
Scena finale del film. Il Buono e il Cattivo sono uno di fronte all'altro. Il Buono ha la canna della pistola puntata sulla testaccia bacata del Cattivo, del tutto disarmato. Il Buono è insanguinato, zoppica e ha la faccia gonfia a causa dei pestaggi carogneschi degli scagnozzi del Cattivo. Il Cattivo sghignazza. Dice che il Buono non avrà mai il coraggio di sparare. Lui li conosce i perdenti. Per premere quel grilletto ci vogliono gli attributi e lo stupido lì davanti non ce li ha, glielo si legge negli occhi. Il Buono esita.
Tu spettatore segui la scena. E dai, pensi, premi quel grilletto, ammazza quel figlio di buona donna. Ormai lo sanno pure i bambini con il lecca lecca che se concedi un processo al Cattivo, che tra l'altro è un pezzo grosso pieno di compari ricchi e potenti, quello esce fuori di galera in due minuti. E spara! Non c'è da dimostrare più niente. Tutti noi spettatori del film abbiamo visto con che iena hai a che fare. Ha le mani sporche di sangue a ettolitri, ha fatto piangere migliaia di famiglie, è peggio di Al Capone. Spara. Non mi dirai che se hai Adolf Hitler davanti alla canna della pistola te ne stai a sfogliare la margherita Tocco Caino, Non Tocco Caino? Gli fai un buco in testa e basta. Per piacere, ammazzalo, è l'ultimo favore che ti chiedo, lo giuro.
La scena sopra descritta deve essersi verificata sul grande schermo per un numero di volte superiore alle stelle visibili in cielo. Per tutto il cinema classico si considerava sleale che il personaggio positivo giustiziasse il suo antagonista disarmato, anche se era un assassino di massa. Si era trovata questa soluzione. Il Buono, diciamo Gary Cooper, punta la pistola sul Cattivo, diciamo Edward J. Robinson, questi lo irride più o meno come descritto sopra (dimostrando ancor più di non meritarsi quartiere per la sua stupidaggine). Il Buono, ripassatosi mentalmente il Manuale del perfetto eroe da film, rinuncia ad ammazzare un uomo indifeso. Si volta per andarsene. Il Cattivo approfitta dell'occasione per procurarsi un'arma e ucciderlo a tradimento. Il Buono si volta e lo fredda. La strada è stata lunga e tortuosa, ma alla fine siamo tutti contenti.
Lo scenario suddetto si è riproposto quasi senza variazioni fino agli anni Sessanta. Ora, nel nuovo millennio si sperava che qualcosa fosse cambiato. Tralasciando il Sessantotto, le cadute di Muri di Berlino e di Torri Gemelle, le rivoluzioni di internet e del blog, in televisione i dottori si chiamano House e non più Kilder, no? Al cinema gli scassinatori di banche si godono ai tropici il frutto delle loro sudatissime rapine, come prima non accadeva, vero? Sarà finita pure questa scemenza del Buono che non può piazzare una sacrosanta palla nella capoccia del Cattivissimo disarmato?
Ebbene no. Ieri ho visto Cemento Armato. Giorgio Faletti, nella parte del cattivo, violenta la fidanzata, uccide la madre (anche il padre) e un amico di un ragazzo che gli ha rotto lo specchietto retrovisore dell'auto. Quest'ultimo, dopo esser sopravvissuto chissà come a molti tentativi di omicidio, ha finalmente Faletti davanti alla pistola carica. Faletti fa i salti mortali per farsi uccidere, dicendo le cose più stupide e arroganti che possa dire un Cattivo con la canna della pistola quasi in bocca (escludo che Edward J. Robinson abbia detto cose tanto sciocche in uno qualsiasi dei suoi film). Naturalmente il ragazzo non spara. Solo dopo l'arrivo della polizia e solo dopo che il suo antagonista canta vittoria, il ragazzo si decide a trascinare il suo avversario in un balzo dal ponte, morendo con lui. Incazzatura bestiale, la mia. Dico, non era meglio premere quello stramaledetto grilletto un paio di minuti prima? Detesto vedere film in cui i personaggi si comportano in modo stupido. E spara, cretino!






