sabato 28 febbraio 2015

Peggy e Pedro nell’Estate dell’Amore

H1«Peggy, ma tu dovevi essere morta! Non puoi essere qui con me».

«In effetti hai ragione, Pedro. Mi sono buttata da un ponte di Roma nel 2012. Avevamo litigato. Eri ubriaco e lo ero anch’io. Mi hai detto parole dure e quella volta sentivo che non potevo sopportarle. Scusami, amore mio, ti ho fatto soffrire molto, lo so, con la mia morte».

«Non devi scusarti, è colpa mia. Sono stato devastato quando ho visto il tuo corpo senza vita. Ho capito che senza di te non avevo più ragione di vivere. E chi se ne fotte se una frase così può apparire retorica».

Pedro ricordava tutto. Lui e Peggy facevano i punkabestia a Roma. Giravano sbrindellati per la Città Eterna e dormivano sotto i ponti, accompagnati spesso da un branco di cani che se le passavano male come loro. Vivevano di espedienti. Piccolo artigianato, spettacoli di strada; quando non c’era di meglio, accattonaggio. Alcol e vita libera. Oggi qui e domani là. Non ricordava come si erano conosciuti e men che meno come erano finiti a Roma. Ricordava che lui non si chiamava davvero Pedro, era il nome che si era scelto per i suoi vagabondaggi. Così come Peggy non si chiamava davvero Peggy. Che altro? Beh, Peggy era tedesca e lui nativo della repubblica Ceca. Ah, c’era il fatto che Peggy era morta, irrimediabilmente, tre anni prima.

sabato 31 gennaio 2015

Cavallo Pazzo nei cuori rossi

Sto scrivendo molto al di fuori del blog e non ho tempo di buttare giù un nuovo post. Siccome non voglio rinunciare al proposito di pubblicare almeno una volta al mese, ho deciso di riproporre un mio vecchio post su Cavallo Pazzo. In questo piccolo racconto il celebre capo indiano, che terminò la carriera imbattuto sui campi di battaglia, fu costretto ad arrendersi ai bianchi per sottrare la sua gente a una morte certa per fame. Mentre veniva scortato alla prigione, fu riconosciuto da altri indiani sconfitti, riuniti intorno a Fort Robinson. A quel punto ogni nativo americano, a qualunque tribù appartenesse, acclamò Cavallo Pazzo come un eroe, sentendo rinascere nel cuore l’antica fierezza dei cavalieri liberi delle praterie.

“Vuole dire che quell’ometto insignificante lì sarebbe il famigerato Cavallo Pazzo? La belva umana che ha annientato il Settimo Cavalleria di Custer e ha sconfitto il generale Crook a Rosebud Creek? Non ci posso credere, signor tenente, mi dica che si tratta di un errore.”

mercoledì 31 dicembre 2014

Neve a Napoli

Neve-sul-Vesuvio-600x337 Mi alzo dal letto dopo averci pensato su a lungo. Fa un freddo cane, forse era questo che stimolava la mia riflessività sul materasso. Vado in cucina e preparo la macchinetta del caffè. Acqua freddissima che ti congela le mani, anche se cerco di lavare la caffettiera con un solo dito o poco più. Ho sete, ma non bevo, perché la temperatura dell’acqua deve essere prossima a quella di congelamento. Mi disseterò col caffè. Vado un po’ di qui e un po’ di là mentre aspetto il caffè. Passo accanto alla finestra. Devo avere le traveggole. Quella di fuori sembra proprio neve. C’è un manto bianco che ricopre ogni cosa. Non può essere, non a Napoli. Deve essere grandine. Spesso cadono grandinate che imbiancano il paesaggio dandoti l’effetto neve. Esco fuori al balcone. Quella che ho davanti non sembra grandine, ma neve.

domenica 30 novembre 2014

Rap di Natale 2014

Natale ad affrontare lamantini, babirussa, kriss avvelenati di thugs, con Giro Batol, Sambigliong, con Carmaux e Wan Stiller, a me valorosi tigrotti, guai a te, Wan Gould, forza Mister Fogg che gli 80 giorni stanno scadendo, ma quanto saranno lunghe ventimila leghe sotto i mari, a pescare trepang e a illudersi di essere abbastanza grande da stringere tra le braccia Capitane dello Yucatan e Jolande figlie del Corsaro Nero, a fare il tifo per il cane Buck contro quella carogna di Spitz, a conoscere per nome come fratelli tutti i cani che trainavano una certa slitta nel Klondike, ammaliato pure tu dal richiamo della foresta. Natale a sognare con l’ultimo dei Mohicani, a capire che non mi serve niente per essere felice nelle foreste del Nord, appena un coltello, un arco con le frecce e magari una canoa, ah, sarebbe bene che ci fosse anche la figlia di un colonello inglese di cui innamorarsi che non si sa mai, elegante e colta quanto io sono selvaggio e coraggioso, è chiaro, Natale con Moby Dick e un capitano di quindici anni, a chiedersi perché deve morire il più piccolo e valoroso dei ragazzi della via Paal, perché il mondo è così cattivo, eh, me lo sai spiegare, Tarzan, no, vuoi provarci tu, Tom Sawyer, o forse tu, Oliver Twist, che poi non ho mai saputo distinguervi che sembrate uguali, no, state tutti zitti e fate parlare D’Artagnan, che poi mi insegnerà a tirare di spada e mi accompagnerà alla ricerca dell’isola del tesoro, ma tenete le mani a posto che Long John Silver lo sistemo io, basta, saluto tutti, vado nella giungla indiana e porto con me la tigre Darma, no, mi avventuro nelle distese dell’Alaska con Zanna Bianca, o meglio ancora vado sull’isola di King Kong, tra le aquile della steppa, tra i predoni del deserto, e lo vogliamo proprio scartare un viaggio al centro della terra con Michele Strogoff e i figli del capitano Grant? Ora devo andare, ma dimmi, Tremal-Naik, sarebbe davvero bastata una sola mano a cingere la vita di Ada Corishant, la Vergine della Pagoda?

venerdì 31 ottobre 2014

Fortuna al gioco

- Sai sono preoccupato, è la prima volta che manchi un appuntamento.

- Di che parli?

- Del blog. Non è mai capitato che passasse un mese senza che tu scrivessi un post. Sono deluso. Il tuo blog pareva una delle poche certezze di questo mondo.

- Esagerato. Si tratta di un piccolo diario virtuale di nessun conto. In ogni caso il mese non è ancora terminato, siamo al 31.

- Intendi dire che hai un argomento da post?

- Forse. Che ne diresti se parlassi di fortuna al gioco?

- Sentiamo.

- Conosco una persona che ha un fratello che vince spesso alle scommesse. Ora quattromila, ora duemila. Ora cinquecento.

- Be’, può capitare. È una cosa normale.

- Questa persona ha pure un secondo fratello. E vince pure lui al gioco. Ora tremila, ora mille e cinquecento, ora altre cifre.

mercoledì 17 settembre 2014

Più eroi che supereroi

Sto leggendo un libro intitolato Marvel Comics. Storie di eroi e supereroi, scritto da Sean Howe. E’ la storia dei fumetti della Marvel a partire dagli anni Trenta, con speciale riferimento ai personaggi creati da Stan Lee negli anni Sessanta, i famosi “supereroi con superproblemi”. I supereroi nel titolo sono evidentemente intuibili, mentre gli eroi di cui si parla sono evidentemente le schiere di sceneggiatori, soggettisti, disegnatori, inchiostratori succedutisi nella realizzazione degli albi a fumetti.

E’ una storia affascinante, soprattutto per un antico collezionista dei supereroi Marvel come me, che negli anni Settanta disponeva di centinaia di titoli che andavano dai Fantastici Quattro disegnati dall’epico Jack Kirby, al Mitico Thor realizzato graficamente da Kirby e dal michelangiolesco John Buscema. Ho già parlato della mia venerazione per i disegnatori della Marvel in questo post, in cui descrivevo come all’epoca sapessi citare a memoria decine e decine di disegnatori e inchiostratori nonché i titoli esatti di centinaia di fumetti, in sequenza, dall’Uomo Ragno all’Incredibile Devil.

domenica 24 agosto 2014

Le secchiate d’acqua notizia del giorno

image Prima notizia del tg5 di stasera, la notizia che oscura ogni altra notizia e si guadagna l'apertura del giornale. La guerra in Iraq, con le violenze del famigerato esercito musulmano dell'Isis e quelle corrispondenti dei droni americani telecomandati? Il rapper inglese di origine iraniana che invece di godersi la casa da un milione di dollari si distrae tagliando la testa del giornalista James Foley con relativo video sul web? La guerra in Libia, la situazione in Ucraina? La minaccia della peste del terzo millennio, il virus dell'Ebola? La disoccupazione che ti trasforma in assassino o suicida? Niente di tutto questo. La notizia di apertura del tg5 era sulle secchiate d'acqua che pare essere il tormentone dell'estate. Abbiamo rivisto Renzi, Fiorello, Celentano e Renato Zero buttarsi le secchiate d'acqua in testa, più qualche attore americano mezzo nudo per mostrare il fisico palestrato. Abbiamo appreso che gli americani saranno pure cretini ed esibizionisti, ma almeno cacciano i soldi (70 milioni di dollari raccolti per la ricerca medica), mentre gli italiani sono cretini e tengono la grana sottochiave (solo 70 mila euro raccolti).

Come è noto il gioco si sviluppa in questo modo. Un personaggio più o meno famoso va nel suo giardino benestante e si fa riprendere mentre si butta una secchiata d’acqua gelata in testa. poi posta il video della secchiata sul Web e si bea delle centinaia di Mi Piace che accoglie la sua impresa. Quindi qualche altro personaggio, o famoso come lui o semplice servo dei potenti, viene nominato per continuare il gioco. Tecnicamente non ci sarebbe nessun bisogno di filmare l’impresa idrica e postarla su Twitter o Facebook, ma finora non è giunta notizia di una secchiata d’acqua caduta fuori dai social network.

martedì 12 agosto 2014

Nove uomini su diciassette

 L'attimo fuggente1a È morto Robin Williams. Il suo nome sarà legato per sempre al personaggio del Mio Capitano nell'Attimo fuggente. E in particolare alla scena qui ritratta. Il professore libertario Keating interpretato da Williams aveva una classe. Chi ha visto il film sa che Keating non dispensava nozioni, ma formava uomini. La domanda è: quanti uomini ha formato? Questa foto ci può aiutare. Ci sono diciassette allievi nella classe. Nove sono in piedi a sfidare il conformismo e la vita facile asservita all'autorità costituita. Otto allievi sono seduti, perlopiù in preda alla vergogna. Ci sono venti banchi nella classe, tre risultano vuoti. Uno apparteneva a un ragazzo ucciso dall'intolleranza del vecchio sistema (Neil Perry, il sognatore che voleva recitare Shakespeare). Un altro è di un allievo espulso per aver preso a pugni un compagno traditore (è quello soprannominato Nwanda). Del terzo banco vuoto non ho notizie. Nove futuri uomini coraggiosi su diciassette sono la maggioranza assoluta. Il film ci lascia ottimisti sul destino del mondo.