lunedì 9 novembre 2009

Fare soldi su internet

ist2_580792-money-hat Fare soldi. Mica è così difficile. Basta cercare lavoro con un po’ di buona volontà. Naturalmente la prima cosa da fare è cercare gli annunci su internet. Il web è un mondo ricco di occasioni. Per esempio ci sono offerte di stage dappertutto. Nell’informazione, nel gossip, nei portali turistici. Fare lo stagista significa che tu lavori e non ti pagano. Per esempio scrivi articoli sul giapponese che ha vinto Miss Mondo Trans o sugli amori chissenefrega di Michelle Hunziker e nessuno ti scuce  un centesimo. Però non ti chiedono nemmeno soldi per farti fare lo stage. E se scrivi molti articoli su Miss Mondo Trans e sulla Hunziker, con tutti i soldi che non paghi per lo stage ti puoi pure arricchire.

Però è meglio non fermarsi al primo annuncio che troviamo sul web. Sotto ci sono opportunità di lavoro, e quindi di fare soldi, ancora più allettanti. Per esempio cercano webmaster, promoter web marketing, docenti di Microsoft visual Basic Net e Asp Net.  programmatori C++ Linux, Key Account Manager. Tutti lavori che può svolgere chiunque, come si vede. Così come il Family Banker. Come, chi è il Family Banker? E’ uno che lavora in bank e che ha sempre appresso una foto della sua family. Il Family Banker va alla grande sul web, le aziende ne cercano a dozzine. E’ bello fare il Family Banker. Quando ci riesci, hai le tasche piene di Family Card alla menta da regalare ai Family Children.

Ma il meglio delle opportunità della Rete ancora deve venire. Puoi fare un mucchio di soldi semplicemente leggendo mail, cliccandoci sopra, creando sondaggi, scrivendo commenti, opinioni, o compilando voci di enciclopedia. Nessuno sforzo. Nessuna fatica. Ti basta pigiare sulla tastiera e cliccare sul mouse e giù soldi a palate. Per esempio spedisci tipo dieci o ventimila mail pubblicitarie a gente che ti ucciderebbe volentieri, e puoi incassare fino a un paio di euro puliti puliti. Cliccando sui link che ti vengono sottoposti, prendi un quarto di centesimo per ogni click . Ricevendo e-mail o sms pubblicitari, acchiappi ben uno virgola cinque centesimi per volta. Per ogni sondaggio cretino che inventi su come sia facile guadagnare su internet, incameri da cinquanta centesimi a un euro tondo. Bisogna fare presto però. Alcuni si lamentano dell’eccessiva generosità di questi compensi. Con un tale sperpero di denaro, presto tutta l’impalcatura del lavoro da casa potrebbe crollare.

C’è molto altro, ovviamente. Puoi scrivere articoli per una enciclopedia on line: da due a quattro euro per ogni voce compilata, salvo approvazione di una commissione di esperti. La supercommissione potrà concederti in ricco bonus di due euro in caso di articoli geniali. Ancora, altri siti promettono 200 euro al giorno puntando su una roulette virtuale. Soldi facili, così giurano. Oppure puoi pensare alla campagna “pay per popup”: a ogni visita nelle tue pagine si apre una piccola finestra con un messaggio pubblicitario e intaschi una somma oscillante da 0,00001€ a 0,0001 € [è tutto vero, giuro NdR]. Dopodiciò attacchi con la campagna “pay per slide”: a ogni visita al tuo sito si apre una piccola slide con un messaggio pubblicitario e guadagni una somma che va da 0,00001€ a 0,0001 €. I guadagni maggiori sono per chi capisce e spiega agli altri quanti soldi sono 0,00001 euro. Se vuoi provare i brividi delle grandi altezze, partecipa alle lotterie on line. E’ tutto gratuito e se imbrocchi sei numeri su sei vinci un corposa ricarica da dieci euro per il tuo cellulare e dieci sms precofenzionati scritti da Totti in persona alla moglie Ilary. Non disperiamoci, insomma. Il web ci è amico e ci farà arricchire se seguiremo i suoi consigli.

Una mia piccola richiesta ai cortesi amici del blog: votate questo articolo in totale libertà. Ecco i voti che potete esprimere: a) divertente, si ride. b) divertente a tratti, c) per niente divertente, non si ride.

giovedì 5 novembre 2009

Sono più importanti i post o i commenti?

Questo è un post che avrei voluto scrivere da quando sono sul blog, cioè da quasi quattro anni, ma che per una ragione o per l’altra ho sempre rinviato. Mi sono sempre chiesto: ma in un blog sono più importanti i post o i commenti? Qual è l’elemento che è il cuore di un diario virtuale e ne definisce in qualche modo l’anima? Su questo, come su altri temi, ci sono divergenze di opinioni. Veniamo prima alla mia esperienza.

Capitai sul blog circa quattro anni fa vedendo per caso in televisione, ospite di Magalli, una blogger di Tiscali, Adipi, che aveva un blog di successo intitolato “Il club delle zitelle speranzose”. Incuriosito andai a vedere il blog. Era piacevole e ben scritto e c’erano diversi commenti a ogni post, ma tanti. Io non sapevo cosa fosse un blog, eppure la prima cosa che pensai vedendone uno era che quel blog fossero i post di Adipi, che aveva uno stile ironico e intelligente. Non pensai nemmeno per un secondo che il blog fossero i commenti, anche numerosi e vivaci. I commenti, così pensavo allora e così pensai quando ebbi un blog mio, erano importanti, davano sale al blog, davano perfino luce, ma non erano il piatto forte. Il cuore del diario virtuale erano i post.

So bene che esiste un sacco di persone che la pensa in modo diverso. Queste persone dichiarano che a loro piace leggere soprattutto gli scambi di battute a margine dell’articolo, specie se sono divertenti o polemici. Il massimo interesse per alcuni si registra quando qualcuno litiga, dice parolacce o minaccia il suo competitore di iniziative legali. E’ chiaro che ognuno su questo tema è libero di pensarla come vuole. Io ho detto la mia opinione. A sostegno di essa ho trovato due argomenti, uno di carattere razionale e uno empirico.

L’argomento razional deduttivo dice che, se i commenti fossero il cuore del blog, un diario virtuale non avrebbe alcuna ragione di esistere. In effetti esiste già uno strumento virtuale che soddisfa ampiamente le esigenze di coloro che hanno queste preferenze: si chiama Facebook. Facebook alla fin fine non è altro che un blog che ha conservato i commenti eliminando i post. Anche il primo post, quello che attira le riflessioni altrui, non è altro che un primo commento. Su questo social network le persone che amano comunicare soprattutto con brevi scambi di idee, amichevoli o informali, sono del tutto soddisfatte. Facebook in effetti è un’idea geniale: il blog perfetto per coloro che amano i commenti.

Il secondo argomento che ho trovato a favore della mia tesi è come ho detto empirico. Ho notato che esistono blog, anche importantissimi e seguitissimi che hanno i post, ma non  i commenti. L’esempio più celebre è “Wittgenstein” il blog di Luca Sofri. Wittgenstein non ha mai avuto i commenti da quando lo conosco; e da quando lo conosco è sempre stato nella classifica dei dieci (spesso dei cinque) blog più importanti di Italia (classifica stilata da vari istituti come Technorati, BlogBabel e simili). E’ una classifica ovviamente opinabile come tutto, ma vi si trovano blog senza commenti, e mai blog senza post. Queste le mie personalissime, come diceva Rino Tommasi, riflessioni.

mercoledì 4 novembre 2009

Consigli per far piangere

CharlieBrownAaugh Autore televisivo che propone una fiction drammatica. - Dunque c’è questa donna precaria a scuola che fa i salti mortali per arrivare fine mese.

Dirigente della Rai raccomandato dal PFSI, Partito dei Fancazzisti Salottieri Italiani. - Non fa piangere, sembra una scena tratta dai “Giardini di Marzo” di Battisti, cerca di sforzarti di più.

Autore televisivo che propone una fiction drammatica. - Più che precaria in realtà questa disgraziata è disoccupata, ha tre figli, quattro intimazioni di sfratto, il marito quando le cose si mettono male se ne scappa con una badante polacca bionda e coscialunga. Ogni tanto le manda le foto di lui abbracciato dalla coscialunga in bikini. E’ disperata. Le hanno rifiutato social card, la family card, il bonus familiare, il bonus energetico, il bonus per i non abbienti, la maxi extra card, la special una tantum, e perfino il super jolly per Giochi senza Frontiere e il maxi ticket for senza money women senza men e con almeno tre little sons a carico.

Dirigente della Rai raccomandato dal PFSI, Partito dei Fancazzisti Salottieri Italiani. - Non fa piangere. Ci vuole qualcosa di più… come dire…

- La nostra eroina cerca occupazione spulciando gli annunci su internet, ma quando si presenta ai colloqui di lavoro come badante o colf le dicono che vogliono ucraini, filippini o extracomunitari. Una volta si spaccia perfino per una Svetlana di Kiev, ma la beccano subito.

- Non fa piangerete-eeeehhhh!

- Non ha soldi per il riscaldamento, accende un a scadente stufa a gas regalatale dalla Caritas e lei e la famiglia quasi muoiono per le esalazioni dell’anidride carbonica.

- Non fa piangere.

- Ma presto il riscaldamento non le serve più: un terremoto fa cadere il palazzo con l’appartamento da cui era stata sfrattata. Ora lei e la famiglia vivono in una tenda della protezione civile umida, piena di spifferi e col pavimento a pozzanghera.

- Non ci siamo. Non riesci a sollevare la soglia dell’attenzione. Dov’è che si piange? La meccanica della lacrima è sempre la stessa da Plinio il Vecchio a Liala e tu dimostri di non ignorarla del tutto. Leggi Victor Hugo, leggi perfino Camus. Insomma, documentati.

- Camminando per strada capita in una sparatoria di camorristi. Uccidono la sua unica amica, lei sviene e la prendono per morta, ma la gente si limita a scavalcare il suo presunto cadavere mentre spettegola sull’ultimo fenomeno da baraccone nominato al Grande Fratello.

- Ti prego, fammi fare una lacrima.

- Uno dei suoi figli si becca l’influenza suina con complicanze di quella aviaria e lo ricoverano in ospedale in coma. Torna il marito e le frega gli ultimi soldi rimasti e quindi fugge con una nuova badante, stavolta ucraina, ma sempre coscialunga.

- Non si piange.

- Le comunicano per posta che ha il cancro. Le restano tre mesi di vita. La Nostra vorrebbe darsi alla pazza gioia in quei tre mesi, ma le mancano i quattrini.

- Dimmi almeno una cosa tragica.

- Un mese dopo nuova notizia: gli esami sono sbagliati. Non ha il cancro. Che iella, ancora un paio di mesi e avrebbe abbandonato questa valle di lacrime. I servizi sociali le tolgono l’affidamento dei figli causa indigenza e li chiudono in un centro di infanzia con personale squilibrato, alcolista o pedofilo.

- Non c’è dramma, non c’è pathos. Leggi Dumas padre, leggi Stephen King se vuoi.

- Tocca il fondo della depressione. Muore il padre, muore la madre, muore una sorella, muore la suocera seguita da due cognati, muore persino il marito dopo che si era pentito e si era fatto francescano per espiare alle malefatte matrimoniali, muore la sua più cara amica di facebook, muore un cane bastardo che le leccava la mano con affetto, muoiono la sua ultima carta telefonica, il suo ultimo computer di terza mano solito regalo della Caritas, la sua televisione senza il decoder per il digitale terrestre, il suo presentatore di quiz preferito, la poetessa che amava, una bambina angelica protagonista di “Chi l’ha visto?” Intorno a lei solo morte e desolazione.

- Non fa piangere.

- Finale, una notte buia e tempestosa. La nostra eroina passeggia su un ponte altissimo. E’ annientata. Tra poco andrà in prigione per debiti. Sarebbe facile farla finita.

- Se anche si butta, non fa piangere neanche un po’. Rivediti Stendhal o anche Federico Moccia. C’è una meccanica della lacrima che ignori.

- Però prima di buttarsi tenta un’ultima possibilità. Compra un biglietto del Superenalotto. Ha come la sensazione di vincere.

- Uhm, questo mi sembra un risvolto interessante.

- Giorno dell’estrazione: al televisore di un bar ascolta i numeri estratti. Controlla e vede che lei ha il biglietto vincente. Ha vinto più di cento milioni di euro!

- Molto interessante, continua.

Autore televisivo che propone una fiction drammatica. - E’ suo il numero estratto. Ha vinto una montagna di soldi. La più grossa vincita di tutti i tempi. Niente sarà più come prima con cento milioni: sono suoi e nessuno glieli potrà mai togliere.

Dirigente della Rai raccomandato dal PFSI, Partito dei Fancazzisti Salottieri Italiani. - Dio, questo sì che è uno sviluppo drammatico! Questa sì che è roba che fa piangere. Pensa a come distruggeranno la vita a quella povera donna tutti quei milioni di euro! Non so proprio come potrà fare ad andare avanti. Schiava del dio denaro, seviziata dal bieco materialismo, violentata dal turpe capitalismo, stuprata dalla ricchezza senza fine. D’ora in poi sarà dedita solo al consumismo, a spendere e spandere soldi, fare vacanze superlussuose allontanandosi per sempre dai valori che rendono tale la vita. Dio, che abbrutimento. Come compatisco quella sciagurata. Dove finiranno il suo senso morale, i suoi ideali, la purezza della sua anima proletaria? Facciamo subito questa storia tragica della donna che vince cento milioni e ha la vita distrutta. Datemi un fazzoletto, per favore, che non mi trattengo.

sabato 31 ottobre 2009

Il segreto del successo di Halloween

image Tutto avrei pensato, ma non che un giorno avrei visto attecchire dalle nostre parti questa stronzata di Halloween. Mi sembrava la tipica idiozia americana. La zucca bucata con la candela. Le streghe. Soprattutto non ce li vedevo proprio i nostri piccoli Totore, Enzuccio e Peppiniello andare in giro per le case a dire dolcetto o scherzetto. Mi sembrava che Totore, Enzuccio e Peppiniello si sarebbe buttati dalla finestra piuttosto che prostituirsi a certe americanate che avrebbero fatto scompisciare il compianto Alberto Sordi. Così non è stato. Halloween predomina nelle nostre contrade. E dato che pure un evento criticabile come questo è un importante fenomeno sociologico bisognerà interrogarsi sulle cause del suo successo.
Mi è subito stato chiaro che la maggiore forza attrattiva della festa di Halloween era la sua natura pagana. Con natura pagana, mi riferisco a quelle feste popolari che danno occasione di scaricare antichi e radicati istinti e di farlo in una cornice istituzionale che dia un alibi alla tua tendenza orgiastica.
Comunque ci deve essere stato un punto, uno solo, che deve aver fatto da volano al successo di Halloween in Italia. Come un grimaldello che ha scardinato la serratura che si opponeva all’importazione di fenomeni culturali (culturali?) estranei alle nostre tradizioni. Qual è stato quel grimaldello, quel punto unico che ha determinato la fortuna di Halloween? Non la zucca con la lucina, ovviamente. E nemmeno lo scherzetto o il dolcetto. A nessuno frega davvero niente del dolcetto o dello scherzetto. O degli scherzi da paura o delle decorazioni domestiche o dei racconti truci. No, secondo me il segreto di tutto sta nei vestiti. Nei costumi con cui ci maschera in questa festa. Soprattutto nei costumi con cui si mascherano le donne. Soprattutto nei vestiti con cui si mascherano le adolescenti.
Vediamo la catena di eventi che ha portato al successo strepitoso di Halloween in questo e altri paesi, a modesto avviso di chi scrive. Primo, le adolescenti amano vestirsi sexy (soprattutto se hanno un buon alibi e quello di Halloween è ottimo) e i vestiti di Halloween sono spesso più sexy di quelli di molte spogliarelliste. Secondo, alle donne adulte piace vestirsi da adolescenti che si vestono sexy (soprattutto se hanno un buon alibi e quello di Halloween è ottimo) e quindi ecco che rubano i costumi da streghette porno soft alle figlie e alle nipoti. Terzo, i ragazzotti sono eccitati dal vedersi intorno tante streghette, maliarde e fattucchiere porno soft e si domandano se vestendosi pure loro da deficienti (soprattutto se hanno un buon alibi e quello di Halloween è ottimo) potrebbero collezionare qualche giarrettiera da sabba de noartri. Quarto e ultimo, gli uomini adulti fanno lo stesso ragionamento dei ragazzotti, con alibi e senza alibi.

venerdì 30 ottobre 2009

Piovono donne

Donne nude La cittadina di New Kachis nella parte più aspra del Wyoming settentrionale è stata interessata nei giorni scorsi da un inusuale fenomeno meteorologico. Nel corso di un improvviso temporale, dal cielo è piovuta una quantità incredibile di donne nude che ha del tutto intasato le strade e impedito la viabilità. Dai primi accertamenti fatti, le donne precipitate con gli agenti atmosferici vanterebbero misure oscillanti intorno ai classici 90-60-90. Alcuni meteorologi di fama mondiale hanno attribuito la pioggia di femmine discinte agli sconvolgimenti climatici del nostro pianeta che avrebbero alterato il normale flusso della corrente marina del Nord Atlantico causando anomalie negli scambi energetici nella troposfera e nell’anticiclone delle Azzorre. Dopo il primo comprensibile momento di smarrimento, i cittadini di New Kachis hanno azionato gli spazzaneve, cioè gli spazzadonne, per liberare le strade e riattivare la transitabilità. Secondo alcune fonti le donne nude piovute dal cielo avrebbero manifestato il desiderio di esternare la loro gioia a favore degli abitanti maschi di New Kachis, i quali avrebbero declinato l’invito per motivi non ancora accertati. Il sindaco della cittadina americana ha dichiarato lo stato di Emergenza Totale a causa dell’alto numero di signore discinte aggirantisi nel circondario. Una riunione straordinaria della giunta comunale ha deliberato che la città non sa che uso fare di tante donne nude, procaci e favorevoli ai liberi rapporti ravvicinati, pertanto esse sono state ospitate provvisoriamente in un museo paleontologico pieno di ossa di dinosauri. Il locale circolo dell’Uomo che non deve chiedere mai ha indirizzato un appello alle maggiori organizzazioni umanitarie mondiali. Liberateci dalle inopportune ospiti ignude, implorano gli uomini che non devono chiedere mai, allontanate da noi i loro sederi pieni, le loro tette prominenti, e quelle disdicevoli cosce tornite e carnose. Inoltre diteci, o scienziati di tutto il mondo – continua l’appello - se esiste un impiego qualsiasi in cui potrebbero essere utilizzate tante donne nude, formose e vogliose.

venerdì 23 ottobre 2009

Tutti mentono al dottor House

556 L'anno scorso non so come mi trovai a vedere un telefilm. Era ambientato in un ospedale e mi sembrava la solita serie alla "E. R. Medici in prima linea". Insomma gli immancabili dottori filantropi usciti dalla penna di Cronin: una respirazione bocca a bocca qui, un'operazione a cuore aperto là e tante grazie signor dottore per aver salvato la vita alla mia bambina rischiando la sua. Niente di tutto questo. Il protagonista era un medico scettico sull'animo umano al limite del cinismo. Uno che detesta la gente, ne vede i molteplici difetti al primo sguardo, ne scandaglia le debolezze umane, le bugie, le piccolezze, gli inganni, i raggiri. Uno che con uno sguardo ti trapana l'anima e svela tutti i segreti che volevi tenere nascosti. Uno che con quello sguardo ti dice: non fare quella faccia da angioletto con me, ti conosco bene, non sei altro che un uomo. Questo medico era il dottor House.
La menzogna in House. Nei telefilm di House c'è una preponderante parte medica, che in questo contesto non ci interessa. Ci interessa un po' di più il suo scetticismo verso gli esseri umani. I suoi simili non gli piacciono. Anche se sono suoi pazienti. Quasi sempre risolve gli enigmi medici senza vedere i malati. Tutti gli danno addosso per questo suo cinismo, per la sua disillusione, ma i fatti gli danno sempre ragione. Cosa principale, i suoi pazienti, che simboleggiano l'intera razza umana, mentono. Mentono sempre. Anche se da ciò che dicono dipende la loro stessa vita. Mentire è più importante che vivere. Come se eliminando l'inganno, la falsità, la vita non avesse più ragione di continuare. Ad esempio il malato classico di House deve dire, per la corretta individuazione della malattia, se è andato in un luogo diverso da quello che ha riferito alla moglie. Lui mente e mente e mente. Confesserà che ha ingannato la moglie a vantaggio dell'immancabile amante solo quando House gli giurerà che una sua eventuale bugia lo farà morire. Mentono i figli ai genitori dicendo che non hanno preso droga, mente la madre alla figlia giurando che è la sua genitrice naturale. Mente l'atleta dopato, il padre che guarda la figlia con occhi insani, il marito che ha perso il lavoro senza dirlo, la moglie che ha una scappatella su internet, il prete che alza il gomito. Mentono i bambini e i vecchi. In una puntata riesce a mentire perfino un paziente paralizzato che comunica solo con il battito delle ciglia.
La verità in House. Se la menzogna (sia pure spesso spacciata per consolatoria) domina nelle storie del dottore zoppo, chi dice la verità? In effetti ricordo di aver sentito dire la verità, continuata, nuda e cruda, solo da due personaggi. Uno è lo stesso House, che dice pane al pane a chiunque, in qualunque situazione, anche a costo di riceverne svantaggi o di farsi emarginare dal gruppo. Il secondo individuo che diceva la verità, sempre e dovunque, era un paziente di House con una malattia che gli aveva danneggiato un'area cerebrale. Il fatto curioso era che la malattia non aveva alterato il modo di ragionare dell'uomo, né la sua personalità o indole; gli impediva semplicemente di "abbellire" la realtà o di ricorrere alle tonnellate di eufemismi e di bugie "buone" usate da ogni persona ogni giorno un'infinità di volte. La "malattia della verità" è così distruttiva per gli equilibri familiari e per la vita sociale, che il paziente che ne è affetto accetta di sottoporsi a un'operazione chirurgica probabilmente mortale pur di guarirne. Come dire: che vita è se non puoi mentire più?
Qui altre notizie su House: ma forse mento pure io come i pazienti del dottore più famoso del piccolo schermo. E come la razza umana che essi simboleggiano.

mercoledì 21 ottobre 2009

I comici televisivi fanno ridere?

Annex - Keaton, Buster_01 Di recente, per ragioni che esulano da questo post, mi sono domandato: ma i comici televisivi mi fanno ridere o no? Risponderò tra poco a questa domanda; per ora accenno al mio attuale rapporto con la televisione per inquadrare meglio l'argomento.
Dunque guardo poco la televisione. In realtà la guardo solo a pranzo e a cena, che cerco di far coincidere con i telegiornali pomeridiani e serali. A volte guardo qualche puntata del dottor House, se la trasmettono in orari decenti. Mi piaceva quando House era cattivo, ma ormai si sta rammollendo pure lui. Vedo pure le partite della nazionale e qualcosa di coppa dei Campioni se c'è una squadra italiana, se la trasmettono non a pagamento e se mi ricordo di farlo (eventi quasi impossibili da verificarsi insieme). Basta. Finito. Prima guardavo pure i film, ora me li vedo in dvd. Non ho mai visto una sola puntata di un reality show; detesto infine i programmi detti talk show, quelli in cui si parla di qualsiasi cosa dalla politica alla cucina.
Sui comici televisivi, ogni volta che ne incontro uno sul piccolo schermo mi parte il pulsante di cambio di canale. Sono del tutto incapace di seguire trasmissioni tipo Zelig, mi viene la depressione acuta quando avvisto uno che sale su un palco e parla di come lo hanno fregato bancomat, postamat o Matt Murdoch.
I comici mi procurano la stessa reazione di quelli che da ragazzi ti fermavano e insistevano per raccontarti una barzelletta ignorando le tue proteste. Mi dava fastidio che qualcuno si attendesse da me una reazione che probabilmente non avrei avuto, dato che le barzellette quasi sempre non mi piacciono. D'altra parte pensavo che sarebbe stato maleducato non ridere se uno ti racconta una lunga ed elaborata barzelletta, anche se banale. Alla fine cercavo di ridere al meglio e lodavo la storiella, odiando nello stesso tempo il raccontatore. Voglio dire che già il fatto che uno si aspetti che io rida, mi provoca la reazione opposta.
Chi mi fa ridere? Quasi nessuno. Non la Littizzetto, anzi ogni volta che la vedo mi chiedo che cavolo abbia da scompisciarsi dalle risate Fabio Fazio quando la vispa Luciana gli rivolge la parola. Fazio è formidabile: La Littizzetto gli chiede che ora è e lui a sganasciarsi come se avesse sentito la migliore battuta di Ettore Petrolini. Ho detto dei comici di Zelig, e lo stesso potrebbe dirsi di quelli di Colorado Cafè. Gene Gnocchi mi rattrista, quelli che presentano "Striscialanotizia" o che si avventurano a "Quelli che il calcio" mi sconfortano. Camera Café? Stendiamo un velo pietoso. Victoria Cabello? Boccaccia mia statti zitta. Se dovessi guardare un programma intero presentato da Chiambretti, probabilmente mi suiciderei.
Qualche seconda serata fa guardavo la televisione per ragioni per così dire d'ufficio. C'erano almeno tre programmi pseudo comici in programmazione. Sulla Sette Victoria Cabello intervistava una pornostar di cui mi sfugge il nome: depressione. Su Italia Uno Chiambretti presentava un programma in cui una superbona in lustrini e paillettes ballava alzando una coscia al secondo piano: depressione al quadrato. Sul secondo c'era un altro programma presunto comico che ho del tutto rimosso. Il numero nettamente più spassoso era quello fatto dal matematico Piergiorgio Odifreddi intervistato da Serena Dandini su Rai Tre. Odifreddi si produceva nelle sue solite giaculatorie da mangiapreti e da depositario del Verbo Unico e dell'Unico Catechismo Valido cioè il suo e la Dandini, non senza ragione, rideva. Peccato che Odifreddi non fosse un comico di professione.
Chi salvo? Non molta gente. Forse qualche imitatore, anche di cantanti. Vidi qualche giorno fa su You Tube l'imitazione che un tal Checco Zalone faceva di Carmen Consoli e mi pareva divertente, anche se sospettavo che mi sarei annoiato in fretta a guardare le imitazioni di Zalone. Mi faceva ridere l'imitazione di Teo Teocoli dell'allenatore Maldini. E quando un paio di anni fa vidi Beppe Grillo in televisione, era l'ultimo periodo del governo Prodi, mi pareva che Grillo, di cui pure non condividevo per nulla le idee, avesse benzina da bruciare. Qualche volta mi ha fatto ridere Corrado Guzzanti.
Infine non molto tempo ha visto una vecchia scenetta di Walter Chiari in bianco e nero. Che dire? Ho riso.