martedì 12 settembre 2006

Neve


Mi piace la neve. Vorrei vederla. Vorrei toccarla.
Vorrei trovarmi in una casa con molta neve intorno. Una casa di tronchi d’albero, con una sola finestra da cui puoi vedere i fiocchi che scendono. Fiocchi e fiocchi. Fiocchi che galleggiano nell’aria tersa di montagna, e planano seguendo i percorsi dettati dal respiro del vento d’alta quota.
Vorrei addormentarmi in quella casa di legno e, la mattina, aprire la porta e trovarmi di fronte una distesa bianca fino a dove può spaziare lo sguardo. Neve e silenzio. E pace.

Non ho quasi mai visto la neve. A Napoli non cade un fiocco da una vita. Vent’anni mi dividono dall’ultima vera fioccata partenopea. Neanche allora fu questo gran spettacolo. Le strade arrivarono a coprirsi di bianco, è vero, ma fu poca cosa. Non avevi nemmeno il tempo di ridere e gioire per quello spettacolo meraviglioso che tutto si era sciolto. Ricordo come mi sentivo strano e come ridevo mentre camminando per strada ero testimone di quell’evento straordinario.
Napoli odia la neve. Nessuna altra città la odia così tanto, a quanto ne so. Nevica a latitudini molto inferiori, a Palermo, a Catania, nevica perfino nel deserto o in Israele, almeno a sentire i telegiornali, ma non nella mia città. Washington, situata a latitudini più meridionali di quelle napoletane, è investita da epiche tormente di neve; ed è così per molte località in tutto il mondo. La neve si tiene alla larga da Posillipo e Fuorigrotta e ormai, a causa dell’effetto serra, c’è poca speranza che in futuro tolga l’embargo a cui ha sottoposto la mia città.
A me la neve piace. Vorrei vivere in un luogo in cui cadesse quando è la stagione adatta. Ci starei bene in quel posto, lo so, specie se fosse in mezzo alla natura.

Aggiungo questo brano tratto da un mio commento perché rispecchia il mio stato d’animo meglio del post originario.

Corvo rosso non avrai il mio scalpo (Jeremiah Johnson) del 1972 è uno dei western più belli di tutti i tempi e un film di assoluta qualità. Un dizionario del cinema il mio possesso lo inserisce tra i migliori film americani del secolo e parecchi critici considerano questo titolo il capolavoro del bravo regista Sydney Pollack (I tre giorni del Condor>, La mia Africa) soprattutto a causa dell’atmosfera fiabesca che lo pervade. La sceneggiatura è opera del valente John Milius (Un mercoledì da leoni), il protagonista è un Robert Redford, insolitamente barbuto, almeno nella prima parte del film, e taciturno.
La trama. 1850, Jeremiah Johnson è un ex soldato che se ne va a vivere sulle Montagne Rocciose. Compra una moglie indiana (di cui però poi si innamorerà) e adotta un bambino orfano. Gli indiani gli uccidono la famiglia perché un gruppo di soldati a cui fa da guida lo costringe a passare per un cimitero sacro. E lui si vendicherà spietato.
Ho rivisto qualche scena di questo capolavoro cinematografico ieri sera. Ciò di cui mi preme parlare sono soprattutto i paesaggi di questa storia. C’è neve quanta ne vuoi, sulle Montagne Rocciose. E freddo come non si è visto quasi in nessun film. Ma pur essendo magnifici, i grandi scenari montuosi di questo film sono diversi da storie similari. Qui la natura è davvero selvaggia. Le montagne spoglie e disabitate. Potresti aggirarti per mesi in quelle brulle lande nevose senza incontrare un essere umano, se non qualche indiano che ti spia invisibile in attesa di decidere se prenderti lo scalpo o no. Ciascun abitante dei monti (quasi tutti trapper) si tiene alla larga dagli altri, se non in casi eccezionali. Qui il tempo non ha alcuna importanza, né le normali incombenze della vita civile. Non sai che ora o che giorno siano e nemmeno ti interessa saperlo. A un certo punto Redford chiede a un vecchio trapper con cui ha fatto amicizia “In che mese siamo?” Quello si guarda intorno, annusa l’aria, riflette e quindi risponde (se ricordo bene): “A me sembra marzo, fa ancora troppo freddo per aprile”.
La natura di questo film parla. Recita. Ha una forza evocativa che ti conquista. Guardando il film ti senti piccolo, inadeguato di fronte allo spettacolo del Grande Nord. Soprattutto pensi che non hai bisogno di nessuno scopo per vivere in quei posti. Non devi cercare di realizzare questo o quello. Non devi guadagnare più soldi o ottenere uno scatto professionale, non devi conseguire risultati tangibili e una posizione sociale ammirata dai tuoi simili. Ti basta vivere, sulle Montagne Rocciose del film. Ti basta procurarti da mangiare e trovare un posto in cui dormire, ripararti dal freddo e dalla neve, ti basta tirare avanti fino a notte e poi fino alla notte successiva… questo è uno scopo esistenziale che ti appaga del tutto, senza lasciarti depressioni, insoddisfazioni, nevrosi da autorealizzazione. Sulle montagne di Corvo Rosso non avrai il mio scalpo l’unico scopo della tua vita è vivere e basta, e sei felice se ci riesci.
Chiuderò con una frase del vecchio trapper amico di Redford. Quando il nostro eroe gli chiede “Cosa ci fai qui?”, quello risponde semplicemente: “Colleziono artigli d’orso”. Udendo queste parole non mi è passato per la testa nemmeno per un secondo che il vecchio trapper non avesse niente da fare e che fosse alla fin fine un fannullone nullafacente. Collezionare artigli d’orso e vivere mi è sembrato uno scopo esistenziale più che degno e appagante. Saluti a tutti.

1 commento:

  1. Commenti importati7 settembre 2008 12:27

    ..anche a me piace la neve con annesse palle di neve :o) buon week end Giadadeldeserto
    postato da Giadadeldeserto il 15/09/2006 18:37

    ma come non ti sei accorto della mia assenza...? ma cosa mi dici mai...oh che disperazione, mi vien voglia di piangere...
    postato da Sara il 15/09/2006 16:54

    la neve...??? noooooooooo!!!
    postato da Sara il 15/09/2006 15:48

    Cari amici vicini e lontani, questa ve la voglio proprio raccontare. Stanotte ho sognato di stare insieme a una modella russa (mi accompagnavo a lei, non pensate subito a male). A dire la verità non so se la figliola fosse proprio una modella, anche se era indubbiamente russa (era però alta, slanciata, con braccia e occhi stupendi, che altro poteva essere se non una modella?). Insomma mi sono spupazzato (sia pure in modo soft) la figlia della steppa, stupito che lei mostrasse una tale predilezione onirica verso me (mentre vivevo quella scena, si sa, non sapevo che fosse un sogno). Al risveglio mi sono stupito e ricordo di aver sorriso; mi capita raramente di fare sogni positivi come questo. E insomma l'ho preso per un ottimo segno. Ora me ne vado a ramazzare i pavimenti di casa mia, oggi mi tocca fare il Cenerentolo. Salute a tutti.
    postato da Capitan Cinderello il 15/09/2006 12:43

    Beh la vita è fatta di contrasti...:)
    postato da lastanzadiclaudia il 15/09/2006 11:34

    neve... mi fai improvvisamente immergere nei miei inverni e in quell'atmosfera ovattata che sanno dare i fiocchi di neve danzanzi fuori mentre si sta piacevolmente dentro la calda atmosfera di casa... ho ancora voglia di sole e di mare e preferisco rimandare di qualche mese questa sensazione che sarà già abbastanza lunga quando la stagione inizierà. ciao, buona giornata :-)
    postato da sempreio il 15/09/2006 10:47

    ma ciao ooooo.sai pen..è tutto il giorno che penso a questo film"l'urlo dell'odio" ed ora mi rendo conto..che .....l'ho visto!!!!!!!!!!!!!!!!effettivamente pauroso ma paesaggi belli e innevati..complimenti..per avermelo fatto ricordare. un abbraccio avvolgente.i.
    postato da iris il 14/09/2006 23:08

    Una breve su "Munich" di Spielberg. E' un discreto prodotto, ben confezionato, di piacevole visione, con tesi politiche esposte con equità (anche se il punto di vista privilegiato è quello israeliano), ma che non cattura la mente e la fantasia. Questo film rispecchia l'evoluzione, o secondo alcuni l'involuzione, di questo regista negli ultimi anni. Spielberg pare da qualche anno in cerca di consenso culturale. Ha ottenuto soldi e successo con film brillanti e disimpegnati (diventati quasi sempre cult movie) "Duel", "Lo squalo", "I predatori dell'arca perduta", ora vuole consenso (anche se presumo che non disprezzi i soldi). Io lo preferivo disimpegnato e brillante, quello di "Ai confini della realtà" e di "Incontri ravvicinati del terzo tipo". "Duel" è un capolavoro inimitabile.
    postato da Mio Capitano il 14/09/2006 21:52

    bè--le cose non sono facili ...in amore...e losai benissimo comunque...grazie per l'augurio che contraccambio con piacere.i.
    postato da iris il 14/09/2006 18:59

    mache grassioso che sei...
    postato da lastanzadiclaudia il 14/09/2006 16:07

    Buongiorno mio Capitano! Riguardo all'Alaska se non lo hai letto ti consiglio di leggere "Fuga da Manhattan" di Leo Richard. E' il racconto incredibile di una storia vera e sono certa che ti piacerà. Ti mando un abbraccio fortissimo barbara
    postato da barbara il 14/09/2006 14:28

    ma qua nevica davvero, quasi ogni anno!anche se nn si attacca...xò è bellissimo lo stesso!
    postato da jovelly il 14/09/2006 13:37

    A Trieste città è abbastanza raro che nevichi, mentre sul Carso, dove abito io, la neve fa la sua comparsa quasi ogni anno. Lo scorso inverno è ghiacciata sugli alberi, per l'arrivo improvviso della bora che ha abbassato la temperatura; purtroppo è stato un disastro. Il troppo peso ne ha schiantati a centinaia. Aldilà di questo, amo la neve, amo il freddo, amo l'inverno. Che è come dire che amo la solitudine :-) Ciao.
    postato da Amfortas il 14/09/2006 13:09

    Parlerò, cari amici, di un film di grandi suggestioni, indimenticabile e perfettamente intonato al tema del post. "Corvo rosso non avrai il mio scalpo" (Jeremiah Johnson) del 1972 è uno dei western più belli di tutti i tempi e un film di assoluta qualità. Un dizionario del cinema il mio possesso lo inserisce tra i migliori film americani del secolo e parecchi critici considerano questo titolo il capolavoro del bravo regista Sydney Pollack ("I tre giorni del Condor", "La mia Africa") soprattutto a causa dell'atmosfera fiabesca che lo pervade. La sceneggiatura è opera del valente John Milius ("Un mercoledì da leoni"), il protagonista è un Robert Redford, insolitamente barbuto, almeno nella prima parte del film, e taciturno. La trama. 1850, Jeremiah Johnson è un ex soldato che se ne va a vivere sulle Montagne Rocciose. Compra una moglie indiana (di cui però poi si innamorerà) e adotta un bambino orfano. Gli indiani gli uccidono la famiglia perché un gruppo di soldati a cui fa da guida lo costringe a passare per un cimitero sacro. E lui si vendicherà spietato. Ho visto qualche scena di questo capolavoro cinematografico ieri sera. Ciò di cui mi preme parlare sono soprattutto i paesaggi di questa storia. C'è neve quanta ne vuoi, sulle Montagne Rocciose del film. E freddo come non si è visto quasi in nessun film. Ma pur essendo magnifici, i grandi scenari montuosi di questo film sono diversi da storie similari. Qui la natura è davvero selvaggia. Le montagne spoglie e disabitate. Potresti aggirarti per mesi in quelle brulle lande nevose senza incontrare un essere umano, se non qualche indiano che ti spia senza rendersi visibile in attesa di decidere se prenderti lo scalpo o no. Ciascun abitante dei monti (quasi tutti trapper) si tiene alla larga dagli altri, se non in casi eccezionali. Il tempo non ha alcuna importanza in quei luoghi, né le normali incombenze della vita civile. Non sai che ora o che giorno è e nemmeno ti interessa saperlo. A un certo punto Redford chiede a un vecchio trapper con cui ha fatto amicizia "In che mese siamo?" Quello si guarda intorno, annusa l'aria, riflette e quindi risponde (se ricordo bene): "A me sembra marzo, fa ancora troppo freddo per aprile". La natura di questo film parla. Recita. Ha una forza evocativa che ti conquista. Guardando il film ti senti piccolo, inadeguato di fronte allo spettacolo del Grande Nord. Soprattutto pensi che non hai bisogno di nessuno scopo per vivere in quei posti. Non devi cercare di realizzare questo o quello. Non devi guadagnare più soldi o ottenere uno scatto professionale, non devi conseguire necessariamente risultati tangibili e una posizione sociale ammirata dai tuoi simili. Ti basta vivere, sulle Montagne Rocciose del film. Ti basta procurarti da mangiare e trovare un posto in cui dormire, ripararti dal freddo e dalla neve, ti basta tirare avanti fino a notte e poi fino alla notte successiva: questo è uno scopo esistenziale che ti appaga del tutto, senza lasciarti depressioni, insoddisfazioni, nevrosi da poca autorealizzazione, delusioni. Sulle montagne di "Corvo Rosso non avrai il mio scalpo" l'unico scopo della tua vita è vivere e basta, e sei contento e felice se ci riesci. Chiuderò con una frase del vecchio trapper amico di Redford. Quando il nostro eroe gli chiede "Cosa ci fai qui?", quello risponde semplicemente "Colleziono artigli d'orso". Udendo queste parole non mi è passato per la testa nemmeno per un secondo che il vecchio trapper non avesse niente da fare e che fosse alla fin fine un fannullone nullafacente. Collezionare artigli d'orso e vivere mi è sembrato uno scopo esistenziale più che degno e appagante. Saluti a tutti.
    postato da Poema del Grande Nord il 14/09/2006 12:17

    Forse se imparassi a sciare avrei la scusa per organizzare una settimana bianca..ma chi mi insegna? Ci sono volontari? In attesa di risposta ti auguro una buona giornata, ciao..
    postato da faby il 14/09/2006 11:53

    Anche a me piace molto la neve..il suo colore candido,la sua delicatezza ma è difficile che la veda.F
    postato da faby il 14/09/2006 11:51

    Solo tu puoi, di questa stagione ricordarci l'incanto della neve, il suo candore, il suo gelido calore...scrittore!
    postato da matrix il 14/09/2006 02:39

    Risposta a sugarcim. Invidia che tu sia stata in Alaska. Chissà perché il fatto che tu abbia visitato quella terra lontana mi fa ritenere che tu abbia viaggiato moltissimo, specie in posti esotici non accessibili ai più. Doppia invidia, dunque. Sul fatto che mi stancherei dell'Alaska o di un luogo similare questo non puoi saperlo. Ti sei limitata a riferire della tua esperienza e del fatto che tu probabilmente a un tratto hai sentito il desiderio di tornare a casa tua. Niente dice che io proverei le tue stesse sensazioni (anche se come ho già detto non ho alcuna esperienza di vita non metropolitana).
    postato da Capitan Crusoe il 13/09/2006 21:42

    Vivo da 16 anni in un piccolo paese. Spesso d'inverno nevica, la notte scende sotto zero e la mattina, al posto del soffice manto, c'è una pesante "gelata". Certo il paesaggio è bellissimo, tutto è silenzio, ma sapessi quante difficoltà comporta. Molti anni fa avevo un desiderio: vivere in una baita di montagna, la sera un caminetto acceso... Ora, quando vedo il cielo imbiancarsi, mi fermo in città e quasi, quasi, amo quel vivere caotico, chiassoso, luminoso, anonimo... Ciao Mio Capitano, ho letto i post precedenti. Ero rimasta un po' indietro.
    postato da Mary il 13/09/2006 21:34

    E' sicuraente una bella immagine(tra l'altro io sono stata in Alaska ed è davvero stupenda) ma credo che prima o poi ti annoieresti a morte e fuggiresti nella città più caotica possibile. Le cose più affascinanti sono spesso quelle che coltiviamo dentro di noi come sogni...guai a farle diventare realtà...L'incantesimo svanisce e addio idilliaco quadretto della casetta di legno immersa nella neve:l'elettricità che salta,la legna che scarseggia e tu che guardi incazzato dalla finestra tutta quella neve da spalare.
    postato da sugarcim il 13/09/2006 20:02

    in sardegna nevica!! un bacetto :*
    postato da jovelly il 13/09/2006 19:29

    Neve? Ne avremmo bisogno...attendiamo tue notizie email!
    postato da Fire-woman il 13/09/2006 18:42

    In questi giorni mio fratello, ossia colui che mi rifornisce di dvd recenti, mi ha portato due film che ho visto, una volta tanto, con piacere. Il primo film ha a che fare con questo post, perché ambientato in paesaggi nordici di rara bellezza. C'è poca neve nell'Alaska dell'"Urlo dell'odio", film che avevo già visto, ma c'è tutto il resto, le foreste incontaminate, i laghi, i ruscelli, gli spuntoni di roccia e le vedute di orizzonti lontani, le balze montuose, la natura selvaggia che può ucciderti mentre ti seduce con la sua bellezza. Ho già parlato dei paesaggi di questa storia in un altro commento, qui posso solo dire che niente mi farebbe più felice che vivere in uno di questi posti, anche se sono certo che avrei molte difficoltà ad adeguarmi a uno stile di vita che non conosco per niente. In ogni modo se qualche messaggero celeste mi proponesse una scelta "Qui c'è Napoli Funiculì Funiculà (o un'altra città italiana) e qui l'Alaska (o una terra similare), scegli dove vuoi stare?" non esiterei un solo secondo. Vogliamo mettere la trappola in cui ti cacci quando prendi uno degli affollati autobus ostaggi del traffico partenopeo: e la serenità di una passeggiata per sentieri abbandonati senza nessuno che cerchi di fregarti il (ben poco fornito) portafogli? Vogliamo mettere la caciara umana in cui ti imbatti in ogni angolo della mia e di altre città e il silenzio maestoso che potresti trovare nei paesaggi imbiancati che immagino? Purtroppo non possiamo scegliere il posto in cui vivere; spesso dobbiamo accontentarci di tirare avanti ringraziando il Cielo di avere un tetto sulla testa. Per quanto riguarda il citato film, oltre agli ambienti seducenti mi sono piaciute anche le psicologie dei personaggi(ricordo che si trattava di una storia di sopravvivenza nel Grande Nord). Antony Hopkins disegna un personaggio complesso, mai banale, un miliardario confuso che cerca amicizia e forse amore. Mi è piaciuto pure il Cattivo Alec Baldwin. Non l'ho odiato, anche se si dimostra codardo e infido (cerca di uccidere Hopkins per fregargli moglie e soldi dopo che questi lo ha salvato da millanta pericoli). Il fotografo di moda Baldwin è umano, si rende conto lui stesso della sua indegnità, e se ne vergogna, ma sa di non poter resistere al richiamo di soldi e successo. Sa che qualunque nobile sentimento e stato d'animo egli provi adesso, mentre vaga per le lande d'Alaska per sopravvivere, quando sarà tornato nella civiltà sarà tornato l'uomo di prima, con i desideri, le ambizioni, l'avidità di ogni uomo civile. Il secondo film che ho visto era "Munich" di Spielberg. Ne parlerò in seguito se ne avrò tempo.
    postato da Mio Capitano il 13/09/2006 14:47

    mmmhmmm io mi vergogno... ma non l'ho mai vista... la neve dico. Lapo ne ha vista tanta.. mmhhmmh...di neve...invece.
    postato da lastanzadiclaudia il 13/09/2006 14:27

    Guardi la neve con gli occhi di un bambino, ed in effetti l'hai vista meno volte di un bimbo delle mie parti. Così riesci a vedere tutto il fascino della nevicata, del mondo in silenzio e avvolto di grigio, e della voglia di stare in casa con una cioccolata calda in mano, per incollarsi alla finestra mesmerizzati dai fiocchi che cadono. Il sentimento di chi è diventato un po' più vecchio e abita nelle montagne, per cui ogni anno si assiste allo spettacolo, è offuscato da un doloroso pensiero: la neve poi bisogna SPALARLA...
    postato da Colui che vede Oltre il 13/09/2006 14:21

    La prima volta che ho visto la neve avevo 17 anni e sono rimasta incantata. La cosa che più mi ha colpito è stato il silenzio della montagna innevata! Il ricordo più bello legato alla neve racconta di una notte in Austria, io e altri 3 amici, 2 per slitta (slittino rigorosamente di legno senza freni) siamo scesi dalla montagna a tutta velocità... meravigliosa sensazione dilibertà! Un abbraccio forte barbara
    postato da barbara il 13/09/2006 13:29

    anche a me piace la neve...leggendo il commento di filorosso,ricordo la nevicata di gennaio alla quale dedicai anche un post e se non sbaglio fu proprio li in quel post che per la prima volta filo ed io c'incontrammo:davvero strane e piacevoli emozioni a ripensarci...la nevicata genovese ci costrinse a casa per un paio di giorni riempiendo i nostri sguardi di quell'insolito "bianco" che rallegra gli umori!
    postato da elle il 13/09/2006 03:02

    Sì... si sta bene sulla neve... Almeno fuori città, dove resta bianca e farinosa per un po'. Ho scattato molte foto sulla neve. L'inverno scorso è nevicato molto anche qui in città. E' stato quando avevo appena aperto il blog... Che strane emozioni, a ripensarci... ero a casa, guardavo fuori, e la neve non smetteva mai. Quante cose sono passate da allora. Tutto perchè mi hai fatto venire in mente la neve. Uff... Baci, filo
    postato da filo rosso il 13/09/2006 01:25

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