giovedì 28 febbraio 2008

Felicità, stai lontana da me


La ricerca della felicità sembra essere il principale fine esistenziale dell'essere umano. Tutti gli individui appaiono bramosi di procacciarsi brandelli di felicità o di appagamento duraturo, che siano essi determinati dall'amore, dalla ricchezza, dal potere, dalla fama o da altri fattori. Alcuni personaggi bizzarri si sottopongono persino a complessi procedimenti di autosuggestione - inquadrati in filosofie più o meno orientali, anch'esse bizzarre - per convincersi che sono già felici con ciò che hanno o che non hanno (il che sembra un modo per autoconvincerti che ti chiami Bartolomeo e non Ciccio Formaggio). Dovunque si disquisisce se la strada più fruttuosa per giungere all'appagamento interiore sia l'Avere o l'Essere, o persino il Sembrare, che qualche volta può risultare una strategia comportamentale più adeguata, giacché come già ricordava Machiavelli "Ognuno vede quel che tu pari, non quel che tu se'". Cosa mi conviene fare per stare bene e ostentare al mondo la mia felicità? si domandano la romantica adolescente sui banchi di scuola e il maturo gaudente che quella adolescente concupisce dalla cattedra di professore. Mi conviene innamorarmi? Certo, l'amore è sempre una scelta conveniente in tema di autogratificazione. Mi conviene studiare, giocare a pallone, essere conformista, imparare a nascondere gli assi nella manica o, magari, scrivere un romanzo?

In questa folle, scomposta corsa universale verso l'autogratificazione, nessuno pare mai domandarsi: ma la felicità è una buona cosa? E' giusto, opportuno, desiderabile che io o un'altra persona siamo soddisfatti e appagati?

La risposta è probabilmente no. La felicità non è per niente una buona cosa, soprattutto osservando questa condizione psicologica da una prospettiva speciale. Potrebbe anzi essere la peggiore iattura per l'umanità. Il piacere e la gioia prolungati potrebbero persino risultare una specie di crimine da cercare in tutti i modi di combattere e di contenere entro i minimi livelli compatibili con l'organizzazione sociale. Anzi, è esattamente ciò che ha fatto l'evoluzione. Ha innalzato precise barriere intorno alla possibilità dell'essere umano di godere e gioire, perché ogni volta che qualcuno gioisce troppo l'umanità registra un piccolo smacco. La felicità, alla fin fine, potrebbe essere una specie di cancro, cioè una malattia nefasta, ma necessaria al ricambio generazionale e quindi mentale della società.

A presto con altre riflessioni su questo tema.

1 commento:

  1. Commenti importati23 giugno 2008 14:34

    mi piace scrivere, mi piace leggere... perchè in fondo si è davvero liberi di raccontare anche ciò che in fondo non si crede davvero. Scrivere è anche finzione, è parte anch'essa del gioco ;)
    postato da emi il 06/03/2008 07:03

    secondo me hai paura della felicità
    postato da max il 02/03/2008 17:28

    Non credo di poter dare una definizione alla felicita' come non riesco a darla su cosa sia l'amore e cosi' vale per l'odio, il dolore... proviamo sensazioni più o meno durature che ci possono far star bene o male e la misura di quanto si puo' star bene o male e' variabile da persona a persona, da momento a momento.
    L'importante e' fermarsi ad ascoltare.
    Un saluto
    Dona
    postato da Dona il 01/03/2008 22:09

    ciao capitano,
    non ci crederai ma stamattina ho pensato che da un po' non passavo di qua... ed ecco che tu lasci un commento sul mio blog.
    ma non ha niente a che vedere con la felicità, almeno credo ;-)
    io spero che il mondo non esploda di felicità, non di quella duratura perché sarebbe un vero guaio per il singolo. senza momenti di tristezza o di disperazione, di negatività e di malessere, come faremmo a goderci la felicità quando arriva?

    con i tempi che corrono dubito di questo rischio ;-)

    vedo qui a lato che sei riuscito a pubblicare il romanzo. ti auguro il successo sperato!

    a risentirci :-)
    postato da sempreio il 01/03/2008 21:23

    C'è un'ape che se posa
    su un bottone de rosa:
    lo succhia e se ne va...
    Tutto sommato, la felicità
    è una piccola cosa.

    Trilussa
    postato da procopio il 01/03/2008 20:11

    ti risp al tuo commento sul mio blog: son giunta sul tuo dal blog di sempreio, blog al quale ero giunta dal blog di fgem... lo so.. pèrcorso un pò contorto :P un saluto anche a te ;)
    postato da demi4jesus il 01/03/2008 12:16

    Canzoni sulla felicità: :)
    Felicità è tenersi per mano andare lontano la felicità
    è il tuo sguardo innocente in mezzo alla gente
    la felicità è restare vicini come bambini la felicità,
    felicità... ( cantata da signor Lecciso e signora Power)

    Ah felicità su quale treno della notte viaggerà
    so che passerai ma come sempre in fretta non ti fermerai
    Si tratterebbe di nuotare prendendola con calma farsi trasportare dentro due occhi grandi magari blu...
    Per dovermi liberare attraversare un mare medioevale lottare contro un drago strabico ma di draghi adesso non ce ne sono più ... (cantata dai Tiromancino)

    felicità...ti ho persa ieri e oggi ti ritrovo già...tristezza va...una canzone il suo posto prenderà!
    ( Battisti ricantata oggi da Vasco Rossi)

    E dulcis in fundo...
    Canta! Canta!
    Canta chi vò' cantá...
    Chest'è 'a canzone d''a felicitá. ( 'A CANZONE D''A FELICITA' di Murolo)
    Felice domenica Capitano! :)
    Basitteddu




    postato da celia il 01/03/2008 12:07

    Passo di qui per caso... ho letto due tue post sull'argomento... anch'io tempo fa scrissi un post in merito..Alla ricerca della felicità e Mai avuto paura dell'immensità?
    Convengo con quanto detto da Giampaolo e aggiungo che la felicità è un filo sottile su cui camminare in equilibrio.. è parte del dolore, e il dolore parte di essa...

    postato da demi4jesus il 01/03/2008 02:47

    hei ciao, non avevo mai letto il tuo blog e ho deciso di scriverti un commento perchè, devi sapere, che un pò di tempo fa,nella mia tesi di laurea ho dedicato un capitolo intero ad un tipo particolare di felicità...
    "la feliticà sul posto di lavoro"...può esistere???
    secondo me si...ma è difficile trovarla!!!!
    mi sono rifatta alla poesia di pablo neruda "lentamente muore"...
    postato da brunella il 29/02/2008 20:59

    La difficoltà sta solo nel ... Trovarla ! ;-)
    postato da Il Giomba il 29/02/2008 17:02

    ste, e io rispetto il tuo rispetto per il mio rispetto.
    procopio, me so' magnato er fegato per Prodi.
    giampaolo, di certo non siamo abituati a vederci la felicità accanto e nel mio prossimo post cercherò di spiegare perché.
    Celia, "la terrazza" era un gran bel film, ma di Ettore Scola forse mi piaceva pure di più "C'eravamo tanto amati".
    letiziastrambi, il mio post deve intendersi un po' diversamente dal fatto che la nostra felicità mette a disagio gli altri, anche qui ci sarà modo di spiegarsi meglio.
    filorosso, barbera champagne, stasera beviam, per colpa del mio amor tralallallà... non mi chiedere perché mi hai fatto venire in mente Gaber.
    Tali, non scusarti di essere felice, prima o poi capita a tutti di prendersi l'influenza Felicitiana. Poi ti passa, passa sempre.
    Anathea, vuoi dire che gli stoici mi hanno copiato? :-)
    elle, la (in)felicità è una necessità, vedremo perché.
    Cleide, non osare toccarmi Piero Angela. Come ho già detto altrove è stato il mio idolo. Peraltro una cosa che pochi sanno è che Piero Angela ha scritto ottimi libri sul comportamento umano e della società, soprattutto negli anni Settanta. Devo aver letto quasi dieci volte da cima a fondo il suo "La vasca di Archimede" (il che non significa che i miei eventuali errori di ragionamento debbano essere addibitati ad Angela).
    postato da mio capitano il 29/02/2008 14:25

    la felicità la si vive.. non la si forza. Non condivido il tuo punto di vista, ma la rispetto. Ti rispetto, come sempre!
    postato da ste il 29/02/2008 13:56

    Ebbè. si me guardo er bel sorriso de Prodi...so felice! :-)
    postato da procopio il 29/02/2008 13:26

    Ci sarebbero tante cose da dire su questo ma posso solo aggiungere che la felicita' a volte non la vogliamo per la paura di perderla e quando l'abbiamo trovata spesso non la riconosciamo.Forse perche' non siamo abituati ad averla accanto.ciao cap
    postato da giampaolo il 29/02/2008 13:07

    Questo tuo post mi fa venire in mente un film che ho visto moltissime volte, La Terrazza di Ettore Scola con Gassman Tognazzi e Mastroianni dove una frase che cita Gassman che se non erro nel film si chiama Mario mi è rimasta impressa.
    Il film è ambientato in una terrazza nella Roma bene e borghese dove si incontrano un gruppo di amici che ricordano i vecchi tempi e si ritrovano catapultati nel mondo con le loro idee oramai sorpassate e i loro fallimenti. Gassman durante una conversazione recita una frase per me molto interessante.
    "Come si era felici quando eravate tutti imbecilli" .
    Che si può a parer mio recitare pure cosi'...
    Come si è felici quando si è imbecilli.
    Ovviamente c'è sempre l'eccezione che conferma la regola :)

    Ho letto la tua intervista. In poche righe ho letto quello che sapevo e immaginavo di te, un Capitano con i piedi ben puntati per terra.
    Un bacio dall'isola.
    postato da celia il 29/02/2008 10:21

    ho pensato, la felicità non sempre genera qualcosa di nefasto per qualcun'altro. Mi è venuto ad esempio in mente quando nasce un bambino. Poi mi sono ricordata di quella mia amica che è venuta a trovarmi in ospedale quando è nato mio figlio e lei i bambini non può averli ed è per lei un grande dolore. Credo tu abbia ragione anche se intimamente sento che questo ragionamento potrebbe essere contraddetto
    postato da letiziastrambi il 29/02/2008 09:45

    L'immagine dei lamponi associata al concetto di felicità mi fa venire in mente i piccoli piaceri della vita
    baci, filo
    postato da filo rosso il 28/02/2008 23:42

    ehi, mi spiace, ma io da qualche tempo fin qua mi sento benissimo con me stessa. sono felice!
    ma certo, ho anche dei momenti giù, ma come sai, preferisco starne a parte e dimenticarli...

    a proposito, metti un pò di panna su quei lamponi! gnam gnam!

    bacissimi,
    Tali
    postato da Tali il 28/02/2008 21:06

    Un bell'interrogativo, piuttosto insondabile. Mi pare di ricordare che la tua stessa teoria fosse stata più o meno inaugurata dagli stoici, può essere?
    Io invece ribalto il problema: e se invece fosse proprio il ricordo di istanti di felicità ad aiutare a superare momenti bui? Io lo credo fermamente.

    Buona serata
    A.
    postato da Anathea il 28/02/2008 19:38

    molto complesso il tuo ragionamento.Credo che la felicità perenne è un'utopia. Esiste la serenità.
    Comunque si può provare la felicità nelle piccole cose della vita. Esistono per me poi "momenti felici" e non la felicità duratura. Un salutone :)
    postato da elle il 28/02/2008 19:19

    Per un attimo ho pensato di avere sbagliato blog. Ma Piero Angela non ha un blog!
    Non ce la posso fare. Chiedo venia.:-)
    postato da cleide il 28/02/2008 18:57

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