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venerdì 8 aprile 2011

Dellapioggia dellamore

Riassunto della puntata precedente. Acqua a secchiate dal cielo. Acqua, acqua e acqua scroscia in un vicolo con i muri di mattoni e luci pantanose a forma di fuoco fatuo. Ruuuuuusccccc, fa la pioggia cadendo sui manifesti sbiaditi appesi ai muri, frrrrrrrrr fa la pioggia picchiettando sul lastricato stradale, e quando le pare giusto fa pure titip-titippppp o fsss-ing fsss-ing. Al centro del vicolo, un ragazzo con la faccia da bassista rock che non sfonderà mai perché troppo bravo guaglione guarda una ragazza con gli occhi che sembrano verdi a causa dell’assurdo mondo incantato in cui si trova. I due non si conoscono: ruuuuu-uusccccc, frrrrrrr-ti-titin, pa-pling.

giovedì 11 marzo 2010

Il gioco delle coppie a via Toledo, Napoli

Un po’ di tempo fa ero seduto su un muretto di via Toledo a Napoli. Mi riposavo e guardavo la gente passare. Chissà perché, guardando la gente passare, erano in maggioranza coppie, mi frullava in mente una frase del dottor House, riferita al modo in cui si accoppiavano le carte e gli uomini nel poker e nella vita: “I sei con i sei, i nove con i nove, i quattro con i quattro”.

I primi che vidi era due persone semplici, sulla trentina abbondante, facce popolari, lei era vestita con dubbio gusto, troppo vistosa, gonna di pelle, stivali alti, trucco forte, si vedeva che voleva fare colpo sul suo uomo anche se non aveva grandi mezzi fisici, lui aveva la faccia di un bidello della provincia napoletana, fumava camminando, era tarchiato e le sue zone di grasso parevano curiosamente disposte in maniera diversa da quelle dei ricchi in sovrappeso. Mi pare avesse addosso un giubbotto aderente nero da cui usciva una pancia proletaria.

Poi passò un gruppetto di due coppie di scandinavi. Solo l’ironia di Alberto Sordi avrebbe potuto descriverli con giustizia. Erano a ridosso della sessantina, tutti altissimi, con i capelli bianchi ex biondi, nasi e volti aristocratici, vestiti da borghesi casual, ridevano come ridono i borghesi che hanno un casa di campagna fuori Stoccolma, al cui camino si scaldano nei fine settimana bevendo vini decantati e leggendo il Camus dei neovichinghi. Chissà perché, vedendoli, li classificai tutti e quattro, maschi e femmine, nella categoria degli architetti. Pensai che da qualche parte nella Scandinavia c’erano i figli di quei quattro, e anche loro erano alti, sofisticati e avrebbero stuzzicato l’ironia di Alberto Sordi, e si sarebbero accoppiati con altri tizi che avevano la faccia di architetti ed emanavano agiatezza economica.

giovedì 31 dicembre 2009

Nelle canzoni vince la denuncia o l’amore?

Tema: le canzoni dovrebbero trattare di impegno e denuncia o di amore? O detto con altro tema: quali sono più efficaci e riuscite, le canzoni cosiddette impegnate o quelle che parlano al cuore? Nelle sette note vince la ragione o il sentimento? Premete il pulsante e prenotatevi per la risposta; votate: La guerra di Piero o La canzone dell’amore perduto?

E’ evidente che questo è un tema troppo impegnativo perché possiamo risolverlo noi insignificanti blogger alla periferia dell’impero. Però forse possiamo fare un piccolo esperimento. A ben vedere ci serve solo una canzone che tratti entrambe le tematiche, la denuncia e l’amore. Chi meglio di un cantautore storico potrebbe aiutarci? Chi meglio di Francesco Guccini? E quale brano potrebbe funzionare meglio di “Cirano”? Facile, vero, però c’è un problema. La versione della “Cirano” gucciniana che fa al caso nostro è solo quella dal vivo. Quella registrata in studio non ci serve a nulla, non in questo caso. Ci servono i suoni, le reazioni della folla, gli umori del pubblico, perfino gli echi amplificati dei respiri dell’uditorio. Per fortuna possiamo contare sul doppio album registrato negli anni ’90 dal vivo dal grande Francesco. Mettiamo allora il disco sul piatto o meglio il cd nel lettore.

mercoledì 7 ottobre 2009

Il post dell’amore perduto

- L’amore di quell’uomo immortale, che ha vissuto diecimila anni o forse più, che ha visto tutto e anche di più e che ora vorrebbe morire, ma che per una maledizione non può farlo finché non si innamorerà e quindi vuole innamorarsi per morire finalmente?

- No, è un post che ho già scritto. Si intitolava “L’uomo che non poteva morire”.

- Allora potresti scrivere dei diversi modi di guardare una donna: l’ardore e l’amore. Prima ti atteggi a satiro impenitente che si tuffa nelle curve femminili come Alberto Tomba si tuffava tra i paletti dello slalom gigante. Quindi sterzi all’improvviso sul sentimento e sulla caramellosità alla Marco Ferradini. Infine piazzi un concetto alla “senza l’amore un uomo che cos’è?”. La gente e le donne in particolare ululeranno vedendo che batte un cuore sotto quell’apparente armatura di ghiaccio.

martedì 30 giugno 2009

L’alchimista del cuor

amore3 - Che ne diresti se pubblicassi un altro post sulla formula dell'amore?

- Stai forse parlando di uno di quei post in cui scrivi una equazione arrangiaticcia tipo A più B per C elevato al quadrato fratto D… e poi sostieni che quello a tuo avviso è l'amore? Stai scherzando? Sembrerai il re dei provocatori.

- Potrei specificare meglio le categorie che a mio avviso conducono alla nascita dell'amore. Potrei essere più efficace quando parlo dei presupposti sociosessuali necessari alla nascita di questo sentimento.

- Bravo, parla pure di posizione gerarchica del soggetto di cui ci si innamora, di simmetria sentimentale e tendenza all'autoaffermazione. La gente ti amerà quando leggerà la tua formula con tanto di radice quadrata della serotonina e pi greco moltiplicato per l'adrenalina.

- Dici davvero?

- Certo che no!

venerdì 10 aprile 2009

Perduti nella notte un uomo e un sax



Notte fonda, ci sei? Strade deserte illuminate da lampioni smorti sul tipo dell'Uomo in frac, afferri il concetto? Sul fondo stradale cosparso da un velo di pioggia rimbombano i passi di un uomo che avanza solo, una figura sfocata laggiù. Ecco, gli echi dei passi nella notte si mutano in colpi di basso, bum bum, rinforzati di tanto in tanto da un colpo greve di batteria, tump stump, e vezzeggiati da un piano elettrico che imita un antico carillon. Tutto è pronto per l'entrata in scena della voce. La voce dell'uomo che cammina da solo nella notte metropolitana. Canta malinconica e appassionata allo stesso tempo. Come, quali parole canta? Che importanza hanno le parole? Parla di amore, dice che lì nelle nebbie notturne c'è un uomo che si sente solo, invoca una donna, quella donna in particolare, insomma che cosa vuoi che ce ne importi delle parole che dice? Segui l'atmosfera, segui la musica, segui le emozioni, fatti trasportare dalle strade vuote e da questo strano vagabondo che canta sotto i lampioni, fai volare la mente, perdio. Non mi rompere le scatole con le parole.

domenica 9 novembre 2008

Immagini dal mondo

Nella prima foto la ragazza rideva felice, ma l’immagine era tagliata a metà. La ragazza era seduta sul divano e guardava estasiata qualcuno alla sua sinistra: ma oltre il bordo insicuro della foto, che pareva troncato da un paio di forbici nervose e forse stizzose, non si scorgeva nessuna persona. Però la mano che si congiungeva a quella della ragazza sul grembo di lei era indubbiamente maschile, come maschile doveva essere la figura tagliata via dalle forbici nervose. Sia la mano maschile che quella femminile avevano un anello al dito, un pegno di fidanzamento, a quanto si poteva capire.

mercoledì 3 settembre 2008

L’amore anacronistico

Ti starò vicino tutta la vita anche se tu non mi guarderai mai, non in quel modo, non nel modo che voglio. Ti aiuterò e ti asciugherò le lacrime quando necessario e non chiederò nulla in cambio. Ma mi pagherai, però. Ah, se mi pagherai. Mi pagherai con un sorriso di quelle tue labbra piene di succo di donna quando ti consolerò dopo una storia d'amore andata a male e starò in macchina con te fino all'alba. Mi pagherai con il gesto elegante con cui ti ravvivi i capelli quando, in quella stessa macchina, resterò a sentirti lamentare del grande tradimento, a bere birra cattiva per non farti ubriacare da sola e ad ascoltare cattivissimo rock inframmezzato alle tue bestemmie contro tutti gli uomini e anche contro me.

Mi pagherai respirando piano sulla mia felpa preferita quando ti aiuterò a studiare e studierò io stesso per farti dare il più ingrato esame universitario o il concorso per due posti e ventimila candidati nel Ministero dei Beni Culturali. Mi pagherai lasciando che io ti guardi entrare in una stanza e che ti guardi ancora e ancora e ancora, quando litigherò con il mio più caro amico perché ti era antipatico. E la notte in cui mi precipiterò da te perché hai la febbre e il vomito, la notte in cui ti convincerai di avere mille malattie orribili e una morte imminente in attesa in ospedale, be', ti sdebiterai mormorando nei tuoi deliri il mio nome come se chiamassi un tuo innamorato.

martedì 1 luglio 2008

Io robot

- Io ti amo.

- Non sai nemmeno cosa significa questa parola. Ti limiti a ripeterla come un pappagallo. Saresti ridicolo se fossi umano.

- Ti amo, farei di tutto per compiacerti. Darei la mia vita per te senza pensarci un solo secondo. Quanti esseri umani farebbero la stessa cosa? E per quanto tempo? Qualcuno potrebbe sacrificarsi per te oggi o domani, ma tra un mese o un anno? Cosa saresti per quel tuo simile tra un anno? Probabilmente solo una foglia vecchia.

- Non so cosa potrebbe provare un uomo per me e per quanto tempo. Ma i suoi sarebbero sentimenti, non condizionamenti come i tuoi.

- Perché sei così dura con me? So di non essere niente al cospetto di creature straordinarie come voi. Siete così complicati e mutevoli. Siete quasi degli dei, non vi rendete conto nemmeno voi di quanto siate affascinanti e unici. Però pure un individuo non biologico come me può provare un abbozzo di sentimento. Altrimenti come si spiegherebbe questo mio smodato attaccamento a te? Come potrei voler morire per te?

venerdì 2 maggio 2008

La stagione dell'amore

- Tra l'amore e la politica?

- L'amore.

-Tra l'amore e una pizza doc fatta da "Enzuccio a bbomba", pregiata pizzeria fornitrice dei Borboni fin dal 1823?

- L'amore.

- Tra l'amore e una valutazione di sei decimi del PageRank del tuo blog fatta da Google?

- L'amore.

- Tra l'amore e il sorriso gioioso di un bambino che tende la manina trallallero trallallà?

- L'amore.

- Tra l'amore e una crociera sullo "Spirit of sex without the city", con il personale di bordo meglio della Bellucci o di Raul Bova?

- L'amore.

- Tra l'amore e una corsa per i campi verdi della pubblicità del Mulino Bianco?

domenica 10 febbraio 2008

Gli occhi dell'amore


La bambina guarda la goccia d'acqua che scorre sul vetro della sua stanzetta. Fuori piove. Le stille inclinate d'acqua si tuffano in pozzanghere illuminate dai lampioni creando effetti suggestivi. Il crepitio della pioggia è come una musica che ti spinge a fantasticare. Lo stesso fanno i fischi del vento e i coni di luce delle auto che sulla strada laggiù rischiarano scrosci d'acqua come riflettori di teatro. Cosa farò da grande? si domanda la bambina. Che lavoro farò, come mi vestirò, classico o sportivo, metterò perline anni Cinquanta o piercing, quali persone frequenterò e, soprattutto, conoscerò pure io quella cosa di cui si parla dovunque, nei film o nei talk show televisivi? Conoscerò l'amore, quello vero, quello che ti stringe qui dentro, quella cosa che rende ragazze e signore così svagate e allegre, che dipinge i loro visi del colore della pesca matura? E gli occhi! si dice la bambina guardando la goccia d'acqua che scivola sul vetro inglobando altre stille sul suo cammino, ora rallentando e ora accelerando. Avrò pure io gli occhi luminosi che hanno le ragazze più grandi quando parlottano sottovoce del loro lui con le amiche, mezzo invidiose e mezzo ammirate? Voglio avere pure io quegli occhi. Devono essere grandi e lucidi, con le pupille dilatate, e voglio che magari splendano nell'oscurità come quelli dei gatti. Quanto tempo dovrò aspettare? La ragazza della porta accanto ha solo quattordici anni e ha già gli occhi giusti. Quando ti guarda si illumina tutta. Voglio pure io gli occhi dell'amore!

La goccia di pioggia ormai ha completato la sua discesa sul vetro della finestra, ma ce ne saranno altre. "A che stai pensando, cara?" domanda una voce dalla cucina.

"A quando sarò grande, mamma", risponde la bambina alitando sul vetro. Nella porzione di vetro appannato, disegna col dito un paio di occhi mentre sorride.

martedì 7 agosto 2007

Uomini e donne sono uguali?

Ci sono alcune cose che mi danno fastidio. Una delle peggiori è un certo tipo di banalità che si sente ripetere in ogni cantuccio di questo mondo globalizzato principalmente nel conformismo. E’ il famoso pensiero del politicamente corretto, che consiste nel far echeggiare un concetto in ogni dove finché esso non sembri vero per la potenza delle sue ripetizioni. Una delle banalità del politicamente corretto consiste nell’affermare che gli uomini e le donne sono uguali. Fanno tutto allo stesso modo. Vedono il mondo nella stessa maniera. Hanno gli stessi desideri e soprattutto gli stessi comportamenti sessuali. Grossomodo, dice questa teoria, se gli uomini pisciano (licenza poetica) in piedi, anche le donne lo fanno o dovrebbero farlo. Mi dà fastidio udire queste stupidaggini anche quando escono dalla bocca di adolescenti saputelli che non sanno fare nemmeno di conto. Ma mi dà fastidio ancora di più quando ne sento parlare da persone di una certa età, che dovrebbero comunque aver osservato un po’ di mondo. Gli uomini e le donne non sono uguali. Gli uomini e le donne sono diversi soprattutto nel modo di percepire il sesso. Dato che dovrebbe essere una cosa nota a tutti e dato che scrivo pure di notte, mi limito a citare due episodi, anzi ne basterà uno.

Il primo episodio riguarda un post scritto da una blogger di Tiscali, una di queste universitarie disinibite che giocano a mostrarsi spregiudicate adottando uno stile alla Sex and the City o alla Desperate Housewives. L’universitaria disinibita raccontava di un gioco che faceva con le amiche, spregiudicate e goliarde quanto lei, bevendo cocktail alcolici in un bar. Le ragazze dovevano guardare a turno i maschi presentatisi nel bar e quindi dichiarare quanti cocktail avrebbero dovuto ingollare per fare sesso con lui. Il concetto era che se nel bar capitava un maschio sovrumano, un Rodolfo Valentino irresistibile, si sarebbe fatto sesso con lui anche senza bere alcolici, quindi senza pagare penalità. Mentre se i nuovi avventori erano maschi normali i cocktail avrebbero dovuto essere numerosi (il numero massimo era dieci). La blogger disinibita, dichiarò che pur essendo entrati nel bar un paio di fustacci avrebbe dovuto trangugiare almeno due drink a base di gin per concedersi loro (giustificava i drink con il fatto di essere innamorata di un giovanotto di cui avrà decantato le lodi in almeno trecento post consecutivi). Nel caso di un anziano non troppo avvenente, pare che le fanciulle dichiarassero di dover ingollare un barilotto intero di gin. Ebbene, leggendo quel post mi chiesi quali sarebbero state le risposte a ruoli sessuali invertiti. Probabilmente un maschio avrebbe fatto sesso con tutte le donne entrate in quel bar senza bere un solo goccio di liquore. Siamo dunque uguali? Non mi pare.

sabato 4 agosto 2007

Amore vuole amore


In questo post si è sostenuto che, per complicate ragioni evolutive, la donna ha inventato quel sentimento straordinario e unico chiamato amore (unico perché non ha un corrispettivo nel regno animale, così come non hanno un corrispettivo la lunga gestazione e le impegnative cure parentali collegate all'essere umano). In queste righe si cercherà di avanzare una tesi ancora più ardita. E cioè che la donna con le sue “invenzioni” sessual-sentimentali ha obbligato l’uomo a innamorarsi a sua volta. Ovvero lo ha costretto ad amare per avere amore. Come è noto, per alcuni il processo evolutivo maschile verso l’arte di innamorarsi non si è concluso con un pieno e compiuto successo. :-)
E' opportuno il riepilogo di alcune astuzie e strategie riproduttive femminili. Prima di tutto c’è l’astuzia di rendere l’estro nascosto (ciò comporta che il maschio umano sia l’unico essere vivente terrestre che ignora il periodo in cui le femmine sono fertili). Numero due, la donna, e anche questo è un record nel regno animale, è l’unico soggetto femminile a essere fertile tutto l’anno e non solo in una circoscritta stagione degli amori. Numero tre, la donna ha bisogno di innamorarsi per accoppiarsi: ciò in condizioni per così dire normali, anche se non avremo il tempo di definire cosa sia la normalità in questo post (forse però è qualcosa di diverso dalle domande regine della chat: "Anni?", "Da dove?", "Single?"). Questa necessità implica che il partner sarà scelto con criteri selettivi e che, inoltre, dovrà passare un certo periodo di tempo prima che la donna ritenga maturo il momento del congiungimento fisico.

Come hanno influenzato, queste innovazioni riproduttive femminili, il comportamento biologico della controparte maschile (cioè quello influenzato dall’eredità genetica e non dall’apprendimento)? Analizziamo prima il caso del maschio umano poligamo classico. Il poligamo di vecchia scuola vorrebbe trovare una femmina fertile, inseminarla e squagliarsela in cerca di un’altra femmina e poi di un’altra ancora. Però questo non è un atteggiamento riproduttivo vantaggioso. Il nostro farfallone preistorico non sa quale sia una femmina fertile. Potrebbe fecondarne una o più senza averne nessun vantaggio riproduttivo, quindi senza generare prole. Potrebbe sparare per così dire un mucchio di cartucce a vuoto. Inoltre anche nel caso che qualcuno dei suoi numerosi tentativi vada a buon fine, la sua tendenza ad allontanarsi dalla compagna ridurrà sensibilmente le possibilità di sopravvivenza della sua prole, a causa dei motivi che si è cercato di dire nel post precedente su questo tema. Poiché i guai non vengono mai da soli, il nostro casanova opportunista avrà pure i suoi bravi problemi a trovare una femmina disposta a farsi inseminare da lui. L’amore vuole amore, e se non sai amare con sufficiente intensità e persistenza sarà difficile che una donna ti faccia accoppiare con lei (si parla sempre delle succitate e purtroppo non meglio precisate condizioni di normalità). Resterebbe sempre la possibilità dell’atto sessuale coercitivo; ma pur essendo frequente in ogni epoca umana, lo stupro è sempre stato un’attività minoritaria nell’ambito dei rapporti sessuali, per motivi che esulano da questo post.

L’uomo farfallone totale dunque evidenzia più di un problema a interagire con la donna moderna qui analizzata. Tuttavia, a causa dei cambiamenti evolutivi propri di ogni specie vivente, potrebbe essere apparso, qualche milione di anni fa o poco dopo, un maschio umano un po’ diverso da quello sopra tratteggiato. Diciamo che è un signore un po’ più civile, capace di corrispondere la donna nel sentimento inventato da lei, o meglio dai suoi geni. Quest’uomo nuovo potrebbe essere capace di innamorarsi a sua volta. Quali potrebbero essere le conseguenze di questa sua capacità di provare un sentimento più coinvolgente e per certi versi rivoluzionario? Per iniziare, la capacità di innamorarsi è la chiave per superare le prudenze della donna in materia sessuale. Amore porta amore. La donna dei primordi percepisce un uomo innamorato più o meno come un individuo più affidabile, disposto a restare con lei, ad aiutarla con la famiglia e i figli. Chi fa battere il proprio cuore probabilmente è visto come una persona seria con cui si può creare qualcosa di buono, a differenza dell'altro soggetto. In secondo luogo un uomo innamorato può restare accanto alla sua partner, proprio a causa della forza del suo sentimento, molto più a lungo di uno che svolazza di fiore in fiore. Può sorvegliarla, evitare che si accoppi con altri maschi. E trattenendosi con lei sarà ragionevolmente sicuro di riuscire a fecondarla in uno dei suoi imprevedibili periodi fertili. L’amore e il legame che ne conseguirà dureranno abbastanza affinché la nuova coppia possa allevare i propri figli con sufficiente successo.

Da qualunque modo si guardi la faccenda, si deve decidere che l’uomo capace di innamorarsi è favorito rispetto al bruto copulatore opportunista. L’amore è un carattere vantaggioso per la specie umana. E vantaggioso in biologia evolutiva significa procreare una prole numerosa e in buona salute che diffonda alle nuove generazioni il carattere favorevole ereditato dai genitori. L’uomo nuovo avrà molti figli che tramanderanno geneticamente ai posteri, anch’essi in buona misura numerosi e sani, la sua capacità di innamorarsi.
In altre parole è verissimo quanto diceva Carlo Verdone in una delle sue macchiette televisive: “L’amore vince!”. L’amore è stato un carattere evolutivamente vincente, per questo è ancora presente, più forte che mai, ai nostri giorni, persino in internet e nei nostri blog.

Bisogna precisare in chiusura che il traghettamento del maschio umano verso l'amore e il rapporto esclusivo di coppia non si è ancora concluso. L'uomo per certi versi è rimasto in mezzo al guado delle strategie sentimental-sessuali: vede a uguale distanza la riva della poligamia pura e la riva dell'amore. Ah, mi sono reso conto di aver dato per scontato qualcosa che forse non è scontato per tutti. E cioè che i nostri comportamenti sessuali attuali sono determinati in massima parte dai nostri condizionamenti genetici, vecchi di milioni di anni. A mio modo di vedere la cultura non ha fatto che rivestire di belle parole e lustrini intellettuali quegli antichi istinti, ma non li ha affatto cambiati, né ha modificato nel profondo il modo diverso in cui uomini e donne si rapportano al sesso.

giovedì 26 aprile 2007

La donna ha inventato l'amore


Facciamoci una domanda, cari amici del blog. Chi ha inventato l’amore? C’è poco da riflettere. L’amore l’ha inventato la donna, è una sua creazione. L’amore è donna. O meglio potremmo dire che il bambino umano, con la lunga gestazione e le cure di cui necessita, ha obbligato la donna a inventare l’amore.
Lasciamoci andare infatti a una piccola fantasia. Siamo donne di un tempo andato, diciamo di un milioncino di anni fa. Se oggi la vita è dura all’epoca era molto peggio. Predatori, carestie, cambiamenti climatici, tragedie varie contribuiscono a farci vedere la vita come una roulette russa. Mentre abbiamo questa pistola evolutiva puntata alla tempia, dobbiamo sopravvivere non solo noi, o valorose donne preistoriche, ma far vivere dentro il nostro grembo il nostro piccolo e poi curarlo e assisterlo finché non sia diventato autosufficiente. Non è uno scherzo. A causa della lenta maturazione del suo cervello enorme, il nostro piccolo necessita di una gestazione lunghissima, superiore a quella di tutti gli animali noti. E quando sarà venuto alla luce sarà indifeso e incapace come un feto, anzi sarà a tutti gli effetti un vero e proprio feto, una creatura nata anzitempo. Il suo cervello infatti ha bisogno di maturare e crescere ancora e il nostro bambino è dovuto nascere solo perché altrimenti la sua testa non avrebbe potuto più varcare il bacino materno. Non è finita qui. Dovremo nutrire il nostro cucciolo d’uomo con cibo vero e difficile da procurarsi e con cibo intellettuale, forse ancora più difficile da donare nella giusta misura. Gli dovremo trasmettere ogni nostra conoscenza e aggiungerne delle altre, altrimenti il suo meraviglioso apparato cerebrale sarà come un cannone scarico.

La vita è grama per noi femmine primordiali. Riassumiamo. Dobbiamo fare figli e portarli alla maturità, sottoporci a un investimento enorme in energie, tempo, sentimenti. Un investimento molto più oneroso di quello delle femmine di altre specie animali (una tartaruga marina si limita a deporre decine di uova nella sabbia e poi se ne disinteressa, la natura provvederà, la madre di uno gnu vede il suo cucciolo alzarsi in piedi a poche ore dalla nascita e camminare e poi trotterellare). Dobbiamo prodigarci affinché il nostro soffertissimo investimento esistenziale non vada perduto, fare in modo che il nostro fragilissimo bambino umano viva per perpetuare i nostri geni e la nostra specie. Abbiamo bisogno di aiuto, da sole non ce la possiamo fare, non in questo mondo preistorico senza assistenza sociale e indennità sanitaria. Abbiamo bisogno che l’uomo che genererà il figlio resti con noi e non se ne vada in giro a sfarfalleggiare con altre femmine dopo averci fecondate, come lo porterebbe a fare la sua natura biologica. Dobbiamo incatenarlo qui accanto a noi, costringerlo ad aiutarci a tirare su questo difficilissimo figlio che metteremo al mondo.

Come fare? Non lo possiamo convincere a parole, anche perché non sono state ancora inventate e comunque le parole servono a poco, lo si capirà pure nel tecnologico mondo che verrà tra un milione di anni. Dobbiamo inventarci qualcosa a livello biologico. La prima cosa da fare è tenere il nostro estro nascosto. Evitare di mandare in giro feromoni irresistibili come fanno gatte, cagne e tutte le femmine in calore. Se il nostro partner non sa qual è il nostro periodo fertile, sarà costretto a restare con noi un lungo periodo di tempo se vuole avere la ragionevole certezza di averci fecondate. Altrimenti ciò che farebbe sarebbe di trovarsi una femmina fertile, combattere eventualmente con altri maschi per assicurarsi la precedenza nell’accoppiamento, inseminarla e quindi diventare uccel di bosco… insomma un copione già visto e rivisto nella storia della vita sulla terra. Ora invece se il nostro compagno se se ne va in giro a fecondare altre donzelle abbastanza sapiens, magari quello è proprio il nostro periodo fecondo e qualche altro bellimbusto preistorico utilizzerà la sua assenza per riprodurre i propri geni a discapito del latitante.
Inoltre saremo fertili tutto l’anno e non in un solo periodo particolare come accade quasi sempre in natura. Che significa? Be’, che a qualche maschio intraprendente gli sarà un po’ difficile crearsi un harem, perché una cosa è difendere un gruppo di femmine dall’attenzione altrui per una limitata stagione degli amori e una cosa molto diversa è farlo tutto l’anno. Un singolo individuo che si imbarcasse in un progetto simile finirebbe in quattro e quattr’otto sul lettino di un dottor Freud dei Flinstones. Inoltre la vita dei primordi è dura anche per gli Schwarzenegger preistorici, nemmeno loro ce la possono fare a tirare avanti senza l’aiuto di altri maschi, nella caccia o nella difesa del territorio, e nessun uomo si sognerebbe mai di aiutare un avido latifondista di donzelle dei tempi andati.
Abbiamo fatto abbastanza, noi donne preistoriche per indurre la nostra specie a imboccare il cammino che la renderà speciale. In verità abbiamo fatto quasi tutto noi. Ma ancora non basta. Dobbiamo fare di più. Dobbiamo inventare qualcosa di rivoluzionario che non si è mai visto sulla faccia della terra. Dobbiamo inventare l’amore.

Continua…

sabato 21 aprile 2007

L'uomo che non poteva morire


Vorrei segnalarvi il mio problema. Non perché possiate farci niente, nessuno può farci niente. Solo per sfogarmi. Anche se poi non mi sfogo troppo. Il mio problema, e ammetto che è una tragedia che fa di me l’essere più sfortunato di tutti i tempi, è che non posso morire. Avete capito bene, sono immortale. Posso continuare a restare sulla terra, a muovermi, vedere gente, fare le cose che fanno i vivi, senza soluzione di continuità. Io non morirò mai. Sono l’essere più sventurato del creato.
In verità sono molto, ma molto più vecchio di quanto chiunque penserebbe. Sono nato prima di Cristo, prima di Annibale, prima di una moltitudine di uomini e di avvenimenti. Se i miei calcoli non sono sbagliati, ho 2512 anni. Potete crederci o non crederci. Non fa molta differenza. Come sono diventato così? Be’, è stato tanto tempo fa, i ricordi tendono a confondersi. C’entra la magia. Quella nera, ovviamente. C’entrano stregoni, filtri magici, riti esoterici di cui s’è persa traccia da millenni. C’entra un’entità sovrannaturale che mi ha proposto un patto. Ero ubriaco di vino etrusco per farmi coraggio, ma non posso negare di avere accettato i termini del patto scellerato. L’entità sovrannaturale avrebbe soddisfatto un mio desiderio, ma dovevo dare qualcosa in cambio. Dopo aver scelto l’attributo che mi rendeva simile a un dio, sono rimasto sorpreso quando non mi è stata sottratta l'anima per pareggiare i conti. Ho pensato a un colpo di fortuna, avevo la vita eterna senza pagare dazio, eppure poi ho scoperto che il prezzo da scontare era ancora più salato.
Ho visto l’impero romano, le invasioni barbariche, le crociate, la scoperta di mondi nuovi, il secolo dei Lumi e molti Quarantotto e Sessantotto. Ho visto tutto quello che c’era da vedere, ho provato tutti i piaceri concessi agli uomini. Alla fine ti accorgi che la vita diventa come un film visto milioni di volte, fai le stesse cose, dici le stesse parole, compi gli stessi sbagli, vedi le stesse facce che pensano e vogliono le stesse cose. Alla fine ti accorgi che non ne puoi più di quel disgustoso e monotono film, che ogni giorno, ogni ora di permanenza sulla terra diventano un tormento. Ho dovuto rinunciare a molto più che alla mia anima, l’ho capito solo dopo.

Naturalmente ho cercato di morire molte volte. Mi sono trafitto con spade, buttato da ponti, avvelenato, sparato alla testa. Al tempo dell’Inquisizione, fattomi passare per eretico, mi sono immolato sul rogo. Niente da fare. Il mio corpo e le mie cellule si rigenerano dopo ogni tentativo fallito. Non posso morire. Sono l’essere più infelice del creato. Sono condannato a un supplizio un milione di volte peggiore di quello di Tantalo.
Tuttavia non sono del tutto senza speranze. Nemmeno l’entità perversa che mi ha condannato alla vita eterna era malvagia fino in fondo. Ho una possibilità per conquistare l’agognata morte. Posso lasciare questo mondo, ma si deve verificare un evento difficile a verificarsi in sommo grado. Io mi devo innamorare di una donna. Devo provare almeno una volta un sentimento lieto, spassionato, devo sperimentare la voglia di donare me stesso senza remora, senza tornaconto, di sacrificarmi al posto di una creatura che parla alla mia anima, devo desiderare dare la mia vita per lei se necessario. Devo provare l’amore, quello scritto tutto in maiuscolo, per poter morire.
In tutti i duemilacinquecento anni della mia esistenza questo evento non si è mai verificato. Ho conosciuto carnalmente innumerevoli donne. Ho conosciuto le gioie del sesso, della lussuria, ho provato ogni piacere, anche impeti di passione ispiratori di liriche ammirate per secoli. Ma ciò che ho provato non era amore. Però non ho perso le speranze. Magari incontrerò presto l’anima bella che prenderà il mio cuore, magari quell’anima bella si trova proprio tra le delicate creature che leggeranno queste righe. Prego il Creatore dell’universo che una di voi, o mie caritatevoli lettrici, si impadronisca del mio cuore in modo fa farmi beneficiare del sospirato trapasso.

giovedì 8 marzo 2007

L'amore al tempo dei Sioux


Perché Cavallo Pazzo mi è così simpatico? Era un grande guerriero e siamo d’accordo. Era un tipo tosto, capace di digiunare per giorni nel deserto o di sottoporsi a privazioni indigeste pure ai più coriacei Sioux, e siamo d’accordo. Fece a pezzi l’arroganza di Custer e ha preferito la morte a una prigione dei Uas’ichu “ladri di grasso”, e siamo d’accordo. Era un tizio più pazzo del Cavallo di cui portava il nome o dei Trecento e dei Seicento situati tra Termopili e Balaklava, capace di caricare da solo una tribù di Shoshoni e un reggimento di Giacche Blu senza farsi sfiorare da un freccia o da una pallottola… e nessuno obietta niente. Che altro? Ah, avrebbe potuto arricchirsi, diventare, con il bottino di guerra delle sue tante vittorie, un Paperone dei Sioux, avere cavalli, pellicce, tende enormi piene di trofei, ma volle rimanere poverissimo a favore del suo popolo… però non è per questi motivi che questo personaggio mi è caro.
No, ho amato Cavallo Pazzo come un fratello, ho dovuto ammettere dopo aver letto il bel saggio di Vittorio Zucconi ispiratore di queste righe, perché era imbranato con le donne. Può sembrare assurdo, ma questo essere impavido in battaglia, che avrà sfidato la morte centinaia di volte nelle condizioni più svantaggiose, era timidissimo con le squaw. E come tutti i timidi di questo mondo ha dovuto rinunciare ad amori già pronti e impacchettati perché aveva paura di dichiararsi. Tra l’altro c’era un gran pezzo di figliola Sioux Oglala, Donna Del Bisonte Nero, una sorta di strepitosa Pocahontas per cui spasimavano tutti i maschi delle sette e più tribù Lakota che, cotta di lui, non chiedeva che gettarglisi ai piedi. Ma il nostro eroe non troverà mai il coraggio di chiederla in sposa.
Le donne innamorate sono dotate di una pazienza variabile, ma a un certo punto pronunciano il fatidico “Basta aspettare!” e accettano la proposta del primo bellimbusto che si presenta davanti alle loro sottane. Il bellimbusto in questione quasi sempre ha la particolarità di essere la peggiore faccia da schiaffi di questo emisfero, codardo dove il moroso che si aspettava era intrepido, parolaio dove quello era silenzioso, vanitoso dove l’altro era umile… Così fu pure nel caso dell’avvenente Donna Del Bisonte Nero, che convolò a nozze con un tale Senz’Acqua, noto per inventarsi falsi mal di denti per non andare in guerra. Peraltro lo scellerato Senz’Acqua utilizzò la bugia dei denti, oltre che per salvare l’indegna pellaccia, per fregare, previo congruo esborso di cavalli, la donzella al rivale in amore approfittando della mancata concorrenza. Possiamo immaginare la reazione di Cavallo Pazzo quando, al ritorno da un periglioso combattimento con gli infidi Corvi, si vide “cornuto e mazziato”, avendo rischiato la vita solo per farsi soffiare la donna del cuore.

Breve digressione sulla condizione della donna sioux. Le squaw della nazione Lakota godevano di un'emancipazione sessuale senza dubbio superiore a quella delle loro contemporanee europee. Era vero che avevano un prezzo così come ce l’avevano le donne europee - nel vecchio continente la dote si pagava in terre o acconti bancari, qui si preferivano i più utili cavalli – ma le signore sioux potevano sia rifiutare l’eventuale pretendente, sia divorziare per direttissima quando ne avevano voglia. Per sciogliere il matrimonio infatti bastava che una squaw abbandonasse la tenda del marito e che entrasse in quella di un altro guerriero. Se quest’ultimo la accettava, ecco che in cinque minuti avevi divorziato e ti eri risposata senza colpo ferire. Le cose, si sa, erano un pochino più complicate di così, ma per questo post ci accontenteremo. Ecco le donne dell'Ettore indiano.

Donna Gialla, era una squaw Cheyenne sposata con un Sioux Brulè, che sopravvisse al massacro della tribù di Piccolo Tuono perché impegnata a partorire lontano dal suo villaggio (potrà sembrare incredibile, ma il villaggio di Piccolo Tuono fu massacrato dall'esercito per un questione legata allo smarrimento di una vacca). Cavallo Pazzo aveva solo dodici o tredici anni, trovò la partoriente con il figlio appena nato e scortò entrambi presso un’altra tribù. Alcuni anni dopo Donna Gialla, rimasta vedova, lo iniziò ai piaceri dell’amore.

Donna del Bisonte Nero, la già ricordata Femmina Fatale con la pazienza corta. Forse il solo vero amore del nostro eroe. Qualche anno dopo il matrimonio con il verme Senz’Acqua, accortasi probabilmente del grave errore fatto, fece una “fuitina” d’amore con Cavallo Pazzo. Il marito se la venne a riprendere e, aiutato da alcuni bravacci, sparò in faccia all’amante della moglie, che sopravvisse alla ferita e rinunciò a vendicarsi dopo l'intercessione di plenipotenziari Lakota e il pagamento di una mandria di cavalli incamerata dal fratello a causa del voto di povertà. Nove mesi dopo la fuga d’amore, Donna del Bisonte Nero mise alla luce una bambina che secondo le cronache era la copia del suo amante impossibile.

Scialle nero. Era una zitellona di ventinove anni, così poco avvenente da non necessitare di alcun esborso equino per comprarla. Il fratello, amico di Cavallo Pazzo, la sbolognò all’eroe Sioux dopo la grave ferita al viso, con la scusa che l’amico aveva bisogno di compagnia femminile. Cavallo Pazzo accettò Scialle Nero e le volle bene, così come amò la figlia che lei gli diede (morta in tenera età per tubercolosi, la malattia portata dai bianchi).

Nellie Larabee, un donna di sangue misto bianco e Sioux. I bianchi, dopo la resa degli ultimi Oglala, la spinsero verso Tashunka Uitko per fare da spia. Ma Nellie, innamoratasi dell’eroe indiano, fece la spia al contrario.

Paolo e Francesca della prateria. Avrei voluto vedere che atmosfera si percepiva nel villaggio di Cavallo Pazzo nei momenti precedenti la fuga d'amore con Donna del Bisonte Nero. Doveva essersi creata una situazione piena di elettricità. I due amanti mancati che non si erano mai potuti sfiorare dovevano scambiarsi occhiate di fuoco, cercavano di appartarsi, sussurravano paroline complici illudendosi che nessuno li udisse. Dovevano avere visi e occhi che rivelavano il loro amore come un libro aperto. S'era creata una situazione esplosiva di cui doveva mormorare tutta la nazione Sioux. Qui c'era il più grande eroe indiano, l’essere che Uakan Tanka aveva scelto come suo servitore donandogli invulnerabilità in battaglia; e dall’altra parte c’era questa reginetta di bellezza Sioux, una figliola di ottimi natali imparentata con il capo Nuvola Rossa, una pasionaria dell'amore che aveva conservato il fascino nonostante un paio di gravidanze e alcuni anni di matrimonio con il codardo Senz’Acqua. Era la classica situazione di amore proibito che scatena curiosità e pettegolezzi a non finire in ogni epoca. Paolo e Francesca. Abelardo ed Eloisa, Tristano e Isotta. Anche le pietre e i coyote sembravano chiedersi quando sarebbe deflagrata quella situazione insostenibile.
Altro che Clinton con Monica Lewinsky. L’amore bello e impossibile che si realizzava in quel villaggio era il gossip del gossip della prateria.

Leggi: Cavallo Pazzo vive nei cuori rossi

domenica 25 febbraio 2007

Dico


Dico che che l’amore è un argomento molto più importante della caduta o della non caduta di un governo. C'era un punto interrogativo, ma l'ho tolto.
Si farà un altro governo, un Prodi bis, un D’Alema Revenge, un Marini Balnear, un Mastella Padella, un Berlusconi The Return, un Tutti i Tecnici del Presidente. Potrebbe rientrare in ballo, chi lo sa, perfino Andreotti l’Immortale. Il Re è morto, viva il nuovo governo. Chi avvertirà la mancanza del vecchio esecutivo? Chi sentirà che la sua vita è terremotata dalla caduta di Prodi o di un altro Presidente del Consiglio? Ma se cade il tuo amore e non viene sostituito, di certo te ne accorgerai. Se scompare una persona cara al tuo cuore, non c’è alcun dubbio che la tua vita verrà terremotata, che proverai dolore e spargerai lacrime.

Dico che l'amore è un argomento più importante di guerre, lotte sociali, rivoluzioni. C'era un punto interrogativo qui, ho tolto pure questo. Non ho dubbi sul fatto che guerre, lotte sociali e rivoluzioni vengano, sulla scala delle priorità esistenziali, dopo il sentimento che mette insieme due esseri umani rendendoli uno. Il mio è solo un modo di riprodurre l’abusato e ingenuo “Fate l’amore e non fate la guerra”? Potrebbe darsi, ma è certo che nelle gerarchie vitali l’amore viene prima della guerra e che anzi quest’ultima deve solo considerarsi un sottoprodotto della spinta riproduttiva umana di cui il principe dei sentimenti è componente essenziale e precipuo.
Dico che l’amore sopravanza arte e letteratura, filosofia e scienza, musica e poesia. Anche qui, è chiaro, era piazzato un punto interrogativo che ora è sparito. Nessuna incertezza sul fatto che tutte quelle discipline siano soltanto prodotti di scarto, più o meno incidenti di percorso dell’impulso alla procreazione di cui l’amore è componente essenziale e prioritario. Nessuna incertezza sul fatto di aver detto la verità.

Dico che l’amore pesa perfino più della tua stessa vita. Dico che questo sentimento viene prima della difesa della tua esistenza. E tanti saluti al segno di interpunzione cancellato, che era più debole di quello attuale.
Lo so che non mi credi, amico mio. Mi pare di vedere la tua faccia sbalordita. Ti starai chiedendo se sono impazzito o se mi sono preso qualche attacco di romanticume fanciullesco alla Figli dei Fiori. Per quanto ti riguarda, starai pensando, non ricordi nemmeno l’ultima volta che ti sei innamorato. L’amore? Boh, chi l’ha visto? Hai scordato cos’è questo sentimento, dubiti perfino che esista e anzi ti fai delle gran risate quando ti imbatti in omaccioni grandi e grossi che ne parlano senza vergognarsi. L’amore non c’è, pensi, e se pure ci fosse sarebbe una cosa molto diversa da come viene normalmente percepita, molto più prosaica
Questo discorso ci porterebbe lontano, ti dico solo questo. Se tu fossi innamorato - innamorato sul serio - e dovessi scegliere tra l’amore e la morte, probabilmente sceglieresti la seconda. Non fare quella smorfia incredula. Non sorridere con quel cinismo di chi la sa lunga. Sceglieresti la morte non perché sei un eroe. Non perché sei un temerario capace di lanciarsi in una pazza carica dei Seicento a Balaklava… Lo sappiamo tutti e due che sei un bravo ragazzo della porta accanto che non vanta gesta epiche. Lo sappiamo che eviti di litigare con il prossimo anche quando per strada ti chiamano Mezzasega, o quando qualche furbastro ti passa davanti nella fila all’ufficio postale. E’ inutile pure ricordare che la tua ultima scazzottata risale ai tempi del liceo, occasione in cui ne hai prese un bel po’, anche se qualcuna l’hai data pure tu. Io ti dico questo, coraggioso o non coraggioso, incosciente o non incosciente, se dovessi difendere la persona amata a prezzo di sacrificare te stesso, lo faresti. Non perché sei un eroe, non perché sei un pazzo. Sceglieresti la morte perché il tuo cervello ha delle priorità. Ha una scala di importanza che è stata stabilita tanto tempo fa, quando l’uomo non era ancora uomo, quando non era stata ancora inventata la parola. Tra due beni in conflitto, il tuo cervello deve scegliere il bene maggiore, quello che l’evoluzione ha selezionato come il fine più importante. E su quella scala di priorità definita tanto tempo fa c’è scritto questo: l’amore viene prima della tua stessa vita. O è così o tutti quelli morti per amore sono pazzi: e allora la Storia sarebbe piena di squilibrati.

giovedì 1 febbraio 2007

Guardare d'ardore, guardare d'amore


Prendi una donna, guardala male, falle capire che vuoi la sua carne. Guardale l’ampia scollatura che mostra l’attaccatura del seno e accarezza con gli occhi la liscia pelle delle sue sfere pettorali. Osserva le sue gambe lunghe e piene, fasciate di calze scure che ti incendiano la mente. Guarda le cosce fino al bordo della corta gonna chiara e augurati che un soffio di vento sollevi anche solo di un centimetro la balza di satin che ha imprigionato il tuo intelletto. E il sedere, mi raccomando, osservalo bramoso, fatti venire i sudori alle mani quando vedi in trasparenza sul quel polposo didietro il bordo delle minuscole mutandine indossate dalla nostra maliarda. E ora con lo sguardo e la fantasia lambisci gambe, polpacci e caviglie snelle, adagia il pensiero su quelle lucenti scarpe nere a punta, strette, sinuose. Guarda la fattura di quel piede di velluto e rimira quel tacco a spillo lungo quanto un pugnale malese, quello stiletto voluttuoso che pare trafiggere il tuo dolorante cervello.
No, caro amico, non sono d’accordo. I tuoi sono occhi pieni di sesso. Dov’è l’amore nel tuo sguardo?

Prendi una donna, guardala bene, falle capire che l’ami o che potresti amarla. Guarda la sua figura elegante. Osserva la grazia con cui si muove e la leggerezza con cui sembra sfiorare il suolo quando cammina. Trattieni un’esclamazione di incanto quando la vedi girarsi sul collo delicato per guardare te. Deliziati a fissare le sue mani snelle che danzano nell’aria per salutare un conoscente.
Guarda quegli occhi belli e quella chioma soffice che oscilla al vento caldo di questa mattina da fiaba. Hai notato che non ha tacchi? Hai notato che mancano quelle vivide chiazze rosse disposte tra unghie e labbra? Certo che lo hai notato, il tuo cervello è un supercomputer che percepisce ogni dato e lo elabora alla velocità della luce. E ora fa’ bene attenzione, perché il computer non ti basta più. Devi concentrarti. Non farti distrarre dalla ressa umana che ti sballotta alla fermata dell’autobus, dal frastuono delle auto, scordati di quelli che ti strattonano per la giacca per rifilarti pubblicità spazzatura o scroccarti qualche euro con la loro faccia finto triste. Fa’ presto perché la donna che stai guardando si allontana. Ci sei? E allora guarda l’alone che circonda quello splendore di femmina mentre incede sul marciapiede sulle sue scarpe basse. Guarda l’alone che avvolge il suo pullover color autunno dalle maniche che le arrivano fin sulle nocche delle dita. Ammira la freschezza della sua gonna lunga a fiori e delle sue mani sottili smaltate di rosa invisibile. Lo vedi l’alone che la illumina e la accompagna a ogni passo? Lo vedi quel cerchio di luce? Sai che significa? Significa: lascia tutto, pianta in asso questa gabbia di matti che ti circonda e segui quella donna. Attacca discorso con lei e cerca di indurla a parlarti e a vederti. Per quanto tempo, dici? Per tutto il tempo necessario per porle la domanda che senti nel cuore: “Vuoi essere la donna della mia vita?”.

Ci sono molti modi di guardare una donna, anche se spesso, non senza ragione, signore e ragazze giudicano gli uomini interessati a una sola cosa (bisogna pure dire che se vedi una vampira agghindata con sottane aderenti e trampoli le tue reazioni sono comprensibilmente obbligate).
Ad esempio pochi giorni fa ho rivisto un pezzo di Orgoglio e pregiudizio. Sono rimasto stregato dall'avvenenza di Keira Knightley, l’attrice che interpreta il personaggio di Elizabeth. Soprattutto dall'eleganza del suo portamento e dalla leggerezza dei suoi passi. Era uno spettacolo vedere questa attrice muoversi sullo schermo o seguire i movimenti del suo busto sottile, la trama assumeva un significato secondario. La raffinatezza con cui teneva su le spalle strappava applausi silenziosi. Davvero non ho mai visto spalle femminili tenute su con tanta eleganza.
Non tutte le donne, è ovvio, hanno i mezzi della Knightley, ma praticamente tutte, così credo, hanno frecce al loro arco. :-))

lunedì 15 gennaio 2007

Mister Cupido e solerte assistente


- Grazie, Mister Cupido, per avermi concesso l’onore di accompagnarla in una delle sue cacce amorose. Non potrò mai palesarle la mia gratitudine per questo attestato di magnanimità, né comunicarle quanto il mio cuore grondi di fervido...
- E basta, somaro! Non farmi pentire di averti portato con me. Sei il più tedioso dei miei assistenti. Allora, sistemati meglio su questa nuvola e fammi capire se hai messo a frutto le mie lezioni. Vedi qualche soggetto interessante?
- Certo, Mister Cupido. Il parco è il luogo ideale per esercitare le sue impareggiabili doti di suscitatore d’amore. Che ne dice di quella ragazza laggiù, quella con i capelli rossi e le lentiggini che legge Le memorie di Adriano sulla panchina accanto alla pista di pattinaggio? Mi sembra annoiata a sufficienza.
- Ottimo soggetto, ragazzo, dammi altre informazioni.
- Ecco, mi collego al database dell’Olimpo con il mio portatile. Segnalo al motore di ricerca minerviano le caratteristiche del nostro soggetto. Fatto. Allora, ragazza sola, lavora all’ufficio anagrafe del comune. Ama la Scozia e il film Il gladiatore. Si definisce “romantica all’eccesso” in un profilo su un sito di assistenza per persone sole. Canzoni: “Guido piano” e “Quello che le donne non dicono”. Ha un blog su cui scrive, con il nick di Genevieve31, lagnose poesie dedicate al suo ultimo ed epico amore.
- Perfetta. Incocco la freccia, prendo la mira. Alé, fatto.
- Magnifico tiro, Mister Cupido, se posso osare. Centrata sulla milza.
- In effetti avevo mirato al capezzolo sinistro, ma va bene lo stesso. E poi nessun arciere riuscirebbe a fare un tiro decente con un seccatore della tua risma che gli si agita davanti agli occhi.
- Bisogna subito trovarle un partner prima che il potere ammaliatore del suo dardo decada. Che ne direbbe di quel giovanotto dallo sguardo romantico laggiù? La sua scheda personale segnala che ha pure lui un debole per la storia romana e i classici, legge poesie di Garcìa Lorca e della Dickinson. Leggo qui che non esce più con una ragazza da… ehm, quasi dallo scorso millennio. Quel giovanotto ha disperato bisogno di amore. Non potrebbe esistere un soggetto più adatto al suo prossimo dardo, signor Cupido, signore.

- Ora ti metti pure a darmi gli ordini, sottospecie di un putto da robivecchi? Magari tra un po’ vorrai perfino che ti ceda l’arco per farti diventare il dio dell’amore al posto mio!
- Non credevo di dire niente di male.
- Sei un novellino, non sai niente di amore. Di questo sentimento hai la visione puerile tipica degli uomini. L’amore è una cosa seria, sofisticata, scientifica. Per capire nel profondo il suo funzionamento bisogna avere talento ed esperienza e tu non sei provvisto di nessuno dei due requisiti.
- Chiedo venia per la mia imperdonabile leggerezza, maestro. Ma a me quel giovanotto romantico e derelitto sembra andare più che bene. Se lei lo trafiggesse, faremmo solo del bene a due persone.
- Bah, inutile sprecare fiato con te. Guarda e impara.
- Sì, splendido colpo. La sua freccia ha centrato il petto del signore che mitraglia parole nel cellulare, quello accanto al laghetto delle oche che muove di continuo le labbra come se fosse innamorato del suono della sua voce. Parla così tanto che il suo interlocutore telefonico nell’ultima mezz’ora non deve aver avuto nemmeno il tempo di dire “Perdinci”. Nondimeno, io non so se…
- Cosa non sai, caricatura di un assistente?
- Faccio rispettosamente osservare che secondo il mio database virtuale l’uomo che lei ha colpito è già impegnato in amore. E’ sposato, con tre figli. Due divorzi e due amanti ufficiali, di cui una è addirittura la segretaria della sua azienda rivenditrice di macchine usate; l’altra potrebbe essere compagna di classe della figlia maggiore. Inoltre quell’uomo ha diverse relazioni occasionali con donnine più o meno allegre e, per di più, ogni anno organizza una spedizione, senza moglie o amanti, a Cuba o in Brasile dove si dedica al più sbracato turismo sessuale… qualche volta con partner di cui, ehm, davvero mi vergogno di ripetere l’età. Nell’ultimo decennio ha letto, gli ci sono voluti circa otto mesi, solo un libro intitolato Come fare soldi a palate e fregare il prossimo. E' sicuro che sia il miglior partner in amore per la delicata donzella che legge Le memorie di Adriano?

- Quell’uomo va più che bene, allocco. Se ha tante donne, significa che sa come trattare il gentil sesso e guadagnarsi il suo favore. Significa che sa suscitare emozioni e sentimenti profondi nei cuori femminili. Quell’uomo è come una squadra di pallone che ha vinto molte partite, ciò dimostra che sa giocare il gioco dell’amore.
- Ma signore, è un fedifrago di prima scelta! Già tradisce moglie e amanti ufficiali con altre donne. E farà senza dubbio lo stesso pure con la ragazza dai capelli rossi che lei gli ha buttato in pasto… cioè volevo che ha fatto innamorare di lui.
- Fingerò di non aver sentito il tuo irriguardoso piagnisteo. Certo, il rivenditore di automobili usate tradirà la ragazza delle Memorie di Adriano come ha fatto con le altre partner e un giorno il loro amore finirà così come finiscono tutti gli amori di questa terra. Però nel tempo in cui la frequenterà saprà suscitare in lei sentimenti lieti.
- Ma sono solo illusioni! L’amore di quella disgraziata ragazza sarà una cosa che non esiste e finirà male.
- Tutti gli amori sono basati su illusioni e finiscono sempre male. Il rivenditore di automobili usate è il partner ideale per quella ragazza. Quando ti sarai liberato del tuo fanciullesco sentimentalismo, mi darai ragione.
- E quell’altro uomo, il giovanotto che legge Garcìa Lorca e la Dickinson e che se ne sta tutto solo in quell’angolo di parco? Non potrebbe trovare qualcosa pure a lui? Non potrebbe regalargli un amoretto che lo aiuti a superare la delusione?
- Allora non mi stai a sentire? Il giovanotto è deluso perché ha dimostrato di non essere capace in amore. Quell’uomo è la famosa squadra di calcio che perde le partite. Se colpissi una donna al cuore facendolo innamorare di lui, gli insoddisfatti sarebbero due. E non è questo il nostro compito. Noi abbiamo il dovere di favorire e diffondere l’amore, rendere la gente felice, non viceversa.
- Signore, signor Cupido, guardi!
- Cosa dovrei guardare?
- Ecco, Mister Cupido, il puttanier… cioè il porco mandrill… ehm, volevo dire che il soggetto scelto da lei si è avvicinato alla panchina della ragazza con i capelli rossi e ha fatto amicizia con lei. Vede?
- Sì, la nostra piccioncina sembra già cotta di lui. Che cosa volevi dirmi?
- Be', il suo, uhm, protetto, mentre amoreggiava sulla panchina con la rossa romantica, ha già fatto l’occhiolino a due ragazze diverse.
- Benissimo, lo sapevo di aver scelto l’uomo giusto. Sono un genio, un impagabile benefattore dell’umanità!
- Sissignore signore, se lo dice lei… Ma almeno le macchine che vende sono buone?

lunedì 18 dicembre 2006

Donne eccezionali amano


Qualche anno fa vidi uno struggente documentario. C'erano delle donne russe, mogli o fidanzate di condannati a morte. I condannati a morte erano prigionieri in un edificio antico e alto che dava su una piazza di Mosca. Ogni giorno a mezzogiorno circa, queste donne valorose si ritrovavano nella piazza moscovita e aspettavano conversando tra loro. Nell'edificio dei condannati a morte, lassù in alto, c'era una finestrella provvista di sbarre, come quelle di certe fiabe con le principesse imprigionate nelle torri. Ai galeotti a quell'ora veniva concesso qualche minuto per fumarsi una sigaretta e potevano farlo sporgendosi da quell’angusto punto di vista sul mondo.

Le mogli dei condannati a morte li vedevano e li salutavano mandandogli baci. La scena durava al massimo sessanta secondi. E si verificava solo ogni due o tre giorni (molti di quegli uomini con la vita segnata non si facevano vedere perché avrebbero preferito che le compagne si ricostruissero una vita altrove). Queste donne straordinarie avevano organizzato tutta la loro esistenza intorno a quella fugace sbirciata rivolta a una sagoma lontanissima e indistinta che non pareva nemmeno umana. Non c’era fisicamente il tempo di fare altro. Dormire, fare il lungo viaggio di andata in un torpedone mezzo scassato, aspettare in piazza con le altre donne, sperare di vedere per qualche secondo la sagoma del loro uomo. Fare il lungo viaggio di ritorno, svolgere qualche faccenda domestica, dormire. E ricominciare daccapo. Fino alla morte dell’uomo amato.
Sarebbero morti uomini, non certo amori.

Dedico questo post a Barbara che oggi ha annunciato di voler abbandonare il blog, spero e credo in modo temporaneo. Barbara ha molte doti che ne fanno una bella persona, ma la principale è a mio avviso quella di amare senza remore. Lei è del tutto estranea alle ripicche e alle recriminazioni, sia pur legittime, alla Desperate Housewives o alla Sex and the City. Difende il suo amore, anche quando è finito, contro tutto e contro tutti, anche contro se stessa.