sabato 28 agosto 2010

Il romanzo dei blogger

- Tieniti forte, voglio scrivere un romanzo sul mondo del blog.

- Ti senti bene? A chi cavolo può interessare un romanzo sul mondo del blog?

- A molta gente. A tutti i blogger e non solo. Conosci questo nostro ambiente, è ricco di spunti, di personaggi, di storie. C’è tutto nel blog, il dramma, l’amore, il mistero, dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, due o cento volte volte nella polvere e due volte sull’altar. E’ roba interessantissima.

- Sì, mi elettrizzo al solo pensiero di pantofolai che bivaccano davanti al computer dall’alba al tramonto. Con un materiale così ne verrà fuori un romanzo più movimentato di Alien contro Predator.

- Basta con questo tuo spirito distruttivo. Abbiamo un mucchio di spunti fortissimi da inserire nel nostro romanzo. Pensa un po’ a quanti personaggi abbiamo incontrato nella nostra lunga militanza sul blog. Parrucchiere poetesse in cerca di anima gemella, teppisti del commento anonimo, improvvisati capipopolo alla je m’indigne, dottori che si spacciano per bionde disponibili e bionde disponibili che si dichiarano malati terminali. Qui c’è materiale non per uno, ma per cento romanzi. E per il ritmo, ammetto che ci si deve lavorare un po’ su, ma non ho dubbi sulla riuscita.

- E sentiamo di cosa parlerebbe questo tuo romanzo sul blog?

lunedì 23 agosto 2010

Uno del popolo

Il popolo è rumoroso, il popolo è volgare, il popolo è maleducato, il popolo non ha letto i libroni e non conosce i salotti dove tutti parlano bene e sono sempre nel giusto, il popolo è permaloso e attaccabrighe, spesso aspira a fare il guappo, anche di cartone. Il popolo rutta e scorreggia per strada e piscia per strada e sputa per strada e bestemmia per strada e va a piedi nudi non nel parco, ma, guarda un po’, per strada, e fischia ai culi in strada, il popolo ascolta musica scadente, non solo per strada, il popolo mangia cibo scadente, ride per barzellette scadenti, ha suonerie per telefonini superscadenti, guarda film perlopiù scadenti, indossa vestiti da due soldi di gusto scadente e anche i suoi denti sono scadenti, e quando si fa di vino, droga e sigarette sceglie sempre e infallibilmente i prodotti di peggiore qualità. Ah, che brutta cosa è il popolo, ah, che mostro fu creato, non odora di lillà, non dice pardon, al massimo ti dice stronzon. Non fa testamenti, il popolo, né biologici, né di altra natura, pensa che morirai quando verrà il tuo momento e pensa che sia stupido pagare un notaio quando hai da lasciare in eredità le tue quattro ossa o poco più. Però però però.

lunedì 16 agosto 2010

Viva san Pancrazio protettore del mio blog

Le previsioni del tempo sul mio blog per oggi sono buone. Si prevede un virtuale cielo sereno, assenza di nuvole e temperatura intorno ai 30 webgradi Twitternheit. Nel pomeriggio tuttavia sono attesi addensamenti nuvolosi sulle colonne laterali e sui pie’ di pagina, con possibilità di brevi acquazzoni sugli script java degli ultimi commenti al post. L’anticiclone estivo proveniente da Wordpress in serata riporterà il sereno.

Viva san Pancrazio protettore del blog mio,

Viva san Pancrazio protettore mio ognor.

lunedì 9 agosto 2010

Il delitto e la raccomandazione (quasi) perfetti

Vediamo se possiamo avvicinare grande letteratura (gialla) e grande raccomandazione e grandissimo nepotismo (all’italiana) e vediamo se possiamo farlo in poche righe. C’è uno splendido romanzo thriller di Patricia Highsmith, Sconosciuti in treno, da cui è stato tratto pure il film hitchcockiano Delitto per delitto, che fa al caso nostro. Uno dei protagonisti del romanzo, Bruno, crede di aver trovato il segreto del delitto perfetto, e cioè il delitto (all’apparenza) senza movente. Prende un treno qualsiasi e contatta un passeggero sconosciuto, Guy, sul quale però aveva già preso delle informazioni. Guy è stato tradito dalla moglie, mentre Bruno odia suo padre. La proposta è la seguente, Bruno avrebbe ucciso la moglie fedifraga di Guy, mentre l’altro avrebbe ricambiato il favore eliminando il padre padrone. Nessuno degli assassini ha relazioni con la futura vittima e nessuno sospetterà di loro, anche perché dopo quell’incontro occasionale in treno non si rivedranno più. Tu fai un delitto per me e io lo faccio per te, uguale il delitto perfetto.

mercoledì 4 agosto 2010

M’occia non M’occia, M’occia non M’occia

Intervista a Moccia e a Non Moccia.

La verità. Ritieni di dire la verità quando scrivi?

Moccia. Certo, non faccio sconti su certi argomenti. La verità è l’unica cosa al mondo che conta. Sì, pure i miei romanzi sono veri dalla prima all’ultima parola. E che nessuno osi ridere.

Non Moccia. Non so cosa sia la verità, ne se esista. Io di certo non la dico e non conosco nessuno che lo faccia. Nemmeno ora che sto negando di dire la verità dico tutta la verità. Non esiste una differenza tra uomini che mentono e uomini che non lo fanno, ma tra mentitori stupidi e mentitori coscienti che magari si vergognano un po’. Io spero di appartenere alla seconda categoria.

Fiducia negli uomini. Hai fiducia negli uomini?

Moccia. Sempre. Gli esseri umani mi sorprendono sempre in positivo. Li amo. Li amo anche di più quando comprano i miei libri su scusa ma ti chiamo amore e dicono che so scrivere, si sa. Ah ah ah, smack smack.

Non Moccia. Non si tratta di avere fiducia negli uomini, ma di comprendere il loro comportamento e agire di conseguenza. Il fatto che alcuni comprino i libri del mio quasi omonimo non contribuisce ad alimentare nessuna fiducia.

domenica 25 luglio 2010

Hollywood party

- Benvenuto alla festa, Charlie, sei più in forma che nel tuo film più bello, Luci della città.

- Sei troppo buono con me, Capitano. Ma detto tra noi, il mio film più riuscito è stato La febbre dell’oro. In ogni caso è un onore per me essere al tuo party.

- Vatti a sedere con John Wayne ed Edward G. Robinson, Charlie. Lo vedi, John è quello che alza il gomito su quel divano mentre ride alle spiritosaggini di Katharine Hepburn.

- Ci vado subito. Magari questa è la volta che scopro che cosa significa quella dannata Gi di Robinson.

- Ehi, James, ti stai divertendo? Ho visto che ti cercava Alfred Hitchcock, penso che volesse dirti qualcosa del vostro film La finestra sul cortile. Ma dov’è finito, Alfred? Un attimo fa era lì insieme a Rita Hayworth e Bing Crosby. Rideva come un matto per una barzelletta di Johnny Weissmuller.

giovedì 15 luglio 2010

Odio l’estate

Turisti cialtroni a ore nove. Sono seduto su uno scranno del Duomo di Napoli. Silenzio, pace, atmosfera suggestiva. Chi ha detto che non si possa trovare un angolo di serenità nella Città d’’o Sole? Non dura molto, ma questa volta i napoletani non c’entrano. Entrano frotte di turisti di aspetto nordico, alti, biondi rumorosi. Sono vestiti con pantaloncini quasi carnevaleschi, strascicanti ciabatte polverose, camicette da due soldi. Già così verrebbe voglia di prenderli a calci in culo, ma quelli si mettono a ridere e a chiacchierare nella pace sacra della chiesa e non contenti fanno lampeggiare le macchine fotografiche sotto i cartelli multilingue che vietano di far foto. Non sono pochi, sono tanti. E sono tutti buzzurri. E poi dicono i napoletani…

Culo gigante a ore tredici. Bordeggiando per le strade del mio quartiere, avvisto a proravia, diciamo a ore tredici, quello che sembra un culo gigante fasciato in aderenti pantaloni giallo canarino. Miraggio?

giovedì 8 luglio 2010

Le barzellette dei robot

Robot AZX2924: Dunque c’è uno di questi robot antichi. Sapete, quei modelli primitivi ormai estinti che si davano un sacco di arie, prima dell’avvento della cibernetica avanzata e dei biochip di sesta generazione…

Robot GHJ0945: Sì, conosco il tipo. Parli di quei ridicoli robot che se ne andavano in giro tutti impettiti, con l’aria di pensare di essere i padroni del creato e di avere ragione su tutto.

Robot WQK2287: Certo, quella specie di automa pomposo che iniziava ogni discorso dicendo io io io io.

Robot AZX2924: Ssssss, silenzio che mi fate perdere il filo, si fa per dire. Dicevo che c’era questo modello di robot tronfio che in ogni occasione si vantava di essere “speciale”. Delle volte giurava di essere un figlio prediletto di Dio e soprattutto strombazzava ai quattro venti di essere “libero”. Poteva fare una cosa o un’altra a seconda del suo capriccio. Cianciava addirittura di essere dotato di libero arbitrio.