
Sono vestiti di nero funerale, si strappano i capelli a ciocche, si lamentano e singhiozzano. Fanno pena. Ti fanno sentire in colpa perché non soffri come loro, anche se non ridi di gusto da tre anni, da quando il tuo vicino di casa odioso si è rotto una gamba cadendo per le scale. Come, che cosa gli è capitato? Questi pietosi individui nerovestiti amano ma non sono riamati. Il fato si è accanito contro di loro, facendogli incontrare i più canaglieschi e irriconoscenti partner sentimentali che calchino il suolo terrestre. Hanno avuto la sfiga di trovare sul loro cammino uomini (o donne) senza cuore, che li hanno spremuti ben bene per poi involarsi. Che sfortuna, che iella!
Ho sempre faticato a capire i lamenti della gente meravigliata del non amore altrui. Perché si lamentano costoro, ma soprattutto perché si stupiscono? E se non ci fosse niente di strano nell'amare una persona senza esserne riamati (senza esserne riamati nella stessa misura)? E se anzi quella fosse la regola dei normali contatti sentimentali umani? Se fosse addirittura obbligatorio che la persona per cui perdi la testa debba riamarti in misura inversamente proporzionale?
Per fare luce su questo aspetto delle relazioni umane dobbiamo ovviamente prima cercare di capire cos’è l’amore e come e quando esso si manifesti. Quand’è che qualcuno ci fa innamorare e perché?
Inutile dire che tentare di definire l’amore nell’angusto spazio offerto da un post – quando non ci sono riuscite le migliori menti di questo pianeta spargendo fiumi di inchiostro – è un’impresa più che ardua. Siamo quindi costretti a essere sintetici e ad accettare alcuni presupposti logici senza dimostrazione. Il punto da cui mi pare si debba partire è che l’amore è una strategia volta a favorire la riproduzione della specie umana e che riveste una tale importanza nell’esistenza di ciascuno di noi proprio perché la spinta riproduttiva è la principale esigenza di qualsiasi essere vivente. Se accettiamo questo presupposto interpretativo, dovremo senz’altro arguire che se riteniamo di svolgere al meglio la funzione di procreazione assegnataci dall’evoluzione, siamo senz’altro più innamorati.
Semplifichiamo molto. Come deve essere il nostro ideale partner sessuale affinché noi percepiamo di svolgere al meglio la nostra funzione riproduttiva, innamorandoci senza freni? Il suddetto individuo deve avere due caratteristiche specifiche, a mio avviso. Deve essere (quanto più) bello, intelligente, affettuoso, giovane e ricco… cioè deve possedere le proprietà utili a tramandare geni favorevoli alla discendenza e ad allevarla con adeguati mezzi materiali, morali e intellettuali. Inoltre deve essere percepito da noi come un partner “possibile”, una persona con cui (considerati i nostri requisiti estetici, psicologici e sociali, che ciascuno di noi sa valutare con invidiabile precisione) possiamo ragionevolmente aspirare a vivere. Una persona che rientri nella nostra circoscritta zona di caccia sentimentale. A tal proposito è probabile che i soliti Brad Pitt e Angelina Jolie - due attori a ragione o a torto molto ammirati da entrambi i sessi - siano un pizzico al di fuori delle nostre logiche aspettative sentimental-riproduttive e quindi difficilmente potremmo innamorarci di loro.
Fin qui filerebbe tutto liscio. Ci basterebbe trovare uno di questi partner desiderabili e “possibili”, superare la robusta concorrenza di altri individui che vogliono accaparrarsi la stessa preda e quindi vivere felici e innamorati con il nostro Lui (la nostra Lei). Per fare un esempio rozzo ma efficace l’amore è come comprare con ciò che abbiamo in tasca (molto o poco che sia) una macchina di valore superiore al nostro status sociale. L’amore è la percezione di aver fatto un “affare” conveniente in campo riproduttivo. Un grande amore è probabilmente la sensazione di aver concluso un affarone. Un grande amore è una Ferrari o una Porsche che per qualche incredibile evento della vita siamo riusciti a fare nostre anche se fatichiamo ad arrivare a fine mese.
Tuttavia c’è un problema in amore. Bisogna essere in due per praticare questa attività bramata dagli uomini. E se noi abbiamo una sfera di interesse in cui cercare un partner sentimentale, anche lui ha una sua sfera di interesse. E anche lui amerà di più o di meno il suo partner a seconda che questi si ponga in alto o in basso sulla scala della desiderabilità in campo riproduttivo (e questa scala di desiderabilità è stranamente corrispondente a quelle delle molte gerarchie – estetiche, sociali, intellettuali, economiche – esistenti nella comunità umana). Tornando al nostro esempio automobilistico, noi abbiamo la percezione di aver fatto un affarone accaparrandoci con i nostri pochi soldi, cioè con le nostre delimitate qualità estetico-intellettual-sociali, la Ferrari o la Porsche o comunque una macchina al di sopra delle nostre possibilità… Ma chiediamoci: se la Ferrari e la Porsche avessero una personalità umana, avrebbero la stessa percezione? Anche loro penserebbero di aver fatto un affare vivendo e interagendo con noi? Non è molto probabile. E’ facile invece quelle macchine di lusso si sentirebbero un tantino declassate ad avere incrociato la loro esistenza con dei disgraziati come noi. La Ferrari e la Porsche, se fossero umane e potessero provare emozioni, probabilmente ci amerebbero meno di come le amiamo noi e ci lascerebbero in fretta a favore di acquirenti umani alla loro altezza sociale, anzi, se possibile, perfino un pochino più su.
Ogni volta che noi amiamo molto o, peggio ancora, moltissimo una persona, quindi, quell’individuo, per i motivi spesso esposti provocatoriamente in questo post, deve amarci poco o pochissimo.
L’esempio delle macchine di lusso è fatto a scopo ironico, ma non troppo. Inoltre è davvero raro che le Ferrari incrocino la loro esistenza con quella dei poveracci descritti nel post. In genere quando in amore si verificano queste difformità per così dire di status riproduttivo (status che come ho cercato di dire riguarda molti fattori e non sono quelli estetici, sociali o intellettuali), si tratta di differenze contenute anche se perfettamente evidenti alle due parti della coppia amorosa.
La logica deduzione del discorso che abbiamo impostato è che, ipotizzando la presenza delle citate (e ben delimitate) zone di caccia o di interesse sentimentali, alcuni individui saranno sempre e comunque esclusi dalle strategie amorose di altri. Non avranno alcuna possibilità, per l’insufficiente valore riproduttivo che rappresentano agli occhi di alcuni loro simili, di essere presi in considerazione come partner sentimentali. Per tutta al vita vivranno in un mondo “a parte” che sarà escluso da altri mondi. L’apartheid come si vede è una costante della società umana e pensare che tale efficace vocabolo debba essere utilizzato solo in campo razziale è una grossa ingenuità.
Per fare luce su questo aspetto delle relazioni umane dobbiamo ovviamente prima cercare di capire cos’è l’amore e come e quando esso si manifesti. Quand’è che qualcuno ci fa innamorare e perché?
Inutile dire che tentare di definire l’amore nell’angusto spazio offerto da un post – quando non ci sono riuscite le migliori menti di questo pianeta spargendo fiumi di inchiostro – è un’impresa più che ardua. Siamo quindi costretti a essere sintetici e ad accettare alcuni presupposti logici senza dimostrazione. Il punto da cui mi pare si debba partire è che l’amore è una strategia volta a favorire la riproduzione della specie umana e che riveste una tale importanza nell’esistenza di ciascuno di noi proprio perché la spinta riproduttiva è la principale esigenza di qualsiasi essere vivente. Se accettiamo questo presupposto interpretativo, dovremo senz’altro arguire che se riteniamo di svolgere al meglio la funzione di procreazione assegnataci dall’evoluzione, siamo senz’altro più innamorati.
Semplifichiamo molto. Come deve essere il nostro ideale partner sessuale affinché noi percepiamo di svolgere al meglio la nostra funzione riproduttiva, innamorandoci senza freni? Il suddetto individuo deve avere due caratteristiche specifiche, a mio avviso. Deve essere (quanto più) bello, intelligente, affettuoso, giovane e ricco… cioè deve possedere le proprietà utili a tramandare geni favorevoli alla discendenza e ad allevarla con adeguati mezzi materiali, morali e intellettuali. Inoltre deve essere percepito da noi come un partner “possibile”, una persona con cui (considerati i nostri requisiti estetici, psicologici e sociali, che ciascuno di noi sa valutare con invidiabile precisione) possiamo ragionevolmente aspirare a vivere. Una persona che rientri nella nostra circoscritta zona di caccia sentimentale. A tal proposito è probabile che i soliti Brad Pitt e Angelina Jolie - due attori a ragione o a torto molto ammirati da entrambi i sessi - siano un pizzico al di fuori delle nostre logiche aspettative sentimental-riproduttive e quindi difficilmente potremmo innamorarci di loro.
Fin qui filerebbe tutto liscio. Ci basterebbe trovare uno di questi partner desiderabili e “possibili”, superare la robusta concorrenza di altri individui che vogliono accaparrarsi la stessa preda e quindi vivere felici e innamorati con il nostro Lui (la nostra Lei). Per fare un esempio rozzo ma efficace l’amore è come comprare con ciò che abbiamo in tasca (molto o poco che sia) una macchina di valore superiore al nostro status sociale. L’amore è la percezione di aver fatto un “affare” conveniente in campo riproduttivo. Un grande amore è probabilmente la sensazione di aver concluso un affarone. Un grande amore è una Ferrari o una Porsche che per qualche incredibile evento della vita siamo riusciti a fare nostre anche se fatichiamo ad arrivare a fine mese.
Tuttavia c’è un problema in amore. Bisogna essere in due per praticare questa attività bramata dagli uomini. E se noi abbiamo una sfera di interesse in cui cercare un partner sentimentale, anche lui ha una sua sfera di interesse. E anche lui amerà di più o di meno il suo partner a seconda che questi si ponga in alto o in basso sulla scala della desiderabilità in campo riproduttivo (e questa scala di desiderabilità è stranamente corrispondente a quelle delle molte gerarchie – estetiche, sociali, intellettuali, economiche – esistenti nella comunità umana). Tornando al nostro esempio automobilistico, noi abbiamo la percezione di aver fatto un affarone accaparrandoci con i nostri pochi soldi, cioè con le nostre delimitate qualità estetico-intellettual-sociali, la Ferrari o la Porsche o comunque una macchina al di sopra delle nostre possibilità… Ma chiediamoci: se la Ferrari e la Porsche avessero una personalità umana, avrebbero la stessa percezione? Anche loro penserebbero di aver fatto un affare vivendo e interagendo con noi? Non è molto probabile. E’ facile invece quelle macchine di lusso si sentirebbero un tantino declassate ad avere incrociato la loro esistenza con dei disgraziati come noi. La Ferrari e la Porsche, se fossero umane e potessero provare emozioni, probabilmente ci amerebbero meno di come le amiamo noi e ci lascerebbero in fretta a favore di acquirenti umani alla loro altezza sociale, anzi, se possibile, perfino un pochino più su.
Ogni volta che noi amiamo molto o, peggio ancora, moltissimo una persona, quindi, quell’individuo, per i motivi spesso esposti provocatoriamente in questo post, deve amarci poco o pochissimo.
L’esempio delle macchine di lusso è fatto a scopo ironico, ma non troppo. Inoltre è davvero raro che le Ferrari incrocino la loro esistenza con quella dei poveracci descritti nel post. In genere quando in amore si verificano queste difformità per così dire di status riproduttivo (status che come ho cercato di dire riguarda molti fattori e non sono quelli estetici, sociali o intellettuali), si tratta di differenze contenute anche se perfettamente evidenti alle due parti della coppia amorosa.
La logica deduzione del discorso che abbiamo impostato è che, ipotizzando la presenza delle citate (e ben delimitate) zone di caccia o di interesse sentimentali, alcuni individui saranno sempre e comunque esclusi dalle strategie amorose di altri. Non avranno alcuna possibilità, per l’insufficiente valore riproduttivo che rappresentano agli occhi di alcuni loro simili, di essere presi in considerazione come partner sentimentali. Per tutta al vita vivranno in un mondo “a parte” che sarà escluso da altri mondi. L’apartheid come si vede è una costante della società umana e pensare che tale efficace vocabolo debba essere utilizzato solo in campo razziale è una grossa ingenuità.







