lunedì 13 luglio 2009

L’altruista in carriera



Margherita. - Maestro, che ne direbbe se oggi parlassimo del buon samaritano, cioè dei tantissimi altruisti che si sacrificano per il prossimo e il cui ruolo non è mai riconosciuto nella giusta misura?

Maestro. - Sei proprio sicura che esistano i buoni samaritani e gli altruisti?

Margherita. - Be', è una cosa risaputa, basta guardarsi in giro e si vede…

Maestro. - Aspetta un momento, cara ragazza, non dare troppo per scontato ciò che senti in televisione o per strada o peggio ancora che leggi nel virtuale. Lo so, ascoltando certe anime belle autoproclamatesi campioni dell'altruismo sembra che tutti siano paladini di moralità e di correttezza, missionari a favore del prossimo disagiato, medici senza frontiere o aspiranti tali, terzomondisti, solidaristi o adepti della buona azione quotidiana. Ma io se fossi al tuo posto sarei prudente. E mi chiederei: esiste davvero il tipo umano di cui si parla?

- Maestro, sono senza parole! Certo al mondo non tutti si comportano bene o si sacrificano per il prossimo. Ma come si può mettere in discussione un punto simile?


- Ci arrivo subito. Per ora facciamo una piccola opera di sfoltimento dell'apparentemente sterminato esercito di altruisti e adepti e buon samaritanesimo. Prima di tutto scartiamo gli uomini che non mostrano nessun segno esteriore di solidarismo. Ci sono molti individui avidi, decisi a tutto pur di conseguire i loro scopi, invidiosi, arrivisti, egoisti. Scartiamo questo enorme gruppo umano, pur considerando che anche il più avido e spietato degli uomini conserverà una fittizia facciata perbenista per salvare le convenienze o per non incorrere nella disistima sociale. Persino il primo Rockefeller, uno degli uomini più avari di tutti i tempi, devolse una parte importante delle sue ricchezze alla omonima fondazione filantropica quando si rese conto che la troppa cupidigia economica gli alienava i consensi necessari per mantenere e allargare il suo patrimonio.

- Bene, cancelliamo pure i molti egoisti camuffati da filantropi, in cui potremmo farci rientrare pure quelle tediose rockstar miliardarie che ogni tanto fanno la loro brava canzoncina per l'Africa credendosi eroi dei derelitti.

- Ora consideriamo il genitore che si sacrifica per il figlio. Possiamo considerare come altruismo le sue rinunce e le sue fatiche per garantire una migliore sopravvivenza alla carne della sua carne? E uno che agisce disinteressatamente un genitore così? O è solo un individuo che si sacrifica a vantaggio di un altro se stesso?

- Eliminiamo dunque dai puri altruisti anche genitori, fratelli, consanguinei vari e tutti coloro che aiutano persone legate per così dire al proprio "sistema di sopravvivenza". Ci mettiamo pure coniugi, fidanzati, soci in affari, compagni di lotte sindacali e così via. Abbiamo finito?

- Certo che no. Dobbiamo ancora considerare il fenomeno dell'identificazione. Tutti noi abbiamo la tendenza a estendere il nostro io fuori dal corpo e a farlo coincidere con persone, organizzazioni, idee o principi in cui crediamo. Cioè io mi posso identificare in una squadra di calcio, in un partito, in una fede religiosa, una nazione, in uno o più gruppi di persone, e posso immedesimarmi tanto in questi soggetti che i loro successi diventano i miei successi, le loro vittorie le mie vittorie. Essi diventano in qualche modo una succursale del mio essere. E' nota la gioia che provano i tifosi di calcio quando vince la loro squadra del cuore. Non è la squadra ad aver segnato, ma in un certo senso sono loro stessi aver averlo fatto, non è il proprio partito ad aver vinto le lezioni, ma gli attivisti stessi. E lo stesso dicasi per le fortune di una setta, uno Stato, un'idea in cui ci si rispecchia. In questo modo chi potrebbe definire senza tornaconto i sacrifici attuati a favore delle entità in cui ci identifichiamo? Vuoi forse definire altruista il tifoso della Juventus che affronta una disagevole trasferta per sostenere i suoi colori calcistici?

- Va bene, annotiamo le sue riflessioni sui molti individui soggetti all'influenza dell'identificazione. E ora?

- Passiamo a quelli che credono in una vita ultraterrena da svolgersi in un luogo chiamato paradiso o in un modo simile. Non ti sfuggirà, Margherita, che tutti coloro che si aspettano ampie ricompense nell'aldilà per la loro condotta commendevole in questo mondo non possono definirsi disinteressati.

- I loro interventi a favore del prossimo sarebbero una sorta di investimento a lungo termine, peraltro da riscuotere con altissimi tassi di interesse. Ma pur tenendo conto di questo esteso gruppo umano restano ancora numerosi casi di altruismo, di volontariato verso chi ha bisogno. Come può spiegare i tanti missionari laici e non, i medici senza frontiere o gli operatori di organismi di solidarietà?

- Trattieni l'impeto, cara ragazza. Prima di tutto ti invito a riflettere che il fenomeno dell'identificazione è tanto vasto e sfaccettato che non so se esistono esseri umani che vi si sottraggano. Oltre a ciò, hai notato che missionari e adepti del volontariato tendono ad aiutare sempre persone in condizioni esistenziali disastrate?

- Certo, maestro, lei mica vorrebbe che aiutassero gli eredi di Rockefeller o di Paperon de' Paperoni? Mi scusi tanto se glielo dico, ma il suo apprezzamento mi pare fuori luogo. Voglio proprio vedere come farà a dimostrare la presenza di un interesse personale o di un vantaggio di qualsiasi tipo nelle azioni di chi aiuta i poveri cristi in questione.

- Prima di tutto rifletti su una "teoria della relatività" secondo la quale una cosa acquista valore perché si mette in relazione a un'altra cosa. E' il contesto in cui si trova un oggetto, una persona un'idea, che gli dà un'identità e una qualifica. Un uomo può essere considerato alto o basso a seconda che la sua altezza sia messa in relazione all'altezza media degli altri uomini o di una squadra di pallacanestro. Il fenomeno è molto vasto, ma dobbiamo essere sintetici. Qui basterà ricordare che, se si dice che un uomo guadagna molto, è solo perché in un determinato contesto la maggior parte dei suoi simili guadagna di meno. Non è il suo stipendio ad avere valore. Sono gli stipendi degli altri a conferirglielo. Se infatti tutti improvvisamente guadagnassero di più e lo stipendio dell'uomo agiato in questione rimanesse inalterato, questi si ritroverebbe automaticamente povero, pur ricevendo in pratica sempre gli stessi soldi. Cioè ogni progresso sociale, economico, gerarchico o di altra natura da parte degli altri svaluta la mia posizione sociale, così come viene svalutata una moneta dall'aumentato valore delle altre monete.

- Capisco, ma mi sembra che lei si stia dando la zappa sui piedi. Anzi proprio la teoria della relatività da lei esposta, secondo cui i miglioramenti esistenziali altrui peggiorano la mia condizione di vita, è la migliore dimostrazione che chi aiuta il prossimo lo fa senza tornaconti o vantaggi.

- Frena l'ironia e rifletti sul fatto che alcuni elementi del contesto che definisce la mia condizione sociale sono più importanti di altri. E sono esattamente quelli che io percepisco più vicini alla mia esistenza. E' come per le forze astrofisiche: un piccolo asteroide vicino ha maggiori effetti gravitazionali di una stella lontana. Se il mio detestato vicino di casa ha una promozione sul lavoro, la cosa mi dà molto fastidio proprio perché, sopravanzandomi in carriera, il mio vicino peggiora il mio ruolo gerarchico. Al contrario, se aiuto un barbone a procurarsi un pasto o a dormire sotto un tetto alla buona, non agisco contro la mia qualità di vita perché il barbone continua a rimanere a distanze abissali dalla mia posizione sociale. Se in ufficio il mio vicino di scrivania si compra un'auto nuova più potente della mia o vince a superenalotto, anche questo mi fa rodere di invidia per l'evidente effetto di svalutazione sulla mia condizione sociale ed economica. Ma se vado volontario in un remoto villaggio africano e insegno a leggere e a scrivere ai bambini o curo i disgraziati di quel posto, quale effetto peggiorativo potrà derivarne per il mio status?

- Cioè lei vuole dire che nessuno aiuterebbe il proprio vicino di casa o il proprio detestato collega di lavoro a superarci in carriera o nei guadagni economici, mentre il barbone e il disagiato bambino africano non sono per così dire dei competitori sociali e non ci danno fastidio sotto quel punto di vista. Sono come una stella lontana che ha scarsi effetti sulla nostra esistenza.

- Già, si aiuta chi non è una minaccia sociale per noi e nello stesso tempo si acquisiscono, con il nostro bel gesto, tutti i vantaggi e i consensi che la comunità concede agli altruisti o presunti tali. Non ti sarà sfuggito inoltre che è molto meglio essere un grande, importante e rispettato dottore nel remoto villaggio africano che essere un precario ospedaliero mantenuto di mammà a Pizzighettone. E' meglio fare il re in una baraccopoli che il servo a Versailles.

- Mi scusi, maestro, messo così anche l'altruismo sembra un altro modo per fare carriera.

- Già, Margherita, sembra proprio come dici.

Leggi pure: Il maestro e Margherita

20 commenti:

  1. Questo post mi fa pensare che tutti abbiamo un lato oscuro e che non sempre certe nostre azioni all'apparenza meritorie sono tali. Forse siamo un pò dottor Jeckill e mr Hyde. Chi siamo, nella realtà? Quali sottili meccanismi ci spingono?Cosa vogliamo ottenere con le nostre azioni? Forse non siamo quelle persone giuste e leali che ci piace immaginare. Forse nel nostro cervello è situata una cantina, scura, umida, spiacevole, dove sono accatastati un sacco di oggetti che non vogliamo vedere e che non vogliamo che i nostri educati e perbenisti ospiti vedano quando ci fanno visita a casa. Leggendo il tuo post mi sono fatta delle domande anche su me stessa. Credo che sia sempre una buona cosa quando ci si fanno delle domande nuove e si riflette su aspetti non del tutto integrati al buonismo imperante. Tra l'altro mi ha colpito molto il caso del violentatore romano con una vita privata irreprensibile, coordinatore di una sezione del partito democratico, iniziatore di molte battaglie sociali quando non stuprava le sue malcapitate vittime. Chi siamo noi, in realtà?
    Stavolta siamo sulla stessa linea di pensiero. E' preoccupante? :)

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  2. Balua, buongiorno a te.
    Cleide, be', è meglio se su qualche aspetto la pensiamo in modo simile. mi fa piacere che la tua voglia di leggere, riflettere e confrontarsi funzioni pure sotto il solleone. Ho sempre pensato che le persone sono molto più complicate e forse tortuose di quanto appaiano a prima vista, e questo vale sia nel bene che nel male.

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  3. Esiste l'altruismo; non ha un vero grande seguito (alludo all'altruismo sincero) ma penso che esista e credo anche di averlo visto. Poi il cinismo di questa lezione del Maestro la trovo nell'insieme condivisibile.

    Ciao!
    Daniele

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  4. Io invece credo nella solidarietà: non importa quale sia la ragione per cui si esprime solidarietà, ma quando la si esprime, ha effetti benefici su alcuni dei nostri simili.
    Meglio cioè riferirsi agli effetti piuttosto che alle cause, così evitiamo di rendere tutti i comportamenti equivalenti tra loro.

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  5. rockpoeta, ti ringrazio per la visita e per il tuo puntuale commento. Il maestro però mi ha detto di non essere d'accordo con il termine cinico che hai usato per le sue teorie. Dice che se lui è cinico qualcun altro è il James Bond dell'impegno buonista. Dice che però il vero James Bond qualche volta si rilassava, è stato visto pure dormire, a quanto pare, o ridere, mentre quegli altri James Bond pare che siano in servizio 24 ore su 24, non mangiano e non dormono. Un saluto come al solito agli amici.

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  6. Sarei spinto istintivamente a concordare in toto, ma qualcosa mi sfugge, e credo dipenda da "generosità vs invidia" le due parole che scintillano in questo bel post, sono inconciliabili. Questo lo dico a caldo, mi prendo ancora un attimo per deliberare. ;)

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  7. Caro Capitano,
    temo che ognuno di noi contenga tutto il bene ed il male possibili in potenza e che nessuno sia perfetto.
    Giudico le persone in base ai risultati che ottengono perché penso sia il modo migliore per conoscere le loro intenzioni.
    Ho visto l'altruismo e la solidarietà ed ho visto la grettezza, l'invidia, l'avidità e la malvagità. Come tutti credo... E non mi piace confonderle.
    Enrica

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  8. Ciao,
    ho letto con attenzione, domandandomi con sempre più frequenza cosa avrei detto se mi fossi trovata davanti un maestro con queste idee in testa.
    Credo che mi sarei lasciata trasportare dall'enfasi di non comprendere i motivi di questa strenua difesa dell'altruismo visto come maschera x soddisfare le proprie necessità, laddove praticato.
    Non sono d'accordo. Esistono altruisti come quelli da te descritti ma anche quelli "veri". per quanto mi riguarda quando dono qualcosa (tempo, risorse, talenti) agli altri, lo faccio col cuore e perchè così mi guadagnerò un posto in Paradiso.
    Credo siano anche altre le cose su cui saremo giudicati; fosse tutto ridotto alle opere di bene, più o meno materiali, staremmo freschi....
    Buona giornata e comunque grazie per le riflessioni che mi hai suscitato!!!

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  9. mi sono reso conto di aver aderito mio malgrado allo sciopero dei blogger, dato che ieri non ho scritto niente. Chissà se ha aderito pure Cleide, ma mi sa che lei aderisce agli scioperi dei blogger un giorno sì e uno no. :-) Un saluto agli amici.

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  10. Embè! Scrivo una volta al mese, ma non mi pare che nessuno si strappi i capelli.)
    In quanto allo sciopero, ho dato un occhiata e non mi pare possa esserci un pericolo reale per i blog. C'è un comma che dice chiaramente che sono esclusi i blog con carattere dilettantesco, riconocibili perché non sono "frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro".
    Mi pare il solito mezzuccio vigliacco della nostra ultima sinistra per sollevare polveroni sterili. L'ho detta.))

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  11. Eppure, cara Cleide, io una visitina al giorno te la faccio sempre. ;)

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  12. Apparentemente, ma solo apparentemente paradossale la lezione del maestro scava e mette in luce alcune convinzioni che, sotto sotto, abbiamo forse tutti. Analogamente si potrebbe discutere su quello che viene reputato il sentimento più puro e genuino:l'amore. E' veramente così? o è forse una sublimazione del nostro egoismo?
    Meditate gente, meditate.

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  13. mi era sfuggita questa versione... molto più attuale dell'originale ;) In alcune cose hai senza dubbio ragione, ciau!

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  14. CASSANDRO

    Dopo avere letto il post mi sono subito chiesto per quale motivo 2500 anni fa Antigone, sfidando le pur sagge leggi scritte da Creonte, andò a seppellire il fratello Polinice, morto mentre combatteva contro Tebe (condannata a morte poi si uccise).

    Era pazza? Poiché la risposta è no, ne traggo la considerazione che l’uomo si muove non sempre e non solo per raggiungere un egoistico vantaggio ma anche per ubbidire ad un dettato esterno di bene (appunto l’altruismo). Ecco perché si sta nel gradino più alto della scala animale.

    Dovevano passare poi altri 500 anni perché qualcuno comandasse a questo bipede raziocinante il rivoluzionari “ama il prossimo tuo come se stesso” (peraltro non so, dopo altri 2000 anni, quanto ascoltato sia questo comandamento).

    Con ciò non disconosco la letteraria bellezza del dialogo da te riportato, e la sua provocatoria forza ed incisività, ma siamo sempre alla distinzione fra imperativo ipotetico ed imperativo categorico, base della morale laica: “fai quello che devi, accada quello che può”. Se tutto avesse dovuto svolgersi come quando siamo venuti sulla terra il buon Kant poteva risparmiarselo il suo inchiostro.

    Se fosse vero quello che dice il professore a Margherita allora dovremmo ritenere, il che è un assurdo, che i politici che ci governano svolgano la loro opera non per il bene della collettività (vedi la ricostruzione di L’Aquila, i risultati del G 8, la legge sulle intercettazioni e quella sulla sicurezza, il Lodo Alfano, ecc. ecc.) ma per proprio tornaconto o vantaggio.

    Il che, ripeto, è un assurdo . . . come volevasi dimostrare!

    Comunque è sempre valido procedere per paradossi quando si vuole svegliare dal torpore il pensiero delle persone care, gentili e sensibili, e quindi complimenti.

    Tanto per smitizzare l’argomento che è degno di grandissima attenzione, e sul quale si sono arrovellati i migliori cervelli, posso dire che anch’io qualche volta ho agito nel modo indicato, solo per sorriderne un poco dopo, ma col metodo delle bugie in prima persona, in progresso di tempo ovviamente dichiarate tali (anche qui c’era qualche vantaggio finale)

    Al piacere di rileggerti.


    B U G I E

    Amo dire bugie, raccontarmi
    per quello che non sono o quello che
    essere vorrei . . . mi piace farmi
    considerare ricco, onesto, osè.

    Faccio questo però senza malizia
    per dimostrare a chi a tutto crede
    che al mondo c’è la “realtà-fittizia”,
    che falso è spesso quello che si vede,

    che l’altruista è altruista solo
    se ha un tornaconto, se ha vantaggi,
    pure indiretti, e che angeli in volo
    qui non ci stanno, e manco nei paraggi.

    Infatti dico poi la verità,
    ch’è stata una burla lo rivelo,
    mi beccherò i loro: “Ma va’ a fa’!!!”
    . . . “Davvero tuuuu . . . ?” . . . “Se un angelo del Cielo

    me lo diceva avrei detto di no ”
    . . . “ ‘Grazie’ comunque . . . Riuscito sei
    a farmi evitar guai che non so,
    col falso aprendo al vero gli occhi miei”.


    Non è granché, ma che soddisfazione
    togliere da mangiare all’imbroglione,

    fregare il truffatore in partenza,
    al seduttore rompere la lenza,

    e in più vincer di lei la resistenza,
    per farne aumentar poi l’accoglienza

    . . . senza bruciarmi manco la coscienza!

    (Cassandro)

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  15. Interessante l'intervento di Cassandro che mi ha fatto ricordare il mio esame di maturità pochè avevo peparato proprio il dramma di Antigone.Ma il gesto di Antigone rientra nella casistica dei legami di sangue che sono stati esclusi da questo ragionamento, no?
    Anche sui politici nutro qualche dubbio mio malgrado. Cio' nonostante mi piace pensare che qualcuno mosso da intenti filantropici possa tuttavia esserci.))

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  16. il Capitano dal suo eremo17 luglio 2009 13:16

    Anche se in questo momento sono ufficialmente irreperebile (come si capisce dal mio nuovo post), devo intervenire per segnalare l'ammirevole commento di Cassandro, che per pura sfortuna ha pubblicato proprio mentre io aggiornavo il blog con un nuovo post.
    Ho molto apprezzato il riferimento ad Antigone e il "Fa' quel che devi, accada quel che può".
    Devo fare solo qualche riflessione. Non sono molto d'accordo sul fatto che l'uomo si trovi al vertice della scala animale, anzi non vedo proprio scale, anche se capisco che spesso il linguaggio parlato ci offre delle comode espressioni a cui è impossibile rinunciare. Inoltre che i politici svolgano la loro azione per il loro tornaconto mi pare difficilmente opinabile. Siamo sempre in cerca di un politico probo (parola che nel pensiero del Maestro del post ha un significato quasi nullo) che smentisca questa convinzione. Sempre affascinanti e suggestivi i versi di Cassandro, che ringrazio ancora una volta:-)

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  17. CASSANDRO

    Qualche piccola precisazione alle gentili risposte di commento di Cleide e di Capitano.

    Ho inserito l’esempio di Antigone (la prima donna di cui mi sia veramente innamorato a 17 anni ammirandola e partecipando al suo dramma dalle gradinate del Teatro Greco di Siracusa), non con riferimento alla pietas per il destino del fratello Polinice (i “legami di sangue” non sono qui prevalenti e poco interessavano a Sofocle, e non era quel fatto la base della tragedia), ma con l’Antigone egli offriva la più alta espressione di altruismo verso gli altri (che quindi esiste), cioè di quel sentimento che si faceva strada a poco a poco ed insito in ogni uomo che agisce in obbedienza, quasi a livello di inconscio, ad una legge interiore.

    Sofocle infatti, a mio avviso,mi si permetta la breve digressione connessa peraltro all’operare dei politici ed alla necessaria ricerca di quelli “probi”, aveva di mira l’evidenziazione in forma tragica (per la prima volta forse nella letteratura, insieme al Filottete) del sempre probabile contrasto e del successivo prevalere o meno dello “ius”, la legge morale che spinge dall’interno gli uomini ad operare in favore di terzi (appunto, nella fattispecie, seppellire i morti per non lasciare i corpi preda degli animali e non fare vagare l’anima in tormento, lo stesso che accade per Enea che seppellisce Palinuro, che non suo parente) sulla appariscente “lex”, la legge scritta dagli uomini, che può anche venire in contrasto con il detto su superiore “ius”, in quanto cerca di raggiungere altri effetti (appunto nella fattispecie, la minaccia di Creonte a chi combatterà contro Tebe, che, se ucciso, non verrà sepolto e quindi “di cani e di augelli orrido pasto” sarà, e l’anima sua non potrà tornare serena in grembo agli dei).

    Ho parlato poi dei politici in quanto l’esempio del loro operare, purtroppo ed in special modo in tempi recenti, si trova spesso allo stadio più lontano possibile dell’altruismo, e già l’espressione di “leggi ad personam” (cfr. “Ostacolo alle intercettazioni telefoniche”, “Lodo Alfano”, “”Eliminazione quasi completa del reato per falso in bilancio”, “Riduzione dei termini di prescrizione”, e qui mi fermo per carità di patria) sintetizza in modo perfetto la presenza nelle relative norme di un altro tipo di sentimento: lo spudorato egoismo.

    Il tutto, ovviamente secondo me.

    Infine, che il Cielo ascolti Cleide cui “piace pensare che qualche politico mosso da intenti filantropici possa tuttavia esserci”! La sua speranza è la mia speranza.


    Chiedo scusa se ho rubato altro spazio . . . ma il post di Capitano, come spesso avviene, poneva sia pure a livello soft, molteplici problematiche (fossimo al “ridendo castigat mores”?) . . . per cui prometto che cercherò, se ci sarà una prossima volta, di essere meno prolisso.

    Ancora grazie per l’ospitalità.

    a

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  18. Cassandro, esprimi pure con larghezza le tue opinioni quando vuoi. Mi fa piacere vedere persone che si impegnano a colloquiare e confrontarsi, mentre alcune volte non suscitano la mia simpatia commenti eccessivamente stringati o frettolosi, anche se capisco che non tutti hanno tempo e voglia per scrivere sul blog.
    Sull'Antigone e sul teatro greco classico lascio la parola a Cleide che è più ferrata di me sull'argomento.
    Il comportamento umano è complicato e a volte si corre il rischio di essere troppo freddi e scientisti nell'analizzarlo. Cosa posso dire? Tutto si riduce all'eterno conflitto tra ragione e sentimento, tra cuore e cervello. Il cervello tende ad assumere il controllo del comportamento umano proponendo la sua logica, ma poi il cuore agisce a modo suo, si innamora, si sacrifica, fa' le mille cose che fanno i cuori quando sono in buona fede.
    Forse per capire meglio potrebbe venirci in soccorso il monologo di Robin Williams nell'Attimo Fuggente quando spiega ai suoi studenti che ciò che ci rende veramente vivi è la poesia, cioè quella cosa imponderabile che si situa al di fuori del freddo ragionamento e che sollecita certe corde antiche dentro di noi. Forse a volte si corre il rischio di scordarsi che cuore e poesia si possono analizzare fino a un certo punto.
    In ogni modo penso che post provocatori come questo siano sempre utili per riflettere e probabilmente in futuro ne scriverò degli altri, sperando di trovare persone attente come te che alimentino la discussione. A presto :-)

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  19. Cassandro, anche io mi innamorai umanamente del personaggio di Antigone. Mi affascinò la ribellione di questa donna che obbediva alla sua legge morale contravvenendo all'editto paterno. Ho concentrato, rapportandolo al fulcro di questo post, il mio breve commento sull'episodio della sepoltura da te citato senza andare oltre, ma come tu sottolinei, la tragedia di Eschilo, è ben più complessa.Anzi, sai che ti dico: mi è venuta una gran voglia di rileggerla.))

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