
Poi un giorno la tastiera si guastò e tale rimase nonostante i miei tentativi di aggiustarla. Da allora provai varie tastiere, cioè le comprai, che è il solo modo in cui posso provarle, ma nessuna si avvicinava nemmeno lontanamente alla mitica Tulip. Quella che ho adesso, una Logitech, non è del tutto malvagia, ma non canta per niente (emette solo suoni sordi e deprimenti e ti sembra di affondare nelle sabbie mobili quando premi i tasti).
In questi giorni ho ripensato non so perché a quella tastiera. Pensavo di non averla più dato che non la uso da un decennio. Ma controllando su un armadio ho trovato uno scatolo polveroso con la mia vecchia amica del blog. Non so perché l’ho conservata. È irrimediabilmente guasta. So che non la userò mai più, eppure non ho avuto il coraggio di buttarla nella spazzatura. Sono troppo legato a tutti i post che ho scritto con quella tastiera e alla facilità e alla soddisfazione con cui lo facevo. Per curiosità ho provato a digitare qualche tasto e, seppur morto, il meccanismo canta ancora allo stesso modo. Ho provato un brivido.
Di recente mi sono imbattuto su un articolo che parlava di tastiere meccaniche. Sono più rare e costose delle tastiere che si usano normalmente e hanno la caratteristica di regalare un feedback simile a quello delle vecchie macchine da scrivere. Fanno click in modo soave e i tasti sono duri e sensibili il giusto. Costano dai cento euro in su, anche se si può trovare qualcosa pure a 80. Sono contrassegnate da vari colori, a seconda che si preferiscano i videogiochi o si scriva molto. Il colore della tastiera che sto cominciando ad agognare è il blu. È quella con il click più nitido e preciso. Ho sentito anche su You Tube la registrazione del suono di una di quelle tastiere. Mi è sembrata musica. Sto già immaginando il giorno in cui avrò nelle mie mani la tastiera con il click canterino e vedo già il sorriso sulle mie labbra mentre digito come un forsennato accompagnato da quella sinfonia.
Nessun commento:
Posta un commento