mercoledì 29 dicembre 2010

Il paradiso editoriale può attendere

- To’, chi si vede, il mio angelo custode. Non pensavo che avresti avuto la faccia tosta di farti vedere, per di più a Natale. Attento a dove parcheggi quelle maledette ali e non mi insozzare come al solito il pavimento con piume che puzzano di nullafacenti in paradiso.
- Che c’è? Non sembri molto contento di vedere il tuo protettore celeste. Eppure con te mi sono prodigato più di Clarence con James Stewart. Mi sono ampiamente guadagnato la promozione ad angelo di prima classe per come ti ho soccorso e sostenuto. Peccato solo che il Principale non se ne sia ancora accorto.
- Di cosa si sarebbe dovuto accorgere? Che sei un angelo custode buono a nulla?
- Che irriconoscente. Scusa, ma tu cosa volevi fare veramente? Scrivere. E mi pare che tu lo faccia. Forse non sei soddisfatto di quello che hai scritto?
- No, non mi lamento di quello che ho scritto. Ma vedi, continuo a spulciare la classifica dei bestseller e non ci trovo mai un mio titolo.

giovedì 16 dicembre 2010

Fantasmi a Natale

Fantasmi tra i vivi. Erano molti, ma non erano vivi. Erano morti eppure non erano ancora morti, si intestardivano a vagare nel mondo in cui erano stati vivi, a ricordare di quando pure loro erano emozionati e felici come gli uomini che spiavano e invidiavano. Loro non vivevano, avevano il ricordo della vita. Non gioivano, avevano il ricordo della gioia. Non amavano, avevano il ricordo, piuttosto sbiadito, dell’amore. Non provavano alcuna emozione, solo il ricordo delle tante e potenti emozioni che li avevano scossi quando erano vivi. Eppure bastava quel lontano ricordo di quando erano vivi a farli restare lì tra gli uomini, che non li vedevano e non li percepivano, perché quegli esseri senza sostanza che si aggrappavano ai ricordi ormai non erano più niente.

giovedì 9 dicembre 2010

Vivreste per 14 mila anni?


Ieri ho visto un film, L’uomo che venne dalla terra. Di semplice struttura scenografica, quasi un’opera teatrale, tutto dialogo e niente effetti speciali. Un professore universitario sta per trasferirsi altrove, i suoi colleghi gli fanno una festa a sorpresa. Durante il party d'addio alcuni invitati, insospettiti, lo interrogano sui motivi della partenza. Il professore sostiene di essere un immortale che vive da oltre 14.000 anni, era in origine un uomo preistorico. Ogni dieci anni deve trasferirsi altrove altrimenti la gente noterebbe che non invecchia.
Ho trovato il film affascinante, mi ha tenuto sveglio fino a tardi, anche se c’era meno azione che nei film di Woody Allen. La cosa che mi ha sorpreso di più è che il professore immortale non desse alcun segno di essersi stancato di vivere. Già in una vita normale a un certo punto ti pare di aver visto quasi tutto, ma in 14 mila anni di certo quella sensazione deve accentuarsi. Mi sono chiesto che reazioni avremmo vivendo una vita così lunga. Ecco alcune ipotesi:

giovedì 2 dicembre 2010

Il gesto di Monicelli

- E sul gesto estremo di Mario Monicelli cosa pensi? Ultimo atto di volontà o di disperazione?
- Scusa Monicelli aveva quarant’anni?
- No, ne aveva 95.
- Era in ottima salute?
- No, aveva tutti gli acciacchi della vecchiaia e un avanzato cancro alla prostata.
- Era allegro? Rideva?
- Non mi pare. Nelle interviste, anche se si esprimeva con estrema lucidità fino agli ultimi giorni, si lamentava della vecchiaia e della scomparsa di tutte le persone che conosceva e facevano parte del suo mondo e del suo ecosistema esistenziale. Probabilmente si sentiva un sopravvissuto di un mondo estinto.

sabato 27 novembre 2010

Piove a Napoli

Siente. Chiove.
Chiove ‘ncoppa ‘e cassunette
napulitane,
chiove ‘ncoppa ‘a munnezza
ca fete e s’arravoglia,
chiove n’coppa ‘a fetenzia
e int’’e vasce,
‘ncoppa ‘e schifezze ammuntunate
ca se scufanano int’’a zuzzimma,

domenica 21 novembre 2010

Mi faccio fico, divento scrittore di strada

Basta, devo fare qualcosa per migliorare la mia immagine, per renderla più attuale, più spendibile nella società della contestazione pantofolaia. Nessuno prenderà mai sul serio la figura da bonaccione della porta accanto che mi rimanda lo specchio. Il look è tutto. E io devo cambiare il mio.
Prima di tutto le mie basette non vanno. Devo allungarle di almeno sei o sette centimetri. Mi daranno un’aria vissuta di Oppositore di Non So Cosa. Attenzione, non voglio basettoni alla Elvis, ma alla Easy Rider. Le mie nuove basette devono comunicare che da qualche parte mi aspetta un motociclettone col manubrione, cavalcando il quale rendo il mondo più libero.

martedì 16 novembre 2010

Via dalla pazza folla

- Scusa, sei vivo tu?
- Vivo, che parola impegnativa. Vivere, che concetto impegnativo. Diciamo che funziono.
- Funzioni? Potresti essere più chiaro?
- Sono stato chiarissimo. Io funziono, anche tu funzioni. Anche il resto dell’umanità funziona. Delle volte neppure tanto.
- C’è una differenza tra il funzionare e il vivere?
- Non credo, probabilmente sono la stessa cosa. Vivere è quando si funziona a un livello abbastanza complicato. Ma forse neppure tanto.
- Il successo?
- E' quando funzioni abbastanza bene o quando il funzionamento degli altri è ostacolato da fattori bio-socio-meccanici.
- L’amore?
- E’ una funzione matematica con una o più incognite.
- La morte?
- Una mancanza di funzionamento.
- Dici la verità tu?
- Non direi. Le mie regole di funzionamento mi suggeriscono di dire il minimo di verità necessario per farmi accettare dalla società dei funzionanti. Se penso di farla franca, mento. Quindi quasi sempre dico la verità, in modo da crearmi un substrato di credibilità per quando mentirò.
- Sei buono tu?
- Sono buono esattamente come può esserlo una Panda Dynamic GPL con Pack Class, prezzo promo 9.900 € (IPT escl.) Es.: Ant. 0, rate 84 da € 161,00 (compresi Prestito Protetto e Sava DNA € 1.198); Spese pratica € 300 + bolli. TAN 4,95% TAEG 7,19%. Salvo approvazione Sava.
- Dove ti piacerebbe vivere, scusa, funzionare?
- In un posto con pochi funzionanti.
- In un cimitero?
- No, che dici?
- Via dalla pazza folla?
- Se ti piace dirlo così…

mercoledì 10 novembre 2010

Unabomber era più pazzo di noi?

Un paio di giorni fa ho visto un documentario su Unabomber, l’individuo che in America ha inviato pacchi postali esplosivi a numerose persone, durante un periodo di quasi diciotto anni, provocando tre morti e 23 feriti. La caccia all’uomo che organizzò l’FBI è stata la più costosa della storia. Ma i danni derivanti dall’insicurezza sociale dovettero essere molto più ingenti. Il documentario mi ha colpito per vari motivi.

Prima di tutto perché Unabomber, al secolo Ted Kaczynski, era non un uomo intelligente, ma un genio. Aveva un quoziente di intelligenza di 167,

domenica 31 ottobre 2010

Il libro dei morti

Mariagrazia era allegra, amava i cani e le persone, adorava cucinare crostate di mele e ora è morta. Maurizio nacque ricco, ma la la sua famiglia subì un rovescio finanziario obbligandolo a crescere in quartiere popolare, ricostruì la sua fortuna intorno ai cinquant’anni avviando una fabbrica di giocattoli specializzata in bambole sexy per bambine aspiranti pornostar e ora è morto.

Peppe a scuola lo prendevano in giro perché oltre a essere grasso parlava in perfetto italiano e non in dialetto, poi da grande divenne magro, imparò il dialetto, si laureò in legge e sposò la figlia di uno dei principi del foro cittadino ereditandone beni e clientela e ora è morto. Teresa scrisse per quasi tutta la vita a un cantante melodico di cui si era invaghita da ragazzina, il cantante a volte le faceva rispondere banalità da qualche segretaria, Teresa era contenta, poi un giorno decise che avrebbe potuto vivere anche senza le idiozie della segretaria o di quell’asino di cantante, che ora che ci rifletteva cantava proprio canzoni del cazzo e aveva pure un faccia del cazzo e si vestiva persino da cazzo, senza pensare a quel suo ciuffo del cazzo e a quelle cazzo di stronzate che sputava aprendo bocca, ma non visse ancora molto e ora è morta.

Paolo a scuola fregava i professori con la sua parlantina

lunedì 25 ottobre 2010

Fulmine Facebook

- Ringrazio Dio per averci regalato uno strumento miracoloso come Facebook. Ormai possiamo comunicare alla velocità del fulmine con qualsiasi angolo di mondo, con amici o parenti lontani che credevamo irraggiungibili, con un linguaggio essenziale, efficace, lontano dalla retorica. Perché fai quella faccia? Non sei d’accordo?

- No, sono con te al cento per cento. In effetti di recente con l’aiuto del prodigioso Facebook ho ritrovato una mia lontana cugina americana, che quasi non sapevo di avere, e ho potuto apprendere che parteciperà ad HALLOWEEENNNNNNNNN!!!!!!!!!!!! (scritto proprio così, con lo stesso numero di enne e di punti esclamativi). Era una notizia fondamentale che mai avrei potuto apprendere altrimenti.

- Vabbé, però i vecchi amici con cui ai bei tempi mangiavi pane e rivoluzione…

- Al di là del fatto che la rivoluzione mi spaventava pure da ragazzo, sì, un mio antico amico mi ha scritto che era contentissimo di ritrovarmi. Mi ha mollato una mezza dozzina di entusiastiche mail lunghe mezza riga e poi, quando dopo una sua sollecita richiesta reiterata in due o perfino tre messaggi, gli ho scritto dieci righe in cui sintetizzavo quasi poeticamente la mia vita dell’ultimo quarto di secolo… è sparito. Forse l’ha ucciso lo sforzo immane di leggere dieci righe tutte insieme.

venerdì 15 ottobre 2010

L’esercito dei mostri

In questo periodo rifletto spesso su come la vita dei nostri tempi sia strana e a volte bizzarra.

Uno schiaffo ti uccide, un pestaggio a sprangate ti fa (quasi) il solletico. Metropolitana di Roma, caso ormai arcinoto, dopo un litigio su una futile questione di precedenza un ragazzo romano e un’infermiera rumena vengono alle mani. Il ragazzo colpisce l’antagonista con un pugno loffio che sembra più una manata che un pugno (anche se l’avvocato della vittima dice che sembra un jab sinistro sferrato con la tecnica di Ray Sugar Robinson): l’infermiera crolla a terra e va in coma e ormai è data per spacciata. Torre del Greco, Napoli: un padre rimprovera due bambini che si sono impossessati del parco giochi impedendo ai coetanei di giocare. Per sua sfortuna i bambini rimproverati sono i figli di un camorrista denominato eloquentemente Tore ‘a Carogna, il quale organizza una fulminea spedizione punitiva per pareggiare il non ortodosso richiamo ai suoi pargoli. Sei nerboruti e violenti individui, tra cui il succitato Tore ‘a Carogna, piombano in un ristorante e massacrano il padre improvvido anche a colpi di casco da motociclista: risultato, il padre pestato va appena in ospedale senza aver subito a quanto si sa danni gravissimi.

sabato 9 ottobre 2010

Ottocento

E questi cappellini da donna, con il sottogola e i nastrini, buffi eppure affascinanti, come sono diversi dai nostri cappelli da donna. E questi uomini in redingote scura e cappello a tuba, tutti d’un pezzo e anche un po’ ridicoli quando dicono signore pure ai ragazzini, come sono diversi dai nostri uomini, che non dicono signore neppure a Dio e sono ridicoli, sì, ma diventano tutti d’un pezzo solo nella tomba. E queste vesti strette in vita, con le sottogonne voluminose e i guanti che arrivano al gomito, dove la vedi oggi una donna così ammesso che non si sposi? E queste case di campagna con i finestroni alti, i rampicanti abbarbicati sulla facciata e i viali con le foglie cadute, come sono diverse dalle nostre case di campagna con i finestroni alti, i rampicanti abbarbicati sulla facciata e i viali con le foglie cadute, anche se sono le stesse identiche case di due secoli fa. E queste passeggiate nei boschi silenziosi, quelli brumosi con gli arbusti spogli in cui cogli la presenza di qualcosa di magico e antico, qualcosa di grande che puoi definire spirito della natura o come diavolo vuoi, come sono diversi dai nostri boschi ben poco silenziosi in cui cogli la presenza solo di onde elettromagnetiche e impulsi satellitari. E questi colori che ti confondono, questo verde dei prati, questo adorabile blu cobalto di certe vesti, questo bianco abbagliante di certe cuffie femminili, questa sinfonia di colori autunnali sugli alberi, questo azzurro inquietante dei ruscelli e questo nero nero dei tabarri, questi gialli riflessi di sole, questo color tempestoso delle cime imbronciate, come sono diversi dai nostri freddi sedici milioni di colori da monitor lcd o cellulari touch screen.

lunedì 4 ottobre 2010

Un gatto, un cane e la fine del mondo

Un paio di sere fa tornavo a casa dopo aver comprato un pezzo di pane croccante in un forno aperto anche di sera (ci vado appena posso, il pane croccante di sera mi sembra più buono che di mattina). Improvvisamente sento un grido tra l’angosciato e l’adirato: “Vaffanculo, brutto stronzo!” E poi ancora Vaffanculo, Vaffanculo. Mi dico: staranno picchiando o rapinando qualcuno. Niente di tutto questo. Mi volto e per un attimo pare che il mondo si fermi. A pochi metri da me ci sono un cane e un gatto che si fronteggiano in silenzio. Il cane è uno di questi botoli antipatici tendente al peluche che ti ringhiano e abbaiano addosso appena ti hanno a tiro, e che cercano di azzannarti una gamba forti dell’appoggio dell’onnipresente padrone-guardia del corpo che ti porterebbe in tribunale  se mollassi una sacrosanta pedata al suo ammasso di pulci stronzo e vigliacchetto. Il cane è grande almeno il doppio del gatto, ma non abbaia aggressivo come fanno i cani quando incrociano i gatti grandi la metà di loro. Il felino non ha per niente paura, ha pelo e coda rizzati e si avvicina pian piano a questo cagnone che abbaia e ringhia a omaccioni giganteschi, ma che per una volta sembra aver compreso il valore filosofico del silenzio.

lunedì 27 settembre 2010

Versione in classe dal napoletano

Damm nu vas cu sta vocch zuccarell,
Damm nu vas rocj ca sap e fravul cumm’atté,
damm nu vas primm ca scapizz ccà ‘nterr
e damm nu vas, famm campà pur’ammè.
Nu vas ch cj pierd?
Pur si nun m vvuo’ bben,
pur si nun m può all’gg’rì,
damm''a vocca toij e famm arricrià.
 
- Ehi, Furlan, vas, vas, che diavolo è un vas?
- Ssss, Brambilla, parla più o ti farai sentire e la prof ti annullerà il compito. Vas, sta per vaso, cioè bacio.
- Ti prego, dammi un aiutino, non riuscirò mai a tradurre questa versione. E’ roba peggio dell’arabo. “Scapizz”, mica ha a che fare  con la pizza, vero?
- Ignorante, scapizzà significa crollare morto stecchito. E prima che me lo domandi, arricrià significa divertire, sollazzare.

Ma t’è vist ch femm’n ca sì?
L’e uardat chilli capill luongh e frishch?
E chill’uocchij chin e sol
e chelli braccij ianch e s’ccullel
‘ngoppp a stu piett maniariell
ca m fa fregner ‘ncuorp e arr’vutà e c’r’vell?
 
- Io esco pazzo, Furlan, che accidenti significa “maniariell”? Arr’vutà e c’r’vell, ma che lingua è?

lunedì 20 settembre 2010

Io cioè il bene, tu cioè il male

Piccole domande sul bene e sul male. Girovagando nel web mi sono imbattuto in un post di Fiore sul bene e sul male e mi è venuta voglia di dire qualcosa di più lungo di un commento. La prima elementare considerazione in materia ci dice che tutti noi crediamo di sapere perfettamente che cosa sono il bene e il male, crediamo di riconoscere subito chi si comporta secondo l’uno o l’altro criterio; ma lo sappiamo davvero? Il bene e il male e esistono sul serio o sono solo due categorie morali che l’uomo ha artificiosamente inventato perché gli fanno comodo così come gli fanno comodo i semafori o le mutande fuori dai jeans a culo basso? Il bene e il male sono due concetti assoluti e veri a prescindere da noi esseri umani e validi anche in altre remote regioni e dimensioni dell’universo o sono validi (utili) solo in questo lembo insignificante di creato e in questo attimo fuggente che noi chiamiamo storia dell’uomo? Infine la domanda cruciale: ammesso che le categorie di bene e male esistano realmente, non potrebbero essere la stessa identica cosa, la stessa faccia di una sola medaglia? Forse il male, da una certa prospettiva, è indistinguibile dal bene e viceversa.

Il buon samaritano canta “We are the world”. Le domande sono tante e insidiose, come si vede, e lo spazio per affrontarle esiguo. Quindi mettiamoci subito al lavoro con alcuni facili esempi. Ecco che abbiamo la madre che si sacrifica per il suo bambino, lo nutre e cura e si toglie il pane di bocca per lui se necessario. Poi abbiamo l’uomo che commette un furto o un omicidio e infine il viandante lasciato moribondo dai briganti sulla strada tra Gerusalemme e Gerico e salvato dal buon samaritano (ma ignorato da altri prima di lui). Noi classifichiamo automaticamente queste azioni come buone o cattive.

martedì 14 settembre 2010

L’invasione degli Ultracorpi c’è già stata?

Da ragazzo mi piaceva la fantascienza (mi piace tuttora quando di qualità). In realtà a un tratto mi sono accorto che non mi attraeva propriamente la fantascienza quanto l’avventura che essa regalava a piene mani nei film e nei romanzi. Le storie di fantascienza, almeno alcune di esse, erano il più grande scenario avventuroso mai immaginabile, molto superiore alla Malesia di Sandokan o al Sudafrica di Wilbur Smith. Amavo il genere catastrofico o quello delle subdole invasioni di alieni, ero poco attratto dalle storie con astronavi terrestri in giro per l’universo o con imperi galattici. Mi piacevano anche i complicatissimi messaggi extraterrestri in arrivo dallo spazio che poi lo scienziato eroe (disilluso, scettico, ma alla fine romantico, vedi il grande Luigi Vannucchi in “A come Andromeda”) doveva decrittare e difendere dalla miopia di politici e militari guerrafondai. Non amavo particolarmente le storie ambientate nel futuro o basate su macchine del tempo, con le dovute eccezioni. Le situazioni in cui sguazzavo di più erano quelle catastrofiche o per meglio dire di sopravvivenza, tipo che sei alla fine del mondo e, in una società senza una parvenza di legalità, devi fare le scorte alimentari nei supermercati superando l'opposizione di biechi individui dal grilletto facile e conquistare una ragazza, quella carina e piena di sentimento che mai potresti avvicinare in un mondo normale e funzionante.
Sempre da ragazzo avevo elaborato una speciale classifica sui miei tre preferiti romanzi di fantascienza. Al primo posto L’invasione degli ultracorpi, di Jack Finney: gli alieni si sostituiscono agli umani replicandone il corpo con tutti i ricordi, ma qualcuno si accorge di piccole differenze di comportamento nei finti umani. Il giorno dei trifidi, di John Windham, gli uomini diventano tutti ciechi tranne pochi privilegiati, che nel caos generale se la devono sbrogliare con i trifidi, organismi vegetali alieni che sparano aculei mortali e si nutrono di sangue. Il villaggio dei dannati, sempre di John Windham, in un villaggio inglese rimasto isolato e incosciente per un certo periodo di tempo le donne danno alla luce inquietanti bambini con gli occhi d’oro.
Ero stregato dall’Invasione degli Ultracorpi soprattutto perché oltre ad avventura, fantascienza, mistero, aveva una formidabile ambientazione noir che mi faceva ricordare i film americani degli anni Quaranta, quelli in forte bianco e nero con uomini con vestiti e cappelli alla investigatore Marlowe e donne briose alla Ginger Rogers. Mi immaginavo il protagonista del romanzo, il dottor Miles Bennell, con la faccia di Humphrey Bogart, anche se sapevo che Bogart non aveva nulla a che fare con la fantascienza e i dottori (una volta aveva interpretato un prete, ma solo sotto mentite spoglie). La parte che mi ipnotizzò è quando sembra cambiata ogni pietra e strada della città teatro del romanzo solo perché sono cambiati gli abitanti. Oggi non so se mi piacerebbe ancora quella storia, soprattutto non so se crederei ancora ciecamente al suo presupposto, e cioè che gli uomini hanno cuore e sentimento, si innamorano, sono generosi, apprezzano cose come la poesia e l’arte ed è proprio per quelle nobili caratteristiche che puoi distinguerli da gelidi e spietati alieni venuti dallo spazio per sostituirsi a loro. Nella mia vita ho visto un mucchio di persone gelide (con le dovute eccezioni), un numero ancora maggiore di persone spietate (con altre eccezioni), e quando queste persone provavano emozioni e sentimenti avevi sempre l’impressione che ciò fosse collegato a un qualche loro vantaggio personale. Domanda: come si fa a distinguere questi uomini dagli Ultracorpi del romanzo? Gli si dà da leggere “essere o non essere, questo è il problema” e si osservano le loro reazioni? Ma se si annoiano sia l’uomo che l’alieno, come la mettiamo? Delle volte mi viene da pensare che l’invasione aliena già ci sia stata e che nessuno se ne sia accorto.

martedì 7 settembre 2010

I miei fumetti

Come gli amici del blog sapranno, un paio di mesi fa ho partecipato a una mostra di fumetti tenutasi a Calcata in Lazio. La mostra, intitolata “Viziosismi”, trattava di  vizi capitali e virtù teologali. A me hanno commissionato di illustrare l’Ira. Ho realizzato tutto con inchiostro di china e un solo pennino, sopravvissuto a un paio di decenni in un cassetto, anche se in realtà l’avevo già utilizzato per disegnare la copertina del mio romanzo (visibile sulla colonna laterale). A quanto mi dicono la mostra ha avuto successo e probabilmente si terrà pure a Napoli. Cliccate sulle immagini per ingrandirle.



 

sabato 28 agosto 2010

Il romanzo dei blogger

- Tieniti forte, voglio scrivere un romanzo sul mondo del blog.

- Ti senti bene? A chi cavolo può interessare un romanzo sul mondo del blog?

- A molta gente. A tutti i blogger e non solo. Conosci questo nostro ambiente, è ricco di spunti, di personaggi, di storie. C’è tutto nel blog, il dramma, l’amore, il mistero, dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, due o cento volte volte nella polvere e due volte sull’altar. E’ roba interessantissima.

- Sì, mi elettrizzo al solo pensiero di pantofolai che bivaccano davanti al computer dall’alba al tramonto. Con un materiale così ne verrà fuori un romanzo più movimentato di Alien contro Predator.

- Basta con questo tuo spirito distruttivo. Abbiamo un mucchio di spunti fortissimi da inserire nel nostro romanzo. Pensa un po’ a quanti personaggi abbiamo incontrato nella nostra lunga militanza sul blog. Parrucchiere poetesse in cerca di anima gemella, teppisti del commento anonimo, improvvisati capipopolo alla je m’indigne, dottori che si spacciano per bionde disponibili e bionde disponibili che si dichiarano malati terminali. Qui c’è materiale non per uno, ma per cento romanzi. E per il ritmo, ammetto che ci si deve lavorare un po’ su, ma non ho dubbi sulla riuscita.

- E sentiamo di cosa parlerebbe questo tuo romanzo sul blog?

lunedì 23 agosto 2010

Uno del popolo

Il popolo è rumoroso, il popolo è volgare, il popolo è maleducato, il popolo non ha letto i libroni e non conosce i salotti dove tutti parlano bene e sono sempre nel giusto, il popolo è permaloso e attaccabrighe, spesso aspira a fare il guappo, anche di cartone. Il popolo rutta e scorreggia per strada e piscia per strada e sputa per strada e bestemmia per strada e va a piedi nudi non nel parco, ma, guarda un po’, per strada, e fischia ai culi in strada, il popolo ascolta musica scadente, non solo per strada, il popolo mangia cibo scadente, ride per barzellette scadenti, ha suonerie per telefonini superscadenti, guarda film perlopiù scadenti, indossa vestiti da due soldi di gusto scadente e anche i suoi denti sono scadenti, e quando si fa di vino, droga e sigarette sceglie sempre e infallibilmente i prodotti di peggiore qualità. Ah, che brutta cosa è il popolo, ah, che mostro fu creato, non odora di lillà, non dice pardon, al massimo ti dice stronzon. Non fa testamenti, il popolo, né biologici, né di altra natura, pensa che morirai quando verrà il tuo momento e pensa che sia stupido pagare un notaio quando hai da lasciare in eredità le tue quattro ossa o poco più. Però però però.

lunedì 16 agosto 2010

Viva san Pancrazio protettore del mio blog

Le previsioni del tempo sul mio blog per oggi sono buone. Si prevede un virtuale cielo sereno, assenza di nuvole e temperatura intorno ai 30 webgradi Twitternheit. Nel pomeriggio tuttavia sono attesi addensamenti nuvolosi sulle colonne laterali e sui pie’ di pagina, con possibilità di brevi acquazzoni sugli script java degli ultimi commenti al post. L’anticiclone estivo proveniente da Wordpress in serata riporterà il sereno.

Viva san Pancrazio protettore del blog mio,

Viva san Pancrazio protettore mio ognor.

lunedì 9 agosto 2010

Il delitto e la raccomandazione (quasi) perfetti

Vediamo se possiamo avvicinare grande letteratura (gialla) e grande raccomandazione e grandissimo nepotismo (all’italiana) e vediamo se possiamo farlo in poche righe. C’è uno splendido romanzo thriller di Patricia Highsmith, Sconosciuti in treno, da cui è stato tratto pure il film hitchcockiano Delitto per delitto, che fa al caso nostro. Uno dei protagonisti del romanzo, Bruno, crede di aver trovato il segreto del delitto perfetto, e cioè il delitto (all’apparenza) senza movente. Prende un treno qualsiasi e contatta un passeggero sconosciuto, Guy, sul quale però aveva già preso delle informazioni. Guy è stato tradito dalla moglie, mentre Bruno odia suo padre. La proposta è la seguente, Bruno avrebbe ucciso la moglie fedifraga di Guy, mentre l’altro avrebbe ricambiato il favore eliminando il padre padrone. Nessuno degli assassini ha relazioni con la futura vittima e nessuno sospetterà di loro, anche perché dopo quell’incontro occasionale in treno non si rivedranno più. Tu fai un delitto per me e io lo faccio per te, uguale il delitto perfetto.

mercoledì 4 agosto 2010

M’occia non M’occia, M’occia non M’occia

Intervista a Moccia e a Non Moccia.

La verità. Ritieni di dire la verità quando scrivi?

Moccia. Certo, non faccio sconti su certi argomenti. La verità è l’unica cosa al mondo che conta. Sì, pure i miei romanzi sono veri dalla prima all’ultima parola. E che nessuno osi ridere.

Non Moccia. Non so cosa sia la verità, ne se esista. Io di certo non la dico e non conosco nessuno che lo faccia. Nemmeno ora che sto negando di dire la verità dico tutta la verità. Non esiste una differenza tra uomini che mentono e uomini che non lo fanno, ma tra mentitori stupidi e mentitori coscienti che magari si vergognano un po’. Io spero di appartenere alla seconda categoria.

Fiducia negli uomini. Hai fiducia negli uomini?

Moccia. Sempre. Gli esseri umani mi sorprendono sempre in positivo. Li amo. Li amo anche di più quando comprano i miei libri su scusa ma ti chiamo amore e dicono che so scrivere, si sa. Ah ah ah, smack smack.

Non Moccia. Non si tratta di avere fiducia negli uomini, ma di comprendere il loro comportamento e agire di conseguenza. Il fatto che alcuni comprino i libri del mio quasi omonimo non contribuisce ad alimentare nessuna fiducia.

domenica 25 luglio 2010

Hollywood party

- Benvenuto alla festa, Charlie, sei più in forma che nel tuo film più bello, Luci della città.

- Sei troppo buono con me, Capitano. Ma detto tra noi, il mio film più riuscito è stato La febbre dell’oro. In ogni caso è un onore per me essere al tuo party.

- Vatti a sedere con John Wayne ed Edward G. Robinson, Charlie. Lo vedi, John è quello che alza il gomito su quel divano mentre ride alle spiritosaggini di Katharine Hepburn.

- Ci vado subito. Magari questa è la volta che scopro che cosa significa quella dannata Gi di Robinson.

- Ehi, James, ti stai divertendo? Ho visto che ti cercava Alfred Hitchcock, penso che volesse dirti qualcosa del vostro film La finestra sul cortile. Ma dov’è finito, Alfred? Un attimo fa era lì insieme a Rita Hayworth e Bing Crosby. Rideva come un matto per una barzelletta di Johnny Weissmuller.

giovedì 15 luglio 2010

Odio l’estate

Turisti cialtroni a ore nove. Sono seduto su uno scranno del Duomo di Napoli. Silenzio, pace, atmosfera suggestiva. Chi ha detto che non si possa trovare un angolo di serenità nella Città d’’o Sole? Non dura molto, ma questa volta i napoletani non c’entrano. Entrano frotte di turisti di aspetto nordico, alti, biondi rumorosi. Sono vestiti con pantaloncini quasi carnevaleschi, strascicanti ciabatte polverose, camicette da due soldi. Già così verrebbe voglia di prenderli a calci in culo, ma quelli si mettono a ridere e a chiacchierare nella pace sacra della chiesa e non contenti fanno lampeggiare le macchine fotografiche sotto i cartelli multilingue che vietano di far foto. Non sono pochi, sono tanti. E sono tutti buzzurri. E poi dicono i napoletani…

Culo gigante a ore tredici. Bordeggiando per le strade del mio quartiere, avvisto a proravia, diciamo a ore tredici, quello che sembra un culo gigante fasciato in aderenti pantaloni giallo canarino. Miraggio?

giovedì 8 luglio 2010

Le barzellette dei robot

Robot AZX2924: Dunque c’è uno di questi robot antichi. Sapete, quei modelli primitivi ormai estinti che si davano un sacco di arie, prima dell’avvento della cibernetica avanzata e dei biochip di sesta generazione…

Robot GHJ0945: Sì, conosco il tipo. Parli di quei ridicoli robot che se ne andavano in giro tutti impettiti, con l’aria di pensare di essere i padroni del creato e di avere ragione su tutto.

Robot WQK2287: Certo, quella specie di automa pomposo che iniziava ogni discorso dicendo io io io io.

Robot AZX2924: Ssssss, silenzio che mi fate perdere il filo, si fa per dire. Dicevo che c’era questo modello di robot tronfio che in ogni occasione si vantava di essere “speciale”. Delle volte giurava di essere un figlio prediletto di Dio e soprattutto strombazzava ai quattro venti di essere “libero”. Poteva fare una cosa o un’altra a seconda del suo capriccio. Cianciava addirittura di essere dotato di libero arbitrio.

martedì 29 giugno 2010

Amare è un po’ impazzire

Io e Cleide scendiamo la strada principale di Caserta Vecchia, splendido borgo medievale con vestigia risalenti all'epoca sveva e angioina. Cleide a un tratto si ferma davanti all’ennesimo negozio di artigianato e a me non resta che fare altrettanto, sperando che la smetta di struggersi per ninnoli e chincaglierie come ha fatto per tutta la giornata. Lei però legge trasognata un foglio appeso a un muro che avrà un migliaio di anni. Un trafiletto parla di un’artista tedesca, tale Ursula Nonsocosa, che negli anni Sessanta si infatua tanto di Napoli e dintorni che pianta tutto nella terra dei crucchi e se ne viene a vivere proprio lì, dove siamo noi. Si innamora perdutamente di una chiesetta medievale in rovina e spende tutti i risparmi per ristrutturare la casa di fronte, denominata Casa delle Bifore, e ora vive lì dedicandosi all’artigianato.

Leggo tutto alla maniera del blog, cioè zigzagando tra le righe alla velocità della luce e fermandomi quando mi pare di aver compreso il senso del messaggio, momento in cui ho catalogato questa Ursula tra le turiste nordiche imitate alla radio ai tempi di Arbore-Boncompagni, quelle che dicevano “Wooonderfuuul”, davanti alle peggiori schifezze nostrane o che commentavano “Moltouu pitttouescoooww” trovandosi in un basso napoletano infestato da liquami e lavoro minorile.

mercoledì 23 giugno 2010

Il romanticismo odia il rosa

Selve di notte dove i rami degli alberi formano trame contorte. Un lume fioco si muove nella vegetazione portato da una figura che avanza spettrale. Crack, il rumore di un ramo spezzato provoca uno sbatter d’ali caotico. Oltre la selva, una villa di campagna, riccamente decorata, emana folate di fascino anche se è in decadenza, o forse proprio per questo. La villa sembra un castello severo, testimone di un passato eroico che non tornerà più. S’alza un vento che ulula tra l’erba selvatica cresciuta tra le rovine della villa. Tendaggi, alti finestroni, giardini abbandonati che sanno di inverno e fuochi nei camini. Carrozze tirate da due paia di cavalli, con un cocchiere vestito di freddo che fa schioccare la frusta a cassetta. Cascate brumose, acque color notte, la forza atavica di un ruscello che scorre tra le sagome di alberi frondosi che ne sorvegliano il corso. Sale la nebbia dalle acque e ammanta confuse figure, forse massi, forse cespugli, forse predatori notturni, non ha comunque importanza, perché tutto in questo incanto sembra vivo.

giovedì 17 giugno 2010

Come rapinare una banca con Google

Questo post è stato ispirato da un paio di eventi. Prima di tutto ho notato che ieri è capitato sul mio blog un visitatore seguendo la chiave di ricerca di Google “cerco soci per rapinare banche”. Il visitatore è stato dirottato sul mio post “Cerco soci editori”, ma non credo che sia rimasto deluso, essendo notoriamente certi editori indistinguibili dai rapinatori di banche. Il secondo elemento ispiratore è stato mio nipote, di cui ho parlato nel post L’ultimo uomo sulla terra, quello che da bambino mi faceva strane domande tipo come sopravvivere da ultimo uomo sul pianeta, come evadere da una prigione o, appunto, come rapinare una banca.

Io all’epoca gli rispondevo che non doveva essere poi così difficile svaligiare una banca. Ci riusciva un sacco di gente di limitate conoscenze e a maggior ragione avrebbe potuto riuscirci qualcuno che pianificasse il colpo informandosi. Dove le prendi le informazioni? faceva lui. Be’, ci sarà pure da qualche parte un manuale per rapinare una banca, facevo io. Lui rideva e io gli facevo notare che su internet, se sapevi cercare, erano reperibili informazioni per costruirti bombe terroristiche, per suicidarti in fretta, per comprare kalashnikov o tagliare eroina. In realtà però non avevo mai controllato se sul web esistesse un serio manuale su come rapinare una banca. Fino a ieri, almeno. Finché non me l’ha fatto ricordare il tizio che cercava soci rapinatori.

lunedì 14 giugno 2010

Come dentro un film di Sergio Leone

Ripropongo qui il post che scrissi quattro anni fa dopo la vittoria al mondiale di Germania, con relativi commenti.

Siamo al momento prima dei rigori finali. Facciamo conto che quella di ieri non sia una partita di pallone sia pure importante, ma un film di Sergio Leone. Facciamo anche conto che la partita giocata – tempi regolari e supplementari – non conti. Non ce ne importa niente di ciò che è successo finora, delle giocate fantasma di Totti, dei nervosismi di Zidane, della strenua difesa di Cannavaro, delle incursioni di Henry. E’ un film di Sergio Leone, abbiamo detto. Sono finiti i tempi supplementari e si avvicina il duello finale dei calci di rigore. I visi dei protagonisti in campo sono tirati, le mani fremono come alla ricerca di una Colt 45 con cui chiudere la partita, gli occhi scrutano il disco di rigore su cui si deciderà la contesa.

Basteranno pochi minuti per vedere chi alzerà al cielo la coppa più prestigiosa del calcio (ma anche i più ingenui telespettatori hanno capito che nello stadio di Berlino si gioca qualcosa di più importante di una partita di pallone). Noi però non vogliamo soffrire tanto a lungo. Vogliamo conoscere in anticipo il risultato finale. Abbiamo un solo modo, dato che abbiamo detto che questo è un film di pistoleri nostrani. Dobbiamo basarci sui primi e primissimi piani dei duellanti. Sulle inquadrature che ci riportano ai duelli decisivi di Per un pugno di dollari, del Buono, il brutto, il cattivo o per finire del capolavoro C’era una volta il West. Dobbiamo immaginare che gli occhi di Pirlo siano quelli di Charles Bronson, che gli sguardi di Materazzi somiglino a quelli di Clint Eastwood e che, in ordine, quelle di Del Piero, De Rossi e Fabio Grosso siano le smorfie di Henry Fonda, Lee Van Cleef e Eli Wallach.

mercoledì 9 giugno 2010

Partecipo a una mostra di fumetti

Dal 26 al 29 giugno a Calcata, suggestivo borgo medievale vicino a Roma, si terrà un mostra del fumetto a cui partecipo pure io con una storia in quattro tavole. Se qualcuno si trova in quei giorni da quelle parti può farci un salto: mi dicono che l’aria è buona, il posto è bello, si mangia bene e poi ci sono i fumetti per sognare, che cosa vogliamo di più?
La storia con cui partecipo si intitola “Coccodrilli bianchi” è tratta da un mio post a cui ero affezionato. In sintesi parla di individui a metà tra gli zombi e i rivoluzionari anticapitalisti, relegati nelle fogne delle metropoli come i leggendari coccodrilli bianchi delle fogne di New York, che aspettano il giorno della sommossa. La mostra illustra a fumetti i vizi cardinali e le virtù teologali; a me hanno affidato l’incarico di illustrare l’ira, qualcuno si meraviglia? :-)
Mi è piaciuto riprendere in mano matita e china, molti anni fa ho tentato di disegnare fumetti senza esiti, ma mi è rimasta la passione. Ho notato che via via che disegnavo riacquistavo la mano e anzi mi trovavo più a mio agio con le ombre forti, con i neri di china che mi hanno sempre affascinato, con le atmosfere dark con cui avevo qualche problema ai bei tempi. E’ stata una bella esperienza, la seconda dopo che avevo ripreso la matita in mano per illustrare la copertina del mio romanzo, come si vede sulla colonna laterale. Non so se potrò essere a Calcata nei giorni della mostra, in ogni modo mi sono divertito e pare che ci sia pure una remota possibilità di poter vendere le tavole. Vedremo. Viva i fumetti e ciò che ci aiuta a sognare.
L’immagine è una vignetta che ho disegnato per la mia storia.

sabato 5 giugno 2010

Svelato il tema di maturità: se sei bello (o no) ti tirano le pietre.

Ancora uno scoop del blog dell’Ultimo uomo sulla terra. Vi sveliamo in anteprima assoluta la traccia di italiano al prossimo esame di maturità ottenuta con i nostri potenti mezzi investigativi.
“Commentate i versi dei poeti Gian Pieretti, Ricky Gianco e Antoine alla luce delle moderne acquisizioni di sociologia del web e psicologia delle masse. Tu sei bello e ti tirano le pietre. Giustificate questa frase con la teoria della “mors tua vita mea” o dell’”homo homini lupus”. Tuttavia considerate pure che Tu sei brutto e ti tirano le pietre: allora soltanto un nichilismo intellettuale può giustificare questa seconda rivoluzionaria affermazione. Chiediamoci con i tre sommi poeti dove va l’umanità, cerchiamo di capire il suo torpore ideologico e la sua inerzia spirituale. Tu sei buono e ti tirano le pietre, sei cattivo e ti tirano le pietre. Questo ulteriore tassello filosofico ci fa approdare al riconoscimento dell’imprevedibilità di ogni esperienza umana e dell’impossibilità di dare una sistemazione logica compiuta al nostro oscuro e complesso modo di agire. Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai tu sempre pietre in faccia prenderai. Ecco finalmente dispiegarsi il pensiero dei vati nella sua sofisticata compiutezza. Da qui lo scoraggiato e rassegnato guardarsi vivere dell’umanità moderna e la sua sterile saggezza, che consiste in una lucida e spietata consapevolezza della propria malattia del vivere, accompagnata dalla totale sfiducia di poterla in qualche modo superare. Sarà così finché vivrai, sarà così, tu sempre pietre in faccia prenderai. Giustificare la suddetta affermazione alla luce della vita degli autori e della loro esperienza formativa.”

sabato 29 maggio 2010

Grandi orizzonti, grande felicità

Sono un appassionato dell’orizzonte o meglio degli orizzonti lontani. Amo i grandi spazi, quelli contraddistinti da grandi pianure, da distese che giungono fin dove puoi guardare. Purtroppo di solito devo accontentarmi delle molto meno estese praterie della mia cameretta, quelle intorno al mio monitor, oppure di quel poco di verde che si può cogliere attraverso i palazzoni napoletani. Dal mio balcone, se la giornata è limpida, posso cogliere una sottilissima linea di mare. E’ così difficile da vedere che qualche volta mi scordo di quella tenue riga blu all’orizzonte. Poi viene la giornata fortunata in cui la avvisto e ogni volta mi si apre il cuore. Mi sembra di respirare aria pulita e sentire il profumo di terre incontaminate e voglia di avventura.

mercoledì 26 maggio 2010

Sono più trasgressivi i culi nudi o le parole sincere?

Carissimi amici, vi sottopongo un problema filosofico di così vasta portata da far vacillare le mente: sono più trasgressivi i culi nudi o le (nude) parole sincere? A prima vista sembrerebbe non esserci partita. Il culo nudo, specie se provvisto di adeguata rotondità e turgidità, è percepito trasgressivo come poche cose. Le parole spesso appaiono solo un espediente per dare aria alla bocca o alla tastiera. Tuttavia soffermiamoci sulla questione perché alcune implicazioni potrebbero sorprenderci.

Prima di arrivare al culo nudo da tutti atteso, tratteniamo gli istinti libidinosi e partiamo da un mio conoscente di internet di cui ho già parlato nel mio recente post Liberté, Egalité internetté che vi consiglio di leggere se non l’avete già fatto. E’ uno scrittore di testi televisivo, scrive per noti comici televisivi e guadagna – è lui che lo afferma in un’intervista pubblica rintracciabile sul Web – grossomodo come quelli che si facevano le vacanze alle Maldive prima dell’onda anomala. In realtà i testi che costui scrive ad alcuni, tra cui il sottoscritto, sembrano non epocali e a volte persino scarsetti, ma questo a ben vedere non conta poi molto. Però ci stiamo scordando il culo. Il culo in questione è quello di questo signore vippettino televisivo. Conoscete il tipo: il solito autore televisivo radical-chic che pensa di essere molto progressista, molto modernista, molto illuminista, molto ista, il tipo che sta dalla parte giusta e guarda verso il futuro. Soprattutto questo tipo pensa di essere il re della trasgressione. Pensa di essere così trasgressivo che sul suo blog si è fatto fotografare con il culo nudo ridendo con un suo compare, anch’esso scribacchino televisivo e anch’esso a culo nudo. Dovreste vederli, questi due come ridono contenti sventolando i loro posteriori, a dire il vero non tanto floridi e belli a vedersi. Hanno l’aria di pensare, su quella foto sul blog: siamo fichi, siamo ricchi, abbiamo il successo e guardate un po’ come cazzo (o culo) siamo trasgressivi.

giovedì 20 maggio 2010

Di che stupidità eravamo stupidi da ragazzi?

Ieri ho pubblicato un video di you tube su facebook. È “Back’o town blues” di Louis Armstrong in una incisione del ’55. Mi sono subito ricordato del disco di vinile che comprai al liceo, potevo avere sedici o diciassette anni, che conteneva quello stesso brano. Solo che la registrazione in mio possesso risaliva agli anni Trenta. Il pezzo è un gran bel pezzo, in cui domina la magia della tromba di Armstrong, alternandosi alla suggestione quasi superiore della sua voce graffiante. Ieri per un attimo, cullato da tromba e voce, ho visto un ragazzo di tanti anni fa e mi sono detto quel ragazzo, che io ero stupido. Era chiaro che avevo comprato quel disco per distinguermi dai miei coetanei, dato che allora come ora non ci sono tanti ragazzi che ascoltano le registrazioni degli anni Trenta di pezzi Jazz-blues. Il mio era un chiaro e maldestro tentativo di evidenziarmi e forse elevarmi sugli altri. Di dire: guardate, io cammino su sentieri solitari che voi non potete comprendere o percorrere. Sì, riflettevo ieri, comprando quel disco mi ero dimostrato un ragazzo stupido e un pizzico arrogante, seppure in maniera incosciente. Poi però ho pensato che la mia colpa non era tanto grave. Anche gli altri ragazzi, quelli che non erano altezzosi e forse insicuri come me, erano stupidi. Anche quelli che ascoltavano la discomusic o andavano in discoteca o facevano o dicevano quello che faceva o diceva il branco non erano poi tanto meglio di me. Erano sciocchi pure loro senza sapere di esserlo, a ben vedere, seppure in maniera diversa. Eravamo tutti dei gran superficiali che cercavamo di segnalarci o metterci in mostra, solo con metodi diversi.

lunedì 17 maggio 2010

Ma come porti i capelli, bela bionda

- Ma come porti i capelli, bela bionda…

- Non mi pare il momento per mettersi a cantare, devi scrivere un post e cerca di farlo bene, su, qualcosa che faccia riflettere e ti segnali al popolo del blog come una voce libera che guida i meno attenti verso la verità.

- Tu li porti alla bela marinara…

- Ti avverto, non mi lascerò coinvolgere in nessuno sketch alla Cochi e Renato. Per quanto riguarda il tuo post, io consiglio senz’altro la denuncia. Potresti parlare della rivolta in Grecia o delle case quasi regalate a ministri e potenti politici.

- Tu li porti come l'onda…

- Vuoi andare sul polemico? Parliamo del garbo con cui D’Alema manda a farsi fottere chi lo intervista o di Chicco Testa che dice “Ti spacco la faccia” nel dibattito sul nucleare?

- Come l'onda in mezzo al mar.

sabato 8 maggio 2010

Liberté, Egalité, Internetté

Cari amici, questo è un blog, su questo blog c’è questo post e sotto questo post c’è lo spazio per i commenti. La cosa importante è che si potrà commentare questo post ed eventualmente impallinarlo. E' questo il blog, scrivi e lasci agli altri la possibilità di criticarti. Alcuni commenti non ti piaceranno, altri ti faranno incazzare, alcuni, forse, ti sembreranno opera di provocatori, ma l'alternativa è quella di chiuderti in una torre d'avorio per farti adorare a distanza dal popolo bue. Il blog è democrazia, è parità, è uguaglianza. Un volta sostenni – quasi tutto serio e quasi niente faceto - che il blog è il luogo dove più compiutamente si sono realizzati gli ideali della rivoluzione francese, o almeno due, la libertè e soprattutto l’egalité. Sul blog e nel virtuale in genere siamo uguali. Ognuno è ciò che scrive e come si rapporta agli altri. Non ci sono nobiltà preesistenti, non ci sono duchi e conti per volontà divina, non ci sono figli dei Pooh che spadroneggiano in televisione, non ci sono mammasantissima per diritto ereditario, non ci sono vip e vippettini. Ci sono i tuoi post e i tuoi commenti e se sono migliori e più efficaci di quelli di un vip lo vedono tutti, o quelli che hanno abbastanza sale in zucca per leggere e capire. Sul tuo blog può passare l’ultimo dei derelitti e ti fa a pezzi, e se ne frega se prima di finire sul virtuale eri un cazzo di scrittore di best seller coccolato dai critici o una star di talk show alla Daria Bignardi che scrive sempre la cosa più giusta del giusto.

lunedì 3 maggio 2010

Serenata underground

RA (nota di chitarra elettrica rafforzata da singolo colpo di percussione).
Tu-tumtum-tu tu-tumtum (assolo di bongo).
RA (nota di chitarra elettrica più forte rafforzata da colpo di percussione più forte).
Tum tu-tututtù trrrru-tu-rat-tuttù tutum, tutum-rtrrtutuum (assolo di bongo).
RA (la singola nota di chitarra elettrica e il colpo di percussione salgono ancora di tono).
Tu, turutump tu-rumrtrrtum ta-tata-tatero-tata-tum tututum tica-tica tero-tero ticatum ticartrruuummm tsccchhhh (assolo di bongo chiuso da pizzicato di piatti).

lunedì 26 aprile 2010

Sul baratro della posta del cuore

Io tra le fatalone marchiate Armani o Dolce & Gabbana? Io tra la pubblicità di pantere patinate alla Naomi Campbell? Io tra i consigli sulla linea perfetta per accalappiare i bancarottieri dei salotti di Milano Finanza? Io sotto le passerelle dove sfilano silhouette anoressiche vestite con piume di struzzo e sacchi di patate spacciati per alta moda? Io a fare il gagà, il supertrendy mondano con la erre moscia, magari conciato come i discendenti degli snob di Totò a Capri? Nessuno rida, c’è mancato poco che succedesse davvero. Che posso dire a mia discolpa? Sono tempi duri e il Capitano, come tutti, deve mangiare. E a volte questo impulso irrazionale ad alimentarsi e a sfuggire ai pernottamenti sotto i ponti della sua città lo spinge verso compromessi non altrimenti spiegabili. Ma vediamo cosa è successo e perché sono arrivato a un passo dal baratro morale.

Un paio di mesi fa mi arriva una mail molto essenziale ad opera di uno sconosciuto che a stento si firma. Ecco il testo integrale della mail: “Mi è capitato per caso di vedere il suo blog. Se le fa piacere, mi contatti.” Nient’altro. Sulle prime penso a uno dei soliti scherzi della mia memoria ballerina. Forse quel tizio lo conoscevo, altrimenti perché si sarebbe rivolto a me in quel modo? Mi viene voglia di mandarlo al diavolo, ma vedo in calce alla mail-telegramma un link che porta a un editore. Il tizio pare che pubblichi un paio di riviste patinate, di quelle che comprano le signore della buona borghesia che giocano a fare le Carle Bruni, belle, impossibili e soprattutto stronze. Una mix tra “Donna moderna” e “Marie Claire”, un po’ di impegno rosé alla Daria Bignardi, un po’ di tacchi a spillo e femminismo del Sabato Sera alla D’Urso-Parietti, un po’ di Belen vestita da professoressa di latino che fa la lotta nel fango con Eva Robbins. Gli articoli sono minchionate su ristoranti parigini del lusso trash o disamine sui sette peccati capitali del jet-set a cominciare dalla lussuria.

domenica 18 aprile 2010

L’immaginazione al potere

Il ministro degli esteri Tex Willer parteciperà al summit internazionale di Ginevra in cui di si discuterà della situazione in Medioriente. Il capogruppo della maggioranza al senato, onorevole Corto Maltese, si è consultato con il suo collega dell’opposizione, Dylan Dog, per determinare un’agenda sulle proposte di modifiche costituzionali. “Il debito pubblico è sotto controllo”, così ha dichiarato il primo ministro Spider-man, assicurando al presidente della Confindustria, signora Eva Kant, e ai segretari dei sindacati confederati, Mandrake, Charlie Brown e Incredibile Hulk che è allo studio un provvedimento per ridurre gli oneri fiscali.

Nell’ambito delle celebrazioni della festa nazionale, il presidente della Repubblica Alan Ford ha incontrato i governatori regionali Asterix, Amelia la Fattucchiera che Ammalia e Tin Tin in un caloroso ricevimento svoltosi a Palazzo Magnus & Bunker. Il commissario alle politiche comunitarie, signora Wonder Woman, ha discusso a Bruxelles con il premier Asterix e il Lord Cancelliere dello Scacchiere, Stanislao Moulinsky in uno dei suoi più riusciti travestimenti, del comando Nato delle Sturmtruppen di stanza a Paperopoli.

sabato 10 aprile 2010

Guccineide

Prologo, invocazione agli dei. No, sicuro non ce la farà a cantare. Deve essere ormai diventato un rottame umano che a stento si regge in piedi. Quanti anni ha? Come minimo settanta. La voce se ne deve essere andata già da qualche decennio. E poi con tutto quel gozzovigliare nelle trattorie emiliane. No, scordiamoci che possa cantare come ai bei tempi con quella potente voce da domatore di folle, da tribuno di piazza. Sicuro come la morte che steccherà a non finire e mugugnerà due o tre toni sotto la norma per non precipitare nel disastro canoro. L’ho sentito non molto tempo fa intervistato da Fazio e già non ce la faceva a parlare, si mangiava le parole, figuriamoci cantare. No, incrociamo le dita e speriamo che Guccini arrivi alla “Locomotiva” prima di schiattare sul palco.

Canto primo: l’intrattenitore. Eccolo lì finalmente sul palco. Vecchio è vecchio, ma ce la fa ancora a parlare. Anzi ha la battuta prontissima, domina completamente il pubblico con la sua profonda voce, gigioneggia come ai bei tempi e anche di più. A uno scalmanato che lo apostrofa dal pubblico, dice: “il vino fa male, vedete come mi sono ridotto io”.

giovedì 8 aprile 2010

Sette giorni di coma virtuale

- Finalmente si torna a vivere!

- Esagerato, sembri quasi un redivivo Lazzaro, mentre sei solo uno ha riavuto la linea adsl dopo una settimana di malservizio del suo gestore.

- La fai facile, tu. Vorrei vedere te dopo una settimana senza adsl. Queste sono sventure che avrebbero potuto devastare una mente e una personalità più fragili delle mie. Meno male che posso contare su questo carattere di ferro che mi permette di superare ogni avversità.

- Sì, sembravi proprio un moderno Achille, mentre frignavi con gli addetti del call center per farti ridare la linea. Ma poi mi spieghi a che diavolo ti serviva collegarti a internet? Devi avere affari molto remunerativi in corso tra Facebook, il blog, la posta elettronica e la rassegna di giornali on line curata dalla Camera dei Deputati. Roba da migliaia di euro a giornata.

mercoledì 24 marzo 2010

Indietro nel tempo

Spesso ci si imbatte nell’eterna domanda: ti piacerebbe tornare indietro nel tempo? Chissà perché quella domanda quasi sempre si riferisce a un’epoca adolescenzial liceale,  probabilmente interpretata da tutti come un’età di svago, in cui si diverte senza le angosce esistenziali della maturità, senza dover combattere per trovare un lavoro o conservarlo, senza le responsabilità familiari o magari le preoccupazioni della salute. Un’epoca di latte e miele in cui si è abbastanza giovani e irresponsabili per divertirsi sul serio e in cui, nello stesso tempo, si è abbastanza cresciuti per spassarsela come gli adulti, cioè innamorandosi o facendo sesso, ubriacandosi o vedendosi come eroi che cambieranno il mondo con il loro idealismo (idealismo soprattutto a parole).

Io ho sempre trovato questa domanda stupida. Se tornassi nel passato, farei le stesse cose che ho fatto, sarebbe come vedere una replica, magari piuttosto scadente, della tua vita: io sarei come ero e il mondo sarebbe come era, perché mai dovrebbe accadere qualcosa di diverso? Perché dovresti conquistare la ragazza che non ti filava, vincere la partita che non hai vinto, risultare più interessante o figlio di buona donna di come eri? Se non cambi nessun elemento dell’equazione della vita, l’incognita x continuerà ad avere lo stesso valore di venti o trent’anni fa.

mercoledì 17 marzo 2010

Quattro anni vissuti (pericolosamente?) sul blog

- Ti tocca, lo sai, sono passati ormai quattro anni da che sei sul blog.

- Parli dell’intervista sul blog? Dobbiamo proprio farla?

- Certo. E mi raccomando, rispondi serio senza le solite battute cretine. Cerca di essere pure un po’ palloso, altrimenti la gente non ti prende in considerazione. Lo spazio sul blog, lo sai, è ristretto; direi di concentrare la nostra intervista sui nick e sui titoli di blog che hai usato in questi quattro anni. Se sei bravo, dirai più di ciò che ti chiedo. Sei pronto?

- Spara.

- Cominciamo dal titolo del blog. Il titolo è importante e dimostra che rapporti hai con questo mezzo virtuale. Come hai cominciato?

- Il primo titolo del mio blog era “I penultimi” o qualcosa come Società dei Penultimi. E aveva come sottotitolo “Siamo gli ultimi, ma ci lasciamo un posto vuoto dietro per non peccare di superbia”.

- Non male. Chi non ti conosceva magari si beveva pure che eri modesto.

giovedì 11 marzo 2010

Il gioco delle coppie a via Toledo, Napoli

Un po’ di tempo fa ero seduto su un muretto di via Toledo a Napoli. Mi riposavo e guardavo la gente passare. Chissà perché, guardando la gente passare, erano in maggioranza coppie, mi frullava in mente una frase del dottor House, riferita al modo in cui si accoppiavano le carte e gli uomini nel poker e nella vita: “I sei con i sei, i nove con i nove, i quattro con i quattro”.

I primi che vidi era due persone semplici, sulla trentina abbondante, facce popolari, lei era vestita con dubbio gusto, troppo vistosa, gonna di pelle, stivali alti, trucco forte, si vedeva che voleva fare colpo sul suo uomo anche se non aveva grandi mezzi fisici, lui aveva la faccia di un bidello della provincia napoletana, fumava camminando, era tarchiato e le sue zone di grasso parevano curiosamente disposte in maniera diversa da quelle dei ricchi in sovrappeso. Mi pare avesse addosso un giubbotto aderente nero da cui usciva una pancia proletaria.

Poi passò un gruppetto di due coppie di scandinavi. Solo l’ironia di Alberto Sordi avrebbe potuto descriverli con giustizia. Erano a ridosso della sessantina, tutti altissimi, con i capelli bianchi ex biondi, nasi e volti aristocratici, vestiti da borghesi casual, ridevano come ridono i borghesi che hanno un casa di campagna fuori Stoccolma, al cui camino si scaldano nei fine settimana bevendo vini decantati e leggendo il Camus dei neovichinghi. Chissà perché, vedendoli, li classificai tutti e quattro, maschi e femmine, nella categoria degli architetti. Pensai che da qualche parte nella Scandinavia c’erano i figli di quei quattro, e anche loro erano alti, sofisticati e avrebbero stuzzicato l’ironia di Alberto Sordi, e si sarebbero accoppiati con altri tizi che avevano la faccia di architetti ed emanavano agiatezza economica.

giovedì 4 marzo 2010

O che bel virtual castello marcondirondirondello

- Mammina, posso farti una domanda?

- Certo, Luigino, sono lieta di soddisfare la tua sete di conoscenza. Tu però fai aaahhhh e ingoia questo boccone saporito che ti farà crescere sano e forte come il tuo papi.

- Grazie, mami, che cos’è un free transparent proxy?

- Be’, ecco, Luigino, un transparent proxy è quella cosa che quando la tocchi…

- … quando la tocchi?

-  Cioè volevo dire quando la guardi…

- … quando la guardi?

- insomma è quella cosa che non ti devi avvicinare troppo, cioè puoi pure avvicinarti se giri la testa da un’altra parte, però assolutamente è meglio non ridere quando sei vicino a quella robaccia, ma ne parleremo meglio con il tuo papi stasera. E ora apri la boccuccia che sta arrivando un treno carico carico di…

- Mi sapresti dire che differenza c’è tra un tracker,  un cracker e uno spammer, mammina?

- E’ una domanda semplicissima, il tracker è un’omaccione tutto scuro, con un paio d’occhi tutti… e quei capellacci, mentre il cracker si veste tutto… cioè è uno che si dà un sacco… e cammina tutto così… Uh, Luigino ti spiegherò tutto meglio dopo che avrai aperto la bocca e ingoiato questo bel cucchiaio di pappa saporita.

mercoledì 24 febbraio 2010

So di sapere tutto (eccetto i dettagli)

Tutti ricorderanno la celebre frase di Socrate “So di non sapere”. E tutti vi si saranno rifugiati qualche volta. E’ una frase bella, rassicurante e chissà perché ti fa sentire allo stesso tempo intelligente e modesto quando la pronunci. Pure io l’ho ripetuta parecchie volte, come tutti, sentendomi gratificato dalla consapevolezza della mia ignoranza, come tutti. Era convinto che quella dichiarazione sarebbe stato uno dei punti fermi della mia vita, ma mi sbagliavo.

Una volta mi è successo un fatto strano. Ero in quel particolare stato mentale che segue il sonno e precede il risveglio vero e proprio, quello stato in cui siamo ricettivi a strane suggestioni della psiche. Delle volte in quei momenti ci sentiamo come in preda a una sostanza stupefacente che sembra dilatare la nostra percezione del mondo. Ci sembra di capire di più, di vedere più lontano. In uno di questi miei risvegli non ancora risvegli si fece strada nella mia mente la seguente riflessione “So di sapere tutto”. Era proprio così, mi pareva di conoscere ogni cosa che valesse la pena di conoscere. Sapevo che cos’era il mondo, quali leggi lo reggevano, com’era strutturato l’universo a grandi linee. Sapevo tutto, così mi pareva in quel singolare dormiveglia, del comportamento umano. Perché le persone fanno certe cose e non altre, perché si innamorano o si odiano, perché si sacrificano, scrivono o dipingono. Sapevo cosa vogliono tutti, cosa pensano e cosa fanno, e non mi pareva neppure una cosa complicata da capire. Sapevo cos’era la storia, perché c’erano le guerre e i cambiamenti sociali. Cosa so? mi domandai per un attimo visionario. E se sapessi tutto? mi risposi sempre in quell’attimo visionario. Se sapessi tutto ciò che vale la pena di sapere?

giovedì 18 febbraio 2010

Il boxeur e la ballerina

Ero adolescente e andavo pazzo per il cinema (il cinema mi piace ancora solo che non vado più a vederlo nelle sale). Era il periodo della Contestazione, io sognavo un po’ di diventare un grande rivoluzionario e un po’ mi vedevo nei panni dell’Uomo Ragno che salva la bella Gwen da qualche supercriminale alla Octopus (non c’erano ancora Spider-man e Mary Jane). Quando inclinavo verso il rivoluzionario, leggevo Paese Sera o La repubblica. Spesso preferivo Paese Sera, non da ultimo per le recensioni cinematografiche di Callisto Cosulich, il per me indimenticabile curatore e presentatore del ciclo di film su Billy Wilder nella Rai riformata. Cosulich era un critico vecchio stampo alla Claudio G. Fava, quelli con il calzino rigorosamente scuro fuoriuscente dalla gamba accavallata in poltrona che ti torturavano con dieci minuti di chiacchiere incomprensibili prima di farti finalmente occhieggiare sotto la gonna di Marilyn Monroe in bianco e nero. Di solito era serioso e palloso come i suoi colleghi di attività; però era uno innamorato del racconto cinematografico anche quando assumeva connotazioni di romanzo popolare.

In quanto aspirante (capo) rivoluzionario andavo al cinema d’essay ogni lunedì, preferibilmente dopo aver letto un articolo positivo di Callisto Cosulich su Paese Sera. Nella mia veste di Uomo Ragno salvatore di donzelle, tuttavia, cercavo di indirizzarmi sui titoli più avventurosi o romantici. Uno di questi lunedì Cosulich scrisse molto bene di un film che non aveva avuto un grande riscontro di pubblico, Il Boxeur e la ballerina.

venerdì 12 febbraio 2010

O Capitano, mio Capitano (Mio Capitano feat Cleide)

- Mi raccomando, Cleide, cerca di essere seria per una volta. Questa è un’occasione importante, intellettuale, vedi di non rovinarmi l’atmosfera con le tue solite battute demenziali.

- Capitano, io sono sempre serissima, sono offesa dalle tue parole. E poi non ho mai fatto battute demenziali. Tranquillo, sarò l’uditorio più intellettuale che tu abbia mai avuto.

- Molto bene. Mi schiarisco un attimo la voce e quindi vado a declamare… O vergine, cogli l’attimo che fugge, cogli la rosa quando è il momento che il tempo, lo sai, vola. E lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà.

- Scusa, Capitano, se mi è scappata una risatina. Non accadrà più. Deve essere stato quell’O Vergine, credo. Dovevi proprio dirlo mettendoti la mano sul cuore?

- Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.

- Vai così, che sei fortissimo, sembri il fratello ispirato di Robin Williams nell’Attimo fuggente. Tanto non lo diciamo a nessuno che l’unica cosa che sai succhiare è la televisione di prima serata dalla tua poltrona di pantofolaio.

domenica 7 febbraio 2010

Cruciverba dei figli di papà

Orizzontali. 1. La nipote di Fedele Confalonieri, giornalista Mediaset. 5. In quel luogo. 6. Articolo femminile. 7. Loire Pare Brise. 9. Città belga delle Fiandre. 11. Figlio del giornalista Rai Giuseppe Marrazzo. 12. Real Time Strategy. 13. Figlio dell’attore Gianni Agus, collega di Michele Cucuzza. 22. Prime di oasi. 23. Figlio di Ugo Tognazzi. 25. Iniziali della Muti. 27. Figlio di Ciccio Ingrassia. 29. Mahfouz stilista libanese. 31. Iniziali di Petrolini. 32. Parte anteriore della nave. 33. Figlia di Paolo Guzzanti e sorella di Corrado. 37. Associazione Italiana Biblioteche. 38. Insieme al Ves negli esami del sangue. 39. Altro figlio di Tognazzi. 40. Roger attore di James Bond. 41. Figlia di Stefania Sandrelli e Gino Paoli.
Verticali. 1. La cantante Allen figlia del comico inglese Keith e della produttrice cinematografica Alison Owen. 2. Prime di Evita. 3. Giornalista televisiva figlia del politico sudtirolese Gruber. 4. Figlio di Piero Angela. 8. Silvio figlio di Silvio Berlusconi. 10. Figlia del ministro democristiano Jervolino. 13. Lo scultore Pomodoro. 14. Agrigento. 15. Stato e fiume africani. 16. Vi si dedica chi opera con le proprie mani. 17. Acido ribonucleico. 18. Accettata, permessa. 19. Può adornare berretti o tende. 20. Croce Rossa Italiana. 21. Ontario Centres of Exellence. 24. Inizio di orma. 26. Figlio del presidente Antonio Segni. 28. Città giapponese. 30. Figlio di Bettino Craxi. 32. Pamela in breve. 34. Comune piemontese. 35. Istituto Italiano per la Nutrizione. 36. New College Durham.
In questo schema di parole crociate ci sono 15 figli di papà, saprete riconoscerli tutti? Questo cruciverba è stato ideato e realizzato da me medesimo, Mio Capitano. Buon divertimento.

martedì 2 febbraio 2010

Il pulsante per distruggere il mondo

- Figlia mia, come vedi davanti a te ci sono due pulsanti

- Figlia mia sta mazza, ti pregherei di non usare quel tono patriarcale con me, anche se sei Dio. Mi sono stancata di queste sparate maschiliste. E’ tutta la vita che le combatto.

- Mi spiace per te, ma non sono Dio, anche se ti ho già dato ampie prove della mia potenza. Posso fare molte delle cose che voi attribuite alle vostre divinità e anche qualcuna in più. Ciò che importa è che lì davanti a te ci sono due pulsanti. Fanno parte di un esperimento importante che coinvolgerà il genere umano e il pianeta che abita. Tra poco dovrai premere uno dei due tasti. Se premi il tasto blu distruggerai il mondo, con quello giallo lo salverai.

- Ma cos’è, uno scherzo?

- Nessuno scherzo. Come vedi ti ho trasferito in un istante a distanze astrali dal tuo pianeta d’origine, quel puntino blu laggiù è la terra. Ora il suo destino dipende dalle tue scelte. Il pulsante giallo salva il mondo e il blu lo condanna.