli e loro ti rispondono.

sabato 9 maggio 2009

Donna Summer e la letteratura dell’apparire



Questa la voglio sentire. Voglio proprio sapere che cavolo c'entra Donna Summer con la letteratura.

- Sssss, fammi parlare. Negli anni Settanta nacque una leggenda metropolitana, riguardava una cantante di discomusic, credo proprio Donna Summer.

- Devo aver sentito pure io qualcosa del genere. Si diceva che la donna fascinosa ritratta sulle copertine dei dischi di Donna Summer fosse una modella che non aveva niente a che fare con la cantante e che anzi ragliava le sette note peggio di una campana stonata.

- Dici benissimo. Era un'operazione di marketing, un gioco di squadra: la vera cantante, bravissima, ma probabilmente grassa e racchia, interpretava i brani, mentre la modella faceva volare la fantasia dei fan con la sua silhouette sensuale.

- Però era solo una voce infondata, forse messa in giro dagli stessi discografici della popstar: Donna Summer era davvero sensuale. Te la ricordi quando faceva quei provocanti Aaahhhh e Ooohhh, roba da farti bollire il sangue nelle vene.

mercoledì 21 gennaio 2009

Cazzate cazzate cazzate (intervista a un normale scrittore italiano)


Il normale scrittore italiano che pubblicizza il suo romanzo: - Il mio romanzo, che uscirà in libreria a breve, scava nell’humus sociale fustigando le contraddizioni intellettuali dell’uomo moderno. La mia storia analizza il sostrato veterocapitalistico, starei per dire le scorie culturali degli habitat occulti totalizzanti, ergendosi a baluardo contro la deframmentazione delle coscienze.

L’intervistatore come dovrebbe essere: - Cazzate cazzate cazzate.

Il normale scrittore italiano che pubblicizza il suo romanzo: - E’ una storia che reputo scatenante sia a livello intellettuale che sociale. Ho cercato di raccogliere il grido di dolore proveniente dalle elites culturali che vedono standardizzato e starei per dire depauperizzato ogni anelito libertario della società civile.

L’intervistatore come dovrebbe essere: - Cazzate cazzate cazzate.

- Il mio libro è solo il primo tassello di un’idea in progress, e si propone una esaustiva ed ellittica disamina di certi modelli comportamentali che inquinano e opprimono la normale e libera dialettica democratica, coercizzando i flussi mediatici e coonestando lo status quo.

- Cazzate cazzate cazzate.