sabato 22 luglio 2006

Cruciverba del ca**o


L’ho fatto, quindi lo pubblico. Propongo lo schema in bianco in modo che vi si possa cimentare chi non si lascia spaventare dall’enigmista e da qualche vocabolo un pizzico plebeo, non proprio adatto a un salotto letterario. In un secondo momento pubblicherò il cruciverba completo di soluzione. Buon divertimento.

Orizzontali. 1. Introduce un'ipotesi. 3. Uccelli, ma non uccelli. 7. Sono doppie nei vini. 8. Il cognome del pirata Olonese. 9. Atti annoiati e poco convinti. 13. Idiota, babbeo. 14. Dopo l’ammalar. 15. Asti. 16. Divinità solare egizia. 17. Samuel inventore di armi da fuoco. 19. Orifizio spesso usato impropriamente. 21. Avercelo! 22. Quasi una sciarpa. 23. Ancona. 24. Bernarda detto in veneto. 25. Si ricorre a esse quando non c'è di meglio.

Verticali. 1. Indica spesso un errore nel testo. 2. Participio passato contemporaneo a goduto. 3. Ohibò. 4. Antonio Carlos ex difensore brasiliano della Roma. 5. Delfini del Rio delle Amazzoni 6. Gay detto dall’ex ministro Calderoli. 10. Regnava in Russia. 11. Il poeta Pound. 12. Altro nome delle bernarde. 15. Dio dei musulmani. 18. Osservatorio Universale. 20. Valle trentina. 22. Prima e terza di sumo.

Sto preparando un nuovo cruciverba che promette di essere difficilissimo. Vorrei pubblicarlo nei dintorni di Ferragosto. Comunque, per avere l'impressione di non preparare una cosa destinata al deserto, mi servono i nominativi di almeno dieci persone che accettino la sfida enigmistica. A me dunque i dieci volontari. :-)

giovedì 20 luglio 2006

Il cruciverba dei blogger 2


Questo è il seguito del primo cluciverva dei blogger pubblicato qui.
Vi compaiono nominativi non presenti nell’altro schema di parole incrociate. Ovviamente i blogger non compresi nelle definizioni ne sono esclusi solo per miei limiti intellettuali e non per altri motivi. Chiunque voglia comparire in un cruciverba analogo può comunicarmi il suo nick e io cercherò di inserirlo nella prossima infornata di parole incrociate.

Assicuro che tutte le definizioni presenti nelo schema hanno un senso logico. Ecco quelle che ci interessano:
Orizzontali. 1. Ha un club molto apprezzato e visitato. 10. E’ strana a volte. 13. Meglio tenerla lontana da Cosimo. 16. Ha frequentato mostri alieni e melomani dai gusti musicali alieni. 21. Adelasia in breve. 23. Lontana nello spazio, ma vicina nel cuore. 27. La Calamity del blog.

Verticali. 1. Lirico della lirica. 2. Donnie accorciato. 5. Quando non è oceano. 6. Bella da Belle Epoque. 9. I suoi pensieri fanno pensare. 12. Ma Quanta Pazienza! 14. E’ stata vista attraversare il deserto. 26. Jovelly per chi la conosce.

lunedì 17 luglio 2006

Tre bravi guaglioni


Rubavano, certo. E frequentavano delinquenti della peggiore risma. Almeno due di loro avevano avuto guai con la legge, ma forse tutti e tre. Almeno uno entrava e usciva dal riformatorio, dove aveva accoltellato in modo grave – alcuni dicevano che l’avesse mandato al Creatore – uno che si credeva più sveglio e duro di lui. Il più colto era arrivato alla seconda media, ma sapeva firmare con il suo nome, invece che con una croce come si diceva facesse uno dei compagni. Erano tre bravi guaglioni. Leali. Sinceri. Gente a posto. Ah, giocavano tutti e tre nella nostra squadra di pallone di liceali. Lo sa solo Dio come c’erano finiti con noi, dato che consideravano i liceali e i ragazzi di scuola in genere come bamboccioni rimasti attaccati alle sottane di mammina. Probabilmente eravamo stati noi a pregarli di entrare nella nostra squadra, perché palla al piede erano una forza della natura.

Di uno dei tre ho già parlato qui. Si chiamava Rosario, a diciotto anni era sposato e aspettava un bambino dalla moglie bambina. Lavorava in nero e viveva di espedienti, mi aveva svenduto per quattro lire i suoi sogni a forma di fumetti. Rosario era un centravanti piccolo e rapido, il re dei dribbling, nei quali a volte eccedeva, uno dei tanti Maradona mancati di cui sono piene le periferie del mondo. Era quello che aveva fatto più scuole del terzetto di ragazzi di strada. Era pure il più simpatico e aperto.
Il secondo era in assoluto il più forte giocatore della squadra. Geppino viveva in un vicoletto malfamato del mio quartiere in cui non si sarebbe avventurato nessuno sano di mente (la prima volta che entrai in quel frammento di casbah fu per avvisare Geppino di una partita). Aveva il fisico e il portamento di un giocatore professionista. Alto, falcata potente, visione di gioco superiore e piedi esplosivi, pareva una mezzala di scuola mitteleuropea. Il migliore. L’organizzatore della nostra squadra, “o’ russo” (dal colore dei capelli), giungeva fino a pregarlo in ginocchio di giocare con noi… Geppino aveva sempre da fare, lavorava o faceva traffici poco chiari (aveva comunque sempre molti soldi in tasca), spesso si presentava sul campo all’ultimo momento e gli si dovevano rimediare scarpette e tenuta da gioco. In quel caso un paio di noi gli cedevano il posto disputando un tempo ciascuno.

Il terzo era il peggiore dei tre nel gioco e anche nel carattere. Tutti lo chiamavano “Matino”, ma non ho mai saputo se quello fosse il suo cognome o un soprannome affibbiatogli negli ambienti malavitosi che frequentava. Era il tipo che usava il coltello nel riformatorio e forse pure al di fuori di quelle mura. Probabilmente non arrivava a vent’anni, ma sembrava un omaccione di quaranta. A vederlo lo avresti preso per un inquilino di Sing Sing, rapato a zero quando non esisteva la moda del cranio lucido, grosso e anche un po’ grasso, braccia enormi e tatuaggi stile patrie galere. Matino mi intimoriva così come accadeva a chiunque; gli parlavo solo durante la partita, quando mi dava disposizioni per coprire le sue avanzate in attacco. Ero contento come un bambino quando mi faceva complimenti per qualche intervento di gioco. Il suo difetto sul campo era la lentezza, qualsiasi ragazzino che lo prendesse in velocità lo lasciava sul posto, ma aveva un gran senso della posizione e un fisico fatto di roccia (non era per niente salutare avere uno scontro di gioco con lui, altro che capocciate di Zidane). Si diceva che non sapesse scrivere, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di chiederglielo.

Come dicevo, non ricordo come questi tre ragazzi abbiano fatto combutta con dei liceali. Un tempo avevano pure loro una squadra di pallone che noi affrontammo più volte, perlopiù perdendo. Poi la loro squadra si sciolse e acquisimmo nuovi compagni di gioco. In verità non sembravano molto diversi da noi al di fuori del campo. Parlavano di ragazze, di pallone e di sogni. Certo avevano modi alquanto popolareschi e il loro accento dialettale era un po’ più marcato del nostro, ma i loro pensieri e i loro interessi erano quelli di tutti i ragazzi. Ricordo che la vera differenza era quando cantavano. Lì sembravano degli alieni. Cantavano canzoni napoletane di bassa lega, roba alla Nino D’Angelo prima maniera o alla sceneggiata napoletana, motivetti davvero volgari che noi – estimatori veri o presunti dei Deep Purple, dei Led Zeppelin o del rock progressive - consideravamo schifezze indegne di esseri pensanti. Era uno spettacolo unico quando questi tre avanzi di galera o aspiranti tali recitavano seri seri certi orrendi pezzi neo-romantici in cui si parlava di “ammore”, “core” o si diceva a una ragazza “sì o’ bbene d’a vita mia”. Ovviamente nessuno ha mai avanzato una critica sui loro gusti musicali in loro presenza.

giovedì 13 luglio 2006

Ubriachi e spettri di una notte mondiale


Ho fatto un gran tifo per l'Italia sino alla finale. Arrivati a questa partita ho avuto un'idea rivelatasi poco provvida. Ho pensato di seguire Italia-Francia sul maxischermo napoletano di Piazza Plebiscito. Ho dovuto camminare parecchio per prendere l'autobus a una fermata diversa dalla solita (già si erano diradate le corse dei mezzi pubblici). Arrivato a destinazione, un casino del diavolo. Voci così amplificate da renderti sordo (e infatti ho perso l'udito da un orecchio per due giorni). Gente a frotte che ti premeva addosso. Ho visto la partita come a cinema, ma in piedi; ogni tanto qualcuno ti chiedeva di spostarti perché non vedeva bene (alcuni educati ragazzi avevano la pretesa di gustarsi la partita dal sedile del motorino).

Ho gioito fino ai rigori finali. Lì è saltato qualcosa dentro di me. Notavo che tutti si esaltavano ed esultavano, ma a me non veniva da fare lo stesso, forse perché ero andato a vedere la partita da solo e non avevo nessuno con cui condividere il mio stato d'animo. Dopo un po' le manifestazioni di euforia hanno cominciato a darmi sui nervi. Ho meditato di intontirmi con qualche birra e fare pure io lo stronzo come gli altri. Ma poi ho passato la mano, anche perché i venditori ladri vendevano le birre al prezzo di una bottiglia di champagne.
Quando non ho retto più allo scomposto tripudio circostante, ho deciso di rincasare sobrio ma triste, invece che sbronzo ma felice. Mezz'oretta di cammino fino a piazza Garibaldi. Nessun autobus parcheggiato. Chiedo lumi a un fantasma dallo schietto fisico da delinquente partenopeo (nemmeno l'ombra di un autoferrotranviere, si sa). Mi dice che dopo la partita con la Germania i tifosi hanno distrutto vari autobus e stavolta l'azienda ha messo la merce in cassaforte. L'unica è tornarsene a piedi. E' l'una di notte. Per fortuna sono discretamente allenato e ci do dentro nella notte napoletana percorsa dalle solite auto strombazzanti (a un tratto riesco perfino a evitare alcuni oggetti infiammati che cadono dall'alto forse per rendere più epica la mia ritirata dalla Russia). Con un'altra ora e mezza di cammino a passo svelto, arrivo alla casa dolce casa. Ho le gambe a pezzi (tra andata e ritorno avrò camminato per non meno di tre ore e forse per una quindicina di chilometri).

Pur essendo stanco non ho sonno. Dai festeggiamenti calcistici in tivvù, Dio mi scampi. Allora me ne vado sulla chat, facendo uno strappo al mio giuramento di non tornare in quell'oltretomba virtuale. Incontro una ragazza napoletana che si sbronza, così dice, scolandosi bottiglie di vino. Non so se credere alla sua ubriachezza, capisce tutto e si esprime con lucidità, ma dopotutto non è importante, siamo solo due anime insonni che si scambiano qualche parola in una notte scombinata. Parliamo, dunque. Mi chiede di mandarle una mia fotografia, poi lei ricambierà il favore (se sono di suo gradimento potrei diventare il suo ragazzo, altrimenti dovrò accontentarmi della sua amicizia). Non voglio mandarle foto, non ne ho nemmeno disponibili, ma non voglio impelagarmi in una discussione alle tre di notte, ergo le mando una foto palesemente falsa raccattata su internet. Lei risponde a stretto giro di posta con un'immagine ancora più fasulla e improbabile della mia. Ovviamente pure le foto false, come l'ubriachezza presunta, non hanno importanza in questa notte.
La mia interlocutrice mi dice che ha subìto una terribile esperienza (la peggiore che possa capitare a una donna) nella Stazione Centrale cinque anni fa. E' stata in terapia. Il suo ragazzo l'ha lasciata a favore di una sua conoscente che lei chiama troia. Io dico ciò che si deve dire a una sconosciuta virtuale che potrebbe essere ubriaca e avvilita o sobria e bugiarda (o perfino un maschio barbuto addirittura più incazzato di me dai festeggiamenti calcistico-nazionali). Poi, alle tre e mezza di notte, annuncio che vado a nanna. La ragazza mi saluta, dicendosi contrariata che non io aspetti la fine della sua seconda bottiglia di vino. Ah, la donzella magari è davvero sbronza, o perlomeno parecchio tonta, perché ogni tanto mi offre un bicchiere del suo vino chiedendomi se mi è piaciuto berlo.

giovedì 6 luglio 2006

A un passo dal tetto del mondo


Sconfitti gli Strunz und Drang, costretti a cederci il loro Lebensraum in cambio di una fetta di pizza alla napoletana.

Il campo ha parlato pure questa volta? La riposta è sì. Sussurrava con meno forza rispetto alla partita con l’Ucraina, ma dopo i primi minuti di gioco ha detto e io l’ho sentito con queste orecchie: “Siete più forti della Germania. Amate di più il pallone e il pallone ama di più voi. Se l’arbitro non permette un gioco rude o violento, la vittoria non potrà sfuggirvi nonostante giochiate in trasferta.”

Ci siamo dimostrati più forti della Germania. Abbiamo creato molte più occasioni da gol. Abbiamo tenuto palla e l’abbiamo fatta girare. L’unica incognita erano i possibili calci di rigore. Ma dato che stavamo giocando meglio e che nei tempi supplementari eravamo più freschi e vogliosi di vincere, io ero ottimista di passare il turno pure in questa circostanza.

Le pagelle

Buffon 8. Saracinesca abbassata. Mai una sbavatura. Le grandi squadre – o meglio le squadre vincitrici di grandi manifestazioni - hanno sempre grandi portieri noi ne abbiamo uno eccezionale.
Zambrotta. 8,5. Il solito replicante superumano. Insuperabile in difesa, ha seminato il panico nelle sortite offensive. Una traversa per lui.
Grosso 9. Gol stupendo e di eccellente fattura. Ha un piede d’oro, nessuno crossa come lui. Il migliore in campo a mio modo di vedere.
Cannavaro 8,5. Questo è il voto massimo che può prendere un difensore che non faccia gol, ed è suo.
Materazzi 8. Attentissimo, perfino corretto. Sono più i falli che ha ricevuto che quelli fatti. Insieme a Cannavaro ha annullato il temuto Klose.
Pirlo 9. Inizio in soridina e poi come si dice è salito in cattedra. Ha distribuito palloni d’oro fino al 120esimo minuto. Meglio un asino vivo che un professore morto, si dice nel calcio: e se il professore vivo come Pirlo?
Gattuso 8,5. Corsa, corsa e corsa. Palloni, palloni e palloni recuperati. Lucidità. Cavalcava nel centrocampo che era uno spettacolo.
Camoranesi 7. Viene da più parti indicato come il peggiore dei nostri. Non sono d’accordo. Ha giocato bene finché ha avuto fiato. Il suo problema è che regge un solo tempo. Il nostro modulo con la sua presenza è quello giusto.
Perrotta 7. E’ il voto mimimo da assegnare in una semifinale vinta in casa degli alemanni in cerca di Lebenstraum ai nostri danni. Corre e fa paura ai tedeschi, il suo problema è la pochezza nel concludere.
Totti 7,5. Arretra a centrocampo lasciando isolato il povero toni, ma procurandoci la superiorità numerica nel settore critico del terreno di gioco. E’ il Totti visto fin qui al mondiale. Ordinato, buon suggeritore, intelligente distributore. Latitante in fase conclusiva.
Toni 7. Si è dannato l’anima per sostenere da solo il peso dell’attacco azzurro. Non ha concluso molto, ma ha fatto il massimo di ciò che era legittimamente lecito attendersi da uno che giocava contro due o anche tre avversari.
Gilardino 8. Sarà un caso, ma siamo tornati a dominare la partita, dopo una fase di stanca quando è entrato il fresco Gilardino. Splendida azione personale coronata da un palo. Assist vincente a Del Piero nel finale.
Iaquinta 7,5. Vivo e vivace. Ha costretto sulla difensiva il suo avversario diretto. Molte azioni in velocità sulla sua fascia di competenza.
Del Piero 8. Venti minuti per lasciare il suo sigillo su questa partita storica. Brillante, efficace. Protagonista di molte azioni d’attacco nel finale.

L’allenatore Lippi 9. Ha indovinato tutti i cambi. Ha dato personalità e carattere alla squadra. E’ meglio di Bearzot e di Pozzo, deve solo dimostrarlo con la conquista del titolo mondiale.

Ai crucchi sconfitti: Parassiten, Succhiasanguen e Papponen sarete voi. Vi faremo mangiare ancora un mucchio di pizze alla napoletanen!

lunedì 3 luglio 2006

Il viceamante virtuale


In realtà ho mentito. Avrei dovuto parlare nel titolo di aiuto vice, sotto vice o meglio di vice vice amante virtuale. Cos’è il vice vice amante virtuale? E’ la più probabile carriera da intraprendere frequentando l’altro sesso su internet.
Analizziamo il caso tipico. Sei su internet, bloggheggi, chatteggi o forumeggi: insomma cerchi l’anima gemella. Poiché le figliole non mancano in questi meandri eterei e poiché sei sorretto da un passabile fascino virtuale e da una non infame prosa, ecco che in poche battute agganci una possibile Francesca in vena di paoleggiare.

Passano i giorni, le settimane, i mesi. Con la tua nuova conoscenza virtuale ti scambi decine di e-mail guarnite di galanterie e pensierini da Manuale Sentimentale delle Giovani Marmotte. Insomma, ormai hai fatto notare alla tua donzella che sotto questa dura scorza batte un cuore trafitto da Eros. Lei è tua, ormai, lo senti. Fantastichi di corse e abbracci su spiagge notturne sferzate dalla risacca oceanica, quando ecco prospettarsi il primo inconveniente. Scopri che la tua Giulietta è sposata.
Be’, non è un vero e proprio inconveniente. Totò l’avrebbe definita una quisquilia. Sappiamo tutti cos’è il matrimonio al giorno d’oggi. La tomba dell’amore. Il camposanto della passione. E’ noto pure ai pargoli che un marito nei pressi dell'ex novella sposa diventa più freddo di Dracula a mezzogiorno. Strano però che tu per scoprire questo insignificante particolare abbia dovuto aspettare più di tre mesi e duecento e-mail (tralasciando le conversazioni su messenger)! Duecento e-mail senza accenni a un consorte, sia pure detestato, non paiono di buon aupicio. Ormai avevi cominciato a credere che il figlio grandicello di cui avevi notizia fosse frutto di relazioni occasionali con postini o garzoni di pizzeria... Bene, decidi in fretta e furia, l'insospettata esistenza di un marito non è un gran guaio. La cosa migliore è procedere nella relazione virtuale con rinnovate energie. Appena fatta questa riflessione, purtroppo le sorprese diventano due. La tua donzella ha pure un’altro pretendente etereo oltre a te.

E' un poveraccio, rozzo, illetterato e brutto? Certo che no. Padroneggia come nessuno, almeno così giura estasiata la tua partner, argomenti filosofici e scientifici e produce pure ispirate liriche basate su endecasillabi a rima incatenata. La tua corrispondente virtuale osanna tanto l’opera poetica in questione che temi l’invio di uno dei sonetti dedicatile dall’imbrattacarte pappamolle. Occhei, rifletti, concediamo pure al verseggiatore somaro un certo talento da scribacchino e perfino l’animo gentile di cui si dice. Ma si tratta senza fallo di uno sfigato in terapia pluriennale e la tua Giulietta gli scrive solo perché impietosita dalla sua infelice esistenza.
No, quale pietà, capisci al quarto mese di virtual love! Lei lo ama. Lo idolatra perfino. E’pazza dello scribacchino rincitrullito. Tuttavia dato che le cose non possono andare solo storte, ecco la notizia foriera di buonumore. L’imbrattacarte è stato un grande amore, è vero, ma del passato. E questo lo sai che significa? ti dici ballando di gioia. Significa che ormai la donzella è tua. Nessuno potrà più depredarti delle agognate corse sulla spiaggia con lei e degli appassionati amoreggiamenti al chiaro di luna. E così, vero?

Ehm, no. Perché, ecco, per dirla papale papale lei ha già chi la scopa a dovere. E' un tizio – lo scopri solo adesso – che lei vede nei fine settimana. Un tizio sicuro di sé e piuttosto virile intuisci dalle franche parole dette per e-mail. La tua Giulietta senza corpo si affretta a precisare che questo amante da week-end non lo ama. Davvero non devi temere la sua concorrenza nel suo cuore. Lei fa sesso con questo individuo solo perché si sente sola e disorientata. In ogni caso, ora che conosce te e la tua gentilezza troverà di certo l'animo per mettere alla porta il poco gradito scopatore del sabato sera.
A questo punto sei tu a essere confuso, anche perché la matematica non è mai stata il tuo forte. In quanti sono a precederti nelle grazie della tua donzella virtuale? Cominci a contare sperando che le dita ti bastino. Prima di tutto, c’è il marito. Magari non sarà un vero e proprio rivale in amore, ma non si può considerarlo un fantasma dato che si ostina a spupazzarsi la tua lei non meno di quattro volte al mese. Poi c’è il grande amore della vita, il babbeo che scrive versi in rima. Anche questo non è un fantasma giacché continua a spedire alla nostra eroina odi e sonetti a volontà. Infine viene lo scopatore dei sabati sera non festivi. Sì, ti guardi la mano e quelle che vedi sono indubbiamente tre dita. Qui piombi in crisi esistenziale. Chi diavolo sei? Ti concentri, sudi freddo, riesci a non perdere il conto e infine sorridi. Hai capito.
Tu sei il vice vice vice amante virtuale.

venerdì 30 giugno 2006

Italia formato mondiale


Sssssssssss. Silenzio. Tacete, vi dico. State tutti zitti o non sentirete mai. Che cosa? Ma la voce del campo, no? Il campo di calcio parla, a volte fa lunghi monologhi, ma quasi mai lo ascoltiamo. Parlano le zolle d’erba e i piccoli avvallamenti del terreno, parlano le linee di demarcazione del rettangolo di gioco e perfino i legni delle porte e le bandierine del corner. Ieri io sono stato fortunato. Era da poco iniziata la partita Italia-Ucraina, quando ho sentito nitidamente il campo di Amburgo parlare, con una voce a dire il vero bassa e inquietante, un po’ da fantasma. La voce del campo diceva, cioè ululava: “L’Italiaaaaa vincerà la partitaaaa-haaaaaa.” Poi quella stessa voce ha soggiunto, in soffio da oltretomba appena percebile sotto il commento televisivo di Sandro Mazzola: “Puuuuuuuoi pure preparartiiii-iiiii alla semifinale con la Germaniaaaaaa-aaaaaa”.

Abbiamo battuto nitidamente l’Ucraina, sopravanzandola in ogni zona del campo e in ogni situazione tattica. Si è visto fin dall’inizio che musica avrebbe suonato la partita. Siamo entrati con lo spirito giusto nel clima agonistico, attenti e aggressivi, e chiunque capisse di calcio, quindi anche i giocatori dell'Est Europa sul terreno di gioco, si è reso conto che c’era una squadra più forte a cui la vittoria non poteva sfuggire.
Non ho palpitato come contro L’Australia. La mia gioia è stata inferiore proprio perché il premio non è stato tanto sofferto. L’Ucraina ha fatto qualche tiro nel secondo tempo, ma non ha mai avuto alcuna possibilità di eliminarci dal mondiale. Lo strepitoso gol di Zambrotta, che forse un portiere super come Buffon non avrebbe fatto passare, ci ha messo la partita in discesa.
Le note positive. Andiamo in semifinale senza soffrire e senza giocatori ammoniti per la seconda volta (temevo moltissimo per Zambrotta che mi sembra il nostro uomo più importante, più di Totti e di Toni, nel finale io lo avrei sostituito per sottrarlo al rischio di un’ammonizione fortuita). Abbiamo ritrovato un goleador come Toni, l’unico bomber con la presenza fisica necessaria per permettere il modulo a una sola punta che sembra quello più confacente alle nostre caratteristiche tecnico-tattiche. Segnali positivi pure da Totti, anche se è ben lontano dall’essere il campione dal piede assassino che tutti aspettiamo (non ha quasi mai tirato in porta e nel finale è ricaduto nella perniciosa tentazione del pallonetto-cucchiaieggiante). Sopra ogni cosa è tornato il gioco arioso e veloce che latitava dalla prima partita col Ghana.
Le note negative. Quasi nessuna tranne il protrarsi dell’involuzione tecnico-atletica di Pirlo.
Ora però si fa sul serio. Alla prossima partita dobbiamo affrontare lo spauracchio Germania, che io vedo favorita su di noi per il fattore campo (in un prossimo commento cercherò di spiegare in termini bio-etologici le ragioni dell’importanza di giocare in casa). Per adesso però è tempo di gioire. Siamo arrivati in semifinale e già questo è un notevole risultato. La prossima ce la giocheremo come sappiamo fare e, al di là dell'esito finale, posso già anticipare che gli alemanni non si divertiranno a giocare contro di noi, così come non si è mai divertito nessuno.

LE PAGELLE DEGLI AZZURRI

Buffon 7,5. E se vincessimo le partite perché noi abbiamo Super Gigi e gli altri no? Buffon avrebbe preso il tiro di Zambrotta; il portiere ucraino probabilmente avrebbe lasciato passare almeno due conclusioni dei suoi compagni nella ripresa.

Zambrotta 8. Il migliore dei nostri. Un ciclope. Non sembra neppure umano. Ha segnato, dato assist da gol, salvato un gol fatto sulla linea di porta. Se Harrison Ford gli facesse il test per svelare i replicanti, forse Zambrotta non lo supererebbe.

Cannavaro 7. Non sbaglia niente. Impeccabile. Una sicurezza. Il campione assoluto nell’anticipare gli attaccanti.

Barzagli 6,5. Ottimo per un quasi debuttante. Una sola svirgolata in area a causa di un fallo precedente che gli aveva lasciato il segno. Io lo farei giocare pure contro la Germania al posto di Materazzi, che ha la spiacevole abitudine di entrare fuori tempo e farsi espellere.

Grosso 6. Il peggiore della difesa, anche se ha svolto con diligenza il suo compito. Nel secondo tempo la sua fascia di competenza ha palesato qualche falla.

Pirlo 6. Sembra in involuzione tecnico atletica. Gamba lenta e lento pure il pensiero. Stavolta aveva l’aggravante di non essere marcato a uomo e di aver giocato una partita resa facile dal gol.

Gattuso 7. Un combattente. In crescita atletica. E’ giudicato dalla Fifa uomo del match ed è riuscito perfino a non beccarsi il secondo cartellino giallo.

Camoranesi 7. La sua presenza eleva il tasso tecnico della nostra squadra. Alcune incursioni e gran controllo di palla. Il modulo di gioco con la sua presenza sembra quello migliore.

Perrotta 6,5. Molto vivo, ottima corsa. Si propone continuamente. Spreca qualche situazione favorevole in attacco scivolando maldestro.

Totti 6,5. Tornato a suggerire con buona continuità. Non ha ancora liberato il tiro che fa male.

Toni 7,5. Due gol. Figliuol prodigo ritrovato, ci servirà moltissimo contro la Germania. Corre, contrasta e segna, cosa si vorrebbe di più da un calciatore?

Tutti i subentrati, Oddo, Barone e Zaccardo, sono non giudicabili perché entrati a partita decisa.

L’allenatore Lippi 8. Ha imbroccato la formazione e saputo concedere fiducia a Toni. Le sue polemiche con la stampa hanno alleggerito la tensione psicologica dei giocatori.

lunedì 26 giugno 2006

Ode a un eroe silenzioso


Joe Frazier? Chi volete che sia? Solo uno che ha combattuto con Cassius Clay del ‘71 per il titolo dei pesi massimi (in quello che per me è restato il solo e unico "match del secolo" tra i tantissimi strombazzati in quegli anni).
Ero ragazzino, non capivo molto di boxe e del mondo in genere. Facevo il tifo per Clay perché mi pareva rappresentare la società in subbuglio di quegli anni, la voglia di cambiamento, la contestazione al potere, perfino una certa sana sguaiataggine utile per rivoluzionare le coscienze come ero certo che fosse giusto fare. Frazier mi sembrava un Signor Nessuno, un grigio individuo, uno sparring-partner messo lì per glorificare Clay e la sua coraggiosa lotta al potere costituito e al razzismo ancora florido negli Stati del Sud. Era semplice sapere per chi tenere quel giorno. Da una parte il vecchiume, il parrucconismo e dall’altra la potente spinta rivoluzionaria degli anni Sessanta che irrompeva nel nuovo decennio travolgendo ogni cosa. Con Clay, lo percepiva pure un moccioso come il sottoscritto, c’erano i Beatles e il Sessantotto, le tette libere delle ragazze e il mitico raduno giovanile di Woodstock, il pacifismo alla “c’era un ragazzo che come me…” e il Calcio Totale olandese allora agli esordi. (Occorrerà ricordare che lo sfidante al titolo aveva rifiutato di prestare servizio militare in Vietnam e per questo era stato privato della corona dei pesi massimi conoscendo il carcere.)

Mi dicevo, ripetendo la convinzione generale, che non c'era match. Fui sbalordito il giorno dopo alla notizia che Frazier aveva vinto l'incontro conservando il titolo di campione del mondo dei pesi massimi. Però la notizia fu data in un modo forse poco obiettivo. Frazier, si diceva, aveva vinto ai “punti” come se questa fosse un’onta. Inoltre, si sottolineava, il povero Joe era andato in ospedale dopo l'incontro perché Clay gli aveva fratturato la mascella, qualcuno diceva “spaccato” per rimarcare l'evento.
Quasi nessuno a quanto ricordo aveva detto che anche Clay aveva dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. Chi lo aveva fatto lasciava intendere più o meno che il “pugile ballerino” aveva passato il tempo a raccontare barzellette al medico di turno prima di tornarsene a casa danzando. Scarsissimo rilievo era stato dato al coraggio di Joe Frazier, che aveva combattuto per gran parte del match con la menomazione alla mascella. L’informazione sportiva e non era talmente di parte che io ragazzino e un mucchio di gente come me ci convincemmo che il vero vincitore dell’incontro “del secolo” fosse stato Clay, e che Frazier rimanesse campione del mondo solo per imbrogli politici o mafiosi.

Solo molto tempo dopo venni a sapere che quella notte il gancio sinistro di Frazier aveva fatto miracoli e che, se situazioni poco chiare - leggi combine - c’erano state, quelle riguardavano soprattutto l’incontro del futuro Mohamed Alì (Clay cambiò nome diventando musulmano) con George Foreman. La disinformazione continua ancor oggi. Facendo una ricerca con Google su quel match, ho trovato notizie soprattutto sulla vittoria di Clay del 30 ottobre 1974, evento sportivo di certo meno importante di quello del ‘71 che metteva in palio il titolo dei massimi.
Joe Frazier era un pugile semplice e leale alla Cinderella Man, senza grilli per la testa. Uno che aveva preso tanti pugni nella vita e che il pugilato aveva salvato dalla criminalità e dalla galera. Un uomo modesto e di buon senso senza messaggi da lanciare, a meno che questi non riguardassero il suo silenzioso coraggio. Se fosse stato irlandese, sarebbe stato un perfetto personaggio per un film di John Ford. Oggi penso che il mondo sarebbe un posto migliore se ci fossero stati tanti Joe Frazier e molti meno individui linguacciuti e esibizionisti alla Cassius Clay.

Questo post è stato letto e apprezzato da un allenatore di boxe di quelli veri (uno che ha guidato un pugile al titolo mondiale). Ne sono lieto come se fosse piaciuto a Nino Benvenuti o all'allenatore di Rocky nel primo film della saga cinematografica. Sono davvero contento.