
Ho l'abitudine di fare passeggiate soprattutto serali. Non è molto piacevole passeggiare nel mio angolo partenopeo di città. Anzi spesso è un'esperienza da dimenticare. Già è un'impresa guadare la stradina fuori dal mio rione: i biliosi automobilisti che passano di lì non ti permettono di passare nemmeno se incatenati nel traffico. Quando raggiungi la riva stradale opposta, quasi sempre ti imbatti in sciami di scostumatissimi post-scugnizzi che pretendono di passare sul marciapiede, per di più in senso vietato, con rombanti e molesti motorini. Dovunque tu vada, lo scenario non cambia. Sei assediato da macchine che attentano alla tua vita pure se cammini rasente al muro, tormentato da aria irrespirabile, oppresso da un paesaggio di palazzoni orrendi che divorano il cielo e i tuoi sogni, perseguitato dalla maleducazione di automobilisti e pedoni. Quando ti capita che le cose vadano un filo meglio, ecco che torme di cani, bastardi o accompagnati da padroni bastardi, ti ringhiano contro a ogni angolo di via costringendoti ad assumere il cipiglio di un domatore del circo Orfei per allontanare le loro fauci dai fondelli dei tuoi calzoni. Insomma il mio quartiere non è il luogo più consono per passeggiate rilassanti.
Però pure in questo angolo di mondo dimenticato dalla grazia divina puoi imbatterti in una specie di paradiso terrestre. Mi capitò qualche mese fa di trovare una stradina del tutto diversa dalle altre. Per cominciare era chiusa al traffico, nemmeno l'ombra di una vomitevole automobile, né l'eco di uno stridente clacson, fondo stradale pavimentato da un travertino da acquerello, un silenzio da praterie a ovest del Mississippi e lassù il cielo amico dei film di John Ford. Ti volti ai lati della strada e ti trovi immerso in bucolici spazi verdi con la famigerata erba a forma di spighetta di cui ho parlato qui e un vento tiepido che pare originato dalla regione dei grandi laghi africani. La stradina tranquilla era spesso attraversata da mamme che accompagnavano educati marmocchi alla vicina scuola elementare.
Per farla breve, fui conquistato da questo tesoro di via e ogni volta che potevo ci passavo per riconciliarmi con la vita. Tuttavia il destino aveva in serbo per me una sorpresa non lieta. Un pomeriggio sul tardi mi trovai a passare in quel luogo trovandolo tranquillo e poco frequentato come al solito, ma non deserto. C'era in effetti un'auto parcheggiata a metà della Strada della Felicità. Avvicinandomi mi resi conto che una fanciulla dai tratti delicati era adagiata nel sedile accanto a quello di guida. La fanciulla era disorientata, esibiva uno sguardo assente, pareva aver bisogno di aiuto. Per un attimo scattò in me l'impulso del cavaliere libero e cortese. Non fosse mai detto che l'intrepido Capitano lasciasse una fanciulla in difficoltà! Se necessario le avrei dato tutto il mio aiuto, avrei messo al suo servizio il mio coraggioso braccio difendendola da tutte le insidie partenopee. Tuttavia ero appena salito sul più bianco destriero della mia mente che avevo già deciso che no, non avrei aiutato a nessun costo la donzella in difficoltà. Aiutarla? Giammai!
Mi resi conto, in effetti, che la delicata fanciulla non era sola nell'auto, dato che impugnava una turgida estremità del corpo maschile non riconducibile a nessuno dei quattro arti umani. Presumibilmente il proprietario della turgida estremità era riverso sul sedile ribaltato e produceva qualche effetto sonoro che faceva Aaahhhh o anche Oooohhhhh. La fanciulla aveva stampata sul viso un'amletica espressione. Masturbare o non masturbare, sembrava chiedersi la Shakesperare's girl non in love, questo è il problema. Se sia più nobile d'animo lavorare di mano in quest'auto iniqua, o prender l'armi contro un mare di triboli e strattonare quest'uccello molesto. Segare, trombare, nulla più, e con una trombata dirsi che poniamo fine al cordoglio eccetera. Nella nostra pur non accogliente città, riflettei vagamente, si potevano svolgere certe inderogabili operazioni fisiologiche anche in posti che non fossero a un tiro di sputo da una scuola elementare. E magari in un luogo pure diverso dall'unico sentiero decente in cui puoi passeggiare nel raggio di svariate leghe partenopee.
Il risultato di questo incontro è che non sono passato più nella Strada della Felicità, anche se tecnicamente avevo e ho tutti i diritti del mondo di transitare da lì. Non vorrei davvero essere considerato un guardone da nessuno e d'altra parte non mi posso mettere i paraocchi come i cavalli. Però non ho mai smesso di imprecare contro questi sguaiati teppisti moderni che cercano in tutti i modi di sottrarti le cose belle non appena ti si presentano a portata di mano.
Il suo nome conosco
Vuoi conoscerlo tu?






