Noi siamo i coccodrilli bianchi. Viviamo nelle fogne maleodoranti delle grandi città. Nel buio e nell’oscurità ci cibiamo di ratti sguazzando nella merda. Qui ci masturbiamo e qui sogniamo sogni senza colori. Il sole non lo abbiamo quasi mai visto e a questo punto ci brucerebbe la pelle. La sola musica che conosciamo è quella dello scolo dei liquami vomitevoli che ci eruttate addosso ogni giorno. Il solo amore che abbiamo è quello per il fetore di carne morta che emaniamo. La gioia? Quella un giorno verrà. E’ sicuro.
Il nostro mondo è l’opposto del vostro, stupidi umani con le carte di credito e il Rolex al polso. Delle volte ascoltiamo le oscene risate provenienti dal mondo ipocrita in cui vi muovete. La merda e la piscia che ci riversate addosso dalle condutture fognarie non ci fanno niente, ma le vostre immonde risate ci fanno vomitare.
Vi odiamo. Odiamo le vostre cazzate sull’altruismo parolaio e le ciance sul modo politicamente corretto di pulirvi il culo da riccastri inutili. Vi vogliamo morti. Tutti quanti voi che ridete mentre ci pisciate addosso. Vi vorremmo qui, accanto a noi in queste cloache senza luce, e vorremmo sentirvi squittire come i sorci che siete mentre affogate in questo letamaio senza fine.
Delle volte alcuni di noi coccodrilli bianchi salgono in superficie di notte. Ne fanno fuori qualcuno di quelli buoni in un bar o su un marciapiede. Ma è troppo poco. Siete tanti, troppi. Come si fa a massacrarvi tutti? No, così non va bene. Così vi facciamo appena il solletico. Anzi, vi rendiamo solo più felici quando sapete che in quel bar e su quel marciapiede non c’eravate voi e nessuno della vostra stronza famiglia che ha già in tasca i biglietti per il viaggetto finto progressista in Yemen o a Cuba.
Però da qualche giorno nei cunicoli delle fogne echeggiano bisbigli. Delle volte sono più forti degli squittii dei ratti e del tonfo dei liquami. E’ un passaparola che va da un coccodrillo bianco all’altro. Sono sussurri arrabbiati, voci di rivolta, e crescono di giorno in giorno. Dicono che il gran giorno è vicino. Presto verremo su. Tutti quanti e non uno alla volta. Saremo in tanti. Usciremo dai tombini stradali e dalle grate sui marciapiedi, dalle uscite di sicurezza delle metropolitane e perfino dai vostri cessi profumati alla lavanda. Sarà piena notte e noi saremo tanti fantasmi. Un esercito di creature del buio che vi muove contro quando non ve lo aspettate.
Cosa faremo? Vi toglieremo quel ripugnante sorriso dalla faccia. Ve lo toglieremo, lo giuro.
Piomberemo nel cuore della notte nelle vostre lussuose case con l’aria condizionata e vi sgozzeremo nel sonno. Bruceremo i duecento cavalli delle vostre fuoristrada da felici affamatori dei mondi dopo il Secondo. Pisceremo nelle vostre borse da quattromila euro firmate Gucci o Checazzonesò. Vi ficcheremo nel culo le tette finte al silicone e tutta la scorta di viagra acquistato su internet.
Non è ancora il giorno. Ma le voci si moltiplicano qui nel buio delle fogne. Tra non molto saliremo su. Cominciate ad avere paura. E ridete, feccia umana. Ridete forte. Ridete finchè potete. Fatelo anche quando dormite. Presto vi scorderete come si fa. Presto saremo noi a ridere.
Siamo i coccodrilli bianchi
Di stare al buio siamo stanchi.
Alberto Radius “Coccodrilli bianchi”
Vi odiamo. Odiamo le vostre cazzate sull’altruismo parolaio e le ciance sul modo politicamente corretto di pulirvi il culo da riccastri inutili. Vi vogliamo morti. Tutti quanti voi che ridete mentre ci pisciate addosso. Vi vorremmo qui, accanto a noi in queste cloache senza luce, e vorremmo sentirvi squittire come i sorci che siete mentre affogate in questo letamaio senza fine.
Delle volte alcuni di noi coccodrilli bianchi salgono in superficie di notte. Ne fanno fuori qualcuno di quelli buoni in un bar o su un marciapiede. Ma è troppo poco. Siete tanti, troppi. Come si fa a massacrarvi tutti? No, così non va bene. Così vi facciamo appena il solletico. Anzi, vi rendiamo solo più felici quando sapete che in quel bar e su quel marciapiede non c’eravate voi e nessuno della vostra stronza famiglia che ha già in tasca i biglietti per il viaggetto finto progressista in Yemen o a Cuba.
Però da qualche giorno nei cunicoli delle fogne echeggiano bisbigli. Delle volte sono più forti degli squittii dei ratti e del tonfo dei liquami. E’ un passaparola che va da un coccodrillo bianco all’altro. Sono sussurri arrabbiati, voci di rivolta, e crescono di giorno in giorno. Dicono che il gran giorno è vicino. Presto verremo su. Tutti quanti e non uno alla volta. Saremo in tanti. Usciremo dai tombini stradali e dalle grate sui marciapiedi, dalle uscite di sicurezza delle metropolitane e perfino dai vostri cessi profumati alla lavanda. Sarà piena notte e noi saremo tanti fantasmi. Un esercito di creature del buio che vi muove contro quando non ve lo aspettate.
Cosa faremo? Vi toglieremo quel ripugnante sorriso dalla faccia. Ve lo toglieremo, lo giuro.
Piomberemo nel cuore della notte nelle vostre lussuose case con l’aria condizionata e vi sgozzeremo nel sonno. Bruceremo i duecento cavalli delle vostre fuoristrada da felici affamatori dei mondi dopo il Secondo. Pisceremo nelle vostre borse da quattromila euro firmate Gucci o Checazzonesò. Vi ficcheremo nel culo le tette finte al silicone e tutta la scorta di viagra acquistato su internet.
Non è ancora il giorno. Ma le voci si moltiplicano qui nel buio delle fogne. Tra non molto saliremo su. Cominciate ad avere paura. E ridete, feccia umana. Ridete forte. Ridete finchè potete. Fatelo anche quando dormite. Presto vi scorderete come si fa. Presto saremo noi a ridere.
Siamo i coccodrilli bianchi
Di stare al buio siamo stanchi.
Alberto Radius “Coccodrilli bianchi”







