giovedì 20 gennaio 2011

Donne e galera

- Guarda che bellissima ragazza sta passando! Che linea, che forme. E hai visto che paio di splendide e sensuali…
- Ho visto dove stai guardando. Attento che se attui con quella ragazza ciò che ti si legge negli occhi ti becchi cinque anni di galera per direttissima. O sette se ti viene riconosciuta la premeditazione o non superi la prova del palloncino.
- Ti giuro che non guardavo lì, io guardavo un po’ più su, dove quella ragazza ha quei due magnifici…
- Sì, capisco, per quello sono solo sei anni senza condizionale o, a scelta, tre anni di lavori forzati nell’isola del Diavolo nella Guyana francese. Niente paura, sono perfettamente convinto che si possa evadere da quella colonia penale, anche se finora ci è riuscito solo Papillon.

sabato 15 gennaio 2011

La vita in diretta

“Pronto, amore!!!! Teso’… Amo’, mi senti????”
Mi riscuoto dalla mia apatia e mi sistemo meglio sul sedile dell’autobus. Chi diavolo parla con quel vocione da piazza? Dato che nell’autobus vuoto siamo solo io e la guidatrice, c’è poco da riflettere.
“Amore mio, come stai?” tuona una voce appassionata dal sedile di guida a un volume in cui i decibel si sprecano. “No, amore. Sì, teso’, vengo subito da te”.
Aspetto per vedere se la guidatrice appassionata manda qualche sbaciucchiamento al suo innamorato dall’altro capo del cellulare e noto vagamente che ha affrontato una curva impegnativa girando l’enorme volante del bus con una sola mano. Vorrei quasi segnalarle che magari sarebbe più opportuno comunicare con il suo spasimante quando la strada si fa diritta (sono un pragmatico e considero alquanto possibile che la signora al volante abbia già sentito dire che parlare a cellulare guidando è lievemente proibito, specie per un conduttore di mezzi pubblici, specie in tratti pericolosi di strada). Però me ne sto zitto, temo che tra le smancerie telefoniche, i sospiri d’amore, le curve di oltre novanta gradi affrontate manovrando con la sola mano sinistra e le discussioni con passeggeri preoccupati possa succedere una catastrofe.

sabato 8 gennaio 2011

A me queste tre – Il cinema classico

Più di quattro anni fa avevo cominciato a scrivere una serie di post intitolati “A me queste tre” sulle mie attrici preferite delle varie epoche cinematografiche. Ne scrissi due, quelli dell’epoca moderna e intermedia, ma mi mancavano le Ammequestetré dei primordi del cinema. Pensavo che non avrei mai scritto l’articolo mancante, ma come mi capita non di rado mi sbagliavo. Le tre attrici di cui ho parlato e di cui parlerò non si distinguono necessariamente per la loro bravura nel recitare, anche se sono brave pure in quel campo, ma per il fatto di avermi fatto fantasticare per un periodo breve o lungo della mia vita. Mi hanno per così dire stregato in almeno un loro film e in almeno un loro film ho sognato di stringerle tra le braccia o di guadagnarmi il loro favore

lunedì 3 gennaio 2011

L’uomo che guida (parabola)

L’uomo che guidava un giorno andò da un vecchio saggio. Maestro, disse, ho sbagliato tutto finora. Guido la mia auto piano, faccio percorsi sempre prevedibili, vorrei vedere nuovi posti, vivere nuovi emozioni. Ho capito che finora ho guidato sempre male, Maestro. Ma d’ora in poi userò il volante in maniera diversa e audace, anzi cambierò persino la mia auto, me ne prenderò una più grande e potente. Non voglio morire guidando la stessa macchina sempre allo stesso modo e per le stesse strade.
Figliolo, disse il vecchio saggio, sei proprio sicuro di aver guidato male finora?

mercoledì 29 dicembre 2010

Il paradiso editoriale può attendere

- To’, chi si vede, il mio angelo custode. Non pensavo che avresti avuto la faccia tosta di farti vedere, per di più a Natale. Attento a dove parcheggi quelle maledette ali e non mi insozzare come al solito il pavimento con piume che puzzano di nullafacenti in paradiso.
- Che c’è? Non sembri molto contento di vedere il tuo protettore celeste. Eppure con te mi sono prodigato più di Clarence con James Stewart. Mi sono ampiamente guadagnato la promozione ad angelo di prima classe per come ti ho soccorso e sostenuto. Peccato solo che il Principale non se ne sia ancora accorto.
- Di cosa si sarebbe dovuto accorgere? Che sei un angelo custode buono a nulla?
- Che irriconoscente. Scusa, ma tu cosa volevi fare veramente? Scrivere. E mi pare che tu lo faccia. Forse non sei soddisfatto di quello che hai scritto?
- No, non mi lamento di quello che ho scritto. Ma vedi, continuo a spulciare la classifica dei bestseller e non ci trovo mai un mio titolo.

giovedì 16 dicembre 2010

Fantasmi a Natale

Fantasmi tra i vivi. Erano molti, ma non erano vivi. Erano morti eppure non erano ancora morti, si intestardivano a vagare nel mondo in cui erano stati vivi, a ricordare di quando pure loro erano emozionati e felici come gli uomini che spiavano e invidiavano. Loro non vivevano, avevano il ricordo della vita. Non gioivano, avevano il ricordo della gioia. Non amavano, avevano il ricordo, piuttosto sbiadito, dell’amore. Non provavano alcuna emozione, solo il ricordo delle tante e potenti emozioni che li avevano scossi quando erano vivi. Eppure bastava quel lontano ricordo di quando erano vivi a farli restare lì tra gli uomini, che non li vedevano e non li percepivano, perché quegli esseri senza sostanza che si aggrappavano ai ricordi ormai non erano più niente.

giovedì 9 dicembre 2010

Vivreste per 14 mila anni?


Ieri ho visto un film, L’uomo che venne dalla terra. Di semplice struttura scenografica, quasi un’opera teatrale, tutto dialogo e niente effetti speciali. Un professore universitario sta per trasferirsi altrove, i suoi colleghi gli fanno una festa a sorpresa. Durante il party d'addio alcuni invitati, insospettiti, lo interrogano sui motivi della partenza. Il professore sostiene di essere un immortale che vive da oltre 14.000 anni, era in origine un uomo preistorico. Ogni dieci anni deve trasferirsi altrove altrimenti la gente noterebbe che non invecchia.
Ho trovato il film affascinante, mi ha tenuto sveglio fino a tardi, anche se c’era meno azione che nei film di Woody Allen. La cosa che mi ha sorpreso di più è che il professore immortale non desse alcun segno di essersi stancato di vivere. Già in una vita normale a un certo punto ti pare di aver visto quasi tutto, ma in 14 mila anni di certo quella sensazione deve accentuarsi. Mi sono chiesto che reazioni avremmo vivendo una vita così lunga. Ecco alcune ipotesi:

giovedì 2 dicembre 2010

Il gesto di Monicelli

- E sul gesto estremo di Mario Monicelli cosa pensi? Ultimo atto di volontà o di disperazione?
- Scusa Monicelli aveva quarant’anni?
- No, ne aveva 95.
- Era in ottima salute?
- No, aveva tutti gli acciacchi della vecchiaia e un avanzato cancro alla prostata.
- Era allegro? Rideva?
- Non mi pare. Nelle interviste, anche se si esprimeva con estrema lucidità fino agli ultimi giorni, si lamentava della vecchiaia e della scomparsa di tutte le persone che conosceva e facevano parte del suo mondo e del suo ecosistema esistenziale. Probabilmente si sentiva un sopravvissuto di un mondo estinto.