mercoledì 9 giugno 2010

Partecipo a una mostra di fumetti

Dal 26 al 29 giugno a Calcata, suggestivo borgo medievale vicino a Roma, si terrà un mostra del fumetto a cui partecipo pure io con una storia in quattro tavole. Se qualcuno si trova in quei giorni da quelle parti può farci un salto: mi dicono che l’aria è buona, il posto è bello, si mangia bene e poi ci sono i fumetti per sognare, che cosa vogliamo di più?
La storia con cui partecipo si intitola “Coccodrilli bianchi” è tratta da un mio post a cui ero affezionato. In sintesi parla di individui a metà tra gli zombi e i rivoluzionari anticapitalisti, relegati nelle fogne delle metropoli come i leggendari coccodrilli bianchi delle fogne di New York, che aspettano il giorno della sommossa. La mostra illustra a fumetti i vizi cardinali e le virtù teologali; a me hanno affidato l’incarico di illustrare l’ira, qualcuno si meraviglia? :-)
Mi è piaciuto riprendere in mano matita e china, molti anni fa ho tentato di disegnare fumetti senza esiti, ma mi è rimasta la passione. Ho notato che via via che disegnavo riacquistavo la mano e anzi mi trovavo più a mio agio con le ombre forti, con i neri di china che mi hanno sempre affascinato, con le atmosfere dark con cui avevo qualche problema ai bei tempi. E’ stata una bella esperienza, la seconda dopo che avevo ripreso la matita in mano per illustrare la copertina del mio romanzo, come si vede sulla colonna laterale. Non so se potrò essere a Calcata nei giorni della mostra, in ogni modo mi sono divertito e pare che ci sia pure una remota possibilità di poter vendere le tavole. Vedremo. Viva i fumetti e ciò che ci aiuta a sognare.
L’immagine è una vignetta che ho disegnato per la mia storia.

sabato 5 giugno 2010

Svelato il tema di maturità: se sei bello (o no) ti tirano le pietre.

Ancora uno scoop del blog dell’Ultimo uomo sulla terra. Vi sveliamo in anteprima assoluta la traccia di italiano al prossimo esame di maturità ottenuta con i nostri potenti mezzi investigativi.
“Commentate i versi dei poeti Gian Pieretti, Ricky Gianco e Antoine alla luce delle moderne acquisizioni di sociologia del web e psicologia delle masse. Tu sei bello e ti tirano le pietre. Giustificate questa frase con la teoria della “mors tua vita mea” o dell’”homo homini lupus”. Tuttavia considerate pure che Tu sei brutto e ti tirano le pietre: allora soltanto un nichilismo intellettuale può giustificare questa seconda rivoluzionaria affermazione. Chiediamoci con i tre sommi poeti dove va l’umanità, cerchiamo di capire il suo torpore ideologico e la sua inerzia spirituale. Tu sei buono e ti tirano le pietre, sei cattivo e ti tirano le pietre. Questo ulteriore tassello filosofico ci fa approdare al riconoscimento dell’imprevedibilità di ogni esperienza umana e dell’impossibilità di dare una sistemazione logica compiuta al nostro oscuro e complesso modo di agire. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai tu sempre pietre in faccia prenderai. Ecco finalmente dispiegarsi il pensiero dei vati nella sua sofisticata compiutezza. Da qui lo scoraggiato e rassegnato guardarsi vivere dell’umanità moderna e la sua sterile saggezza, che consiste in una lucida e spietata consapevolezza della propria malattia del vivere, accompagnata dalla totale sfiducia di poterla in qualche modo superare. Sarà così finché vivrai, sarà così, tu sempre pietre in faccia prenderai. Giustificare la suddetta affermazione alla luce della vita degli autori e della loro esperienza formativa.”

sabato 29 maggio 2010

Grandi orizzonti, grande felicità

Sono un appassionato dell’orizzonte o meglio degli orizzonti lontani. Amo i grandi spazi, quelli contraddistinti da grandi pianure, da distese che giungono fin dove puoi guardare. Purtroppo di solito devo accontentarmi delle molto meno estese praterie della mia cameretta, quelle intorno al mio monitor, oppure di quel poco di verde che si può cogliere attraverso i palazzoni napoletani. Dal mio balcone, se la giornata è limpida, posso cogliere una sottilissima linea di mare. E’ così difficile da vedere che qualche volta mi scordo di quella tenue riga blu all’orizzonte. Poi viene la giornata fortunata in cui la avvisto e ogni volta mi si apre il cuore. Mi sembra di respirare aria pulita e sentire il profumo di terre incontaminate e voglia di avventura.

mercoledì 26 maggio 2010

Sono più trasgressivi i culi nudi o le parole sincere?

Carissimi amici, vi sottopongo un problema filosofico di così vasta portata da far vacillare le mente: sono più trasgressivi i culi nudi o le (nude) parole sincere? A prima vista sembrerebbe non esserci partita. Il culo nudo, specie se provvisto di adeguata rotondità e turgidità, è percepito trasgressivo come poche cose. Le parole spesso appaiono solo un espediente per dare aria alla bocca o alla tastiera. Tuttavia soffermiamoci sulla questione perché alcune implicazioni potrebbero sorprenderci.

Prima di arrivare al culo nudo da tutti atteso, tratteniamo gli istinti libidinosi e partiamo da un mio conoscente di internet di cui ho già parlato nel mio recente post Liberté, Egalité internetté che vi consiglio di leggere se non l’avete già fatto. E’ uno scrittore di testi televisivo, scrive per noti comici televisivi e guadagna – è lui che lo afferma in un’intervista pubblica rintracciabile sul Web – grossomodo come quelli che si facevano le vacanze alle Maldive prima dell’onda anomala. In realtà i testi che costui scrive ad alcuni, tra cui il sottoscritto, sembrano non epocali e a volte persino scarsetti, ma questo a ben vedere non conta poi molto. Però ci stiamo scordando il culo. Il culo in questione è quello di questo signore vippettino televisivo. Conoscete il tipo: il solito autore televisivo radical-chic che pensa di essere molto progressista, molto modernista, molto illuminista, molto ista, il tipo che sta dalla parte giusta e guarda verso il futuro. Soprattutto questo tipo pensa di essere il re della trasgressione. Pensa di essere così trasgressivo che sul suo blog si è fatto fotografare con il culo nudo ridendo con un suo compare, anch’esso scribacchino televisivo e anch’esso a culo nudo. Dovreste vederli, questi due come ridono contenti sventolando i loro posteriori, a dire il vero non tanto floridi e belli a vedersi. Hanno l’aria di pensare, su quella foto sul blog: siamo fichi, siamo ricchi, abbiamo il successo e guardate un po’ come cazzo (o culo) siamo trasgressivi.

giovedì 20 maggio 2010

Di che stupidità eravamo stupidi da ragazzi?

Ieri ho pubblicato un video di you tube su facebook. È “Back’o town blues” di Louis Armstrong in una incisione del ’55. Mi sono subito ricordato del disco di vinile che comprai al liceo, potevo avere sedici o diciassette anni, che conteneva quello stesso brano. Solo che la registrazione in mio possesso risaliva agli anni Trenta. Il pezzo è un gran bel pezzo, in cui domina la magia della tromba di Armstrong, alternandosi alla suggestione quasi superiore della sua voce graffiante. Ieri per un attimo, cullato da tromba e voce, ho visto un ragazzo di tanti anni fa e mi sono detto quel ragazzo, che io ero stupido. Era chiaro che avevo comprato quel disco per distinguermi dai miei coetanei, dato che allora come ora non ci sono tanti ragazzi che ascoltano le registrazioni degli anni Trenta di pezzi Jazz-blues. Il mio era un chiaro e maldestro tentativo di evidenziarmi e forse elevarmi sugli altri. Di dire: guardate, io cammino su sentieri solitari che voi non potete comprendere o percorrere. Sì, riflettevo ieri, comprando quel disco mi ero dimostrato un ragazzo stupido e un pizzico arrogante, seppure in maniera incosciente. Poi però ho pensato che la mia colpa non era tanto grave. Anche gli altri ragazzi, quelli che non erano altezzosi e forse insicuri come me, erano stupidi. Anche quelli che ascoltavano la discomusic o andavano in discoteca o facevano o dicevano quello che faceva o diceva il branco non erano poi tanto meglio di me. Erano sciocchi pure loro senza sapere di esserlo, a ben vedere, seppure in maniera diversa. Eravamo tutti dei gran superficiali che cercavamo di segnalarci o metterci in mostra, solo con metodi diversi.

lunedì 17 maggio 2010

Ma come porti i capelli, bela bionda

- Ma come porti i capelli, bela bionda…

- Non mi pare il momento per mettersi a cantare, devi scrivere un post e cerca di farlo bene, su, qualcosa che faccia riflettere e ti segnali al popolo del blog come una voce libera che guida i meno attenti verso la verità.

- Tu li porti alla bela marinara…

- Ti avverto, non mi lascerò coinvolgere in nessuno sketch alla Cochi e Renato. Per quanto riguarda il tuo post, io consiglio senz’altro la denuncia. Potresti parlare della rivolta in Grecia o delle case quasi regalate a ministri e potenti politici.

- Tu li porti come l'onda…

- Vuoi andare sul polemico? Parliamo del garbo con cui D’Alema manda a farsi fottere chi lo intervista o di Chicco Testa che dice “Ti spacco la faccia” nel dibattito sul nucleare?

- Come l'onda in mezzo al mar.

sabato 8 maggio 2010

Liberté, Egalité, Internetté

Cari amici, questo è un blog, su questo blog c’è questo post e sotto questo post c’è lo spazio per i commenti. La cosa importante è che si potrà commentare questo post ed eventualmente impallinarlo. E' questo il blog, scrivi e lasci agli altri la possibilità di criticarti. Alcuni commenti non ti piaceranno, altri ti faranno incazzare, alcuni, forse, ti sembreranno opera di provocatori, ma l'alternativa è quella di chiuderti in una torre d'avorio per farti adorare a distanza dal popolo bue. Il blog è democrazia, è parità, è uguaglianza. Un volta sostenni – quasi tutto serio e quasi niente faceto - che il blog è il luogo dove più compiutamente si sono realizzati gli ideali della rivoluzione francese, o almeno due, la libertè e soprattutto l’egalité. Sul blog e nel virtuale in genere siamo uguali. Ognuno è ciò che scrive e come si rapporta agli altri. Non ci sono nobiltà preesistenti, non ci sono duchi e conti per volontà divina, non ci sono figli dei Pooh che spadroneggiano in televisione, non ci sono mammasantissima per diritto ereditario, non ci sono vip e vippettini. Ci sono i tuoi post e i tuoi commenti e se sono migliori e più efficaci di quelli di un vip lo vedono tutti, o quelli che hanno abbastanza sale in zucca per leggere e capire. Sul tuo blog può passare l’ultimo dei derelitti e ti fa a pezzi, e se ne frega se prima di finire sul virtuale eri un cazzo di scrittore di best seller coccolato dai critici o una star di talk show alla Daria Bignardi che scrive sempre la cosa più giusta del giusto.

lunedì 3 maggio 2010

Serenata underground

RA (nota di chitarra elettrica rafforzata da singolo colpo di percussione).
Tu-tumtum-tu tu-tumtum (assolo di bongo).
RA (nota di chitarra elettrica più forte rafforzata da colpo di percussione più forte).
Tum tu-tututtù trrrru-tu-rat-tuttù tutum, tutum-rtrrtutuum (assolo di bongo).
RA (la singola nota di chitarra elettrica e il colpo di percussione salgono ancora di tono).
Tu, turutump tu-rumrtrrtum ta-tata-tatero-tata-tum tututum tica-tica tero-tero ticatum ticartrruuummm tsccchhhh (assolo di bongo chiuso da pizzicato di piatti).