
Dove abita l'amore di preferenza? In quale luogo, in quale epoca? Domanda difficile. Ognuno lo vede dove vuole. Per me l’amore più coinvolgente al cinema o nei libri è soprattutto quello vissuto e ambientato dell’Ottocento. Non saprei dire perché. Ho visto e letto spesso storie sentimentali ambientate in questo secolo che mi hanno catturato. L’amore nella fiction, televisiva o narrativa, per me è quello del secolo dei grandi cambiamenti, del romanticismo, delle macchine a vapore, del positivismo, del darwinismo, dell’industrialismo, del socialismo e di un sacco di altri ismi. Ci si può amare nei tempi attuali o in uno qualunque dei decenni dopo la guerra mondiale, ci si può amare negli anni Trenta o all’epoca del cinema muto, nel Settecento, nel Seicento, sui vascelli corsari in rotta per la Tortuga o nelle corti principesche del Rinascimento, intorno a una Tavola Rotonda, nella Firenze di Dante e Guininzelli o dove si voglia… però gli amori che più mi hanno colpito sono quelli dei tempi di Stendhal o di Flaubert, delle Cime Tempestose e delle Signore delle Camelie.
La storia televisiva che (almeno per quanto ricordo adesso) mi ha coinvolto di più dal punto di vista sentimentale è Il rosso e il nero di Stendhal, in una riduzione televisiva credo russa, c’era mi pare l’attrice Natalia Bondarciuk nel ruolo di Mathilde, la signora sposata che cede al fuoco passionale di Julien Sorel (ho cercato di trovare notizie su questo sceneggiato con Google, ma non ci sono riuscito, quindi mi dovrò accontentare dei miei ricordi). Rammento che mentre vedevo questo storia televisiva ero preso dall’elettricità che emanava dall’adulterio montante. Percepivo nitidamente l’atmosfera di peccato, il dolce sapore del proibito. Gli sguardi malandrini che volavano sullo schermo tra il seminarista e precettore Sorel e Mathilde - la bella e come si dice inquieta moglie del suo datore di lavoro - mi coinvolgevano in prima persona. Ho letto pure il romanzo e devo dire che, anche se è molto raffinato e descrive con maestria un’epoca storica, non comunica la stessa elettricità amorosa e passionale dello sceneggiato televisivo che ebbi la fortuna di vedere.
Ci sono state un mucchio di altre storie amorose legate all’Ottocento che mi hanno lasciato un’emozione duratura, Orgoglio e pregiudizio, L’educazione sentimentale, Jane Eyre la solita Madame Bovary, le molte Figlie di Capitani, per non scordarci pure i meno celebrati ma non meno intensi amori dei Michele Strogoff o delle Tigri della Malesia che hanno agitato i cuori in questo secolo straordinario. I titoli sono così tanti che non potrei citarli tutti anche se li ricordassi senza omissioni. Perfino in un romanzo di impostazione nettamente diversa da quella sentimentale come Frankenstein o il moderno Prometeo, l’amore viene attinto a piene mani dalla penna ispirata di Mary Shelley; il mostro creato dallo scienziato pazzo ama, perfino più di molti uomini di epoche successive.
La nostra mente come è noto a qualcuno opera delle semplificazioni per rendere visivamente una parola. Per esempio se io dico “cane” il cervello di chi ascolta questa parola riprodurrà l’immagine media di un cane archiviata nei suoi neuroni. Allo stesso modo ciascuno accosterà una sua immagine personale in riposta alle parole albero, fiore o, che ne so, yogurt. Ebbene penso che nella mia mente la parola amore sia associata in maniera irreversibile a un uomo in redingote ottocentesca che flirta con una signora in crinolina, possibilmente in un’atmosfera proibita.
Ci sono state un mucchio di altre storie amorose legate all’Ottocento che mi hanno lasciato un’emozione duratura, Orgoglio e pregiudizio, L’educazione sentimentale, Jane Eyre la solita Madame Bovary, le molte Figlie di Capitani, per non scordarci pure i meno celebrati ma non meno intensi amori dei Michele Strogoff o delle Tigri della Malesia che hanno agitato i cuori in questo secolo straordinario. I titoli sono così tanti che non potrei citarli tutti anche se li ricordassi senza omissioni. Perfino in un romanzo di impostazione nettamente diversa da quella sentimentale come Frankenstein o il moderno Prometeo, l’amore viene attinto a piene mani dalla penna ispirata di Mary Shelley; il mostro creato dallo scienziato pazzo ama, perfino più di molti uomini di epoche successive.
La nostra mente come è noto a qualcuno opera delle semplificazioni per rendere visivamente una parola. Per esempio se io dico “cane” il cervello di chi ascolta questa parola riprodurrà l’immagine media di un cane archiviata nei suoi neuroni. Allo stesso modo ciascuno accosterà una sua immagine personale in riposta alle parole albero, fiore o, che ne so, yogurt. Ebbene penso che nella mia mente la parola amore sia associata in maniera irreversibile a un uomo in redingote ottocentesca che flirta con una signora in crinolina, possibilmente in un’atmosfera proibita.







