Da qualche giorno ci bombardano con questa boiata del calcio femminile. I giornali sono pieni di titoli sulla nazionale femminile di calcio impegnata nei mondiali. Le cronache non fanno che ripetere le imprese della suddetta squadra donnesca, in televisione si trasmettono le partite in prime serata con alti indici di ascolto. I belle e brave si sprecano. Belle? No, brave. Brave? Certo, ma anche belle. Insomma, pare che il calcio in gonnella, cioè in pantaloncini, debba quasi sostituire a breve quello classico praticato da giovanotti tatuati e palestrati. È veramente così o si tratta dell’ennesima bufala orchestrata dai mezzi di informazione, dall’estate che si preannuncia torrida e dal conformismo sociale, ora rafforzato anche da quella macchina massificatrice che è internet? È vera senza dubbio la seconda che ho detto. A nessuno, o a pochi, frega niente del calcio femminile e dopo questa breve parentesi modaiola le cose torneranno come sono sempre state.
giovedì 20 giugno 2019
mercoledì 28 febbraio 2018
Neve del kaiser
Basta
con questa neve del kaiser, basta con queste caramellose immagini di Roma e Napoli
addolcite sotto il bel manto candido e tutti che ridono come se fosse Natale,
anche spacciatori, camorristi e adepti di Mafia Capitale, anche baby killer di
Scampia, baby gangster della Magliana e baby stronzi di Forcella, basta con
questi reportage televisivi con i giornalisti affannati che descrivono il
freddo, ma poi, perché mai hanno l’affanno mentre parlano? hanno sempre parlato con
voce ferma anche salendo le scale a due a due e ora sbuffano come pazzi se un
fiocco bianco li sfiora, non sarà che i valorosi reporter staranno pensando: mi
pagano a peso d’oro per descrivere il nulla, per intervistare qualche viandante
più cazzone che nullafacente che spara puttanate sul freddo da sotto un
colbacco stile Danko a Gorky Park,
domenica 4 febbraio 2018
Camminare
Un
tir rovesciato a lato della strada con le ruote che puntavano verso il cielo,
sembrava il cadavere di un essere che era stato vivente. La cabina di guida
vuota, eccetto alcune ossa intorno a un cranio umano. Una mano scheletrica
reggeva ancora il grosso volante anche se il resto del braccio era scomparso. Tutt’intorno
al tir, automobili arrugginite con i cofani sfondati e i finestrini ciechi da
cui spuntava qualche pezzo di vetro appuntito. Cartacce dovunque, concentrate
per qualche motivo al centro della strada. Più avanti i resti di alcune
bandiere bruciate e un gommone da mare bucato fornito di motore e barra di
navigazione.
L’uomo
camminava lento sulla larga strada cittadina quasi senza fare caso allo sfacelo
che lo circondava. Lo zaino oscillava alle sue spalle, le scarpe
scricchiolavano sull’asfalto e di tanto in tanto prendevano a calci, senza
motivo, o forse per generare un acciottolio familiare che interrompesse il
nulla, qualche sasso che incontravano sul loro percorso. L’uomo guardava e
camminava.
domenica 28 gennaio 2018
Preghiera di un dio depresso
È seduto
due file davanti a me nel vagone della metropolitana e guarda una vecchia
dall’aria malata come se si aspettasse o meglio desiderasse che morisse da un
momento all’altro. È inquietante l’avidità con cui fissa la vecchia come se
volesse evocarne la morte. Muori, muori, dicono i suoi occhi cattivi, muori ora,
fammi questo favore. Eppure nessuno degli altri viaggiatori sembra fare caso a
quello strano passeggero. Come è fatto? Niente di che. Uno qualunque. È vestito
come uno dei mille pendolari cittadini. Potrebbe avere qualsiasi età da trenta
a cinquanta. Ha una cineseria di borsello a tracolla e a volte si infila un
paio di scadenti cuffie musicali probabilmente sgraffignate a qualche Black
Friday. Se ne sta sempre sulle sue. Non parla e non sorride mai. Cioè non
sorride mai tranne quando si trova vicino a qualcuno che sta per morire. Come
la vecchia che osserva.
Vorrei
alzarmi in piedi e denunciarlo. Vorrei dire che in questo vagone della
metropolitana si nasconde un mostro. Magari un serial killer. Uno che forse ha
ucciso decine di persone. Non ne ho il coraggio. Non ho prove e nessuno
crederebbe a una storia tanto assurda. Non posso fare niente, ma nemmeno lui
può fare niente, perché non può certo uccidere l’anziana passeggera in pieno
orario di punta serale.
mercoledì 24 gennaio 2018
Ritorno a casa
Diversi anni fa, doveva essere
addirittura il 2006, volevo abbandonare il blog. Non mi ricordo perché, o forse
lo ricordo ma non lo voglio dire. Mi sembrava come abbandonare casa e andarmene
a vivere chissà dove perché il blog aveva rappresentato una parte importante
della mia vita. Poi mi venne in mente una scena dal romanzo di fantascienza che
preferivo da ragazzo, L’invasione degli
ultracorpi (in realtà si chiamava così il film tratto dalla storia, il
romanzo aveva un titolo molto più fiacco).
Dunque ci sono questi organismi alieni caduti sulla terra che cercano di conquistare il mondo sostituendosi agli uomini (riproducendoli
in ogni particolare). Ecco che gli alieni diventano poliziotti, dottori,
massaie, commercianti. A un tratto il protagonista del romanzo, il dottor Miles
Bennell, riesce a fuggire dalla cittadina californiana di Santa Mira con alcuni
compagni. La fuga è stata rocambolesca, rischiosa, gli ultracorpi hanno ormai
assunto il controllo di vaste zone di quel pezzo della California. A questo punto i fuggitivi, fuori pericolo
in un motel non infestato da alieni, si guardano e quasi senza parlare decidono
di tornare indietro. La loro vita è dove sono sempre vissuti, dove hanno
ricordi e affetti, e se c’è un pericolo da affrontare lo faranno. Ricordo le
parole che disse l’amico di Miles quando questi avanzò qualche cauto dubbio su quella
scelta: “Perché avevi forse pensato di farti crescere la barba, prendere un
altro nome e cominciare una nuova vita altrove?”.
Forse anch’io avevo pensato di ricominciare da qualche
parte nascondendomi sotto qualche specie di barba finta, ma poi ci ho ripensato.
Dunque si torna a casa, si torna al blog. Non so cosa scriverò o se riuscirò a
conservare la vena sbarazzina che avevo in alcuni dei miei post vecchi. Be’, se
ce l’avrò bene, altrimenti se ne farà a meno. L’importante è che si torna a
casa. Un sorriso a tutti quelli che si trovino a passare di qui, casualmente o
meno.
venerdì 20 maggio 2016
Paolini il disturbatore vince la retorica sulla morte di Pannella
Non
avrei mai pensato di dover ringraziare per qualcosa Gabriele Paolini, il noto
disturbatore televisivo, ma è successo ieri guardando i telegiornali. Vediamo i
protagonisti della questione. Prima di tutto c’è Paolini, il tizio che di
solito si fa riprendere durante i telegiornali importunando le dirette degli
inviati, che qualche volta si arrabbiano e lo pestano pure (vedi il caso del
compianto Paolo Frajese). Poi c’è la morte di Marco Pannella e i fiumi, gli
oceani di retorica e pompose frasi fatte che l’hanno accompagnata sui mass
media. Naturalmente nessuno si meraviglia dei panegirici osannanti: morto un re
se ne fa un altro e morto un santo religioso se ne fa uno laico. In realtà
dovrei aggiungere che oltre a Paolini ieri, nelle dirette dei telegiornali, c’era
un terzo personaggio, una specie di suo adepto, un tizio più bello, più alto,
più biondo, che come Paolini cercava di entrare con ogni mezzo nelle
inquadrature televisive delle interviste sull’illustre estinto. Vediamo come si
sono svolti i fatti.
martedì 10 maggio 2016
Pugni dimenticati
Mi è scivolato in mano questo libello agile, a tratti
autunnale e davvero affascinante: Il campione è tornato di
J.R. Moehringer, da cui credo sia stato tratto anche un film. Moehringer è un giornalista
talentuoso del Los Angeles Times vincitore anche
di un premio Pulitzer. Un giorno si mette in cerca di Bob Satterfield, uno dei
pesi massimi più forti degli anni Quaranta e Cinquanta, poi dimenticato. Crede
di averlo trovato in un vecchio barbone dalle mani grandi e dalla faccia triste
che bazzica i bassifondi californiani. Il barbone sa tutto di Satterfield,
quali incontri ha fatto, quali allenatori e amori ha avuto, conosce a uno a uno
tutti i pugni che il vecchio pugile ha dato e ricevuto e sa quali quali danni
hanno fatto. C'è un però. Forse Satterfield è morto da tempo, anche se è
difficile accertarlo. Ma in quel caso, perché il vecchio barbone si spaccia per
lui e come fa a sapere tanti particolari della sua vita? Libro nella migliore
tradizione della boxe sociale. Vittorie, ma soprattutto sconfitte. Pugni dati,
ma soprattutto presi. Sogni, tanti sogni, quasi mai realizzati. L'eco di nomi
mitici del ring che sembrano usciti da un film con Humphrey Bogart: Rocky
Marciano, Jack LaMotta, Jack Dempsey (e di mio ci aggiungo pure Ezzard
Charles). Il libro è di solo 48 pagine ed è stato una vera gioia leggerlo.
Moehringer ha scritto la più bella biografia sportiva che mi sia capitato di
leggere, ossia Open sulla vita di André Agassi. Il
libro su Satterfield ha comunque delle atmosfere noir addirittura superiori.
mercoledì 13 aprile 2016
Tornerà a cantare
Dieci anni fa avevo una tastiera che “cantava”, come si vede da quest’articolo. Ne ero innamorato. Credo fosse una tastiera Tulip associata a un antichissimo computer 386, cioè roba che si vendeva negli anni novanta. L’avevo riutilizzata anche su pc più moderni perché conquistato dal feedback dato dalla piacevolezza di digitazione e soprattutto dalla sinfonia unica di click che emetteva (il click non è solo bello da sentire, ma ti aiuta anche nella digitazione, ti dà ritmo, ti fa sbagliare di meno). Erano i primi tempi del blog e quella tastiera canterina contribuì molto all’euforia che mi accompagnò in quegli indimenticabili tempi virtuali. Sfornavo post su post al suono di click melodiosi. Ricordo ancor oggi l’amore e l’attenzione con cui aprii la tastiera per pulirla una volta che non funzionava bene.
Poi un giorno la tastiera si guastò e tale rimase nonostante i miei tentativi di aggiustarla. Da allora provai varie tastiere, cioè le comprai, che è il solo modo in cui posso provarle, ma nessuna si avvicinava nemmeno lontanamente alla mitica Tulip. Quella che ho adesso, una Logitech, non è del tutto malvagia, ma non canta per niente (emette solo suoni sordi e deprimenti e ti sembra di affondare nelle sabbie mobili quando premi i tasti).
Iscriviti a:
Post (Atom)


