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mercoledì 12 marzo 2014

Fiorello, il vibratore e altre storie

– E dell’anziano investito da Fiorello in motocicletta e ora ricoverato in ospedale con fratture?

– Se devi farti investire è meglio che lo faccia un milionario, che puoi eventualmente alleggerire di parte del malloppo, piuttosto che un romeno senza patente e senza soldi.

– E il marito della Mussolini – quello citato in tutti i telegiornali del creato e forse anche in qualcuno in più – come presente nella rubrica telefonica delle due baby squillo dei Parioli?

– Dici se alla fine risultasse innocente? Inconvenienti della vita. E poi può sempre farsi processare in appello sui giornali.

giovedì 28 marzo 2013

Roba per principi puttanieri

Sto facendo una piccola ricerca per una cosa che sto scrivendo, nella quale ho appreso:
a) Che Britney Spears se ne va in giro con un reggiseno da 20.000 sterline (24 mila euro), l’Eternal Love Bra, realizzato dal fitness brand Body Rock (naturalmente non ho la più pallida idea di chi o cosa sia un fitness brand). Detto reggiseno consta di una cerniera in oro 18 carati e cristalli Swarovski tagliati a mano a forma di cuore; il materiale principale è la seta, abbinabile a un accessorio rimovibile ricoperto di oro e diamanti. Altri cristalli Swarovski costellano poi la parte posteriore del reggiseno (ma Swarovski chi?).

sabato 15 dicembre 2012

Commedia altruista in tre atti

Primo atto

AMICO: Guarda quell’uomo in piedi sul parapetto del ponte! Vuole buttarsi di sotto. È disperato. Forse ha perso il lavoro o l’ha lasciato la moglie. Dio mio devi fare qualcosa per lui. Devi assolutamente intervenire prima che si butti.

ALTRUISTA: Meno male che ci sono io! Intervengo subito. Spostati, fammi spazio. Ecco, arrivo.

AMICO: Ma che stai facendo con quel telefonino in mano?

ALTRUISTA: Riprendo il volo dell’uomo dal ponte. Poi metto il filmato su You Tube, ci farò almeno un milione di click e un numero di poco inferiore di condivisioni.

AMICO: Ma scusa non era meglio tentare di salvarlo?

venerdì 14 dicembre 2012

Sparatori folli e folli osservatori

Usa: massacro in una scuola elementare del Connecticut. 29 morti, di cui 22 bambini tra 5 e 10 anni. Autore uno di questi che chiamano folli.Si è da poco concluso il processo di quell'altro folle che in Norvegia aveva ucciso una ottantina di persone perlopiù su un'isola, massacrandole con metodo e tranquillità come una volpe in un pollaio.
Una volta mi domandai: e se i folli sparatori facessero proseliti? Se non fossero degli anormali, ma solo l'inevitabile frutto di un certo nostro malsano modo di vivere? Se il loro numero aumentasse via via che la nostra società rinforzasse la spersonalizzazione dei rapporti umani già osservabile attualmente? Se i rari sparatori attuali fossero solo l'avanguardia di quelli che verranno in futuro?
Proviamo a immaginare un mondo fatto in gran parte di persone che ti prendono col telefonino invece di aiutarti se cadi sui binari della metropolitana, come è successo in quel recente episodio a New York (l’autore ha venduto il filmato a un giornale e non è divenuto una star di You Tube solo perché il tizio ripreso era stato così maleducato da morire sfracellato sotto il treno)… In un mondo così, quanti sparatori folli ci sarebbero? E li si dovrebbe definire ancora folli?

sabato 28 luglio 2012

Requisiti per lavorare

- Ciao, ho trovato uno splendido lavoro per te. Devi avere solo i requisiti necessari.

- Hai detto niente. Ormai anche per pulire i cessi pubblici ti chiedono un curriculum lungo così e la frequentazione di corsi di laurea a Oxford.

- Sssss, il posto è già tuo. Controlliamo i requisiti. Sei meridionale?

- Certo, sono nato a Napoli, lo sai. Ma credevo che l’essere meridionale fosse un requisito per la disoccupazione, non per farti assumere.

domenica 8 gennaio 2012

Le poppe di Poppy e la principessa Deché

Le poppe di Poppy. C’è una signora in Inghilterra, Sarah Burge, che a Natale ha regalato un buono di 7 mila sterline alla figlia di 7 anni (che lo si creda o no si chiama Poppy) per rifarsi il seno quando di anni ne avrà 16: in poche parole vuole rifare le poppe a Poppy. La famigerata Sarah si è fatta oltre 100 operazioni di chirurgia estetica, con una spesa vicina al milione di euro, per assomigliare il più possibile alla bambola Barbie e pare che ci sia riuscita. Pare inoltre che voglia ottenere lo stesso risultato con la figlia Poppy e che la figlia sia lietissima di compiacerla. Cioè oltre a pompare le poppe a Poppy le impippa di rimpolparle il popò e magari anche la pupù.

sabato 10 dicembre 2011

Ormai anche i serial killer sono pantofolai

Pensierino di Natale: un po’ di tempo fa è caduto pure l’ultimo mito che avevo, quello dei serial killer. Facciamo un passo indietro. I serial killer, si sa, sono squilibrati con gravi problemi psicologici, però mi pareva che si sottraessero alla logica del comportamento umano. Con le loro azioni sanguinarie, sicuramente folli, mi pareva che attuassero una forma di primordiale protesta contro la società e le sue ingiustizie che in qualche modo lambivano pure loro. I serial killer erano quasi una sorta di sovversivi, inconsapevoli e folli rivoltosi, che oltretutto con la loro condotta mostravano pure una notevole dose, se non di coraggio, certo di sprezzo del pericolo, perché uccidere qualcuno, sceglierlo come vittima, sopprimerlo, affrontare sue eventuali reazioni, nascondere il cadavere quando è il caso, sfuggire alla polizia è di certo più pericoloso che andare a timbrare il cartellino in ufficio.

lunedì 1 agosto 2011

Il lusso è un diritto

C’è uno slogan pubblicitario particolarmente cretino che mi insegue dovunque, negli intermezzi televisivi, nei cartelloni pubblicitari posti nei più remoti angoli cittadini, perfino sui blog. Come tutti i tormentoni particolarmente cretini è destinato a un successo planetario. Mi riferisco allo spot della Lancia Ypsilon dove l’ammé antipatico attore Vincent Cassel (non è colpa sua, mi stanno sulle balle quasi tutti gli attori francesi) dice: “Il lusso è un diritto”.

domenica 10 luglio 2011

Total eclypse of the vrenzola

Prometto ai pochi ma ottimi lettori di questo blog che il prossimo post sarà filosofico anche se si dovessero raggiungere i quaranta gradi minacciati dai meteorologi. Si filosofeggerà con tale passione su questo blog che la gente abbandonerà le spiagge, butterà le riviste di gossip e le sostituirà con volumoni dei più tosti maestri del pensiero. Per adesso però devo raccontare un piccolo episodio o muoio.

Dunque, sono nel treno della Circumvesuviana diretto a San Giorgio a Cremano. Entrano due ragazze di aspetto popolare, una vestita con un pantacollant così aderente da mostrare perfino i bassorilievi dei tatuaggi. Si siedono davanti a me e chiacchierano in dialetto con lieve fare smorfioso. Nessun problema, ognuno si veste e chiacchiera come vuole. Nuova fermata, entrano altre quattro ragazze. Sembrano conoscere superpantacollant e amica e infatti si siedono vicino a loro e parlano. Una delle nuove arrivate è in minigonna e tacco dodici. E’ una di quelle bellezze che con la loro presenza hanno la particolarità di imbruttire di un 30/60 per cento tutte le femmine presso cui stazionano.

domenica 29 maggio 2011

I ricchi sfondati (prima parte)

Lo confesso, non sono che un indegno essere umano e come tale soggetto ai pregiudizi tipici della nostra specie. Uno di questi preconcetti riguarda i ricchi sfondati. Preciso subito che con l’accezione “ricchi sfondati” non intendo le persone appena agiate, i benestanti in condizione di togliersi gli sfizi più o meno condivisi da tutti come vacanze esotiche, case confortevoli o auto un pochino più potenti o lussuose di quelle che ti servono per andare a lavoro… io intendo proprio la gente danarosa da far schifo, quella con i soldi che gli escono dal buco posteriore, con panfili, ville e tutto il resto.

Alcune varietà zoologiche di babbei danarosi: i belli e abbronzati. Dunque a me i ricchi sfondati stanno proprio lì, sulla punta dell’Innominabile. Mi fanno vomitare quelli belli e abbronzati, ottimisti e sicuri di sé, che credono che fuoristrada e ville gli spettino per l’evidenza di essersi dimostrati migliori degli altri

mercoledì 25 maggio 2011

Muoio anch'io, no tu no

Si potrebbe andare tutti quanti al garage dei ricconi.
Muoio anch'io. No, tu no.
E sniffare dal tubo di scarico di Rolls o Ferrari
e gridare questa sì che è aria buona
e vedere da fantasmi l'effetto che fa.
Muoio anch'io. No, tu no.
Muoio anch'io. No, tu no.
Muoio anch'io. No, tu no.
Ma perché? Perché no!
Si potrebbe andare tutti quanti dal dottor Stranamore.
Muoio anch'io. No, tu no.
E firmare per l’eutanasia della mutua
e sgranocchiare un’aspirina al cianuro
e vedere da fantasmi l'effetto che fa.

venerdì 29 aprile 2011

Rap del Sì Reale

William, pacioccone, sciacquettone, ladro di uniformi, Kate, squalessa, falchessa, ragazza pon pon, ragazza arrivon, Crudelia De Mon, abito dello sposo, soldatini di piombo, figurine Panini, romano de Roma vestito da centurione, abito della sposa, latte scremato UHF scadenza 23 maggio, bomboniere di Quattro matrimoni e un funerale, il padre della sposa, camionista uscito dal barbiere, camionista che legge Stephen King, camionista col vestito della domenica, camionista che filosofeggia alla De Crescenzo, la madre della sposa, Cazzo, ce l’abbiamo fatta a fotterli tutti!, Pippa sorella della sposa, figlia palestrata del camionista con la cerniera che parte dal buco del culo, Harry fratello di William, babbuino vestito, orango vestito, fratello di Cita vestito, quadrumane vestito, australopiteco vestito, trainspotting a Buckingham Palace, la regina Elisabetta, bisnonna moscia di Mary Poppins senza la scopa che vola, il principe consorte Filippo, la caduta dell’impero austro-ungarico, la caduta degli Dei, perfino la caduta di Fort Apache, il principe Carlo, morto di sonno, gatto Silvestro, Uomo Invisibile, Sdenim, l’uomo che deve chiedere sempre,

domenica 13 marzo 2011

Giapponesi con le palle

Da loro: Viene il terremoto più forte di tutti in tempi in Giappone e se ne stanno composti. Osservano l’oscillare pericoloso dei palazzi quasi con misticismo zen. Se stanno seduti si alzano in piedi. Se stanno in piedi si siedono. Al massimo gli scappa un poffarbacco nella lingua del Sol Levante. Con un telefonino o qualche altra diavoleria elettronica delle loro parti, riprendono l’Alba del Giorno Dopo in cui stanno recitando loro malgrado: tanto, pensano, stiamo senza fare niente e se si deve morire è sempre meglio farlo somigliando a uomini e non a galline spaventate.

venerdì 15 ottobre 2010

L’esercito dei mostri

In questo periodo rifletto spesso su come la vita dei nostri tempi sia strana e a volte bizzarra.

Uno schiaffo ti uccide, un pestaggio a sprangate ti fa (quasi) il solletico. Metropolitana di Roma, caso ormai arcinoto, dopo un litigio su una futile questione di precedenza un ragazzo romano e un’infermiera rumena vengono alle mani. Il ragazzo colpisce l’antagonista con un pugno loffio che sembra più una manata che un pugno (anche se l’avvocato della vittima dice che sembra un jab sinistro sferrato con la tecnica di Ray Sugar Robinson): l’infermiera crolla a terra e va in coma e ormai è data per spacciata. Torre del Greco, Napoli: un padre rimprovera due bambini che si sono impossessati del parco giochi impedendo ai coetanei di giocare. Per sua sfortuna i bambini rimproverati sono i figli di un camorrista denominato eloquentemente Tore ‘a Carogna, il quale organizza una fulminea spedizione punitiva per pareggiare il non ortodosso richiamo ai suoi pargoli. Sei nerboruti e violenti individui, tra cui il succitato Tore ‘a Carogna, piombano in un ristorante e massacrano il padre improvvido anche a colpi di casco da motociclista: risultato, il padre pestato va appena in ospedale senza aver subito a quanto si sa danni gravissimi.

giovedì 15 luglio 2010

Odio l’estate

Turisti cialtroni a ore nove. Sono seduto su uno scranno del Duomo di Napoli. Silenzio, pace, atmosfera suggestiva. Chi ha detto che non si possa trovare un angolo di serenità nella Città d’’o Sole? Non dura molto, ma questa volta i napoletani non c’entrano. Entrano frotte di turisti di aspetto nordico, alti, biondi rumorosi. Sono vestiti con pantaloncini quasi carnevaleschi, strascicanti ciabatte polverose, camicette da due soldi. Già così verrebbe voglia di prenderli a calci in culo, ma quelli si mettono a ridere e a chiacchierare nella pace sacra della chiesa e non contenti fanno lampeggiare le macchine fotografiche sotto i cartelli multilingue che vietano di far foto. Non sono pochi, sono tanti. E sono tutti buzzurri. E poi dicono i napoletani…

Culo gigante a ore tredici. Bordeggiando per le strade del mio quartiere, avvisto a proravia, diciamo a ore tredici, quello che sembra un culo gigante fasciato in aderenti pantaloni giallo canarino. Miraggio?

mercoledì 26 maggio 2010

Sono più trasgressivi i culi nudi o le parole sincere?

Carissimi amici, vi sottopongo un problema filosofico di così vasta portata da far vacillare le mente: sono più trasgressivi i culi nudi o le (nude) parole sincere? A prima vista sembrerebbe non esserci partita. Il culo nudo, specie se provvisto di adeguata rotondità e turgidità, è percepito trasgressivo come poche cose. Le parole spesso appaiono solo un espediente per dare aria alla bocca o alla tastiera. Tuttavia soffermiamoci sulla questione perché alcune implicazioni potrebbero sorprenderci.

Prima di arrivare al culo nudo da tutti atteso, tratteniamo gli istinti libidinosi e partiamo da un mio conoscente di internet di cui ho già parlato nel mio recente post Liberté, Egalité internetté che vi consiglio di leggere se non l’avete già fatto. E’ uno scrittore di testi televisivo, scrive per noti comici televisivi e guadagna – è lui che lo afferma in un’intervista pubblica rintracciabile sul Web – grossomodo come quelli che si facevano le vacanze alle Maldive prima dell’onda anomala. In realtà i testi che costui scrive ad alcuni, tra cui il sottoscritto, sembrano non epocali e a volte persino scarsetti, ma questo a ben vedere non conta poi molto. Però ci stiamo scordando il culo. Il culo in questione è quello di questo signore vippettino televisivo. Conoscete il tipo: il solito autore televisivo radical-chic che pensa di essere molto progressista, molto modernista, molto illuminista, molto ista, il tipo che sta dalla parte giusta e guarda verso il futuro. Soprattutto questo tipo pensa di essere il re della trasgressione. Pensa di essere così trasgressivo che sul suo blog si è fatto fotografare con il culo nudo ridendo con un suo compare, anch’esso scribacchino televisivo e anch’esso a culo nudo. Dovreste vederli, questi due come ridono contenti sventolando i loro posteriori, a dire il vero non tanto floridi e belli a vedersi. Hanno l’aria di pensare, su quella foto sul blog: siamo fichi, siamo ricchi, abbiamo il successo e guardate un po’ come cazzo (o culo) siamo trasgressivi.

lunedì 17 maggio 2010

Ma come porti i capelli, bela bionda

- Ma come porti i capelli, bela bionda…

- Non mi pare il momento per mettersi a cantare, devi scrivere un post e cerca di farlo bene, su, qualcosa che faccia riflettere e ti segnali al popolo del blog come una voce libera che guida i meno attenti verso la verità.

- Tu li porti alla bela marinara…

- Ti avverto, non mi lascerò coinvolgere in nessuno sketch alla Cochi e Renato. Per quanto riguarda il tuo post, io consiglio senz’altro la denuncia. Potresti parlare della rivolta in Grecia o delle case quasi regalate a ministri e potenti politici.

- Tu li porti come l'onda…

- Vuoi andare sul polemico? Parliamo del garbo con cui D’Alema manda a farsi fottere chi lo intervista o di Chicco Testa che dice “Ti spacco la faccia” nel dibattito sul nucleare?

- Come l'onda in mezzo al mar.

lunedì 26 aprile 2010

Sul baratro della posta del cuore


Io tra le fatalone marchiate Armani o Dolce & Gabbana? Io tra la pubblicità di pantere patinate alla Naomi Campbell? Io tra i consigli sulla linea perfetta per accalappiare i bancarottieri dei salotti di Milano Finanza? Io sotto le passerelle dove sfilano silhouette anoressiche vestite con piume di struzzo e sacchi di patate spacciati per alta moda? Io a fare il gagà, il supertrendy mondano con la erre moscia, magari conciato come i discendenti degli snob di Totò a Capri? Nessuno rida, c’è mancato poco che succedesse davvero. Che posso dire a mia discolpa? Sono tempi duri e il Capitano, come tutti, deve mangiare. E a volte questo impulso irrazionale ad alimentarsi e a sfuggire ai pernottamenti sotto i ponti della sua città lo spinge verso compromessi non altrimenti spiegabili. Ma vediamo cosa è successo e perché sono arrivato a un passo dal baratro morale.
Un paio di mesi fa mi arriva una mail molto essenziale ad opera di uno sconosciuto che a stento si firma. Ecco il testo integrale della mail: “Mi è capitato per caso di vedere il suo blog. Se le fa piacere, mi contatti.” Nient’altro. Sulle prime penso a uno dei soliti scherzi della mia memoria ballerina. Forse quel tizio lo conoscevo, altrimenti perché si sarebbe rivolto a me in quel modo? Mi viene voglia di mandarlo al diavolo, ma vedo in calce alla mail-telegramma un link che porta a un editore. Il tizio pare che pubblichi un paio di riviste patinate, di quelle che comprano le signore della buona borghesia che giocano a fare le Carle Bruni, belle, impossibili e soprattutto stronze. Una mix tra “Donna moderna” e “Marie Claire”, un po’ di impegno rosé alla Daria Bignardi, un po’ di tacchi a spillo e femminismo del Sabato Sera alla D’Urso-Parietti, un po’ di Belen vestita da professoressa di latino che fa la lotta nel fango con Eva Robbins. Gli articoli sono minchionate su ristoranti parigini del lusso trash o disamine sui sette peccati capitali del jet-set a cominciare dalla lussuria.

mercoledì 25 novembre 2009

Manuale di autostima

- Ecco sono davanti allo specchio più grande di casa mia. Sei proprio sicuro che devo dirlo?

- Certo, devi dirlo ad alta voce. Devi gridarlo perfino. Prova a metterci un po’ di sentimento. Forza, prova ora!

- Tu sei impazzito: non dirò mai stronzo davanti allo specchio. Inoltre non capisco proprio che accidenti di autostima otterrei dicendomi stronzo con sentimento.

- Il trucco è che non stai dicendo stronzo a te stesso. Davanti a quello specchio non ci sei realmente tu, te l’ho già spiegato, ma l’individuo che più detesti al mondo. Quello che ti ha fatto la carognata più grossa. Magari uno che si è finto amico tuo per vent’anni appestandoti con l’interminabile racconto delle sue disgrazie, e che poi quando ti è andata storta si è volatilizzato senza ascoltare una lamentela e naturalmente senza restituirti un centesimo dei tuoi molti prestiti. Potrebbe essere un tipo che ti rende la vita impossibile sul lavoro oppure un vicino di casa o un parente che stanno sempre lì a criticarti. Magari è qualcuno che ti copiava i compiti a scuola e ha fatto più carriera di te Dio solo sa come. O che ti ruba le idee del blog facendone degli sketch televisivi in prima serata apprezzati e superpagati. Lo specchio ti aiuta soltanto a visualizzare la persona che detesti e a cui stai dicendo stronzo.

mercoledì 4 novembre 2009

Consigli per far piangere

Autore televisivo che propone una fiction drammatica. - Dunque c’è questa donna precaria a scuola che fa i salti mortali per arrivare fine mese.

Dirigente della Rai raccomandato dal PFSI, Partito dei Fancazzisti Salottieri Italiani. - Non fa piangere, sembra una scena tratta dai “Giardini di Marzo” di Battisti, cerca di sforzarti di più.

Autore televisivo che propone una fiction drammatica. - Più che precaria in realtà questa disgraziata è disoccupata, ha tre figli, quattro intimazioni di sfratto, il marito quando le cose si mettono male se ne scappa con una badante polacca bionda e coscialunga. Ogni tanto le manda le foto di lui abbracciato dalla coscialunga in bikini. E’ disperata. Le hanno rifiutato social card, la family card, il bonus familiare, il bonus energetico, il bonus per i non abbienti, la maxi extra card, la special una tantum, e perfino il super jolly per Giochi senza Frontiere e il maxi ticket for senza money women senza men e con almeno tre little sons a carico.

Dirigente della Rai raccomandato dal PFSI, Partito dei Fancazzisti Salottieri Italiani. - Non fa piangere. Ci vuole qualcosa di più… come dire…

- La nostra eroina cerca occupazione spulciando gli annunci su internet, ma quando si presenta ai colloqui di lavoro come badante o colf le dicono che vogliono ucraini, filippini o extracomunitari. Una volta si spaccia perfino per una Svetlana di Kiev, ma la beccano subito.

- Non fa piangerete-eeeehhhh!