lunedì 27 settembre 2010

Versione in classe dal napoletano

Damm nu vas cu sta vocch zuccarell,
Damm nu vas rocj ca sap e fravul cumm’atté,
damm nu vas primm ca scapizz ccà ‘nterr
e damm nu vas, famm campà pur’ammè.
Nu vas ch cj pierd?
Pur si nun m vvuo’ bben,
pur si nun m può all’gg’rì,
damm''a vocca toij e famm arricrià.
 
- Ehi, Furlan, vas, vas, che diavolo è un vas?
- Ssss, Brambilla, parla più o ti farai sentire e la prof ti annullerà il compito. Vas, sta per vaso, cioè bacio.
- Ti prego, dammi un aiutino, non riuscirò mai a tradurre questa versione. E’ roba peggio dell’arabo. “Scapizz”, mica ha a che fare  con la pizza, vero?
- Ignorante, scapizzà significa crollare morto stecchito. E prima che me lo domandi, arricrià significa divertire, sollazzare.

Ma t’è vist ch femm’n ca sì?
L’e uardat chilli capill luongh e frishch?
E chill’uocchij chin e sol
e chelli braccij ianch e s’ccullel
‘ngoppp a stu piett maniariell
ca m fa fregner ‘ncuorp e arr’vutà e c’r’vell?
 
- Io esco pazzo, Furlan, che accidenti significa “maniariell”? Arr’vutà e c’r’vell, ma che lingua è?
- Smettila di cianciare, maledetto idiota. La prof ti ha già guardato storto due volte. Se fai annullare pure il mio compito, ti prendo a calci in culo. Se posso dopo ti passo la traduzione completa. Per ora cerca di tradurre a senso. Segui l’intuito.
- Quale dannato intuito, Furlan! Io non capisco un’acca. “Ianch e s’cculell”, “piett maniariell”, datemi una versione di Cicerone, per la miseriaccia!”
 
L’e capit ca m facess accir’r p nu vas tuoij?
P nu vas e sta vocca zugos?
Nun sto pazziann, uagliò,
m’ammanch ‘o ciat sul a ce p’nzà.
E mman toij po’, nun s ponn ccuntà.
So’ ‘e mman e na’ r’ggin
e n’angel r’’o paravis,
so accussì p’ccerell e fin ca facess’r ‘nnammurà
pur e muort e Pucjrial.
 
- Allora, arriva questo benedetto foglietto? Tra cinque minuti suona la campanella e io ho il compito quasi tutto bianco. Dimmi almeno qualcosa su sto cacchio di “all’gg’rì” o perlomeno del “tavut”
Aspetta, Meneghin e Borlenghi si stanno facendo passare la traduzione col cellulare in bagno, è questione di attimi. E tieni chiusa quella maledetta boccaccia.
 
E quann t miett ‘o russ ‘ncopp a l’ogn,
maronna mij, i’ t magnass tutt’’e det.
Si’ proprij na ‘nfamon,
tutt stu bben e Ddij t’’o ttien p’ tté,
quann putiss fa arriciatà tant’uomm’n
ca s so’ scurdat ‘o docj e ll’ammor.
E damm nu vas, famm campà pur’ammè.
Famm campà cinch minut ‘mmocc a Dij,
e po’ vutt’m pur int ‘o tavut.
- Basta, ora mi suicido.
 
- Ecco, la versione, copia in fretta, Brambilla, e non farti beccare. “Dammi un bacio, con questa bocca zuccherosa, dammi un bacio dolce che sa di fragola come te. Dammi un bacio prima che crollo stecchito qui a terra, dammi un bacio, fai vivere anche me. Un bacio, che ci perdi? Anche se non mi vuoi bene, anche se non mi puoi sopportare (digerire), dammi la tua bocca e fammi sollazzare (soddisfare). Ma ti sei vista che femmina che sei? Li hai guardati quei capelli lunghi e freschi (forse sta per morbidi)? E quegli occhi pieni di sole e quelle braccia bianche e magroline sopra questo petto (intraducibile, facile da palpare), che mi fa fremere in corpo e rivoltare (intraducibile). Lo hai capito che mi farei ammazzare per un tuo bacio? Per un bacio di questa bocca saporita? Non scherzo, ragazza, mi manca il fiato solo a pensarci. Le tue mani, poi, non si possono descrivere. Sono le mani di una regina, di un angelo del paradiso, sono tanto piccole e sottili che farebbero innamorare anche i morti di (intraducibile). E quando ti metti il rosso sul (intraducibile), madonna mia, ti mangerei tutte le dita. Sei proprio una spietata, tutto questo ben di Dio te lo tieni per te, quando potresti far rifiatare (sospirare) tanti uomini che hanno dimenticato la dolcezza dell’amore. E dammi un bacio, fai vivere anche me, fammi vivere cinque minuti nella bocca (nel corpo) di Dio e poi (non tradotto, probabilmente “buttami”) pure nella bara”.
 
Nota a margine. A volte mi chiedo che reazioni avrebbe un liceale se la versione dal latino fosse sostituita da una versione dal napoletano (potrebbe capitare magari se una ipotetica Lega Sud prendesse il potere al posto della Lega Nord di Bossi e indirizzasse i programmi scolastici verso simboli non padani e non celtici). Per l’occasione ho utilizzato una poesia in dialetto che ho scritto nei primi tempi del blog, “Damme nu vaso primma ca moro” (Dammi un bacio prima che muoio) usando un resa grafica più aderente al parlato partenopeo.

22 commenti:

  1. Se al Liceo avessi dovuto tradurre da Mio Capitano piuttosto che da Cicerone me la sarei certamente cavata meglio. Mi sovviene il mio professore di latino e greco che, allora già in pensione, ogni volta che incontrava mia madre ricordava la sua meraviglia alla lettura delle mie traduzioni. La mia fantasia era talmente florida che lui, dopo aver consegnato i compiti corretti ai miei compagni, era prassi, ogni santa volta, la lettura del mio. Ero un'asina patentata diciamola tutta. Ma ricordo che mi divertivo e tanto a regalare quell'oretta di ilarità a lui e ai miei compagni. All'univesità le cose andarono meglio, ma ero nu' pucariello cresciutella:))

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  2. Caro Capitano,
    non mi dispiace l'idea della versione dal Napoletano per i liceali ma preferirei di gran lunga che non diventasse mai una lingua morta come il latino...
    Buona Serata!

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  3. Cleide, Tradurre da me? naturalmente si scherza. Il napoletano stretto è una lingua tosta, peccato che ci siano dei termini meravigliosamente musicali che nessuno usa quasi più, come ho cercato di dire nel mio vecchio post "Salvate il napoletano che muore" (A proposito, mi sono accorto che già, allora, erano quattro anni fa, salutavo con il fatidico saludos por todos). Scarsetta in latino? Be', puoi recuperare con lo studio del napoletano, in cui so che stai facendo passi da gigante.
    Enrica, be', il napoletano sparirà prima o poi e non sarà la sola cosa a sparire in questo mondo di globalizzazione. Si salverà un po' di folclore buono per i turisti, qualche indigeno della Papuasia o dell'Amazzonia farà la danza della pioggia stipendiato e sponsorizzato da una multinazionale. Si globalizzeranno perfino i leoni e gli elefanti delle riserve naturalistiche africane, che ruggiranno e barriranno come i cani di Milwakee e le vacche di Abbiategrasso. Meno male che noi non ci saremo. E ovviamente saludos por todos...

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  4. Come al solito mi fai sempre riflettere. Già, probabilmente il napoletano, particolarmente quello antico, è poco comprensibile ai non addetti ai lavori. Beh anch'io ho incontrato qualche piccola difficoltà, ma solo dopo ho guardato la traduzione. ‘ncopp a l’ogn, è chiaramente "sulle unghie" ma... Pucjrial mi è totalmente sconosciuto. Comunque, almeno per me, la cosa più difficile non è comprendere il napoletano ma scriverlo correttamente.

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  5. Sarebbe interessante ascoltare una sarda che parla napoletano, deve essere un effetto da provare!
    Bella ed audace questa tua poesia, tutto sommato me la sarei cavata discretamente con la traduzione. Il latino? E chi lo conosce! Sai com'è nelle scuole tecniche non c'è spazio per tutto quello che può aprire ed esercitare la mente! Quanto sento che mi mancano gli studi classici!!
    Potrei però recuperare imparando bene il napoletano, tanto se mi viene qualche dubbio so a chi rivolgermi, però anche il sardo non sarebbe male da imparare!!

    Ciao, giovane guerriero!!

    berardo

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  6. Sergioberto, bentornato, spero che tu stia bene, sempre gradite le tue visite. Su Pucjrial ho un po' giocato sull'ortografia, essendo nel napoletano ufficiale e italianizzato che ci hanno tramandato qualcosa come Pucerialo, cioè Poggioreale, che come sai è il quartiere con il cimitero di Napoli.
    Berardo, la nostra Cleide dice che il dialetto sassarese somiglia molto al napoletano e che anche l'indole e il folclore del sassarese richiamano quello del Paese d'' Sole. Non ho mai potuto appurarlo. Però qui a Napoli, con i tanti problemi che tutti conoscono, c'è una straordinaria ricchezza artistico-culturale, che si concentra soprattutto sulla lingua, su espressioni e modi di dire assolutamente unici.

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  7. Uhmmm non mi ero mai accorta della somiglianza tra napoletano e sassarese. C'è forse qualche assonanza...ma neanche a pensarci bene. Sicuramente, vista la diffusione, è più semplice per un sardo capire la vostra lingua che non viceversa. Io ho un amico di Salerno che mi ha insegnato quelle due o tre cosette che servono nelle nostre conversazioni telefoniche...e muore dal ridere quando gli dico...beh Franco...m'à rutt 'u ...e salutami a fratete ( visto che lui saluta soreta...non so come diavolo si scrive)!
    Comunque davvero originale questo tuo post!C'aggia dì: Se bravo :-D
    P.S. Cleide avevamo QUASI la stessa funzione! A me il proff di italiano mi faceva leggere le poesie e fare le versioni a voce alta...come ero romantica allora :-D

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  8. Giovanna, mi ero scordata delle tue origini sassaresi.:) Mi sono resa conto sentendo parlare il napoletano stretto che molte parole ed espressioni sono assolutamente identiche e non riscontrabili in altri parlati sardi.La cosa mi sta talmente incuriosendo che sto approfondendo la cosa, magari si tratta dell'influenza spagnola ma non ne sono certa. :)

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  9. Giovanna, lasciamo in sospeso dunque la presunta somiglianza tra napoletano e sassarese. mi sembri abbastanza esperta di napoletano, conosci già alcune delle formule fondamentali della nostra lingua. Salutami a fratete si pronuncia più o meno salut'm a frat't (l'ultimo termine si può sostituire con sor't, mamm't, pat't).
    Cleide, approfondisci, approfondisci. Per ora abbiamo una sassarese doc che dissente da te. Vi ci vedrei tutte e due a leggere le vostre versioni in classe, magari nella classe del blog.

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  10. Mi piacerebbe sapere se il napoletano può essere considerato una lingua, come viene considerata la lingua sarda, anche se..... parlare di lingua sarda, quando i dialetti delle rispettive zone sono così radicati a me viene ostico.
    Il napoletano sintanto che ci sarà la "canzone" non potrà mai morire.
    Ricordo una vecchia intervista di Ornella Vanoni, che interpretando una delle tante e bellissime canzoni napoletane, si sentiva quasi "imbarazzata" con il suo accento ad inserirla nel suo repertorio.... perchè secondo lei (credo che sia una perfezionista)non riusciva a renderla al meglio.
    Anche io faccio perte di quelle che le versioni di latino......
    lasciamole perdere..... meno male che recuperavo nella letteratura e in matematica....
    ma a me nessuno le passava le versioni, mentre io più di un compito di matematica ..... gli feci fare qualche giro...
    e per ultimo...
    questa poesia è bellissima! Sia in Italiano che in Napoletano........
    Non so perchè mi sa di adolescenziale......
    di impeto, di tempesta ormonale....

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  11. Fiore carissima, Ornella Vanoni è una splendida e raffinatissima cantante e a me piace molto più di Mina e di altre gigantesse della musica leggera italiana, ma cantare in napoletano non era per niente cosa per lei. Aveva un accento partenopeo orrendo e soprattutto pronunciava le parole italianizzandole o pronunciandole come si leggono nel napoletano scritto (italianizzato anch'esso). Per fare un esempio la Vanoni canterebbe "Comme facette mammeta, io 'o saccio meglio e te", invece di "Comm facett mamm't, ij 'o sacc meglj e te". La Vanoni canta (come anche Mina d'altronde) "Scurdammuce 'o passato, simme e Napule, paisà", invece di "Sh-curdamm'c (sc come in scena e non come in scopa) 'o passat, simm e Nap'l, paisà". La fine ed elegante Ornella ha palesato dei progressi nella pronuncia in una canzone che presentò qualche anno fa a Sanremo con Enzo Gragnaniello, ma era ancora molto insoddisfacente (curiosamente Gragnaniello canatava in italiano e la Vanoni in napoletano).
    Grazie per i complimenti alla poesia :-)

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  12. Secondo me se ha fatto i progressi è perchè da perfezionista, deve averci "studiato" non poco.
    Anche io amo Ornella Vanoni, e quell'intervista mi rimase nel cuore, perchè allora non riuscivo a capire perchè fosse così scontenta di se stessa cantando una canzone napoletana, quando a me sembrava splendida.... ma oggi tu mi hai spiegato.
    C'entra e non c'entra questa cosa.... mia figlia (Emma) vuole diventare cantante (ha 12 anni) quindi ha deciso che parteciperà a qualsiasi "concorsivo" amatoriale le capiti a tiro, mi riferisco ai vari caraoche e concorsi di animazioni estive, ma lei vuole cantare in inglese.... e tutte le volte che partecipa si incavola come una iena, perchè partecipano o napoletani o altre persone che tho! cantano una canzone napoletana.... e il pubblico s'infiamma, e passano per primi.... :-)

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  13. anch'io non ero proprio un asso in latino, ma mi diverte l'idea della versione di napoletano. Ciò che però mi ha fatto sorridere di gusto è stato l'immaginare le mie amiche/colleghe che proprio quest'anno, per poter lavorare, hanno fatto richiesta di insegnamento al nord (prov. di como) e ce l'hanno fatta.
    Le immaginavo parlare ai bambini in napoletano. E' impareggiabile immaginare la loro faccia alle richieste di chiarimenti di bimbi del nord.
    un sorriso

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  14. ps. grazie dei commenti al mio ultimo post. pps. Cleide è meravogliosa, ringraziala per me

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  15. Immaginando di essere ora al Liceo avrei fatto cosi', mi sarei fatta passare la traduzione dal napoletano da Cleide :)
    Cosi' come facevo per le versioni di latino che se devo raccontare le mie di traduzioni, una volta fui sospesa perchè avevo tradotto una versione con un concetto che non è che si potesse dire ad alta voce e nemmeno scrivere, ma ero convintissima tanto che riportai passo passo come e dove avevo cercato nel vocabolario, ma non ci fu niente da fare. Pare che l'avessi fatto con cognizione, tanto per prendere in giro, ma avevo solo confuso un verbo con un soggetto e preso una parola per un'altra.
    Magari la prossima volta ti mettiamo alla prova con una versione di lingua sarda, che è una lingua e non un dialetto, e non esistono i dialetti in Sardegna, esistono solo le varianti della lingua sarda.
    Basitteddu Capita' :)
    p.s. Ho commentato anche l'altro post pensando che fosse l'ultimo sono arrivata da Facebook e invece poi ho aggiornato la pagina ed eccoti qua:)
    saluti a tutti.

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  16. Cara Celia e cari amici, sto letteralmente impazzendo per creare un file pdf da un file di word per questioni tecniche che poi dirò. Appena riesco a farlo rispondo a tutti. Anzi rispondo subito.
    Fiore, ho archiviato la tua informazione che tua figlia, cantando in inglese viene sistematicamente superata nei consensi dai cantanti in napoletano (non senza motivo, aggiungo io). Una solizione sarebbe quella di far cantare pure la tua rampolla in napoletano...
    bluphoenix, ringraziato Cleide per te e so che ti è grata per averla definita meravigliosa.
    Celia Sanchez chi non muore si rivede, ho visto il tuo importante commento sul post sul bene e sul male, se mi rimane un po' di energia dopo aver smanettato su questi dannatissimi programmi di scrittura lo commento a mia volta. Qui che dire, tutte a fare a cazzotti con il latino. Massimo rispetto per la lingua sarda, la cultura sarda e tutto il resto. So che pure tu ti cimenti con il canto e mi chiedo come te la cavi con un "Resta cummmè nun me lassà" (la cantò pure Marcella Bella, ma con un accento orribile, pur essendo la sua versione piacevole e ritmata. Salute a tutti.

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  17. CASSANDRO

    Complimenti per la tua coinvolgente composizione in “lingua” napoletana (ma dopo tanto verseggiare il “vaso” l’hai ottenuto? Mai sprecare le rime se non si raggiunge lo scopo! . . . se no si fa la fine di Dante . . . e pure del Petrarca)

    Solo per notizia, ti rendo noto che proprio i versi di una nota canzone napoletana io da ragazzo sfruttavo per spiegare ad amici ed amiche di altre nazioni, con i quali frequentavo un corso di lingua straniera all’estero, come era il Paese Italia.

    Scendendo più nel dettaglio -- forse lo avrai capito -- per esplicitare cosa e come fosse il mio Paese ero solito dire che un grande poeta così lo sintetizzava (scusa la non corretta scrittura):

    “Chisto è o’ Paese do’ sole, Chisto è o’ Paese do’ mare, Chisto è o’ Paese addo’ tutte ‘e parole, sia ddoce che ammare, so’ tutte parole d’ammore!”

    Dato che parli anche di latino, Cap. mi torna in mente che da questa lingua fin da piccolo ho tratto la legge naturale che non bisogna mai strafare per sembrare più di quello che si è o si sa.

    Infatti alla mia prima versione in classe dall’italiano in latino, in seconda media, presi un indimenticabile “2” per gli innumerevoli errori, il primo dei quali per avere tradotto la parola “L’uomo . . .” (non so se “mangia, corre o guarda”) non con il comune e corretto “homo, inis”, che vale per ogni essere umano come era il senso della fra setta da tradurre, ma con il più altisonante e per me meglio latineggiante “Vir-viri”, che si usa (lo appresi più tardi) nel senso di “Eroe”. Ancora la ricordo quella sottolineatura con matita blu.

    Ciò non escluse che poi col tempo amassi a fondo tale lingua al punto che, e qui vengo al tuo post, a proposito di bacio, restavo incantato nel leggere i seguenti versi, nei quali Venere promette, a chi le darà notizie di Psiche, sette dolcissimi baci,

    uno dei quali (blandientis) più dolce del miele in quanto lei lo darà con la tecnica dello sfregamento della lingua (adpulsu linguae), oggi diremmo alla francese

    . . . ab ipsa Venere septem savia suavia
    et unum blandientis adpulsu linguae
    longe mellitum.

    (Apuleio - “Metamorfosi” - Libro V, 8)

    versi questi che poi ho non ho mancato di elaborare in una composizione (“A bocca aperta”) che essendo assai lunga ( e abbastanza dettagliata) ritengo che forse è bene non inserire (in argomento penso che basti la tua, Capitano), anche per evitare eventuali turbative ai tuoi commentatori.


    il

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  18. E mi sembrava che mancasse qualche commento :-)
    E mi piace anche quel in "lingua" Napoletana.... e se esistesse anche il bacio alla napoletana come quello alla francese e io non lo sapessi?

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  19. Casaandro eccomi a te, qualche "vaso" l'ho ottenuto, non so se con l'aiuto di questa poesia o in altro modo. :-)
    Io parlare latino? Non mi pare. Da ragazzo mi arrabbattavo come tutti, con le versioni e un po' ci prendevo e molto no.
    Il Paese d''o Sole l'hai scritto bene, solo con un paio di refusi che possono sempre capitare (le mie versioni ne erano infestate).
    Splendidi i versi che riporti, con i quali apprendiamo che il bacio francese non l'hanno inventato a Parigi.
    Naturalmente puoi sempre inserire le tue composizioni. Io sono solo uno sciagurato verseggiatore della domenica, niente a che fare con un artista della rima come te, olé. Ciao e stai sempre in gamba.

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  20. Fiore, il bacio alla napoletana? spero che non esista, ho l'impressione che sarebbe qualcosa di lievemente osé :-)

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  21. Oggi è San Francesco! AUGURI! Boh...per cosa si festeggia l'onomastico non lo so...ma mi sei venuto in mente tu :-)
    Uhmm pensavo alla somiglianza di cui parla Cleide! In effetti è bene precisare che io a Sassari ci sono solo nata...i miei invece nati e vissuti in un paesino a 11 km dove il dialetto che si parla è diversissimo dal Sassarese. Però pensavo che, ad es...in sassarese ( e se c'è qualche sassarese nei dintorni mi deve correggere se sbaglio), ti ho detto che sei brutta si dice più o meno così ( non so come si scrive):" t'aggiu ditu chi sei fea" Detto in napoletano è molto somigliante...o no? Saranno queste le analogie di cui parla Cleide? Cleide...studia e fammi sapere :-D

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  22. Ciao, Giovà, grazie per gli auguri. Quindi un po' dai ragione alla nostra Cleide. In effetti la frase che riporti è molto simile al napoletano, tranne l'ultima parola. Speriamo di passare una bella giornata, un sorriso a te.

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