Non sapevo cosa fosse l’amore. Oppure, se lo sapevo, l’avevo scordato da tempo. Sono strani i casi della vita. Delle volte credi di sapere tutto o quasi e poi ti accorgi che ci sono momenti in cui non sai nemmeno come ti chiami o in che anno ti trovi.
Se fino a poco tempo mi avessero chiesto di descrivere come ti fa sentire l’amore, avrei detto che provi una pazza gioia quando ti abbandoni a quel sentimento. Un’euforia senza limiti. Una gioia primordiale che ti spinge a dare pacche sulle spalle a chicchessia e a cantare a tutta voce, sfidando il discredito altrui, motivi di Laura Pausini o perfino di Toto Cotugno. In verità avrei giurato, certo che nessuno su questo pianeta potesse sconfessarmi, che c’è una sequenza cinematografica che descrive al meglio come ti senti in questo particolare stato d’animo. E’ la celeberrima scena in cui Gene Kelly balla sotto la pioggia, sguazzando allegro nelle pozzanghere, senza alcun timore di inzupparsi scarpe e vestiario, anzi godendo di quella situazione. Ecco cos’è l’amore, avrei detto. E’ Gene Kelly che fa ruotare il suo ombrello come una trottola e poi piomba gioioso in una pozza d’acqua e canta “I’m singing in the rain”. E’ quando spazza con i piedi l’intero canale di scolo di una strada.
Avrei detto così.
E avrei sbagliato.
Avrei sbagliato, ora lo so. Quando sei innamorato, non sei euforico, non canti a squarciagola “Dite a Laura che l’amo”. Non ti senti la forza di un ciclope e l’allegria di uno sbronzo frequentatore dell’Oktoberfest. Non hai l’energia di sguazzare nelle pozzanghere o di lanciarti in una danza accosciata dei cosacchi del Don. Riesci a malapena a parlare a voce normale. Sei frastornato. Inebetito. Sei in preda a quella che con un termine un pochino sostenuto si potrebbe definire obnubilazione. Non a caso c’è una locuzione che si usa spesso in concomitanza con la fase dell’innamoramento, cioè il colpo di fulmine. E’ così. Quando sei innamorato non balli, ma sei fulminato. Sei come stecchito da qualche potente evento atmosferico. Hai a malapena la forza di domandarti “Come è potuto capitare proprio a me?” E non riesci a spiegartelo. Se piovesse e tu camminassi per strada? Certo non ti ripareresti sotto un ombrello, probabilmente non ti accorgeresti nemmeno dell’acqua che ti cade addosso. Ma niente salti e balli. Nessuna manifestazione acrobatica di giubilo. Te ne rimarresti a camminare come un fantasma sconcertato, mani in tasca e sguardo perso nel vuoto, finché qualcuno ti dicesse di ripararti.
Chiarisco che non sono, né sono stato innamorato di recente. Le anzidette riflessioni mi sono state suggerite da una sorta di intuizioni sentimentali.
Avrei detto così.
E avrei sbagliato.
Avrei sbagliato, ora lo so. Quando sei innamorato, non sei euforico, non canti a squarciagola “Dite a Laura che l’amo”. Non ti senti la forza di un ciclope e l’allegria di uno sbronzo frequentatore dell’Oktoberfest. Non hai l’energia di sguazzare nelle pozzanghere o di lanciarti in una danza accosciata dei cosacchi del Don. Riesci a malapena a parlare a voce normale. Sei frastornato. Inebetito. Sei in preda a quella che con un termine un pochino sostenuto si potrebbe definire obnubilazione. Non a caso c’è una locuzione che si usa spesso in concomitanza con la fase dell’innamoramento, cioè il colpo di fulmine. E’ così. Quando sei innamorato non balli, ma sei fulminato. Sei come stecchito da qualche potente evento atmosferico. Hai a malapena la forza di domandarti “Come è potuto capitare proprio a me?” E non riesci a spiegartelo. Se piovesse e tu camminassi per strada? Certo non ti ripareresti sotto un ombrello, probabilmente non ti accorgeresti nemmeno dell’acqua che ti cade addosso. Ma niente salti e balli. Nessuna manifestazione acrobatica di giubilo. Te ne rimarresti a camminare come un fantasma sconcertato, mani in tasca e sguardo perso nel vuoto, finché qualcuno ti dicesse di ripararti.
Chiarisco che non sono, né sono stato innamorato di recente. Le anzidette riflessioni mi sono state suggerite da una sorta di intuizioni sentimentali.






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