- Questo si può dire di un albero. Un albero, una pietra, una collina sono lì e basta. Ma noi dovremmo essere qualcosa di diverso.
- Per alcuni non c'è differenza sostanziale tra noi e una pietra o un gelido spazio cosmico pieno di nulla e di rarefatti ioni di idrogeno. Tutti e tre gli elementi, uomo, pietra e spazio cosmico, sono composti di materia, solo concentrata e aggregata in modo differente. Cosa siamo alla fin fine? Prendi alcuni secchi d'acqua, aggiungici un bel pezzo di carbone, calcio, azoto, potassio, fosforo e qualche altra polverina acquistabile dal farmacista sotto casa... assembla bene insieme questi materiali e avrai un animale bipede che guarda le soap opera e grida la domenica allo stadio.
- Ma noi possiamo pensare maestro, una pietra non può farlo.
- Così dicono.
- Possiamo interrogarci su noi stessi, sul bene e sul male e sul destino dell'universo.
- Non che ci serva a molto. Le risposte importanti sono poche o nulle.
- E l'anima? Non ci rende diversi una caratteristica così portentosa della nostra personalità?
- Già, bel trucco per sottrarci alla morte.
- Non mi parli di quell'argomento, mi mette a disagio.
- La morte è solo una parola. Cosa cambia, poi, tra la vita e la non vita? Se ci pensi, con la cosiddetta morte la materia da cui siamo formati continuerà a esistere. Ogni singolo atomo che compone i nostri corpi e il nostro cervello non decadrà, assumerà solo una diversa collocazione biochimica, sarà incorporato da altri esseri viventi, inglobato dalla terra e dall'atmosfera o liberato nello spazio in quella piccola quantità di molecole sfuggenti alla gravità terrestre. Niente di noi andrà perduto, quindi niente morirà.
- Ma i pensieri, le emozioni, i sogni! Cosa ne sarà di essi? Cosa ne sarà di certe percezioni uniche e straordinarie che tutti noi abbiamo avuto nella vita? Che fine farà il ricordo dell'ormai famoso seno timido che sotto un ombrello si posò su un braccio maschile come per caso, generando versi nostalgici sui blog? Che ne sarà del riverbero mentale di tante carezze che ci hanno commosso?
- Hai letto troppa letteratura sentimentale, cara fanciulla. Non so che fine faranno quei ricordi. Qualche anima bella potrebbe sostenere che nessun evento o fenomeno del creato andrà perso, che da qualche parte esiste una specie di portentoso archivio ultraterreno che registra ogni accadimento verificatosi nell'universo, dal minimo spostamento di atomo alle rivoluzioni epocali. Altri potrebbero affermare che, passato l'attimo fuggente in cui si verificano certi fatti, niente più resterà. Il verso il più ispirato di Shakespeare e l'eco del peto del più turpe individuo avranno lo stesso destino: il nulla.
- E Dio, maestro? Dio esiste?
- Cosa ti fa pensare che io o chicchessia sappiamo rispondere a un tale quesito?
- Bah, mi sento triste e inutile. Voglio dire, so che siamo di passaggio in questo mondo, so che dobbiamo morire, so persino che forse non ci sarà un'altra esistenza dopo di questa. E lo accetto. Ma mi sentirei meglio se sapessi che la mia vita ha un senso, che ciò che ho fatto e faccio svolge un ruolo, anche microscopico, in un disegno più grande, in un Progetto Superiore. Mi sentirei meglio se sapessi che la mia vita ha un significato!
- Ora magari mi citerai Whitman. Un verso con cui contribuire al Potente Spettacolo della vita darebbe un senso alla tua esistenza?
- Non mi prenda in giro. Tutto non può essere dovuto al Caso. Ci deve essere di più. Io e lei non possiamo essere qui a discutere di questi argomenti per un puro incidente dell'evoluzione. Pensi per un attimo all'amore, maestro. Pensi alla massa smisurata di amore prodotta da miliardi e miliardi di individui in tutta la storia dell'umanità! E' possibile che quella quantità colossale di slanci dei nostri cuori sia un fenomeno fortuito come un altro, che non abbia un senso?
- Ecco ancora la tua vena romantica, mia dolce fanciulla. Posso dirti questo, l'unica cosa che sappiamo è che noi siamo qui. Io ti parlo, tu mi parli. Io penso, tu pensi. Batte forte il tuo generoso cuore e batte pure il mio più scettico muscolo pettorale. E' tutto dovuto al Caso? Potrebbe darsi. Il famoso paradosso della scimmia e della macchina da scrivere dice di sì. Dai a una scimmia abbastanza tempo e, battendo tasti a caso, prima o poi riuscirà a scrivere l'intera Divina Commedia senza un errore. Dai all'universo abbastanza tempo e prima o poi, casualmente, riuscirà ad assemblare la materia nel corpo e nel cervello di un uomo. Tuttavia...
- Tuttavia, maestro? La prego, dia una speranza alla mia vita e ai miei sogni, se non al mio amore.
- Pretendi troppo da un piccolo e ignorante uomo. Però penso una cosa. Creare un uomo che legge poesie partendo dalla non materia iniziale dell'universo, dalla massa zero ed energia infinita del cosiddetto uovo cosmico, te lo assicuro, non è uno scherzo. Tale risultato comporta un numero così elevato e altamente sofisticato di processi fisici che sarebbe come se miliardi di scimmie scrivessero miliardi di Enciclopedie Treccani senza uno sbaglio. Un evento simile potrebbe essere frutto del Cieco Caso? Io non ci credo e tu
Vedi pure Il buio oltre la siepe







