venerdì 31 ottobre 2014

Fortuna al gioco

- Sai sono preoccupato, è la prima volta che manchi un appuntamento.

- Di che parli?

- Del blog. Non è mai capitato che passasse un mese senza che tu scrivessi un post. Sono deluso. Il tuo blog pareva una delle poche certezze di questo mondo.

- Esagerato. Si tratta di un piccolo diario virtuale di nessun conto. In ogni caso il mese non è ancora terminato, siamo al 31.

- Intendi dire che hai un argomento da post?

- Forse. Che ne diresti se parlassi di fortuna al gioco?

- Sentiamo.

- Conosco una persona che ha un fratello che vince spesso alle scommesse. Ora quattromila, ora duemila. Ora cinquecento.

- Be’, può capitare. È una cosa normale.

- Questa persona ha pure un secondo fratello. E vince pure lui al gioco. Ora tremila, ora mille e cinquecento, ora altre cifre.

mercoledì 17 settembre 2014

Più eroi che supereroi

Sto leggendo un libro intitolato Marvel Comics. Storie di eroi e supereroi, scritto da Sean Howe. E’ la storia dei fumetti della Marvel a partire dagli anni Trenta, con speciale riferimento ai personaggi creati da Stan Lee negli anni Sessanta, i famosi “supereroi con superproblemi”. I supereroi nel titolo sono evidentemente intuibili, mentre gli eroi di cui si parla sono evidentemente le schiere di sceneggiatori, soggettisti, disegnatori, inchiostratori succedutisi nella realizzazione degli albi a fumetti.

E’ una storia affascinante, soprattutto per un antico collezionista dei supereroi Marvel come me, che negli anni Settanta disponeva di centinaia di titoli che andavano dai Fantastici Quattro disegnati dall’epico Jack Kirby, al Mitico Thor realizzato graficamente da Kirby e dal michelangiolesco John Buscema. Ho già parlato della mia venerazione per i disegnatori della Marvel in questo post, in cui descrivevo come all’epoca sapessi citare a memoria decine e decine di disegnatori e inchiostratori nonché i titoli esatti di centinaia di fumetti, in sequenza, dall’Uomo Ragno all’Incredibile Devil.

domenica 24 agosto 2014

Le secchiate d’acqua notizia del giorno

image Prima notizia del tg5 di stasera, la notizia che oscura ogni altra notizia e si guadagna l'apertura del giornale. La guerra in Iraq, con le violenze del famigerato esercito musulmano dell'Isis e quelle corrispondenti dei droni americani telecomandati? Il rapper inglese di origine iraniana che invece di godersi la casa da un milione di dollari si distrae tagliando la testa del giornalista James Foley con relativo video sul web? La guerra in Libia, la situazione in Ucraina? La minaccia della peste del terzo millennio, il virus dell'Ebola? La disoccupazione che ti trasforma in assassino o suicida? Niente di tutto questo. La notizia di apertura del tg5 era sulle secchiate d'acqua che pare essere il tormentone dell'estate. Abbiamo rivisto Renzi, Fiorello, Celentano e Renato Zero buttarsi le secchiate d'acqua in testa, più qualche attore americano mezzo nudo per mostrare il fisico palestrato. Abbiamo appreso che gli americani saranno pure cretini ed esibizionisti, ma almeno cacciano i soldi (70 milioni di dollari raccolti per la ricerca medica), mentre gli italiani sono cretini e tengono la grana sottochiave (solo 70 mila euro raccolti).

Come è noto il gioco si sviluppa in questo modo. Un personaggio più o meno famoso va nel suo giardino benestante e si fa riprendere mentre si butta una secchiata d’acqua gelata in testa. poi posta il video della secchiata sul Web e si bea delle centinaia di Mi Piace che accoglie la sua impresa. Quindi qualche altro personaggio, o famoso come lui o semplice servo dei potenti, viene nominato per continuare il gioco. Tecnicamente non ci sarebbe nessun bisogno di filmare l’impresa idrica e postarla su Twitter o Facebook, ma finora non è giunta notizia di una secchiata d’acqua caduta fuori dai social network.

martedì 12 agosto 2014

Nove uomini su diciassette

 L'attimo fuggente1a È morto Robin Williams. Il suo nome sarà legato per sempre al personaggio del Mio Capitano nell'Attimo fuggente. E in particolare alla scena qui ritratta. Il professore libertario Keating interpretato da Williams aveva una classe. Chi ha visto il film sa che Keating non dispensava nozioni, ma formava uomini. La domanda è: quanti uomini ha formato? Questa foto ci può aiutare. Ci sono diciassette allievi nella classe. Nove sono in piedi a sfidare il conformismo e la vita facile asservita all'autorità costituita. Otto allievi sono seduti, perlopiù in preda alla vergogna. Ci sono venti banchi nella classe, tre risultano vuoti. Uno apparteneva a un ragazzo ucciso dall'intolleranza del vecchio sistema (Neil Perry, il sognatore che voleva recitare Shakespeare). Un altro è di un allievo espulso per aver preso a pugni un compagno traditore (è quello soprannominato Nwanda). Del terzo banco vuoto non ho notizie. Nove futuri uomini coraggiosi su diciassette sono la maggioranza assoluta. Il film ci lascia ottimisti sul destino del mondo.

lunedì 28 luglio 2014

I voti alle serie televisive (0-B)

Breaking-BadParlerò di alcune serie televisive, mettendo pure dei voti, in questo e in post successivi. Mi interesserò solo di serie recenti e di genere drammatico, il solo genere che seguo, e, tranne in un caso, solo di serie televisive americane o inglesi. Non riesco a seguire serie italiane, non so perché. So solo che una volta cercai di vedere “La freccia nera”, ma mi stavo quasi scompisciando vedendo Riccardo Scamarcio in abiti d’epoca (la donna fatale della storia era interpretata da una velina con accento romanesco che piazzava frecce come nemmeno Guglielmo Tell). Incredulità assoluta mista a risate è la reazione che ho imbattendomi in Sabrina Ferilli vestita da suora ottocentesca o Alessia Marcuzzi in costume da carabiniera buono per Halloween.

giovedì 3 luglio 2014

Presunto assassino

Seguo il telegiornale mentre preparo il pranzo. Il caso Yara, si parla di continuo di Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Mapello indagato per le tracce di Dna rivenute sul corpo della ragazzina, il quale viene definito senza mezzi termini “il presunto assassino”. Mi dico che il giornalista autore del servizio deve essersi distratto nella fretta, o forse ho capito io male. Da quello che so, esiste solo la presunzione di innocenza, non quella di colpevolezza. Cioè nell’indagine su ogni delitto si ritiene l’indagato innocente finché non sia stata provata, possibilmente in tribunale, la sua colpevolezza, al di là di ogni ragionevole dubbio, come ripeteva pure la buonanima di Perry Mason. Sulla questione, mi dicono i miei vaghi ricordi di telespettatore pantofolaio, esiste perfino un film con Harrison Ford intitolato Presunto innocente, non certo Presunto colpevole. Anche i peggiori criminali di cui si abbia notizia, ossia i politici, ogni volta che vengono indagati per le loro ruberie e malefatte, non fanno che ripetere la formula magica “presunzione di innocenza”. L’ha appena ripetuta in televisione l’ex presidente francese Sarkozy per una questione di intimidazioni e forse corruzione ai danni dei magistrati d’Oltralpe.

sabato 28 giugno 2014

I voti alla disfatta brasiliana

guarda-lo-spot Alcune considerazioni sulla disfatta calcistica italiana in Brasile. Per semplificare, darò dei voti a persone e situazioni. Un noto giornalista, in un suo recente libro di successo, giudicava personaggi contemporanei assegnando voti dal tre al dieci (forse temeva di apparire troppo severo adottando voti inferiori). Non farò come lui. Tre mi sembra un voto alto per valutare alcuni aspetti della nazionale di calcio. E il dieci può usarlo solo chi aspira alla santità, il che fortunatamente non è il mio caso.

Il gioco dell’Italia vista in Brasile, voto 3. Non ricordo di aver mai visto una nazionale di calcio più deludente di questa, che ha comunicato un senso di impotenza assoluta e perfino una convinzione sull'inutilità della vita suggerendo lievi desideri di eutanasia (la vita è brutta è triste, sembrava suggerire l’atteggiamento della nostra squadra apatica e impaurita, perché fare tanti tentativi per vedere il domani?) L’Italia giocava con un velocità stimata in circa zero virgola tre chilometri all’ora. Pirlo si stancava persino a camminare. I palloni calciati da De Rossi e Thiago Motta avevano un’autonomia massima di tre metri e ottanta centimetri. Chiellini passava palle con la stessa gittata, ma solo a ritroso, forse perché aveva difficoltà a individuare la porta avversaria. Ciò che abbiamo visto in queste tre partite è esattamente il tipo di squadra, di gioco, di giocatori, di coraggio, di positività, di fierezza adatto a ridare fiducia a un paese ostaggio della crisi, del malgoverno, della gozzoviglia del potente, della depressione da debito pubblico.

sabato 21 giugno 2014

Abbasso l’Italia che ci umilia

Ieri ho visto solo il primo tempo della partita tra Italia e Costa Rica. A un certo punto ho spento perché mi pareva umiliante, non tanto come giocava l’Italia, e giocava male, quanto il fatto di trovarsi a guardare una squadra di paurosi inetti giocatori di subbuteo. Ci sono tanti modi di giocare male, contro squadre forti e squadre deboli, ma la paura di giocare, il guardarsi dietro invece di guardare avanti, la paura di correre, di fare perfino un passaggio che potrebbe essere intercettato, la paura dei piedi che tremano, quella non la sopporto, la trovo umiliante.

La paura è purtroppo la costante del nostro modo di fare calcio. Siamo storicamente una squadra difensivista, siamo gli inventori del catenaccio, del primo non prenderle. Abbiamo inventato il libero, cioè un giocatore supplementare in difesa. Spesso proclamiamo di fare un gioco diverso, di attacco, di coraggio, ma poi torniamo ai nostri vecchi istinti e pensiamo non a ciò che potremmo fare per giocare ma a ciò che dobbiamo fare per difenderci. Anche la nazionale di Prandelli ci aveva illuso, aveva proclamato che avrebbe fatto gioco, e invece ci siamo trovati a guardare due partite di odiosi passaggini fatti al tuo compagno a mezzo metro, che poi te la ridà a mezzo metro da te. Ieri avevamo una formazione con mezza dozzina di mediani, Pirlo, De Rossi, Thiago Motta e Candreva. L’idea era di fare scambi di palla non rischiosi a centrocampo tu a me, io a te, tu a me, io a te, tu a me, a te, a me, a te, a me. La speranza era che gli avversari crollassero morti di noia e quindi approfittarne per segnare a porta vuota. Gli avversari si saranno pure annoiati, ma non abbastanza da non rifilarci una castagna in porta.